Frasi
Frasi di Max Frisch
25 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 25 frasi di Max Frisch: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Max Frisch (scrittore e architetto svizzero). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Max Frisch
All'inizio, devo ammetterlo, era divertente. Le mie mani, dicono, sono come una bacchetta del rabdomante; trovano alla fonte del desiderio ciò he il marito in dieci anni non è mai riuscito a trovare.
Escursione a Calascio in compagnia di alcuni amici, per un'ora e mezzo percorriamo un sentiero ben tenuto: è tutto in salita, e a me viene il fiatone. Forse per colpa del caldo, e poi la grappa di ieri notte. Tutto sotto controllo, eccome, non occorre che gli altri si fermino ad aspettarmi, e neppure ho bisogno di una pausa, no. Solo: non parlo assolutamente e sento ben poco, eccetto il cuore...
Quel che altrimenti può ancora diminuire: l'ambizione. La pazienza nel sopportare i ricordi. Il pentimento. E così via.
Hai ragione: la plebaglia rossa che alzava il pugno chiuso appartiene al passato. Quelli che oggi fanno ressa e si annoiano sotto i portici di Locarno sono vestiti nel migliore dei modi. Non capisco perché continuino a guardare le vetrine a bocca aperta. Hanno già tutto. Davanti a ogni cosa che viene loro offerta. [...] La loro miseria è il potere d'acquisto senza grandi ideali, l'essere rimbambiti dalla merce; e le loro vacanze le passano alle dipendenze della nostra crescita economica.
Il villaggio, che dista dal confine pochi chilometri, ha 82 abitanti, che parlano italiano; non ha un ristorante e neppure un bar, perché non è situato sulla strada della valle, ma in disparte. Chiunque venga dalle città dice subito: Che aria! – poi, con una certa apprensione – E che silenzio! Il terreno è ripido: terrazze coi solidi muretti a secco, castagni, un fico che ha la vita dura, giungla di more, due grossi noci, cardi ecc. Bisogna guardarsi dai serpenti. Quando Alfred Andersch, che abita qui ormai da anni, attirò la nostra attenzione sul piccolo podere, l'edificio era diroccato, una vecchia casa di contadini dalle spesse mura e con una stalla a forma di torre che ora si chiama Studio, il tutto ricoperto di granito.
La valle (Val Onsernone) è senza fondo, ma nel centro ha una gola profonda e selvaggia in cui non siamo ancora mai discesi; le sue pareti boscose, più in alto rocciose e con gli anni probabilmente noiose. D'inverno mi piace di più. La popolazione indigena viveva un tempo intrecciando la paglia, finché all'improvviso comparvero sul mercato di Milano i canestri, i cappelli e le borse di produzione giapponese; da quel giorno è una valle in impoverimento.
Le nostre dimore non sono così vicine da fare in modo che uno senta la macchina da scrivere dell'altro, però non sono nemmeno così lontane da fare in modo che io, quando esco dal mio studio, non avverta la laboriosità dei vicini che scrivono e dipingono in questa valle che tutto sommato è una valle tranquilla, dove in passato anche Tucholsky e Silone hanno trovato rifugio e hanno lavorato. Una valle verde, boscosa come nell'età della pietra. Confederazione e cantone fanno di tutto perché non muoia: autopostale tre volte al giorno, un lago artificiale non è previsto. In estate, di notte, si vedono le stelle cadenti o si sente una civetta.
Volevamo braccia, sono arrivati uomini.
Diario d'antepace
Chi non si occupa di politica, ha già preso quella decisione politica che voleva risparmiarsi: serve il partito al potere.
Colui che è affamato non ha scelta. Il suo spirito non proviene da dove lui vorrebbe, ma viene dalla fame.
Tolleranza è sempre indice di potere sicuro; quando si sente in pericolo, nasce sempre la pretesa di essere assoluto; nasce dunque la falsità, il diritto divino del mio privilegio, l'inquisizione.
Frasi da «Homo Faber»
Ogni apparecchio può guastarsi una volta o l'altra; quel che mi innervosisce è di non sapere il perché.
Per il solo fatto che parliamo del probabile, anche l'improbabile vi è sempre già incluso, e precisamente in quanto caso limite del possibile, e quando capita che avvenga, questo improbabile, non c'è per noi nessun motivo di meraviglia, di commozione, di mistificazione.
Tecnica come trucco [...] per sistemare il mondo così che non dobbiamo viverlo concretamente.
Una donna che è capace, prima di vestirsi, di cambiar posto ai fiori nel vaso e intanto di parlare dell'amore e del matrimonio, questo nessun uomo lo sopporta, credo, a meno che non sia un ipocrita.
L'uomo nell'Olocene
La donna della posta, che in fin dei conti dovrebbe saperlo, si limita a confermare che la corriera postale non viaggia, e intanto, crucciata come sempre, sta al piccolo sportello nei consueti orari di apertura e vende francobolli, accetta anche pacchi per deporli senza fretta sulla bilancia, quindi timbrarli. (p. 3)
Una cupa osteria, quando non ci si può sedere all'aperto, e i discorsi di quelle due o tre persone ai tavoli non sono novità [...]. I giovanotti locali, che non possono scendere a valle per lavorare, evidentemente fanno strepitare tutto il giorno questo calcetto da tavolo. (I giovanotti hanno il loro fragoroso passatempo; l'erosione che avviene fuori non li preoccupa neanche un po'). (p. 31)
D'inverno, quando nevica è una valle nera. Nero l'asfalto tra le zolle di neve spazzata di lato. Nere le orme nella neve bagnata, quando fonde, e nero il granito bagnato. Neve tonfa dai fili; i fili sono neri. Neve nei boschi, neve sul suolo e sui rami, ma i tronchi sono neri. Anche sui tetti c'è neve; neri i comignoli. Soltanto la corriera postale resta gialla; viaggia con le catene, le tracce sono nere. (p. 41)
La valle ha un'unica strada, che è tutta curve, ma provvista quasi ovunque di un parapetto di ferro; una strada stretta ma accettabile, che fa paura solo agli stranieri, specialmente gli olandesi. Gli incidenti dall'esito mortale sono più rari di quanto ci si aspetterebbe alla prima visione di questa strada. La continua veduta nei burroni da una parte, la roccia a spigoli vivi dall'altra, l'intuizione che il parapetto di ferro non potrebbe trattenere una macchina, rendono gli autisti vigili e prudenti. Dove non passano due macchine affiancate, l'autista che viene da sopra deve fare marcia indietro finché riesce a cedere il passo. (p. 43)
In fondo alla valle, dove la strada finisce, stanno le guardie confinarie italiane nella loro uniforme, ragazzi di Palermo e Messina, le mani in tasca, lieti quando un taglialegna o un pescatore sportivo si ferma a chiacchierare con loro. Attualmente neanche il contrabbando per montagne impervie vale la pena. (p. 47)
Ci sono cave di pietra in fondo alla valle, di tanto in tanto un'esplosione, una serie di esplosioni, poi una nuvola di polvere sopra il bosco; più tardi gli autocarri, carichi di quadroni o di lastre, scendono a valle. (p. 47)
Di sotto sull'Isorno, sarebbe scomparso anche il vecchio ponte, sicché la mulattiera che c'era prima sarebbe, a sua volta interrotta, un'arcata da roccia a roccia e almeno dieci metri sopra il torrente, una costruzione che ha tenuto per secoli; probabilmente la stretta gola si è riempita di tronchi che hanno ostruito le acque. (p. 53)
Stiller
A Genova splendeva già il sole. Molto stanco, in verità, così che più di tutto avrebbe desiderato sedersi sui gradini come un mendicante, Rolf si trovò sotto i portici della stazione, un signore senza bagaglio, in compenso con un inutile cappotto sul braccio, con la barba lunga anche, guardava il traffico con il suo baccano di clacson, con lo sferragliare dei tram cigolanti nelle fenditure d'ombra di stretti vicoli, con frotte di gente che pareva avere tutta una meta; e questa era dunque Genova. (p. 193; 1980)
Passarono con la barca sopra una nave da carico affondata; le lastre di ferro ricoperte di alghe affioravano minacciose da quelle sporche profondità. In lontananza echeggiava il martellare nei cantieri. [...] Di tanto in tanto si udiva l'urlo di una sirena, smorzato dal vento e frantumato dalla eco e non si capiva da dove venisse e perché; nessuna delle grosse navi pareva veramente sul punto di partire. Faceva caldo. Vapori azzurri, puzzolenti incombevano sopra le acque del porto. Soltanto una sudicia barca da pesca passò crepitando e le boe ondeggiarono, le catene ammuffite che si perdevano sinistramente in quella torbida profondità. Passarono così davanti ai moli e ai docks, legno e pietra, tutto annerito di fuliggine e di olio. [...] Qua e là riluceva la pancia di un pesce morto, biancheria di marinai, una voce che cantava nell'interno di una cabina, tutto c'era, quello che un giro del porto può offrire, persino una nave da guerra grigia, con i cannoni incappucciati di tela, montagne di carbone con sopra gabbiani bianchi, in lontananza la città accatastata sul pendio, Genova, già quasi nuovamente irreale... (pp. 194-195; 1980)
Proprio le storie che deludono, che non hanno una vera conclusione e quindi non un vero senso, suonano autentiche, aderenti alla vita. (2018)
Si può raccontare tutto, all'infuori della propria vita reale; è questa impossibilità che ci condanna a rimanere identici all'immagine che i nostri compagni di viaggio si fanno di noi e ci rimandano. (2018)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026