Frasi

Frasi di «Un eroe del nostro tempo»

17 citazioni dal libro di Michail Jur'evič Lermontov

Le frasi di «Un eroe del nostro tempo» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Un eroe del nostro tempo»

In ogni libro, la prefazione è la prima e, insieme, l'ultima cosa: serve o a chiarire lo scopo del libro, o a giustificarsi e a rispondere alle critiche. Ma, di solito, i lettori non si interessano del fine morale o degli attacchi della stampa, e perciò non la leggono mai. (Prefazione, 2013)
Io non sono incline all'amicizia: di due amici uno è sempre schiavo dell'altro, benché spesso né l'uno né l'altro voglia ammetterlo; io non posso essere schiavo, e comandare in tal caso è una fatica estenuante, perché bisogna ricorrere anche all'inganno. (2004)
Io non rivelo mai i miei segreti, ma amo terribilmente che siano gli altri a scoprirli, poiché in tal caso posso sempre smentirne la veridicità. (2004)
Le donne amano soltanto coloro che non conoscono. (2004)
Risvegliare verso di me sentimenti di amore e dedizione e anche di paura, non è forse questo il primo segno ed il sommo trionfo del potere? Essere per qualcuno causa di sofferenza e di gioia, senza avere per questo alcun diritto effettivo, non è forse questo il cibo più dolce per il nostro orgoglio? E che cos'è questa felicità? Orgoglio saziato. (2004)
Se potessi considerarmi migliore, più potente di tutti gli esseri al mondo, sarei felice; se tutti mi amassero, potrei trovare in me inesauribili fonti d'amore. (2004)
Il male genera il male; la prima sofferenza risveglia l'idea di quanto sia piacevole tormentare gli altri; l'idea del male non può penetrare nella mente dell'uomo senza che egli non senta il desiderio di applicarla.
Le idee sono creature organiche, ha detto qualcuno, già nascendo prendono una forma, e questa forma è l'azione; chi nella propria mente dà vita ad un maggiore numero di idee, questi più di ogni altro agisce. (2004)
Le passioni non sono altro che idee nella loro prima forma di sviluppo: appartengono alla giovinezza del cuore, ed è sciocco colui che crede di poter essere tormentato a causa loro per tutta la vita; molti placidi fiumi hanno origine da fragorose cascate, ma nessuno corre a precipizio e spumeggia fino al mare. Ma questa calma è spesso indizio di grande forza, sebbene nascosta; la pienezza e la profondità dei pensieri non ammette profondi impeti. (2004)
L'anima, godendo e soffrendo, si rende perfettamente conto di tutto e si persuade di ciò che deve essere; l'anima sa che, senza tempeste, l'incessante calura del sole finirebbe per inaridirla; essa si compenetra della sua propria vita, accarezza e punisce se stessa come il bimbo prediletto. (2004)
Come tutti i ragazzi, egli ha la pretesa di essere anziano, crede che sul suo volto le profonde tracce delle passioni possano supplire i segni del tempo. (2004)
Amo i nemici, sebbene non in modo cristiano. Essi mi procurano dello svago, mi agitano il sangue. Stare sempre in guardia, afferrare ogni sguardo, il significato di ogni parola, indovinare le intenzioni, mandare all'aria i complotti, fingersi ingannato e poi d'un colpo rovesciare tutto l'immenso e complicato edificio di astuzie e trame, ecco ciò che io chiamo vivere. (2004)
Dai tempi in cui i poeti scrivono e le donne li leggono (cosa per cui sono loro profondamente riconoscenti), esse sono state chiamate tante volte "angeli" che, in semplicità di cuore, hanno creduto a tale complimento, dimenticando che quegli stessi poeti per denaro onoravano Nerone con l'epiteto di semidio... (Garzanti)
«A questo mondo senza i cretini ci si annoierebbe moltissimo...Guardate, in fin dei conti noi siamo due persone intelligenti; sappiamo in anticipo che di tutto si potrebbe discutere all'infinito, e per questo non discutiamo; conosciamo quasi tutti i nostri pensieri riposti; per noi una parola sostituisce un'intera storia; vediamo il seme di ogni nostro sentimento attraverso un triplo involucro. Le cose tristi ci sembrano buffe, quelle buffe ci sembrano tristi, e in generale, a dire il vero, tutto, a eccezione di noi stessi, ci lascia alquanto indifferenti.» (1996, p. 93)
«Volevo costringervi a raccontarmi qualcosa, in primo luogo perché ascoltare è meno faticoso; in secondo luogo perché non ci si tradisce; in terzo luogo perché si può conoscere un segreto altrui; in quarto luogo perché le persone intelligenti come voi preferiscono gli ascoltatori ai narratori.» (1996, p. 94)
Scorro nella memoria tutto il mio passato e involontariamente mi chiedo: a che fine ho vissuto? Per che scopo sono nato?... Probabilmente uno scopo c'era e devo avere avuto un'alta destinazione, perché mi sento forze sconfinate nell'anima; ma non sono riuscito a scoprire questa destinazione, mi sono distratto con le lusinghe di passioni vuote e ingrate; dal loro crogiolo io sono uscito duro e freddo come l'acciaio, ma ho perso per sempre il fuoco delle nobili aspirazioni, il fiore migliore della vita. E da allora quante volte ho già recitato il ruolo dell'ascia nelle mani del destino Come lo strumento del boia, io sono caduto sulla testa delle vittime predestinate, spesso senza cattiveria, sempre senza rimpianto... Il mio amore non ha mai reso felice nessuno, perché non ho mai sacrificato nulla per coloro che ho amato; io amavo per me, per il mio bisogno del cuore, inghiottivo avidamente i loro sentimenti, la loro tenerezza, le loro gioie e sofferenze: e non ne ero mai sazio. (1996, p. 157)
Nella mia prima giovinezza ero stato un sognatore; mi piaceva accarezzare a turno le immagini ora cupe, ora iridescenti che mi disegnava un'immaginazione avida e inquieta. Ma cosa mi è rimasto di tutto questo? Solo stanchezza, come dopo una lotta notturna con un incubo, e un confuso ricordo colmo di rimpianto. In questa vana lotta io ho esaurito sia l'ardore della mia anima che quella perseveranza della volontà che è indispensabile alla vita attiva; sono entrato in questa vita dopo averla già mentalmente vissuta, e ho provato noia e disgusto, come chi legge la cattiva imitazione di un libro a lui noto da tempo. (1996, pp. 185-186)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026