Frasi
Frasi di Mogol
26 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Mogol raccolte in un'unica pagina: 26 frasi, divise per libro e argomento.
Mogol (autore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Mogol
Lucio colpisce solo esistendo. Non faceva nulla per colpire, anche da solo con la chitarra.
La gente se lo ricorda, passano gli anni e lui diventa importante. È un'alchimia, è indecifrabile veramente, secondo me è la sua libertà d'artista, la sua non appartenenza a nessun codice.
Nel mondo della musica è passato come la primavera, velocissimo...
Fra noi c'era una grandissima stima reciproca, una stima esagerata. Io pensavo che lui fosse un musicista straordinario, lui pensava che io fossi un grande poeta.
Se alcune sue canzoni sono ancora vive, questa è la prova del nove. Voglio dire, sono canzoni adatte ad ogni tempo, ad ogni era, ad ogni stagione.
Credo che in tutti noi ci sia un po' di Dio. Nei bambini ce n'è di più.
Era un artista generoso. Aveva una gentilezza d'animo e una sensibilità eccezionale, come ha potuto vedere tutta l'Italia quando si è sentito male sul palco. Era un lucano Doc, un artista diverso con una unicità particolare non rintracciabile anche in altri grandi artisti.
Se tu ascolti adesso i dischi di Mango, ti accorgi che lui è un numero uno mondiale.
Lucio era un "testone", un perfezionista maniacale: studiava 8-9 ore al giorno. Come tutti i veri geni, sapeva che il talento non porta da nessuna parte se non è accompagnato dalla volontà di migliorarsi sempre.
[...] lui , a differenza di me, non era affatto uno sportivo. Eppure una volta mi invitò al mare, indossò una muta e salì su un windsurf. In un baleno, lo vidi diventare un puntino tra onde enormi. Lui era così: quando decideva di imparare qualcosa, diventava un esperto.
Nei suoi ultimi giorni, quando era in ospedale, gli scrissi una lettera, affidandola a un'infermiera. Diceva: "Caro Lucio, spero che i giornali esagerino come sempre, però se hai bisogno io sono qui". Non seppi se l'aveva ricevuta oppure no fino a dieci anni dopo, quando scoprii che un medico gliel'aveva consegnata. Vide Lucio, in uno dei suoi ultimi momenti di lucidità, leggerla e poi mettersi a piangere.
Cerco di capire il testo che è dentro la musica, ho sempre fatto così. E ho sempre fatto riferimento ai ricordi reali: "Il carretto passava e quell'uomo gridava: gelati" è la mia infanzia. Ero bambino e ogni dieci giorni passava il gelataio, io correvo dalla mamma a chiederle 10 lire ma sapevo che dopo una certa data i soldi non c'erano più, neanche per me.
È rimasto sempre lo stesso, erano le canzoni a cambiare. Lucio era costante, tranquillo, sereno, studiava i più grandi, da Otis Redding a Frank Zappa. Nessuno aveva neanche la metà delle sue conoscenze musicali.
Negli anni Settanta fecero piangere De Gregori quando lo accusarono, lui di sinistra, di essere uno sporco miliardario. E il '68 era stato una follia: o eri falce e martello, Mao o eri un fascista. Gli dissi: "Non andare più in giro, finiranno per sputarti addosso, meglio stare a casa che essere contestato nei concerti".
Noi ci trovavamo per scrivere insieme, una volta all'anno, lavoravamo per una settimana e il disco era finito.
Se vedo nella musica attuale qualche suo erede? Come scriveva Lucio lo faceva solo lui. Era unico. Come Mango scriveva da Mango, Lucio Dalla da Lucio Dalla, non ci sono eredi di questi artisti. C'è sicuramente chi scrive bene, ma non è certo ai livelli di questi compositori.
Nella musica di oggi ne sento pochi di ideali, mi rifaccio ad alcuni degli ultimi nostri corsi , ho notato che c'è il gelo. Nella musica di oggi è subentrata una forma anche di individualismo, non splende più il sole... Parla di violenza, droghe, soldi? Questo ho avuto modo di accertarlo anche nella mia scuola, non c'è più un discorso basato sul sentimento, solare. Si punta molto sull'individualismo, sul gelo. Questo è un fatto preoccupante.
Collaborazioni
Lucio Battisti
Adriano Celentano
Riccardo Cocciante
Dalla Morandi
Nico Fidenco
Rino Gaetano
Anna Tatangelo
Zucchero Fornaciari
Dicono di Mogol
I suoi sermoni mi sono sempre piaciuti, lui la pensa veramente così. Vive nel suo mondo. In studio decide tutto lui. Alle prove si metteva sulla sedia a dondolo e pensava... Nessuno osava disturbarlo. A volte si addormentava.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026