Frasi
Frasi di Mario Caiano
12 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Mario Caiano raccolte in un'unica pagina: 12 frasi, divise per libro e argomento.
Mario Caiano (regista e sceneggiatore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Mario Caiano
Non ho mai amato la maggior parte dei miei film, anche se ho amato molto il mio lavoro.
Grieco poi è stato quello che mi ha insegnato tutto, un amico, un maestro e un esempio di come si sta sul set.
Il Segno del Coyote è andato male perché era una scopiazzatura sfacciata di Zorro.
Il nome del film si deve a Castellano e Pipolo, due amici con i quali ho collaborato senza problemi. Che il budget fosse superiore a quello di Leone non sono sicuro, mi sembra che fossero alla pari. Andammo insieme, Sergio e io, a Monaco a scegliere gli attori dei rispettivi film, lì conobbi Horst Frank, un Kinski più bravo e meno scemo. Palmara ha raccontato molte sciocchezze come, per esempio, che fosse stato lui a scegliere il ruolo nel mio film: probabilmente Sergio non si decideva, non era convinto e Mimmo voleva stringere. Ha raccontato pure di essere andato da Colombo, scontento dei giornalieri di Sergio, per convincerlo a non interrompere le riprese. Sciocchezze, Colombo non lo avrebbe nemmeno ricevuto. Ma si sa, gli attori…
Ho avuto una precoce attrazione per l’horror fin da quando, nel '43, durante le lunghe ore del coprifuoco, lessi d'un fiato i racconti de E. A. Poe.
Steffen era un bravo ragazzo, andava bene a cavallo ma amava la sua immagine riflessa dallo specchio sopra ogni altra cosa.
La storia dello specchietto deve essersela inventata Kinski, l'ho già letta da qualche parte e ha raccontato pure che l'ho inseguito sul set con un bastone. Non ho parole e non vale la pena cercarne.
Leonard Mann era un bravo ragazzo con una bella faccia ma senza personalità. Henry Silva un bravo attore e un gran signore. Brescia un onesto mestierante, lontanissimo dal mio mondo.
Non ho mai visto niente di Di Leo, perciò non mi sono ispirato a lui, so solo che è un bugiardo.
La storia di Nosferatu a Venezia è stata raccontata in tanti modi da chi non era presente sul set. Da qualche parte ho anche letto di specchietti e spazzole che Kinski mi avrebbe tirato contro!
Klaus si presentò sul set regolarmente e, come previsto, lavorammo a un suo primo piano. Ma allo stop non si fermò continuando a fare le sue consuete "facce". Rimasi incredulo.
Senza neppure salutarmi, Kinski e Caminito si rinchiusero nella roulotte per rimanerci tutta la mattina. Solo a quel punto capii lo stato delle cose: Caminito aveva promesso a Klaus, oltre a una Ferrari, di fargli dirigere il film. È chiaro che il peso dell’attore era maggiore del mio. Non mi rimase che salire in auto e tornare a casa.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026