Frasi

Frasi di «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde»

21 citazioni dal libro di Robert Louis Stevenson

Le frasi di «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde»

«Io tendo all'eresia di Caino,» soleva dire argutamente , «lascio che mio fratello se ne vada al diavolo come meglio gli pare.» (cap. I, 2010)
È proprio dell'uomo modesto accettare il cerchio delle amicizie, così come sono, dalle mani della sorte [...]. (cap. I, 2010)
[...] i suoi affetti, come l'edera, si sviluppavano con il tempo, e non implicavano particolari qualità nel loro oggetto. (cap. I, 2010)
Sono piuttosto contrario a fare domande; è troppo nello stile del giorno del giudizio. Se tu fai una domanda, è come se lanciassi una pietra. Te ne stai tranquillo sulla sommità di una collina; la pietra rotola giù, e ne smuove tante altre; sinché qualche ottimo vecchio (l'ultima persona cui pensavi) non viene colpito sulla testa nel suo giardino, e la famiglia deve cambiare nome. No, signore, ne ho fatto una regola per me: più una cosa appare curiosa, meno io domando. (Enfield: cap. I, 2010)
Erano circa le nove di mattina, e c'era la prima nebbia della stagione. Un gran mantello color cioccolato si stendeva nel cielo, ma il vento spazzava continuamente via quel cumulo di vapori; perciò mentre la carrozza avanzava per le vie, il signor Utterson poteva contemplare varie sfumature e gradazioni di luce; in certi punti era nero come al calar della notte, in altri era denso, sporco, marrone come luci di una strana conflagrazione; in altri ancora, per un attimo la nebbia si lacerava completamente e un pallido raggio di luce ammiccava attraverso i vapori inquieti. (cap. IV, 2010)
[...] una cosa è mortificare la curiosità, e un'altra è vincerla [...]. (cap. VI, 2010)
[...] l'uomo non è in verità unico, ma duplice. Dico duplice perché lo stato della mia conoscenza non va oltre questo punto. Altri seguiteranno, altri mi sorpasseranno in questa direzione, e io posso osare prevedere che infine l'uomo verrà riconosciuto come un risultato di molteplici, incongrui ed indipendenti entità. (Jekyll: cap. X, 2010)
[...] ho imparato che il peso e il destino della nostra vita sono legati per sempre alle spalle dell'uomo, e quando si tenta di disfarsene, ci ricadono addosso con maggiore e peggiore oppressione. (Jekyll: cap. X, 2010)
[...] gli esseri umani, così come noi li incontriamo, sono un miscuglio di bene e di male [...]. (Jekyll: cap. X, 2010)
Jekyll provava qualcosa di più dell'interesse d'un padre; Hyde qualcosa di più dell'indifferenza d'un figlio. (Jekyll: cap. X, 2010)
[...] anche la misura più grande finisce per colmarsi [...]. (Jekyll: cap. X, 2010)
Mi guardai: le mie vesti s'afflosciavano senza forma sulle mie membra rattrappite; la mano che tenevo sulle ginocchia era nodosa e pelosa. Ero Edward Hyde! (Jekyll: cap. X, 2010)
La mia vita non è altro che un travestimento e una calunnia di me stesso. Ho vissuto per tradire la mia natura. Così fanno tutti gli uomini; tutti gli uomini sono migliori di questo travestimento che cresce loro intorno e li soffoca. Li vedete tutti quanti trascinati via dalla vita, come uno che i bravi abbiano preso e avviluppato in un mantello. Se avessero il controllo di sé, se poteste vedere le loro facce, sarebbero del tutto diversi, risplenderebbero come eroi e come santi! (Markheim)
Il mio amore del bene è destinato a essere sterile; può essere, e così sia! Ma mi rimane ancora il mio odio per il male; e da questo, con vostro acerbo disappunto, vedrete che saprò trarre tanto l'energia che il coraggio. (Markheim)

Citazioni su Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

C'è in questo libro un delizioso sapore di vino; in effetti nel corso del racconto si beve una notevole quantità di vino vecchio e pastoso; si ricorderà quello che sorseggia così confortevolmente Utterson. Queste spumeggianti e confortanti sorsate sono molto diverse dai gelidi spasimi provocati dal camaleontico intruglio, dal magico reagente che Jekyll distilla nel suo polveroso laboratorio. Tutto viene espresso in modo estremamente stuzzicante. Gabriel John Utterson di Gaunt Street proferisce le sue parole con grande sonorità; c'è un sapore stuzzicante nella fredda mattina londinese e c'è persino una certa ricchezza di tono nella descrizione delle orribili sensazioni patite da Jekyll durante le sue hydizzazioni. Stevenson doveva puntare moltissimo sullo stile, per risolvere i due maggiori problemi che gli si presentavano: 1. fare della pozione magica una droga plausibile, basata su ingredienti chimici e 2. dare credibilità al lato cattivo di Jekyll prima e dopo la hydizzazione. (Vladimir Nabokov)
Dubito che qualcuno abbia il diritto di scrutare nelle abissali profondità umane. Il tuo è veramente un libro terribile, per quella specie di callosità morale, per quella mancanza di compassione, e quella chiusura di ogni via d'uscita alla speranza [...]. Il suicidio finale di Jekyll è un luogo comune. Avrebbe dovuto consegnare Hyde alla giustizia. E questo avrebbe vendicato il senso di dignità umana che è tanto orribilmente violato in questo libro. (John Addington Symonds)
Il punto della storia non è che un uomo «possa» separarsi con un taglio netto dalla sua coscienza, ma che non può. L'operazione chirurgica è fatale in questa storia. È un'amputazione nella quale entrambe le parti trovano la morte. Jekyll, persino quando sta morendo, dichiara quale sia la conclusione della faccenda: che il peso della lotta morale umana è una catena dalla quale non ci si può in nessun modo liberare. La ragione è che non ci potrà mai essere uguaglianza fra male e bene. Jekyll e Hyde non sono gemelli. Sono piuttosto, come dice giustamente uno dei due, come padre e figlio. Dopo tutto, Jekyll ha creato Hyde; Hyde non avrebbe mai creato Jekyll: poteva solo distruggerlo. (Gilbert Keith Chesterton)
Jekyll e Hyde saranno entrambi felici ognuno a suo modo, e la sola infelicità risiederà nella memoria di Jekyll di essere stato Hyde, e nella paura di tornare ad esserlo. (Michele Mari)
Jekyll non è solo un esempio di ipocrisia, capace com'è di reprimere Hyde, colui che è «nascosto», pur fruendo suo tramite di ignobili (e indefinite) gratificazioni. Egli incarna il prototipo dello scienziato che si eleva faustianamente al di sopra degli altri sublimando nelle sue ricerche di «medicina trascendentale», nel gesto inosabile, la liberazione degli istinti repressi. (Attilio Brilli)

Citazioni su Markheim

Racconto di magistrale economia, Markheim è tutto giocato sui toni medi della perplessità, dell'inquietudine, del trasalimento; la truce e favolosa spettacolarità del Jekyll vi è assente, ma la tensione è altissima, e ci dimostra una volta di più che pochi narratori conoscevano come Stevenson l'arte di rendere romanzesca una materia etico-psicologica. (Michele Mari)
Rappresenta la rottura dell'integrità della persona, la scissione del bene dal male, e soprattutto la nascita di un rapporto dialogico dell'uomo con se stesso. Qui, come nelle migliori pagine sullo sdoppiamento della coscienza, Stevenson sperimenta il principio così caro al romanzo d'avventure e del mistero, e reso intensamente problematico dall'opera di Dostoevskji, secondo il quale tutto nell'uomo vive al confine del proprio contrario: la nobiltà d'animo prospera al confine con l'abiezione, l'amore ai limiti dell'odio, il bene a quelli del male. In questi termini si svolge la confessione di Markheim a se stesso nel tragico sdoppiamento sulla soglia fatale. (Attilio Brilli)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026