Le frasi di «Moby Dick» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Moby Dick»
Già: come tutti sanno, meditazione e acqua sono sposate per sempre. (cap. I; 2004, p. 25)
L'ignoranza è madre della paura [...]. (cap. III; 2004, p. 49)
Meglio dormire con un cannibale sobrio che con un cristiano ubriaco. (Ismaele: cap. III; 2004, p. 52)
[...] nel parere dei più fare qualcosa con freddezza equivale a farlo secondo le buone maniere. (cap. V; 2004, p. 60)
Queequeg era nativo di Rokovoko, un'isola lontanissima a sud-ovest. Non è segnata in nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai. (cap. XII; 2004, p. 88)
Giacché tutti gli uomini di tragica grandezza diventano tali per un che di morboso. (cap. XVI; 2004, p. 111)
Ora, com'ho accennato prima, io non ho obiezioni contro la religione di nessuno, qualunque essa sia, purché questa persona non uccida e non insulti nessun'altra persona per la ragione che quest'altra persona non ci crede anch'essa. Ma quando la religione di un uomo si fa realmente insensata, quando è per lui un autentico tormento, e rende insomma questa nostra terra una locanda scomodissima a starci, allora io credo che sia proprio la volta di pigliare in disparte l'individuo e discutergli insieme la cosa. (Ismaele: cap. XVII, 1963)
In una parola, Queequeg, l'inferno è un'idea nata la prima volta da un pasticcio di mele digerito male; e perpetuata da quel momento in poi attraverso le dispepsie ereditarie causate dai Ramadan. (Ismaele: cap. XVII; 2004, p. 126)
L'anima è come la quinta ruota in un carro. (Elia: cap. XIX; 2004, p. 132)
E con questo sembrava intendere non soltanto che il coraggio più degno di fiducia e più utile è quello che sorge dalla giusta stima del pericolo da affrontare, ma anche che un uomo che non abbia nessuna paura è un compagno di gran lunga più pericoloso di un vigliacco. (cap. XXVI; 2004, p. 157)
Gli uomini possono apparire detestabili come società per azioni e come popoli; furfanti possono essere, sciocchi e assassini; gli uomini possono avere volti ignobili e insignificanti; l'uomo ideale tuttavia è una creatura tanto nobile e splendente, tanto grandiosa e luminosa che sopra ogni sua macchia ignominiosa tutti i suoi compagni dovrebbero affrettarsi a gettare i loro manti più preziosi. (cap. XXVI; 2004, p. 159)
La vecchiaia ama sempre la veglia; quasi che l'uomo, quanto più lungo è il tempo che l'ha tenuto allacciato alla vita, tanto di meno abbia a che fare con ciò che rammenta la morte. (cap. XXIX; 2004, p. 170)
Secondo me deve avere quella che a terra chiamano la coscienza; è una specie di micragna, dicono, peggio del mal di denti. (Stubb: cap. XXIX; 2004, p. 173)
Infatti, quale che sia la superiorità intellettuale di un uomo, essa non potrà arrogarsi mai sugli altri una supremazia pratica ed efficace senza l'ausilio di un qualche esterno artificio, di una qualche esterna prevaricazione, sempre, in sé, più o meno ignobili e abbietti. (cap. XXXIII; 2004, p. 196)
Tutti gli oggetti visibili, vedi, sono soltanto maschere di cartone, ma in ogni evento, nell'atto vivo, nell'azione indubitata, qualcosa di sconosciuto, ma sempre ragionevole, sporge le sue fattezze sotto la maschera bruta. E se l'uomo vuol colpire, colpisca sulla maschera! (Achab: cap. XXXVI, 1963)
Lascio una scia bianca e torbida; pallide acque, gote ancor più pallide, dovunque io navighi. I flutti gelosi si gonfiano ai lati per sommergere la mia traccia; lo facciano; ma prima io passo. (Achab: cap. XXXVII; 2004, p. 220)
Deviarmi? La via del mio fermo proposito è segnata da rotaie di ferro per correre sulle quali il mio spirito è scanalato. Su precipizi senza fondo, attraverso i cuori infestati delle montagne, sotto i letti dei torrenti, io mi precipito infallibilmente. Nessun ostacolo c'è, nessun gomito su questa mia strada di ferro! (Achab: cap. XXXVII, 1963)
Egli ammucchiava sulla gobba bianca della balena la somma di tutta la rabbia, di tutto l'odio sentiti dalla sua razza fin dai tempi di Adamo; e poi, come se il suo petto fosse stato un mortaio, le sparava addosso la carica del suo cuore ardente. (cap. XLI; 2004, p. 240)
Ma è vana impresa volgarizzare gli abissi, e ogni verità è un abisso. (cap. XLI; 2004, p. 241)
Non è, no, il ricordo dei suoi terremoti distruttori di cattedrali; né il timor panico suscitato dai suoi mari frenetici; né l'assenza di lacrime dei suoi aridi cieli che non versano mai pioggia; né la vista della sua immensa distesa di guglie contorte, di cornicioni divelti e di croci tutte pendenti (come pennoni inclinati di flotte all'ancora); né i suoi viali suburbani dove i muri delle case giacciono l'imo sull'altro come un mazzo sparpagliato di carte; non sono queste cose soltanto a fare di Lima senza lacrime la città più strana e più triste che si possa vedere. (cap. XLII, 2004)
Anche se in molti dei suoi aspetti questo mondo visibile sembra formato nell'amore, le sfere invisibili furono formate nella paura. (cap. XLII; 2004, p. 253)
Oh, Dio! quali estasi torturanti sopporta colui che è consumato da un'unica inappagata brama di vendetta! Dorme coi pugni serrati; e si sveglia con le unghie piene di sangue che gli trafiggono le palme. (cap. XLIV; 2004, p. 260)
Dio ti aiuti, vecchio , i tuoi pensieri hanno creato una creatura dentro di te; e colui che l'intensità del pensiero rende un Prometeo, di quel cuore per sempre si ciberà un avvoltoio; quell'avvoltoio è la creatura stessa che egli crea. (cap. XLIV; 2004, pp. 261-262)
Nei momenti di forte emozione gli uomini sdegnano ogni considerazione volgare; ma momenti simili fanno presto a svanire. (cap. XLVI; 2004, p. 273)
Né la recluta inesperta che, via dal seno della sposa, marcia nell'ardore febbrile della sua prima battaglia; né lo spirito del morto che s'imbatte nell'aldilà nel primo fantasma sconosciuto: né questo né quello possono provare emozioni più strane e più forti di quelle di colui che si trova per la prima volta a vogare dentro il malioso cerchio di schiuma del capodoglio inseguito. (cap. XLVIII; 2004, p. 287)
Si dànno, in questo affare strano e confuso che chiamiamo vita, circostanze e occasioni bizzarre nelle quali si prende tutto l'universo come un gran tiro birbone, anche se non se ne capisce che vagamente il senso, e si ha più che il sospetto che tutto quanto il tiro sia stato giocato soltanto alle proprie spalle. Tuttavia, niente serve a scoraggiarci, per niente sembra valga la pena di metterci a litigare. Si buttan giù tutti i fatti, tutti i culti, e le credenze, e le opinioni, tutte le asperità visibili e invisibili, per nocchiute che siano; come uno struzzo dallo stomaco possente trangugia pallottole e pietre focaie. E in quanto alle difficoltà e alle angustie di poco conto: prospettive d'improvvisa rovina, pericolo di rimetterci la vita o un braccio, tutte queste cose, e perfino la morte, sembrano non più che bottarelle date bene e con le migliori intenzioni, allegre gomitate impartite da quel vecchio invisibile e inspiegabile d'un giocherellone. (cap. XLIX; 2004, pp. 290-291)
Il giro del mondo! In questa frase c'è di che ispirare orgogliosi sensi; ma dove mai conduce tutta questa circumnavigazione? Attraverso pericoli innumerevoli, solamente allo stesso punto dal quale siamo partiti, dove coloro che ci siamo lasciati dietro, al sicuro, sono sempre stati davanti a noi.
Se questo mondo fosse una pianura senza fine, e navigando a est potessimo raggiungere sempre nuove lontananze e scoprire visioni più dolci e strane di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora sì che il viaggio prometterebbe qualcosa. Ma inseguendo quei misteri che popolano i nostri sogni, o torturandoci a dar la caccia a quello spettro diabolico che prima o poi nuota innanzi a tutti i cuori umani; andando così a caccia intorno a questo globo, queste cose o ci trascinano in sterili labirinti o ci lasciano, sommersi, a mezza strada. (cap. LII; 2004, p. 303)
Ora, signori, spazzare la coperta d'una nave in navigazione è un disbrigo domestico che sempre, tranne nell'infuriare delle burrasche, viene regolarmente svolto ogni sera; sappiamo di casi in cui è stato addirittura fatto mentre la nave affondava. Tale, signori, è l'inflessibilità delle consuetudini marinare e l'istintivo amore dei marinai per l'ordine; alcuni di loro non annegherebbero volentieri senza prima lavarsi la faccia. (cap. LV; 2025, p. 287)
O natura, e tu, anima umana! come le vostre intrecciate analogie giungono al di là di ogni dire! non c'è minimo atomo che si agiti o viva nella materia senza avere un duplicato raziocinante nella mente dell'uomo. (Achab: cap. LXX; 2004, p. 389)
Immersa nei pensieri, una bella fronte umana è come l'Oriente quando lo travaglia il mattino. Nella quiete del pascolo, la fronte arricciata del toro ha in sé un che di grandioso. Quando spinge pesanti cannoni su per le gole montane, la fronte dell'elefante è maestosa. D'uomo o d'animale, la fronte misteriosa è come quel gran sigillo d'oro imposto dagli imperatori tedeschi ai loro decreti. Vuol dire: «Dio: fatto oggi di mio pugno». (cap. LXXIX; 2004, p. 428)
[...] il capodoglio non respira che circa un settimo, o una domenica, di tutto il suo tempo. (cap. LXXXV, 1963)
E così, a quanto pare, c'è una ragione in tutto, perfino nella legge. (cap. XC; 2004, p. 493)
[...] mi colpì il fatto notevole che, in geometria, tutti i corpi che scivolano giù per il cicloide, ad esempio la mia steatite, da qualunque punto discendano impiegano sempre lo stesso tempo. (cap. XCVI, 1963)
E c'è un'aquila dei Catskill in certe anime, che riesce sia a tuffarsi nelle gole più cupe sia a spiccare di nuovo il volo sino a sparire negli spazi solari. E anche se vola per sempre nella gola, quella gola sta tra i monti; così anche quando scende più in fondo l'aquila di montagna è sempre più alta degli altri uccelli della pianura, per quanto eccelsi possano librarsi a volo. (cap. XCVI; 2004, p. 520)
E un significato si cela in tutte le cose, o tutte le cose avrebbero ben poco valore, e il mondo stesso non sarebbe che un vuoto nulla, salvo che per venderlo a carrettate, come fanno delle colline nei pressi di Boston, per riempire qualche acquitrino della Via Lattea. (cap. XCIX; 2004, p. 525)
Per produrre un possente libro, bisogna scegliere un tema possente. Non si potrà mai scrivere libro grande e duraturo sulla pulce, anche se molti sono coloro che l'hanno tentato. (cap. CIV; 2004, p. 555)
Di sotto al cappello abbassato sul viso, Achab lasciò cadere una lacrima nel mare; e tutto il Pacifico non conteneva ricchezze pari a quell'unica piccola goccia. (cap. CXXXII; 2004, p. 648)
Se io fossi il vento, non soffierei più su un mondo tanto malvagio e miserabile. Mi trascinerei chi sa dove in una caverna e ci starei appiattato. Eppure è un essere nobile ed eroico il vento! Chi l'ha mai vinto? in qualunque battaglia dà sempre l'ultimo colpo e il più amaro. Correte per dargli, e non riuscite che a passargli attraverso. Ah! Un vento vigliacco che colpisce uomini nudi, ma non vuol ricevere un solo colpo. Persino Achab è più coraggioso, più coraggioso di lui. Se soltanto il vento avesse un corpo! ma tutte le cose che più esasperano e offendono i mortali, tutte sono incorporee, benché soltanto incorporee come oggetti, non come agenti. Ecco la specialissima, ingegnosissima e perfida differenza! (Achab: cap. CXXXV; 1963)
Verso di te rotolo, verso di te, balena che tutto distruggi senza riportar vittoria; fino all'ultimo mi azzuffo con te, dal cuore dell'inferno ti trafiggo; in nome dell'odio ti sputo addosso l'estremo respiro. Affonda tutte le bare e tutti i catafalchi in un vortice solo! e poiché né questi né quelle possono essere per me, ch'io ti trascini sbranata mentre continuo a darti la caccia, benché sia legato a te, dannata balena! Così, lascio andare la lancia! (Achab: cap. CXXXV; 2004, p. 685)
Citazioni su Moby Dick
Moby Dick è un libro triste, squallido, piatto, addirittura ridicolo… Quel capitano pazzo, poi, e di una noia mortale. (The Southern Quarterly Review, 1851)
Quel libro, Moby Dick, viene dato come premio di fine anno ai bambini delle scuole americane, e tuttavia rappresenta una delle riflessioni più profonde e più toccanti che un artista abbia potuto fare sul problema del male. (Albert Camus)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026