Ritratto di Luigi Tansillo
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Frasi

Frasi di Luigi Tansillo

27 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Luigi Tansillo raccolte in un'unica pagina: 27 frasi, divise per libro e argomento.

Luigi Tansillo (poeta italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Luigi Tansillo

Amor m'impenna l'ale, e tanto in alto / Le spiega l'animoso mio pensiero, / Che d' ora in ora sormontando, spero / Alle porte del ciel far nuovo assalto. / Temo qualor più guardo il vol tropp'alto, / Ond'ei mi sgrida e mi promette altero / Che se del nobil corso io cado e pero, / L'onor fia eterno, se mortale il salto. (da I due pellegrini)
Citato in Luigi Settembrini, Lezioni di letteratura italiana, vol. 2, Stabilimento Tipografico Ghio, Napoli, 1868.
Ch'i' cadrò morto a terra, ben m'accorgo: / ma qual vita pareggia al morir mio?
Citato in Giordano Bruno, De gli eroici furori, parte I, dialogo III.
Che fòra il veder Napoli coi fonti, / così nel sommo suo come nel basso! / Altro saria, ch'aver / marchesi e conti! (da Il podere)
Gonvien che sia del ceppó chi è del ramo.
Citato da Scipione Maffei in prefazione a Teatro del signor marchese Scipione Maffei, Alberto Tumermani Librajo, 1730.
I ricchi, qualor vonno, / e con la vigilanza e con la borza, / ogni aspro scoglio fertile far ponno. / Onde tastar bisogna oltre la scorza / il terren ch'a veder voi sete addutto; / che sia / buon per natura e non per forza: / e quando anco sia tal, che per far frutto / non richieda molto oro, opra e fatica; / e questa parte grava a par del tutto. (da Il podere)
Ogni uom tre luoghi di fuggir si studi, / che son dannosi e disagiati et egri: / l'Acerra e Fuoragrotta e le Paludi. / Per quella polve e quegli orror sì negri, / s'io avessi ver' Cuma il mio podere, / io starei a non irvi gli anni integri. / Oltre ai danni ch'egli han da le galere, / i cui spirti dannati, a suon di ferro, / a sradicar le selve vanno a schiere; / svellon gli arbusti, non che l'orno e 'l cerro. / Sto talor nel balcon, sento le torme: / per non vedergli, o mi fo indietro, o 'l serro. (da Il podere)
Oh fortuna volubile e leggiera! / Appena vidi il Sol, che ne fui privo; / E al cominciar del dì giunse la sera. (dalle Poesie di metro vario, XIX)
Quante ceneri e polvi giaccion, forse, / per queste glebe seminate e sparse, / ch'eran donne leggiadre; ed, al fin corse, / fûr da la terra sfatte e dal foco arse; / e la lor fama qualche tempo corse / e in molte ragion vaga sì sparse; / ch'or, da le zappe vòlte e da aratri, / da figlie d'uom son fatte d'erbe matri! (da Quante ceneri e polvi...)
Citato in I capolavori della poesia italiana, a cura di Guido Davico Bonino, CDE, 1972.
Quanto io ami Venosa; e quanto mentono coloro, che hanno detto talvolta, ch'io neghi lei patria mia, ed altre cose più maligne, e massimamente ora di fresco, per rubare e diminuire il premio e la lode, che merito ed attendo di questo servizio.
Da una lettera al Magistrato di Venosa, citato in Francesco Fiorentino, Poesie edite ed inedite di Luigi Tansillo, Editore Domenico Morano, Napoli.
Mio Padre a Nola, io a Venosa nacqui, / l'una origin mi diè, l'altra la cuna, / e che ne' versi miei talor non tacqui. / È nobil patria l'una e l'altra; e l'una / e l'altra un tempo fu possente e grande; / ma così regge il mondo la fortuna.
Citato in Carlo Antonio de Rosa, Ritratti poetici di uomini di lettere del regno di Napoli, stamperia e cartiera del Fibreno, Napoli 1834.

Al Signor Viceré di Napoli – Citazioni

Non è vostro, ma mio, credo, il difetto; / che quando in prosa la mercé chiedea, / non seppi esprimer bene il mio concetto. / S'io non seppi narrar quel ch'io volea, / a cui toccava il fatto, in che manera / né voi né altri intender mi potea? (p. VIII)
Forse son io, sì come Ovidio era, / che non sapea parlar, se non in verso; / se ben parlava da mattina a sera. / Io rifiuto la prosa, e torno al verso, / torno a lo stil la penna, onde era tolta: / poi che noce la prosa, e giova il verso. (p. VIII)
S'io fossi un uomo ambizioso, avaro, / ingordo del denaro, e degli inchini, / che vi stesser le genti, avrei a caro. / Perché con questo impaccio, i cittadini / avrian di me bisogno: onde a mia voglia / ne caverei talor fasto, e quadrini. (p. IX)
Mio Padre a Nola, io a Venosa nacqui, / l'una origin mi diè, l'altra la cuna, / e che ne' versi miei talor non tacqui. / È nobil patria l'una e l'altra; e l'una / e l'altra un tempo fu possente e grande; / ma così regge il mondo la Fortuna. (p. XI-XII)
Io ebbi ardir raccomandarvi Nola, / che stava allor, come in catene servo: / ed ebbe alcun vigor la mia parola. (p. XII)

Le lagrime di s. Pietro – Citazioni

Gran Duce, che con lingua, e con man vaglia, / e abbia incontro essercito possente, / iI giorno destinato alla battaglia / non usò mai tant'arte con sua gente; / perché l'ingegne avverse ardita assaglia, / perché aspiri alla vittoria ardente / come 'l Signor, più giorni anzi che pera, / cercò disporre, e inanimir sua schiera. (22, Canto primo)
Farete con le lingue maggior frutto / voi sulla terra, che non fece il Sóle / unqua co i raggi; e si vedrà per tutto / non men l'opre ammirar, che le parole. / Oserete partirvi il mondo tutto / tra voi poveri miei, sì come suole / vil famiglia partir picciol terreno, / dappoi che il vecchio padre venne meno. (32, Canto primo)

A Paolo Manuzio

A Roma alla fontana di Trevi al giardino dell'Aragona, dove si stampan libri.
Oltre l'esser io di natura inclinatissimo ad amar generalmente tutte le persone virtuose et di fama, et a stimar in altri quel che non è in me, questi nomi Aldo et Manutio sempre sono stati così cari et onorati appo me; onde in quanto la S. V. richiederà per suo comodo, non pur non mi sarà, sicome scrive, noja, ma molta satisfattione. Et essendo io in Napoli ne' giorni adietro per alcune mie bisogne, ho ringratiato il nostro Passero, che egli m' habbia procurato sì bel guadagno, come è l'amicitia vostra in atto, chè in animo già era, sì che commandi securamente, che sarà amorevolmente ubbidita. (Di Gaeta, a' 23 di febraio del 62)
Sig. Mio. La bontà della S. V. è pur troppo grande, poiché sotto titolo di gratitudine usa meco tanti officii et segni d'amorevolezza, li quali non sono altro, né hanno altra fonte d'onde derivare, che sua pura et mera cortesia. Sia quel che si voglia, io mi glorio et mi rallegro di questa nova amicitia (nova in quanto alle dimostrationi esteriori, chè nell'animo sempre l'hebbi), più che di cosa prospera, che di molti anni m'avenisse, et ne ringratierò sempre il Passero, et più nel ringratierei, s'egli mi desse altre occasioni di far servitio a V. S., poiché da me stesso non le ho. (Di Gajeta, a' 27 di aprile del 62.)
Quel ch' io vorei hora si è che V. S. impetrasse da Sua Santità la spedition d'un breve, del quale io mando la sostantia, o d'un tale simile, tal che ad un tempo stesso io venissi ad esser assoluto et honorato. Et questo si vorebbe trattar senza metter la cosa in riputatione. Ho tanta fede nella bontà vostra, et nella volontà che '1 papa vi tiene meritamente, che tengo certo che se V. S. medesma cerca questa gratia senza tante cerimonie, l'ottenerà, et tanto più impiegandosi in persona d'un homo da bene... (Di Gaieta, a' 23 di settembre del 62)

I due pellegrini – Citazioni

ALCINO: Peregrino son io come tu sei / Ch'abborrendo Città di patrie genti / Trapasso di mia vita i giorni rei.
FILAUTO: Così cieco son io; / Poiché l'almo Sol mio qui non riluce: / Ma di sue nove luci ha il Cielo adorno / Facendo il breve giorno eterna notte...

La balia – Citazioni

Che porti Donna nove mesi, o diece / In ventre il parto; e poiché a luce è tratto, / Lo schifi, ed altra prendalo in sua vece. / Quando io penso a sì crudo, orribil atto; E che dai più miglior più s' abbia in uso, / Ne son per divenir rabbioso, o matto.
(p. 8)
Che al proprio figlio il petto altrui procacci / E'l suo gli chiuda e mandilo in disparte, / Par, che'n pensarvi il sangue mi si agghiacci. (p. 10)
Non fan pianeti prosperi, od avversi, / Ma il latte, l'alimento lor primiero, / Che può far buoni gli animi, e perversi. (p. 48)

Dicono di Luigi Tansillo

Il Tansillo, vissuto da fanciullo a corte, aveva conservato il pudore; cosa difficile sempre, difficilissima e quasi impossibile in quell'età di poeti cortigiani e scrocconi. Ed è bello il vedere il nostro poeta resistere alle tentazioni, ed ai suggerimenti di quello Pietro Bacci, che i contemporanei non si vergognarono di chiamare il divino; e di scusarsi quasi del non sapersi acconciare alla turpe usanza della scrocconeria.
Francesco Fiorentino
Le Rime pur risentendo l'efficacia della lirica petrarchesca, sono tra le più inspirate e le più sincere del tempo.
Vittorio Turri

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026