Ritratto di Mario Sconcerti
Roberto Vicario · CC BY-SA 3.0

Frasi

Frasi di Mario Sconcerti

39 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Mario Sconcerti raccolte in un'unica pagina: 39 frasi, divise per libro e argomento.

Mario Sconcerti (giornalista e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Mario Sconcerti

La Juventus è una macchina straordinaria che ogni giorno fa salire a bordo quindici milioni di suoi tifosi.
Da Chiedilo a SuperMario - nr. 8, skylife.it, 8 gennaio 2007.
Credo che sia peggiore lo scandalo delle scommesse perché Calciopoli era molto focalizzato sulla Juventus. C'era anche il coinvolgimento di altre squadre ma era molto incentrato sulla Juve. Qui c'entra tutto il calcio, nemmeno solo il calcio italiano, e anche il calcio giovanile.
Citato in Sconcerti: "Calcioscommesse peggio di Calciopoli perché...", fcinter1908.it, 29 maggio 2012.
Feci da cronista i mondiali dell'82, ti chiedevi se fosse vero. Una persona incredibilmente squisita, era sempre un signore sia dentro il campo dove doveva anche intervenire duramente che fuori.
Citato in Mario Sconcerti: "Poche squadre superiori alla Juve in Europa, deve provare a vincere la coppa", tuttojuve.com, 3 settembre 2012.
Io credo che sia giusto che i giocatori della Juventus dell'epoca si difendano strenuamente, loro non sono mai stati tirati in ballo dato che a processo andarono la società e il medico sociale. L'abuso di farmaci, unica accusa rimasta in ballo ma fermata dalla prescrizione, non è doping. È una cosa che probabilmente facevano tutti all'epoca, stiamo parlando di integratori e cose del genere non ritenute dopanti. La cosa strana fu che come medico la Juventus di allora aveva Agricola, uno psichiatra, che somministrò degli psicofarmaci. Anche in questo caso, però, il doping non c'entra nulla.
Citato in Mario Sconcerti: "Messaggio al campionato, la Juve è vulnerabile. Zeman? È giusto che i giocatori di quella squadra si difendano", tuttojuve.com, 26 ottobre 2012.
Calciopoli ha fatto emergere nuove intercettazioni che hanno messo in seria difficoltà l'Inter. Non dimentichiamoci che i nerazzurri stanno utilizzando la prescrizione per evitare il deferimento con argomentazioni parecchio pesanti. Va ricordato che due colpevoli non fanno un innocente, se sia Juve che Inter sono riconosciute colpevoli non è che uno diventa automaticamente innocente. Quando Moggi e Facchetti telefonavano a Bergamo cosa volevano? Quando Facchetti telefonava a Bergamo e aveva certe risposte, l'avversario non era la Juve ma un altro danneggiato. Moratti deve stare attento a ciò che dice, lui faceva pedinare e intercettare l'arbitro De Santis. Se vuole non parlare del 2006 fa bene, perché i danneggiati non erano né la Juventus né l'Inter all'epoca. Quindi è meglio stare in silenzio.
Da un'intervista a Sky Sport 24, 29 ottobre 2012; citato in Alessandro Vignati, Mario Sconcerti: "Moratti è meglio che eviti di parlare del 2006. Quando Facchetti chiamava Bergamo e lui pedinava De Santis...", tuttojuve.
La Juve ha i migliori d'Europa, temo che Cristiano Ronaldo a Torino farebbe o il tornante o la riserva.
Citato in Sconcerti: «Cristiano Ronaldo nella Juventus fa panchina». Social scatenati, tuttosport.com, 10 maggio 2017.
La società è fondamentale, e la Juventus è un modello praticamente unico nel mondo. Non solo per anzianità di servizio dei proprietari, ma anche come modello: non è guidata dalla proprietà, ma da un membro della famiglia della proprietà [...]. Dal punto di vista del valore societario siamo venti-trent'anni avanti nel caso della Juve: non è una casualità che gli altri grandi club rivali della Juve abbiano la proprietà straniera [...]. A Torino c'è una dinastia di regnanti, che ha dimostrato di essere al di sopra di qualsiasi critica [...].
Da un intervento a TMW Radio, 28 luglio 2020; citato in TMW RADIO - Sconcerti: "Inter anti-Juve? Conte ha poche idee, e non si fida di chi non ha avuto", tuttomercatoweb.com, 28 luglio 2020.
Non discuto le colpe della Juve, quelle mi sembrano comunque dimostrate e accettate dalla stessa Juve. Ma è anche l'ora di ricordarsi che quelle colpe sono state pagate con due scudetti, la Serie B, con vasta penalizzazione e il disfacimento della squadra con danno economico non inferiore ai 500 milioni. Una punizione senza precedenti nella giustizia sportiva, e ora interamente scontata. Quindi prima di tutto rispetto. C'è stata colpa e c'è stata pena, finito. Se ora la Juve continua a chiedere spiegazioni è assolutamente nel suo diritto, ed è dovere dei tribunali dargliele. [...] Resta il fatto che lo scudetto è stato assegnato a una squadra che era arrivata terza. Ho sempre capito e condiviso il perché della punizione data alla Juve. Continuo a non capire il perché del premio dato all'Inter: quale è stato il suo merito? Se qualcuno ogni tanto non l'accetta resta ancora oggi comprensibile.
Da Un cappuccino con Sconcerti: troppa ironia sullo scudetto tolto alla Juve con Calciopoli, che meriti aveva l'Inter per prenderlo?, calciomercato.com, 9 marzo 2022.
Devo sottolineare che Haaland ha questa faccia un po' da sindrome down, cioè non ha una faccia normalissima.
Citato in Mario Sconcerti: "Haaland ha una faccia da sindrome down, non è normalissima". Poi le scuse, repubblica.it, 8 ottobre 2022.

Corriere della Sera

Nel calcio gli slogan diventano ideologie, basta siano verosimili per essere creduti.
Da Due pregiudizi italiani impegnati a ritrovare la via del calcio, Corriere della Sera, 4 novembre 2007, p. 46.
La Juve è l'unica squadra nazionale, esattamente come la FIAT è stata l'unica industria nazionale.
Da Anche la storia gioca con la Juventus, Corriere della Sera, 26 aprile 2012, p. 51.
Niente di male mettersi la terza stella se però se ne ha completo diritto. Se cioè si sono vinti a tutti gli effetti, trenta scudetti. Non cambia lo spirito rispetto a quando se ne sono vinti dieci o venti. Il punto è: la Juventus ha vinto trenta scudetti? La risposta è no. È vero che la Juve ha vinto trenta scudetti, ma è anche vero che per sleatà sportiva e illecito strutturale, due le sono stati tolti con sentenza definitiva emessa da tutti i gradi della giustizia sportiva. Quindi la Juve ne ha certamente vinti trenta, ma ne può esibire pubblicamente 28. I due che mancano non potranno mai essere riconosciuti. È come non li avesse vinti, tanto che uno è stato assegnato a un'altra squadra.
Da Juventus, terza stella sì o no?, corriere.it, 7 maggio 2012.
Inutile giocare con la retorica, questo non è uno scudetto qualsiasi. Primo perché la Juventus non era favorita, era anzi sconosciuta a questi livelli. Secondo perché la Juve non vince adesso, ma si riappropria di un posto che è sempre stato suo negli ultimi 90 anni. [...] Va preso questo successo come un successo dell'intero calcio italiano. La mancanza della Juve ha indebolito tutti. Al sesto anno fuori da Calciopoli, il nostro calcio è arrivato esausto, non competitivo. La Juve era il riferimento. La sua assenza ha deciso una vacanza da tutti i doveri, compresi quelli di bilancio e dell'investimento. Senza la Juve tutti hanno potuto far finta di essere grandi. Ora finalmente si torna a giocare. Non esiste mediazione. Questa è l'arte del calcio, inutile confonderla con il commercio. La Juve adesso annuncia che il calcio italiano si ricompone, torna automaticamente vero. Da domani chi vuole vincere dovrà tornare a investire senza camuffamenti.
Da Il capolavoro di un tecnico con un'idea fissa, corriere.it, 7 maggio 2012.
[...] Claudio Ranieri, che nessuno ha mai ignorato, ma pochi hanno amato per quello che era diventato, un formidabile maestro di calcio normale.
Da «Io parlo poco di tattica, voi correte» Così Ranieri è in vetta con il Leicester, corriere.it, 7 febbraio 2016.
[...] alla fine vince sempre la Juve [...] perché da novant'anni ha la stessa proprietà, la stessa famiglia alla guida, quindi una grande esperienza e un portafoglio in grado di sopportare i tempi. La continuità migliora tutti e non lascia alibi ai giocatori. Sei in mezzo al meglio e te lo devi meritare. Questo spiega perché quasi qualunque giocatore, anche il più eccentrico, diventi alla Juve qualcosa di diverso, improvvisamente placato e saggio. Perché oltre la Juve non c'è niente, se non te ne accorgi non sei da Juve. [...] Non ha una città alle spalle, una piazza che chieda continuamente spiegazioni. Ha il sentimento algido di una grande azienda, si può far solo quello che serve, senza dare spiegazioni al popolo. [...] La Juve è sempre presente, ma lontana, nessuno arriva a toccarla. [...] La Juve, in sostanza, è l'unica società più forte della propria gente.
Da Juve, semplice e pratica ma moderna per le qualità di gente come Pogba e Dybala, Bonucci e Buffon, corriere.it, 25 aprile 2016.
Nelle reazioni di rimbalzo, la morte di Astori ha soprattutto restituito un'anima unica alla città che per dividersi era quasi diventata cattiva con se stessa. [...] Astori è riuscito in questa pazza alchimia, dare a un'intera città una voce sola, per ricominciare. Non è un problema immane per il calcio, lo è per Firenze, una città del mondo che non sa più collocarsi, aspetta gli altri per vivere. Astori le ha detto che esiste comunque. Una fantasia dolorosa di cui lui sarà senz'altro orgoglioso, dovunque sia adesso.
Da un editoriale sul Corriere della Sera, citato in Astori, l'editoriale di Sconcerti: "Ha restituito un'anima unica ad una Firenze divisa", violanews.com, 5 marzo 2018.
Il calcio femminile ha un Dio diverso, non minore, è un altro Dio. La cosa da ottenere è far diventare sempre più femminile il calcio femminile, che ha la circolarità come base, il gesto tecnico, il coraggio, la sincerità delle donne, la loro generosità.
Da un editoriale sul Corriere della Sera; citato in Sconcerti: "Il calcio femminile ha un Dio diverso, non minore, è un altro Dio", ilnapolista.it, 10 giugno 2019.
Mi sono svegliato con il telefono pieno di messaggi contro. Quando ho capito perché, ho capito anche che avevo sbagliato. Involontariamente, perché stavo celebrando Haaland, ma l'espressione era infelice. Se tanta gente si è sentita offesa, è evidente che l'errore c'è. Non era mia intenzione, mi spiace. È la conferma che anche quando hai tanti anni di parole alle spalle, non si finisce mai di trovare quelle giuste per dire quello che davvero si vuole.
Sconcerti, Haaland e quella frase sbagliata: le scuse, corriere.it, 8 ottobre 2022.
È stato molto diverso dal primo questo secondo scudetto di Conte. Intanto molti più punti di distacco, l'anno scorso [...] ci fu un sorpasso quasi alla fine. Ora si festeggia addirittura con tre partite di anticipo. Poi una maggior sicurezza: la Juve è stata sempre in testa dalla prima giornata ed ha subito avuto distacchi importanti. [...] È stato in sintesi uno dei campionati più tranquilli della storia del calcio. Questo perché il Milan è scomparso subito, ha saputo rimontare poi su molte squadre, ma non su Juventus e Napoli. Quasi subito è scomparsa la Roma. L'Inter si è fermata [...] quando era arrivata a un punto dalla Juve. [...] Capita che una grande squadra sbagli stagione, decisamente strano è che a sbagliare campionato siano state entrambi le squadre milanesi. La Juve ha sfruttato in sostanza la grande autostrada che hanno finito per prepararle le avversarie. Questo nonostante sia stata anche una stagione di sconfitte [...] e [...] nessuno dei suoi giocatori sia riuscito ad arrivare in doppia cifra nei gol dopo le 34 partite che le hanno in pratica dato lo scudetto.
Credo che il giocatore più importante della Juve sia stato questa volta Arturo Vidal. È un centrocampista diverso perché completo. Sa difendere e attaccare, sa dribblare e tirare in porta. Un giocatore di assoluto valore europeo che da noi è stato forse sottovalutato per la presenza al suo fianco di un fuoriclasse come Pirlo.
Sono [...] mancati quasi tutti gli attaccanti. [...] Matri e Quagliarella hanno fatto il loro compito, ma sono stati messi uno contro l'altro finendo per giocare pochi spezzoni di partita per volta. [...] Qualcosa in più ha dato Giovinco [...]. La sua velocità, la rapidità di dribbling ed esecuzione lo rende spesso un giocatore importante se non decisivo. Ma scompare in campo internazionale dove il calcio diventa subito molto più fisico. Nessuno di questi tre attaccanti ha dimostrato di avere la stoffa e la resistenza per essere un titolare fisso. L'unico è stato Vucinic, con i suoi tempi e le sue piccole magagne fisiche [...]. Vucinic è un fuoriclasse pigro. Avrebbe l'estro e il senso del gioco di Van Persie. Gli manca lo stesso senso del gol. [...] Questo fa di questa splendida Juve una squadra facilmente migliorabile.
Zoff era un friulano introverso, comandava quasi con i gesti, scuotendo la testa. È stato uno degli ultimi portieri «normali», dopo di lui il ruolo si è trasformato in una strada per super uomini, dieci chili e dieci centimetri in più.
[...] per me il più forte difensore che ci sia stato. Sbagliò davvero un solo stacco di testa, nella finale mondiale del 1970, ma stava marcando Pelè.
[...] il difensore più completo, tecnica da fantasista e senso del gioco.
Benetti era un giocatore duro, completo. Uno strano tipo di cattivo. Non era scorretto, prendeva e dava, solo che il suo temperamento gli permetteva di dare molto più che prendere.
Il padre di Sandro era la vera differenza del Grande Torino. Faceva tutto, segnava, correva, comandava.
Tardelli è più ricordato per l'urlo che per il gioco. Eppure è stato fondamentale per l'Italia e la Juve. Era lui il primo mattone di tutto. Una volta, a Barcellona, nel mitico 1982, siamo finiti tutti e due in prima pagina per una lite chiusasi a un soffio dalla rissa. Meglio così, credo che ne avrei prese.
Quando lo vedeva partire, Burgnich diceva che gli sembrava di sentire il rumore di un popolo che migrava. Fortissimo e appena squilibrato nella corsa e nell'acrobazia. Questo gli dava un anticipo quasi incomprensibile sugli avversari, ma lo ha portato anche a infortuni gravi. Era chiuso e indipendente, fumava anche davanti all'allenatore. A me giovane cronista metteva una forte soggezione.
Gli infortuni gravi lo hanno sempre fatto vivere col dolore ai ginocchi. I suoi allenatori scambiavano il male per pigrizia e poche volte lo hanno amato. Questo ha portato all'assurdo di un fuoriclasse passato da una squadra all'altra.

Guerin Sportivo

Bearzot coltivava il culto di una psicologia assediata, più nemici erano intorno [...] e più all'interno si cementava il gruppo. [...] Era passionale e colto, pieno di quegli spazi dell'anima che devono essere riempiti di battaglie. O aveva nemici o se li andava a cercare.
La grande lezione di Spagna '82, dalla rubrica Zapping; Guerin Sportivo nº 29 (904), 15-21 luglio 1992, p. 113.
Che siano superbi è vero, ma con lentezza. Nel senso che non la impongono, la vivono con estremo orgoglio, ma hanno un senso misurato della loro pensata superiorità. Hanno cioè l'arroganza di non chiedere niente perché chi non li cerca non li merita. Questo trasforma la città in un piccolo, continuo bunker all'interno del quale poco si muove, anche nei sentimenti.
Credo sia un popolo sobrio, misurato, attaccatissimo al suo mare ed alle sue strisce di cemento, abituato a farsi sempre più in là [...] per la necessità quasi fisica di adattarsi a tutto pur di rimanere nell'angolo di frontiera in cui è nato. È gente però che oltre il grande elogio della lentezza che rappresenta il suo modo di vivere, porta dentro orizzonti vasti come forse nessuno in Italia. Genova ha sempre trovato più comodo e spontaneo partire per l'America che per il suo convulso, strettissimo entroterra.
Qui l'eccesso vive con lenta armonia insieme alla più spudorata e dolorosa moderazione. Credo sia per questa sua fatica di conciliare tratti di personalità così lontani che il genovese risulti poi molto spesso geniale. Nel suo modo dondolante è sempre un trasgressivo, nel niente come nel troppo.
Credo sia giusto definire diverso il derby di Genova. Per le caratteristiche di questa gente e per le dimensioni della città. Derby nel resto d'Italia significa metropoli, città che hanno bisogno di due squadre. Genova ha 650 mila abitanti: tutta la Liguria un milione e seicentomila, più o meno come otto quartieri di Roma. Già una sola squadra troverebbe difficile avere destini diversi da quelli di squadre di altre città tipo Firenze, Bologna, Bari. Averne due significa veramente soffrire e lottare il doppio, doversi continuamente reinventare. [...] Ma in una città a misura come questa, non dispersa, il derby significa scontro di quartieri, palio immaginifico e crudele, piccolo porta a porta del confronto a cui non ci si può sottrarre. È un colossale richiamo continuo al dovere della sfida. A Roma dopo lo stadio ci si disperde. A Genova si batte comunque gli uni contro gli altri, scomparire è impossibile. E l'odio è veramente profondo.
Il mare non ha la forza dell'inverno e non ancora la fissità dell'estate. La barca sbanda, ma si fa tenere. Ci arriva in faccia lo scirocco umido e caldo di tutta la terra che ha passato dal Sahara fino a questa darsena ordinata, ormai impaziente di una nuova stagione. L'odore di maggio per Viareggio è l'odore di un'abbondanza che si annuncia. Le strade, le case, le pinete sembrano gonfiarsi nell'attesa della gente.
[...] noi fiorentini detestiamo inconsciamente quelli di Viareggio perché d'estate da decenni portano a letto le nostre mogli. È possibile. Viareggio per noi laggiù della città umida e calda è sempre stata la porta della carne. Da ragazzi si partiva vestiti e si buttava al vento la giacca, il golf, la camicia, via via che ci si avvicinava al mare. Viareggio era il confine dei corpi, del possibile. Nelle sue notti, sulle sue spiagge, fra i suoi profumi di pino, si bruciavano educazioni sentimentali che indirizzavano la vita di generazioni e generazioni.
Il calcio è una malattia che ha bisogno di slogan. Se trovi lo slogan, hai l'impressione di aver risolto il problema.
Doni sta forse costruendo un modo nuovo di essere fantasista. Più defilato verso l'esterno del campo, ma ancora nel cuore del gioco. Sempre molto morbido, ma anche un po' incontrista. Un fantasista che non tira indietro il piede.

Dicono di Mario Sconcerti

Arrivare al limite, senza superarlo. Dove quel limite sta per remora, piccola vergogna. Era una delle modalità di scrittura di Mario Sconcerti, quasi una sua regola non scritta. Sconcerti si portava sulla soglia dell'imbarazzo e si fermava lì, mettendosi a giocare con l'effetto prodotto dalla sua prosa. Provocatorio nella misura in cui ciò che scriveva determinava un dibattito. Era un fuoriclasse nel girare intorno ai fatti narrati, come uno squalo senza denti, per poi toccarli con la coda. Senza cattiveria, ma spaventando per il solo motivo di essersi portato sull'argomento con la consueta precisione, sicurezza, essenzialità.
Alessandro Bonan

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026