Frasi
Frasi di Marco Giusti
18 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Marco Giusti raccolte in un'unica pagina: 18 frasi, divise per libro e argomento.
Marco Giusti (critico cinematografico, saggista, autore televisivo e regista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Marco Giusti
Sia nella caduta che nel suo recupero successivo, Lilli, che conoscevo bene, era una persona di grande simpatia e di grande bellezza anche interiore, decisamente diversa da tante ragazze che avevano frequentato il magico mondo del cinema degli anni 70 e 80.
Lilli non ha mai sognato il grande cinema o Fellini, lo ha solo attraversato con una bellezza fuori misura e una grazia da angelo caduto che lo schermo di nessuna commedia sexy o di nessun hard è riuscito mai a rivelarci nella sua integrità.
Adorato da ogni giovane studioso di cinema, che cerca di scrivere il suo libretto sull'opera del maestro, poco considerato dai cinefili più oltranzisti che detestano i suoi eccessi creativi, non viene molto citato dai registi più giovani, che nemmeno lui sembra capire.
Rinchiuso da oltre trent'anni in Inghilterra, Stanley Kubrick si è come separato dal mondo, convinto di poter fare cinema e di poterlo controllare non spostandosi da casa, dai suoi cani e dai suoi gatti.
Non vola, ha paura degli aerei malgrado un brevetto di pilota e centosessanta ore di volo solitario su un monomotore leggero. Evita qualsiasi viaggio che vada oltre i trenta chilometri. Il suo autista non può andare oltre i 50 chilometri all'ora.
Amato o odiato, Stanley Kubrick è forse l'unico regista della vecchia generazione, quella di Orson Welles per intenderci, che è riuscito a fare esattamente ciò che voleva fare con il cinema in un sogno megalomane e solitario di onnipotenza.
[Lo spaghetti western] è una delle nostre strade essenziali, fatta anche per soldi, un po' coatta e romana – in un film risuonò un "Li mortacci..." non proprio da western – eppure fu la nostra Nouvelle Vague.
Welles era il suo idolo, non vedeva l'ora di incontrarlo, invece il set fu terribile. Welles lo chiamava "sporco cubano" e se gli chiedeva da che parte mettersi, rispondeva "dove ti pare, purché non veda la tua faccia".
Le donne nel western c'erano, ma non in primo piano. Con qualche regola. Le bionde, considerate fragili e delicate, in genere morivano al primo rullo. Più fortuna avevano le rosse e le more, prostitute da saloon oppure dalla parte dei cattivi. Erano più forti, resistevano, potevano morire anche alla fine del film.
[...] il cinema comico è contro il cinema d’arte, quello spettacolare. Far ridere con una scoreggia o una battuta è considerato di serie B.
Per conto mio significa vendersi un po' agli americani, alla rete, cedere le armi. È pure vero che il cinema è finito, quello è il futuro. Inutile fare guerra, quando sai che la perderai. Sono anni di cambiamento.
Stava molto sul cazzo prima, perché sbeffeggiava produttori e registi italiani, parlava troppo, diceva che facevano tutti schifo. Si metteva in una situazione antipatica. Per colpa sua, certo, ma un po' di ragione ce l'ha. Del resto riesce a girare film con budget minimi che vanno agli Oscar dimostrando che si possono fare. Ha avvalorato la tesi che il problema, in Italia, sono quelli che fanno il cinema a Roma. A parte rari casi è strano che non si riescano a fare film internazionali. Luca è riuscito – e in questo è stato fantastico – a fare pellicole internazionali con piccoli budget non legati solo all'Italia o, al massimo, alla Francia.
Film, serie tv, i tg e, quando mi voglio fare del male, i talk politici.
Troppo dark e nordica, rispetto all'idea che abbiamo noi da sempre del Mediterraneo che avvolge, terribile ma meraviglioso, assassino ma vitale, Ulisse e i suoi uomini.
Non mi preoccupa affatto che siano nere e gemelle la Clitennestra e Elena interpretate da Lupita Nyong'O, puro schiaffo woke alle follie Maga, ma la Calypso di Charlize Theron che rincoglionisce Ulisse con i fiori di loto per sette anni ha così poco del mondo di Omero. E non è tanto credibile.
Matt Damon come Ulisse è bravissimo, perfetto come gran soldato, genio militare, comandante della sua nave, ma non ha nulla della furbizia che avevano tanti Ulisse precedenti, da Kirk Douglas a Bekim Fehmiu. Non ha nulla di solare. È un Ulisse tormentato, che ha capito, con la caduta di Troia, col massacro dei troiani, che con quella guerra inutile il mondo civile sta finendo. [...] Cupo, disperato, è un altro Oppenheimer macerato da memorie che non vorrebbe ricordare, un altro Cavaliere Oscuro in lotta con un male che non può non trascinarsi dietro.
Come sta morendo il nostro Occidente di oggi, travolto da guerre e dalle follie dei maschi di potere dominanti. Perché l'"Odissea" di Nolan, che ha molto poco dell'"Odissea" di Omero, ammettiamolo, e dell'idea che noi bravi ragazzi cresciuti nei licei classici italiani negli anni '60 abbiamo dell'"Odissea", che abbiamo studiato e amato profondamente, è costruito interamente sul senso di colpa e sul rimorso che prova Ulisse per aver provocato tante morti, per aver perso tutti i suoi soldati, per non essere stato in grado di fermare Agamennone e Menelao dalla follia delle guerra e per trovarsi di fronte alla fine di una civiltà.
Nolan costruisce un film forte, coraggioso, di alto livello, davvero pieno di provocazioni, assolutamente personale, anche se un po' limitato proprio dalle troppe star che si trascina dietro.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026