Frasi
Frasi di Michele Amari
8 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 8 frasi di Michele Amari: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Michele Amari (storico, politico e arabista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Michele Amari
[...] ingegno di eletta tempra italiana, se alcuno ne fu mai, mente vasta, ordinata, lucidissima, ricca di scienza, Scinà matematico, fisico, istoriografo di molta vaglia, e buon cittadino se avesse disprezzato meno gli uomini.
Io al par che La Farina ed altri Siciliani cooperai in quel tempo con Mazzini a patto espresso che non si turbasse in alcun modo il Piemonte dov’era libertà costituzionale a un re che si mantenea fedele alla causa italiana.
Io conobbi in viso per la prima volta, ei mi disse tra le altre cose che l’Italia allora era più libera degli Stati Uniti d’America e si dava un governo che più gli piacea.
Non so esprimere abbastanza la meraviglia e la rabbia che mi fa questo paese. Dall’apice in cui si credeano, altezza certo in cui erano dalla riputazione di uomini valorosi, generosi e liberi, sono caduti in fondo di un fango bruttissimo. L’usurpatore è assoluto e confermato da 7 milioni e più di voti.
La guerra del Vespro Siciliano – Citazioni
Delle coscienze non saprei dire: forse molti come me amavano la repubblica in fondo del cuore, vagheggiavano un modo qualunque di unione tra gli Stali italiani; forse alcuni ci aveano più fede di me; ma niuno dissentiva dal partito di cominciare la rivoluzione nel modo che parea più pratico. (in prefazione. p. VII, a La guerra del Vespro Siciliano, Felice Le Monnier, Firenze 1851)
Intanto per ogni luogo infuriava la strage; né posò per la notte soppraggiunta; e rincrudì la dimane; e l'ultrice rabbia non pure si spense, ma il sangue nemico fu che mancolle. (p. 119)
Questa carnificina di tutti gli uomini d'una favella, questi esecrabili atti di crudeltà, fean registrare il vespro siciliano tra i più strepitosi misfatti di popolo. (pp. 120 sg.)
Storia dei musulmani di Sicilia – Citazioni
Tra tanta penuria [di studi orientalistici], piombò in Palermo il maltese Giuseppe Vella, frate cappellano dell'Ordine Gerosolimitano, il quale con quel suo dialetto mescolato d'arabico corrotto e di pessimo italiano, potea comprender tanto dell'idioma degli Arabi, quanto un contadino di Roma intenderebbe Cicerone o Tito Livio senza avere mai studiato il latino; e, per giunta, il Vella ignorava i caratteri, né li apprese che a capo di parecchi anni, da uno schiavo musulmano che vivea in Palermo. Digiuno d'ogni erudizione, ma furbo, baldanzoso, sfacciato, ciarlatano che testè facea mestier di dare i numeri del lotto, il Vella aprì nuova bottega: fabbricò due codici diplomatici in arabico, dicea, ma ne mostrava la sola versione italiana; dei quali il primo intitolò "Consiglio di Sicilia", e vi finse il carteggio degli emiri dell'isola coi principi aghlabiti e fatimiti d'Affrica; il secondo, "Consiglio d'Egitto", e lo disse raccolta delle lettere dei principi normanni di Sicilia, i quali, per passatempo, raccontassero tutte le faccende di casa loro ai moribondi califi fatimiti d'Egitto. (pp. 8-9)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026