Le frasi di «Orlando furioso» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Orlando furioso»
Né che poco io vi dia da imputar sono, / che quanto io posso dar, tutto vi dono. (I, 3)
Ecco il giudicio uman come spesso erra! (canto I, ottava VII, verso 2)
Oh gran bontà de' cavalieri antiqui! (I, 22)
Pel bosco Ferraú molto s'avvolse,| e ritrovossi al fine onde si tolse. (canto I, ottava XXIII, versi 7-8)
Né tempo avendo a pensar altra scusa, / e conoscendo ben che 'l ver gli disse, / restò senza risposta a bocca chiusa (canto I, ottava 30, versi 1-2)
La verginella è simile alla rosa / Ch'in bel giardin su la nativa spina / Mentre sola e sicura si riposa, / Né gregge né pastor se le avvicina: / L'aura soave e l'alba rugiadosa, / L'acqua, la terra al suo favor s'inchina: / Gioveni vaghi e donne innamorate / Amano averne e seni e tempie ornate. (I, 42)
Che chi ne l'acqua sta fin alla gola / ben è ostinato se mercé non grida. (canto I, ottava 50, versi 3-4)
Forse era ver, ma non però credibile, / a chi del senso suo fosse signore; / ma parve facilmente a lui possibile, / ch'era perduto in via più grave errore. / Quel che l'uom vede, Amor gli fa invisibile, / e l'invisibil fa vedere Amore. / Questo creduto fu; che 'l miser suole / dar facile credenza a quel che vuole. (canto I, ottava 56)
Corro la fresca e matutina rosa / Che tardando stagion perder potria. (canto I, ottava 58)
Ingiustissimo amor, perché sì raro / corrispondenti fai nostri desiri? ... da chi disia il mio amor tu mi richiami, / e chi m'ha in odio vuoi ch'adori ed ami. (canto II, ottava I, versi 1-2 e 7-8)
Questo disir, ch'a tutti sta nel core, / de' fatti altrui sempre cercar novella... (canto II, ottava 36, versi 1-2)
Ma ne li vizi abominandi e brutti / non pur gli altri adeguò, ma passò tutti. (canto II, ottava 58, versi 7-8)
La bella terra che siede sul fiume, / Dove chiamò con lacrimoso plettro / Febo il figliuol ch'avea mal retto il lume. (canto III, ottava 34, versi 2-4)
Quantunque il simular sia le più volte / ripreso, e dia di mala mente indici, / si trova pur in molte cose e molte / aver fatti evidenti benefici, / e danni e biasmi e morti aver già tolte; / che non conversiam sempre con gli amici / in questa assai più oscura che serena / vita mortal, tutta d'invidia piena. (canto IV, ottava 1)
Perché si de' punir donna o biasmare, / che con uno o più d'uno abbia commesso / quel che l'uom fa con quante n'ha appetito, / e lodato ne va, non che impunito? (canto IV, ottava 66, versi 5-8)
Tutti gli altri animai che sono in terra, / o che vivon quïeti e stanno in pace, / o se vengono a rissa e si fan guerra, / alla femina il maschio non la face: / l'orsa con l'orso al bosco sicura erra, / la leonessa appresso il leon giace; / col lupo vive la lupa sicura, / né la iuvenca ha del torel paura. // Ch'abominevol peste, che Megera / è venuta a turbar gli umani petti? / che si sente il marito e la mogliera / sempre garrir d'ingiurïosi detti, / stracciar la faccia e far livida e nera, / bagnar di pianto i genïali letti; / e non di pianto sol, ma alcuna volta / di sangue gli ha bagnati l'ira stolta. // Parmi non sol gran mal, ma che l'uom faccia / contra natura e sia di Dio ribello, / che s'induce a percuotere la faccia / di bella donna, o romperle un capello: / ma chi le dà veneno, o chi le caccia / l'alma del corpo con laccio o coltello, / ch'uomo sia quel non crederò in eterno, / ma in vista umana un spirto de l'inferno. (V, 1-3)
Ben s'ode il ragionar, si vede il volto: / Ma dentro il petto mal giudicar puossi. (V, 8)
Oh Dio, che disse e fece, poi che sola / si ritrovò nel suo fidato letto! / percosse il seno, e si stracciò la stola, / e fece all'aureo crin danno e dispetto. (canto V, ottava LX, versi 1-4)
Miser chi mal oprando si confida / Ch'ognor star debbia il maleficio occulto; / Che quando ogn'altro taccia, intorno grida / L'aria e la terra istessa in ch'è sepulto: / E Dio fa spesso che 'l peccato guida / Il peccator, poi ch'alcun dì gli ha indulto, / Che sé medesmo, senza altrui richiesta, / Inavvedutamente manifesta. (VI, 1)
Come aviene a un disperato spesso, / che da lontan brama e disia la morte, / e l'odia poi che se la vede appresso, / tanto gli pare il passo acerbo e forte. (canto VI, ottava 5, versi 1-4)
Pareami aver qui tutto il ben raccolto / che fra i mortali in piú parti si smembra, / a chi piú et a chi meno e a nessun molto (canto VI, ottava 47, versi 2-4)
Donna sì laida, che la terra tutta / né la più vecchia avea né la più brutta. (canto VII, ottava 77, versi 7-8)
Ho perduto l'onor, ch'è stato peggio; / che, se ben con effetto io non peccai, / io do però materia ch'ognun dica, / ch'essendo vagabonda, io sia impudica. (canto VIII, ottava 41, versi 6-8)
Non comincia Fortuna mai per poco, / quando un mortal si piglia a scherno e a gioco (canto VIII, ottava L, versi 7-8)
Ben ch'esser donna sia in tutte le bande / danno e sciagura, quivi era pur grande. (canto VIII, ottava LVIII, versi 7-8)
Io credea e credo, e creder credo il vero. (IX, 23)
[...] la vendetta sfoga l'odio assai [...]. (IX, 45, v. 4; 1928, vol. I, p. 181)
L'amante, per aver quel che desia, / senza guardar che Dio tutto ode e vede, / aviluppa promesse e giuramenti, / che tutti spargon poi per l'aria i venti. (canto X, ottava 5, versi 5-8)
Bene è felice quel, donne mie care, / ch'essere accorto all'altrui spese impare. (canto X, ottava 6, versi 7-8)
Che fossi fatto in quarti, arso o impiccato, / brutto ladron, villan, superbo, ingrato. (canto X, ottava 41, versi 7-8)
Natura il fece, e poi roppe la stampa. (X, 84)
Che ben fu il più crudele e il più di quanti / mai furo al mondo ingegni empi e maligni, / ch'imaginò sì abominosi ordigni. (canto XI, ottava 27, versi 7-8)
E spenta ogni pietà, strage nefanda / di quel popul facean per tutti i liti: / fosse iustizia, o fosse crudeltade, / né sesso riguardavano né etade. (canto XI, ottava 52, versi 5-8)
Dirò insomma, ch'in lei dal capo al piede, / quant'esser può beltà, tutta si vede. (canto XI, ottava 69, versi 7-8)
A tutti par che quella cosa sia, / che piú ciascun per sé brama e desia (canto XII, ottava 20, versi 7-8)
E Moro e Sforza e Viscontei colubri, / lei viva, formidabili saranno / da l'iperboree nievi ai lidi rubri, / da l'Indo ai monti ch'al tuo mar via danno: / lei morta, andran col regno degl'Insubri, / e con grave di tutta Italia danno, / in servitute; e fia stimata, senza / costei, ventura la somma prudenza. (canto XIII, ottava 63)
Avea piacevol viso, abito onesto, / un umil volger d'occhi, un andar grave, / un parlar sì benigno e sì modesto, / che parea Gabriel che dicesse: Ave. / Era brutta e deforme in tutto il resto: / ma nascondea queste fattezze prave / con lungo abito e largo; e sotto quello, / attosicato avea sempre il coltello. (canto XIV, ottava 87)
Fu il vincer sempre mai laudabil cosa / Vincasi o per fortuna o per ingegno. (XV, 1)
[...] la ricca terra ch'ai Normandi / sarà principio a farli in Puglia grandi. (canto XV, ottava 34, verso 7-8)
O d'ogni vizio fetida sentina, / dormi, Italia imbriaca, e non ti pesa / ch'ora di questa gente, ora di quella / che già serva ti fu, sei fatta ancella? (canto XVII, ottava 76)
Che l'uomo il suo destin fugge di raro. (XVIII, 58)
Orazio sol contra Toscana tutta. (XVIII, 65)
[...] non è il ribaldo questo, / che si fa laude con l'altrui buone opre? / e la virtú di chi non è ben desto, / con la sua infamia e col suo obbrobrio copre? (XVIII, 88)
[...] Che sarebbe pensier non troppo accorto / perder duo vivi per salvare un morto. (canto XVIII, 189)
Alcun non può saper da chi sia amato / quando felice in su la ruota siede; / però c'ha i veri e i finti amici a lato, / che mostran tutti una medesma fede. / Se poi si cangia in tristo il lieto stato, / volta la turba adulatrice il piede; / e quel che di cor ama, riman forte, / et ama il suo Signor dopo la morte. (XIX, 1)
Se, come il viso, si mostrasse il core. (XIX, ottava 2, 1)
Le donne son venute in eccellenza / di ciascun'arte ove hanno posto cura. (canto XX, ottava 2)
Che non è soma da portar sí grave, / come aver donna, quando a noia s'have. (XX, 20)
Credo che t'abbia la Natura e Dio / produtto, o scelerato sesso, al mondo / per una soma, per un grave fio / de l'uom, che senza te saria giocondo. (XXVII, 119)
A donna non si fa maggior dispetto, / che quando o vecchia o brutta le vien detto. (XX, 120)
Il consiglio del mal va raro invano. (canto XXI, ottava 48, verso 6)
Amor, con che miracolo lo fai, / che 'n fuoco li tenghi, e nol consumi mai?" (canto XXIII, 127)
Chi mette il piè su l'amorosa pania, / cerchi ritrarlo, e non v'inveschi l'ale; / che non è in somma amor, se non insania, / a giudizio de' savi universale: / e se ben come Orlando ognun non smania, / suo furor mostra a qualch'altro segnale. / E quale è di pazzia segno più espresso / che, per altri voler, perder sé stesso? / Vari gli effetti son, ma la pazzia / è tutt'una però, che li fa uscire. / Gli è come una gran selva, ove la via / conviene a forza, a chi va, fallire: / chi su, chi giù, chi qua, chi là travia. / Per concludere in somma, io vi vo' dire: / a chi in amor s'invecchia, oltr'ogni pena, / si convengono i ceppi e la catena. (canto XXIV, ottave 1-2)
Senza il pane discerner da le giande, / dal digiuno e da l'impeto cacciato, / le mani e il dente lasciò andar di botto / in quel che trovò prima, o crudo o cotto. (canto XXIV, ottava 12)
L'animo è pronto, ma il potere è zoppo. (XXV, 76)
Di più direi; ma di men dir bisogna. (XXVI, 22)
Io sua non son, né d'altri son che mia: / dunque me tolga a me chi mi desia. (XXVI, 79)
Gli è teco cortesia l'esser villano. (XXVII, 77)
Non siate però tumide e fastose, / donne, per dir che l'uom sia vostro figlio; / che de le spine ancor nascon le rose, / e d'una fetida erba nasce il giglio. (XXVII, 121)
Mettendolo Turpino, anch'io l'ho messo. (XXVIII, 2)
Se piú che crini avesse occhi il marito, / non potria far che non fosse tradito. (canto XXVIII, ottava LXXII, versi 7-8)
Non conosce la pace e non l'estima / chi provato non ha la guerra prima. (canto XXXI, ottava II, versi 7-8)
Michel, più che mortale, Angel divino (XXXIII, 2, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, Milano, 1921, p. 412)
Vide gran copia di panie con visco, / ch'erano, o donne, le bellezze vostre. (Canto XXXIV, ottava 81)
Altri in amar lo [il senno] perde, altri in onori, / altri in cercar, scorrendo il mar, richezze; / altri ne le speranze de' signori, / altri dietro alle magiche sciocchezze; / altri in gemme, altri in opre di pittori, / et altri in altro che piú d'altro aprezze. (XXXIV, 85)
Del re de' fiumi tra l'altiere corna / or siede umile (diceagli) e piccol borgo: / dinanzi il Po, di dietro gli soggiorna / d'alta palude un nebuloso gorgo; / che, volgendosi gli anni, la più adorna / di tutte le città d'Italia scorgo, / non pur di mura e d'ampli tetti regi, / ma di bei studi e di costumi egregi. (canto XXXV, ottava VI)
[...] voglion tutti gli ordini e le leggi, / Che chi dà morte altrui, debb'esser morto. (canto XXXVI, ottava XXXIII)
Che s'abbia a ritrovar con numer pare / Di cavallieri armati in Lipadusa. / Una isoletta è questa, che dal mare / Medesmo che li cinge, è circonfusa. (canto XL, ottava 55)
Temerità per certo e pazzia vera / è la tua, e di qualunque che si pose / a consigliar mai cosa buona o ria, / ove chiamato a consigliar non sia. (canto XLI, ottava XLII)
Che con l'armata avendo la riviera / Di Barberia trascorsa in ogni canto, / Capitò quivi, e l'isola sì fiera, / Montuosa e inegual ritrovò tanto, / Che non è, dice, in tutto il luogo strano, / Ove un sol piè si possa metter piano: (canto XLII, ottava XX)
[...] Beatrice bea, vivendo, il suo consorte, / e lo lascia infelice alla sua morte; / anzi tutta l'Italia, che con lei / fia triunfante, e senza lei, captiva. (Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928,canto XLII, ottave 91-92, pp. 246-247)
L'incarco de le corna, e lo più lieve / Ch'al mondo sia, se ben l'huom tanto inſama / Lo vede quasi tutta l'altra gente / E chi l'ha in capo mai non se lo sente. (XLII, ottava 100)
Ove femine son, son liti e risse. (canto XLIII, ottava 120, verso 8)
Bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa / Che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa. (XLVI, 140)
E levar questa donna anco ti voglio; ché sarebbe a lasciartela gran fallo.
E quel che non si sa non si de' dire, / e tanto men, quando altri n'ha a patire.
Ma 'l popolo facea, come i più fanno, / ch'ubbidiscon più a quei che più in odio hanno.
Natura il fece, e poi ruppe la stampa.
O città bene avventurosa... / ...la gloria tua salirà tanto / ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto.
Or che s'aspetta? Soccorrer qui, non lacrimare accade.
Citazioni sullOrlando furioso
Cose che in lui lodar si debbano, veggio io tante e tante, che alcuna non ce n'è che d'essere infinitamente esaltata non meriti. Et tra l'altre questa da tacere non è, ch'egli tanto leggiadramente ha saputo con le gravi cose le piacevoli mescolare; e con le travagliate le quiete; e con le affettuose quelle che nell'azione consistono; che con meraviglioso stupore dà diletto incredibile a chi il legge. ove molti sono che o in doglianze, o in feste; o in guerra, o in pace; o in ire, o in amori con noia di ciascuno infinita sopra una sola parte di queste troppo si trattengono: e niente avveduti sono nel temperare l'una con l'altra. (Giovan Battista Pigna)
Io ho letto ad questi dì Orlando Furioso dello Ariosto, et veramente el poema è bello tucto, et in di molti luoghi è mirabile. Se si truova costì, raccomandatemi ad lui, et ditegli che io mi dolgo solo che, havendo ricordato tanti poeti, che m'habbi lasciato indreto come un cazo, et ch'egli ha facto ad me quello in sul suo Orlando, che io non farò a lui in sul mio Asino. (Niccolò Machiavelli)
Ma che dirò delle , che tutte ad una ad una divinissime sono? Chi meglio le usate in altra lingua in verso riduce? Chi meglio formane da se stesso di nuove? Chi più a tempo di loro si serve? Chi più con esse ogni qualità altera, e in accrescere e in diminuire, e in far leggere le cose gravi, e in far alte le basse, e in recare ornamento e a queste e a quelle? È in lui solo talmente a perfezione ridotto, ch'a volere una magnifica cosa comprendere in proverbio s'è tratto: le comparazioni dell'Ariosto. (Giovan Battista Pigna)
Prof Citterio glielo confesso / a me l'Orlando Furioso / è sempre sembrato tutto fumo e niente Ariosto. (Pinguini Tattici Nucleari)
Solo menti borghesi di esemplare educazione filistea hanno potuto leggere nellOrlando Furioso il poema dell'ordine elevato ad "armonia" universale, senza scorgere, dietro la poderosa sistemazione poetica, il corredo immenso d'inquietanti bagliori sotterranei e di dolorose percezioni della tragicità dell'esistenza umana, che quel poema ospita nel suo seno. (Alberto Asor Rosa)
Soverchia nel Furioso, la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. (Benedetto Croce)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026