Frasi
Frasi di Margherita di Valois
18 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Margherita di Valois raccolte in un'unica pagina: 18 frasi, divise per libro e argomento.
Margherita di Valois (regina consorte di Francia e Navarra). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Margherita di Valois
A Corte l'avversità è sempre sola, mentre la prosperità è in compagnia. (da Maria de' Medici, p. 65)
Io sono appassionata e tenace; / Vivo sino all'amore, amo sino alla morte. (da Maria de' Medici, p. 195)
Regina Margot – Citazioni
Trovai il suo letto circondato da trenta o quaranta ugonotti che non conoscevo perché ero sposata solo da pochi giorni. Per tutta la notte parlarono dell'incidente accorso all'ammiraglio e decisero che all'alba sarebbero corsi dal sovrano a pretendere giustizia contro il Signore di Guisa e che, se non l'avessero ottenuta, si sarebbero fatti giustizia con le proprie mani. […] Avevo sempre nel cuore le lacrime di mia sorella e non potevo dormire per l'apprensione in cui mi aveva gettata senza che ne conoscessi il motivo. E così trascorsi la notte senza chiudere occhio. […] In attesa che il re Carlo si desti, mio marito all'improvviso decide di andare a chiedergli giustizia. Esce dalla stanza e con lui i gentiluomini del suo seguito. Io, vedendo che era ormai giorno, e ritenendo che il pericolo cui si riferiva mia sorella fosse passato, vinta dal sonno dissi alla nutrice: "Chiudi la porta, in modo che io possa dormire tranquillamente".
Un'ora dopo, mentre ero profondamente addormentata sento battere dei colpi alla porta e un uomo che grida "Navarra! Navarra!". La nutrice, pensando che fosse il re mio marito corre sollecita alla porta. Era un gentiluomo, il signore di Léran, ferito a un gomito da un colpo di spada e da un colpo di alabarda al braccio. Era inseguito da quattro arcieri che si precipitarono dietro di lui nella stanza. Volendo salvarsi, Léran si getta nel mio letto. Io sentendo quest'uomo che mi aveva afferrato, mi precipito nell'alcova, e lui dietro di me, sempre tenendomi stretta per la vita. Non conoscevo quell'uomo, e non sapevo se era venuto per recarmi oltraggio, oppure se gli arcieri volevano fare del male a lui o a me. Gridavamo tutti e due, ed eravamo ambedue ugualmente terrorizzati. Infine, volle Iddio che sopraggiungesse il signor di Nançay, capitano delle guardie, il quale, trovandomi in quello stato, pur provando compassione per me, non riuscì a trattenersi dal ridere e si indignò tremendamente con gli arcieri per tanta indiscrezione, li fece uscire e affidò alla nostra benevolenza quel poveretto che mi stava aggrappato addosso. Lo feci condurre nel mio gabinetto dove fu messo a letto e medicato. Io mi cambiai la camicia, perché mi aveva sporcata di sangue.
Il signore di Nançay mi narrò quanto stava avvenendo, e mi assicurò che il re mio marito si trovava nella stanza del re e che non gli sarebbe occorso alcun male. E fattomi indossare un mantello da notte, mi condusse nella camera di mia sorella, la duchessa di Lorena, dove giunsi più morta che viva. Entrando nell'anticamera, le cui porte erano aperte, un gentiluomo di nome Bourse, fuggendo gli arcieri che lo inseguivano, fu trafitto con un'alabarda a tre passi da me. Io mi accasciai dall'altra parte, semisvenuta, tra le braccia del signore di Nançay, pensando che il colpo avesse trapassato anche noi due. Ripresami in parte, entrai nella cameretta dove dormiva mia sorella.
Dicono di Margherita di Valois
La fronte è alta, lo sguardo intelligente, la bocca ben disegnata, ma niente nei lineamenti arrotondati giustifica le enfatiche lodi. [...] Forse sono le maniere aggraziate («ses charmes») a far dimenticare la grossolanità del viso o a renderla trascurabile: basta che ella parli perché il suo garbo desti nelle donne l'ammirazione e negli uomini più concrete emozioni. È piccola di statura, tendenzialmente tarchiata come la madre, ma nessuno ci bada e in elaborate similitudini la paragonano ai miracoli della natura. Insomma, è un tipino sexy.
Questa donna bellissima, spiritosa, volubile e piena di sex-appeal, riempiva il marito di corna, o per meglio dire gli ricambiava quelle che lui le faceva. Ma nelle emergenze era sempre presente. Tuttavia tante ne fece che alla fine i due Enrichi – il marito e il fratello – decisero di comune accordo di confinarla in un castello. Essa lo ridussa a mezzo salotto, mezzo ad alcova, fu in corrispondenza con Montaigne, scrisse un libro di pettegolezzi autobiografici degno di un rotocalco moderno, ingrassò nel peccato, dopo la menopausa se ne pentì, si prese come cappellano Vincenzo da Paola, fondò un convento, e morì rimpianta da tutti.
Mia moglie non era che intelligenza, prudenza e cultura.
La Natura l'ha dotata di una passionalità così forte da renderla al tempo stesso candida e oscena.
Questa beltà più divina che umana è fatta più per perdere e dannare gli uomini che per salvarli.
Composta da nobili valenti e dame eccellenti, la corte di Navarra era tanto fiorente che, in ogni sorta di vantaggi naturali e acquisti, non si riteneva in nessun modo inferiore all'altra [quella francese]. Ma il piacere vi portò i vizi come fa il caldo con i serpenti. La regina di Navarra sbrigliò le fantasie e fece arrugginire le armi. Insegnò al re suo marito che quando era senza amore un cavaliere era senz'anima, e questo amore lei lo praticava apertamente, volendo con ciò mostrare che l'ammissione pubblica era un segno di virtù e che la segretezza era sinonimo di vizio. Il principe, incline alla compiacenza, imparò a essere amabile con gli spasimanti della moglie e lei ad essere amabile con le amanti del marito. (Théodore Agrippa d'Aubigné, riguardo la corte di Nérac "corrotta" da Margherita.)
È una bestia pericolosa.
L'ignominia fatta a noi da questa miserabile. (Enrico III di Francia)
Il tormento della mia vita terrena. (Caterina de' Medici)
È una donna libera, sa quel che vuole, e ha tutti gli uomini che desidera. (Giuseppe Giusto Scaligero)
Una donna capace di adattarsi alle circostanze. (Tallemant des Réaux, memorialista)
Morta Margherita di Francia! Addio alle delizie della Francia, al paradiso dei piaceri di Corte, allo splendore dei nostri giorni, ai giorni della bellezza, alla bellezza delle virtù, alla grazia dei gigli, al giglio delle principesse, alla regina delle grandezze, alla regina degli spiriti, allo spirito di avvedutezza, alla prudenza dei nobili, alla prudenza dei fiori, al fiore delle Margherite, al fiore di Francia. (Il vescovo de Grasse, durante l'omelia del servizio funebre di Margherita.)
La donna che muore di fronte al Louvre nel marzo 1615 è un personaggio già entrato nella leggenda. L'epoca la vuole così. Tutti i Grandi che sono riusciti a sopravvivere al caos di quarant'anni di guerre civili e che sono riusciti a tornare in primo piano alla fine dei «torbidi» passano per eroi. (Éliane Viennot)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026