Frasi
Frasi di Luigi Barzini
19 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 19 citazioni di Luigi Barzini, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Luigi Barzini (giornalista e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Luigi Barzini
Brescia, 16 settembre, notte. Sono inebbriato d'aria e di luce. Discendo dal dirigibile Zodiac dopo un viaggio di due ore. Due ore, dice l'orologio. Ma io ho perduto ogni cognizione del tempo, e non ho coscienza della durata del mio volo meraviglioso. È stata una incommensurabile parentesi di sogno nella mia vita, un periodo d'estasi dal quale non so distaccarmi, e che ripercorro confusamente con la memoria come per non abbandonarlo, per prolungarlo, per goderlo ancora senza fine nella immaginazione.
Così giovane e già così Barzini? Sì.
Un viaggio in dirigibile è stato molte volte descritto; basta aprire un libro di aeronautica moderna per conoscere ogni fase, ogni manovra, ogni mistero. Ma io credo che la folla, alla vista del prodigioso naviglio aereo, non si chieda soltanto come la macchina funzioni. Ogni spettatore nel suo desiderio è a bordo, è un passeggero dell'aria, e vuol sapere che cosa si sente, che cosa si prova lassù. Egli pensa che potrà salirvi un giorno realmente, e vuole che gli si narri questo suo viaggio, vuol conoscerlo come conosce già le corse in treno e le navigazioni sul piroscafo pure ignorando i particolari della locomotiva e la tecnica navale.
A traverso la Siberia
Certo è che Vladivostok potrà divenire la San Francisco dell'Impero Moscovita, e l'attivo movimento del primo tratto orientale della Transiberiana, che non arriva che a Kabarovsk, sull'Amur, mostra quale estensione potrà prendere il commercio d'importazione che le ditte straniere si propongono. Poiché qui si tratta di sola importazione. L'esportazione è rappresentata da pellicce e legname soltanto, e non vi è ombra d'industrie.
Inoltre Vladivostok non rappresenterà soltanto una porta della Russia, ma dell'Europa intera; Vladivostok e Talienwan saranno le due bocche dello sterminato rettile di ferro transiberiano, per le quali esso si prepara a mangiare tanta parte del commercio orientale. (da Vladivostok, lunedì 1 luglio 1901)
Quello che è sorprendente in Vladivostok è che essa non ha nessun carattere di città orientale: è russa. Non si direbbe che all'epoca della guerra di Crimea questa terra fosse ancora cinese (ed è proprio per la guerra di Crimea che non lo è più; l'Orso Russo non potendo mangiar di là, mangiò di qua). Vi sono dei cinesi, ma così pochi in proporzione che non guastano, e poi parlano russo e portano il berrettone di pelo. Su cinquantamila abitanti, militari compresi, non vi sono quattromila cinesi. (da Vladivostok, lunedì 1 luglio 1901)
Si finisce col dimenticare di essere nell'Estremo Oriente ad un passo dalla Cina e due dal Giappone; ci si crede in piena Russia d'Europa. (da Vladivostok, lunedì 1 luglio 1901)
Avventure di un paio di stivali – Citazioni
[...] nell'«hackeries» – così si chiama quest'altra vettura – si ha la vicinanza poco profumata del guidatore. Preferisco cadere dieci volte dal più fracassato dei «rickshas».
Nell'estremo oriente – Incipit
La civiltà è una cosa bellissima, ma orribilmente monotona. La sua luce potente, ovunque arrivi a proiettarsi, rende tutte le cose del medesimo colore scialbo, come fa un raggio di luce elettrica. I paesi più lontani diventano eguali; a poco a poco le differenze di costumi, di usi, persino di linguaggio e di razza vanno scomparendo; tutto quanto vi è di più incantevole, la varietà, si appiana, si dilegua, e il mondo finirà col non presentare più attrattive di una immensa palla da biliardo. Allora il viaggiare per vedere diventerà una fatica inutile; anzi, è già sulla buona strada per essere inutile.
Nell'estremo oriente – Citazioni
I «boxers» non davano allora nessun pensiero. Essi erano dei fanatici che s'imponevano di usare soltanto delle armi bianche, e le usavano nel modo migliore per farsi ammazzare. Immaginate degli uomini vestiti di giallo e di rosso – i colori sacri e invulnerabili – che si avanzano lentamente agitando le armi, che ad ogni venti passi si fermano, s'inginocchiano, battono la fronte in terra pregando con fervore, per tornare poi a marciare dimenandosi freneticamente come ossessi, o come malati dal ballo di San Vito. Di fronte a questi uomini immaginate dieci o venti persone armate di fucili a ripetizione, e ditemi se è possibile il caso che uno dei «boxers», uno solo, possa arrivare a darci una sciabolata. (p. 104)
Si sa che la spiegazione del fanatismo dei «boxers» è data in gran parte dal fatto che essi credono di essere invulnerabili, servendo la «causa santa». Poi le loro idee si sono modificate, ma anche ora essi credono fermamente che un «boxers» se, ferito al petto cade morto, risorge o in quarantotto ore, in due settimane o in sei settimane. (p. 109)
U.R.S.S. l'impero del lavoro forzato – Citazioni
Perfino la parola Russia è scomparsa, condannata come reazionaria. Non si dice più che U.R.S.S.: una sigla che cancella i confini con l'intenzione di includere eventualmente il resto del mondo. (cap. 2, p. 16)
Per fermare gli impulsi vagabondi delle masse il bolscevismo è ricorso agli stessi metodi di Ivan il Terribile e di Boris Goudonov.
Si è stabilito un passaporto interno che inchioda. Nessuno può muoversi senza permesso. L'operaio è legato all'officina e il contadino alla «collettivazione». (cap. 2, p. 18)
I cani, anche quelli non randagi, sono completamente scomparsi dalle città russe, come sono scomparsi i gatti e tutti gli altri animali domestici delle classi parassitarie (insetti esclusi). Vi sono stati periodi della tragedia bolscevica in cui la fame ha fatto utilizzare le più imprevedibili commestibilità. I cani e i gatti si sono trovati nell'alternativa di essere mangiati o di morire di fame, per mancanza della tessera del pane. Comunque sia, sono estinti. (cap. 4, p. 40)
Sulle sofferenze della vecchia Russia si sono formate molte leggende. Mancava la libertà ma non mancava il pane. Ci voleva una dura carestia o una lunga guerra perché, sulle zone private dei raccolti dalla siccità o dalla requisizione, si arrivasse alla fame. (cap. 10, p. 136)
Con quattro parole , una frase magica netta come un colpo di spada, Lenin offriva alle fantasie e alle passioni un orientamento, la soluzione radicale e fulminea a quell'antico problema rurale che era stato l'incubo dell'Impero, la ragione di tutte le sommosse, le rivolte, e congiure, l'anima stessa della rivoluzione. Da Pietro il Grande a Nicola II, la storia russa si annoda attorno alla questione agraria (cap. 10, pp. 140-141)
La gioventù che esce dalle università sovietiche e che formerà le future classi dirigenti è di una ignoranza stupefacente, fuori delle sue specializzazioni. Chiusa nella rigidità di dottrine assolute come in una prigione, privata di termini di paragone e di elementi di giudizio, manca di senso critico e di equilibrio spirituale. Crede alla propria superiorità nell'universo ed alla propria perfezione. È fanatica, dogmatica, invasa da un misticismo conquistatore, combattiva, inflessibile, piena di un orgoglio esasperato. Ignora o nega la parte che il talento straniero ha nella ricostruzione russa, e considera la scienza come un prodotto del bolscevismo. Troppo sicura di sé per dubitare della sua competenza, si slancia al lavoro, entusiasta, attiva, col più grande disprezzo per chi, più anziano, le ingombra il passo. (cap. 11, pp. 192-193)
L'utopia comunista è forzata ad una revisione perpetua dei suoi postulati. Per cercare di far scaturire negli uomini al lavoro una più intelligente volontà di sforzo, ha dovuto rinunziare alla livellazione sociale ristabilendo differenziazioni di compensi, di regimi di vita, di classi sociali. Per tentare di riuscire il comunismo deve farsi meno comunista. (cap. 12, p. 240)
Lo spionaggio mantiene il terrore. Nelle scuole rurali si educano i bambini a sorvegliare le loro famiglie e a riferire quello che sentono e quello che vedono fra le pareti domestiche. Il contadino si chiude nella sua impassibilità come in una corazza. (Cap. 13, p. 244)
Voci corrrelate
Luigi Barzini (1908-1984) – figlio
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026