Frasi

Frasi di «Trainspotting»

43 citazioni dal libro di Irvine Welsh

Le frasi di «Trainspotting» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Trainspotting»

Qualche volta penso che la gente comincia a bucarsi soltanto perché, senza neanche rendersene conto, ha una gran voglia di un po' di silenzio.
A vedere tutta quell'allegria, Stevie si rese conto di quanto era grande la sua tristezza. Il pozzo della malinconia era un pozzo senza fondo, e lui ci era precipitato dentro, e cadendo si stava allontanando sempre di più dagli altri che si divertivano. In certi momenti gli sembravano vicinissimi, se li vedeva attorno, riusciva quasi a toccarli. Si sentiva prigioniero della sua mente, che lo torturava lasciando intravedere la libertà alla sua anima, appena appena, ma niente di più.
Cazzo, sai che veramente non lo so, Tom. Ti fa sembrare più vere le cose. La vita è una rottura di palle, non ti dà mai un cazzo. Partiamo tutti pieni di belle speranze, che poi ci restano in canna. Ci rendiamo conto che tanto dobbiamo morire, magari senza riuscire a trovare le risposte che contano veramente. Ci facciamo venire un sacco di idee del cazzo, tanti modi diversi di vedere la realtà della nostra vita, ma senza mai veramente capire un cazzo delle cose che contano, delle cose importanti.
Per definizione, uno deve vivere fino a quando muore. E allora meglio viversela e godersela come un'esperienza completa, la vita, anche perché poi magari la morte è una cagata, e ho il sospetto che lo sia.
Non me n'è mai fottuto un cazzo del nazionalismo, mi fa vomitare e basta. Perché non li aboliscono tutti, sti paesi del cazzo? E non ammazzano tutti i politici, cazzo? Quei parassiti in doppio petto sempre pronti a schizzare in piedi, a dire palle e coglionate da fascisti con un bel sorriso stampato in faccia.
Se quello è un parassita, allora io e te cosa siamo, non per dire... chi lo decide se uno è un parassita? Prendi quelle due tipe di prima, non per dire... per loro i parassiti sono la gente come noi... ma mica per questo hanno il diritto di ammazzarci.
Io di politica non ci capisco un cazzo, non per dire, ma Sands mi sembrava uno a posto [...]. Non per dire, ma ci vuole un bel coraggio a morire in quel modo eh?
"Già. E ti dico pure un'altra cosa, Rents. Facevamo bene noi nel settantasette, a sputar tanto. Lo dovevamo affogare nella saliva, il mondo."
Mi rendo conto che sto facendo la parte del Vero Uomo, e mi detesto perché è una cosa che non sopporto quando qualche altro coglione lo fa con me. Ma che nessuno mi venga a dire che non è vero che il potere corrompe: basta trovarsi nella mia posizione.
Iggy Pop mi guarda dritto in faccia e canta: "L'America si droga per difesa psichica"; solo che invece dell'America lui dice la Scozia, e basta quella sua frase del cazzo, pura e semplice, a chiarire quel che sono, molto meglio di qualunque altra cosa.
Però a pensarci bene, cazzo, magari sono proprio gli amici, quelli che ti sopportano nella buona e nella cattiva sorte, più che altro nella cattiva, a meritarsi una specie di spiegazione del cazzo, più che i terapisti o gli sbirri della mente.
È che certa gente capisce solo l'odio, l'odio, l'odio e basta, e che cazzo ce ne facciamo poi, eh, non per dire, ragazzi. Che cazzo ce ne facciamo?
Si rende conto che gli è entrato di nuovo in funzione il solito meccanismo di difesa. Una parte di lui è convinta di essere di gran lunga la persona più attraente in tutto il bar. Questo per la semplice ragione che riesce sempre a trovare qualche difetto orribile anche nel più perfetto degli individui. E concentrandosi su quell'unico difetto, riesce a cancellarne mentalmente ogni bellezza. I suoi difetti, invece, non li vede nemmeno, e poi tanto ci è abituato.
Quasi quasi era riuscito a distrarmi un po'. Sembrava veramente di essere tornati ai vecchi tempi, però in un certo senso era ancora peggio, perché era servito a ricordarmi ancora di più quanto erano cambiate le cose.
Ormai li avevo visti chiari, tutti i limiti e le bruttezze di quel posto, e per me non sarebbe mai più stato lo stesso.
Disprezzavo me stesso e il mondo perché non ero capace di accettare i miei limiti personali e quelli che mi venivano imposti dalla vita.
Uno che si distingue non per il rumore che fa, ma per il silenzio. Quando verrà a cercarti non lo farà certo urlando, per annunciare a tutti le sue intenzioni, ma verrà.
Ho bisogno di una botta, per la causa dell'oblio.
Il modo migliore di tirarli dalla mia parte, senza concedere troppo all'ipocrisia schifosa che ha riempito tutta la stanza, e che per qualche strano motivo si cerca di far passare per decenza, secondo me è quello di parlare per frasi fatte. La gente le adora, nei momenti come questo, perché diventano vere, e una volta tanto significano qualche cosa.
Ho sempre pensato di essermi rovinato ben bene la vita con la droga, ma il casino che riescono a combinare certi coglioni che si inguaiano per amore, è roba da non crederci.
È morto da vittima ignorante dell'imperialismo, senza capirci un cazzo di tutte le complicazioni che l'hanno fatto morire. Era quello il delitto più grosso, non ci capiva un cazzo. L'unica cosa che poteva servirgli da guida nella sua grande avventura in Irlanda, dove ha trovato la morte, erano quelle poche idee faziose che si era messo in testa. È morto, come era vissuto, quel coglione: senza mai capirci un cazzo.
Lui le scriveva delle poesie d'amore, una volta. Erano bellissime, magari non in senso letterario, ma per la purezza meravigliosa delle emozioni che le trasmettevano. Una volta le aveva letto dei versi particolarmente belli che aveva scritto per lei, e poi li aveva bruciati. Tra le lacrime, lei gli aveva chiesto perché: le fiamme le erano sembrate una cosa talmente simbolica. Ci era rimasta ferita, Shirley, era stata la cosa più dolorosa di tutta la sua vita.

Tirarsi fuori

Lo chiamano Sick Boy non perché sta sempre male per crisi da astinenza, ma perché è un coglione che ha la testa fuori posto. (I ragazzi del buco, Jean-Claude Van Damme e la Madre Superiora; p. 9)
L'autonomo che paga le marchette è veramente la forma di vita più spregevole sulla faccia della terra. (I ragazzi del buco, Jean-Claude Van Damme e la Madre Superiora; p. 11)
È facile prendersela con filosofia quando è un altro ad avere il sangue pieno di merda, e non tu. (I ragazzi del buco, Jean-Claude Van Damme e la Madre Superiora; p. 17)
[...] l'elisir che ti dà la vita, e te la toglie. (I ragazzi del buco, Jean-Claude Van Damme e la Madre Superiora; p. 17)
Prendi il tuo orgasmo migliore, moltiplica per venti la sensazione, e non ci sei arrivato nemmeno vicino, cazzo, sei ancora lontano un chilometro. (I ragazzi del buco, Jean-Claude Van Damme e la Madre Superiora; p. 17)
[...] non esiste niente al di fuori del momento. (Il primo giorno del festival di Edimburgo; p. 24)
Non amo più niente (a parte la droga), non odio più niente (a parte le cose che possono impedirmi di procurarmela) e non ho più paura di niente (a parte la paura di non riuscire a bucarmi). (Il primo giorno del festival di Edimburgo; p. 28)

La ricaduta

La domanda retorica, l'arma preferita delle donne e dei pazzi. (La Scozia si droga per difesa psichica; p. 80)
Ti dà sempre qualcosa, o almeno così sembra, prima di riprendersi tutto, con gli interessi. (Il bicchiere; p. 87)

Proviamoci ancora

In campo sessuale, come in qualsiasi altro campo, non piace a nessuno farsela coi falliti. (Una scopata dopo un secolo; p. 141)
Sai qual è il fatto, Spud? Che quando ti buchi, tutto il resto non conta. Non ti devi più preoccupare di niente. (Renton: Una scopata dopo un secolo; p. 142)
Si sentiva parte della realtà e, di conseguenza, vulnerabile. (Una scopata dopo un secolo; p. 159)
Ma vaffanculo. Ma se ti scoperesti anche il buco dell'ozono tu, basta che ci mettono qualche pelo intorno. Anche un bambino in culla ti scoperesti. (Renton: Gironzolando per i prati; p. 170)

Salta tutto

La società s'inventa una logica assurda e complicata, per liquidare quelli che si comportano in un modo diverso dagli altri. Ma se, supponiamo, e io so benissimo come stanno le cose, so che morirò giovane, sono nel pieno possesso delle mie facoltà eccetera eccetera, e decido di usarla lo stesso, l'eroina? Non me lo lasciano fare. Non mi lasciano perché lo vedono come un segno del loro fallimento, il fatto che tu scelga semplicemente di rifiutare quello che loro hanno da offrirti. Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l'anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi egoisti e fottuti che hai messo al mondo. Scegli la vita.
Beh, io invece scelgo di non sceglierla, la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla, una cosa del genere, beh, cazzo, il problema è loro, non mio. Come dice Harry Lauder, io voglio andare dritto per la mia strada, fino in fondo... (Alla ricerca dell'essere interiore; pp. 198-199)
Eccomi qua, nel limbo del drogato; sto troppo male per dormire, sono troppo stanco per star sveglio. Una nebbia dei sensi dove non c'è niente di reale, solo questo schifo cosmico che ti opprime, questo dolore infernale del corpo e della mente. (Arresti domiciliari; pp. 199-200)
È stata presa in quel circolo vizioso tipico di tutte le ragazze, voglio-un-uomo, voglio-un-figlio, voglio-una-casa, la solita merda in cui s'infognano, senza mai aver avuto la possibilità di trovare se stessa al di fuori di quei valori del cazzo di chi ha la gelatina al posto del cervello. (Scopata di rito; p. 233)

In esilio

[...] è un codice maschile internazionale, il calcio. (Arrancando per Londra; p. 250)
Crediamo sempre e soltanto a quello che vogliamo credere. (Sangue marcio; p. 253)
Vediamo soltanto le cose che vogliamo vedere. (Sangue marcio; p. 259)

A casa

I suoi amici saranno sempre di meno, man mano che aumentano i suoi bisogni. (Inverno a West Granton; p. 332)

Uscita di scena

Sick Boy guarda Secondo Premio con uno sguardo molto severo. Il soprannome, quello, se l'era guadagnato grazie alla sua fissazione, alimentata dall'alcol, di essere bravo a fare a botte, e alle conseguenze disastrose che ne erano risultate. (Da stazione a stazione; p. 344)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026