Ritratto di Moni Ovadia
Filippo Caranti aka Terrasque · CC BY-SA 3.0

Frasi

Frasi di Moni Ovadia

49 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Moni Ovadia raccolte in un'unica pagina: 49 frasi, divise per libro e argomento.

Moni Ovadia (attore teatrale, drammaturgo e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Moni Ovadia

Brancaccio è immune da ogni pregiudiziale ideologica, il suo argomentare è di un nitore stringente che smaschera ogni retorica, sia nei suoi saggi, sia nei confronti di cui è composta una parte importante di questo libro. Ritengo che dovrebbero leggerlo tutti coloro il cui cuore batte realmente a sinistra e anche coloro che non siano formati a quei valori ma che pratichino l'imperativo etico universale dell'onestà intellettuale. Aggiungerei anche quei lettori che non hanno praticato frequentazioni con il pensiero economico perché possono trarre ammaestramenti inaspettati intorno a questioni come l'uguaglianza, l'equità e la libertà. [...] Se fossi sufficientemente competente e capace e non solo entusiasta, mi piacerebbe scrivere un saggio sull'economista Emiliano Brancaccio, perché finalmente una sinistra degna di questo nome che volesse non solo rifondarsi, bensì risorgere, può contare su un grande teorico che mette a disposizione gli strumenti politico-economici per una simile rinascita progettando un'uscita dal capitalismo.
Da Non sarà un pranzo di gala»: come uscire dal capitalismo, volerelaluna.it, 30 novembre 2020.
Con Noè, uomo giusto sopravvissuto alla distruzione, [fu] stipulato un nuovo patto, con il quale la specie umana [perse] il privilegio del vegetarianesimo e [fu] degradata all'alimentazione carnivora, marchio d'infamia per la sua incorreggibile aggressività. [...] Non esiste alcuna benedizione da recitare per la carne o il pesce, mentre è prevista per il pane, i dolci, il vino, la frutta e la verdura. Questo elenco di delizie e di alimenti vitali ci fa capire come non vi sia alcuna necessità di ammazzare esseri viventi per nutrirci.
Citato in Lorenzo Guadagnucci, Restiamo animali, Terre di mezzo, Milano, 2012, p. 227. ISBN 978-88-6189-224-8
[...] è una imbecillità anche quella di chi sostiene che non è possibile che il battaglione Azov sia nazista, visto che il presidente Zelensky è ebreo. Un ebreo è prima di tutto un essere umano e come ogni essere umano, per convenienza o per miopia, può non accorgersi di avere in casa dei nazisti veri, come sono quelli di Azov che hanno scelto il simbolo della svastica, che indossano: sotto quel simbolo sono stati sterminati milioni di ebrei, milioni di persone; e non riconoscere questo fatto è disonesto, anche dal punto di vista storico. Per non parlare dei tanti massacri compiuti sotto le bandiere degli Usa e della Nato. Ciò non toglie che Putin è un dittatore che ha reagito e scatenato una guerra criminale e io in Russia oggi starei in galera. Ma vale per tutti, per i russi come per gli ucraini e gli americani: le ragioni della guerra non sono quelle raccontate dal mainstream. Io sono contro tutte le guerre!
Dall'intervista di Enzo Bonaiuto, Moni Ovadia: "Da Lavrov su Hitler ed ebrei mucchio di scempiaggini, ma i nazi in Ucraina ci sono", adnkronos.com, 3 maggio 2022.
Ha raccontato la condizione dello sfruttamento più bestiale, è stato il più grande cantore della fame che io abbia mai affrontato. Karl Marx sarebbe impazzito di gioia a ascoltarlo. Lo metto assieme ai più grandi per la sconvolgente qualità musicale delle sue melodie e per la drammaticità dei suoi testi. È stato un bardo straordinario, ha visto con i suoi occhi l'oppressione ottusa e malvagia e ha saputo raccontarla. Questo senza mai rinunciare a indagare l'amore e attraverso il costante ricorso all'ironia, che usava per dissacrare e colpire il potere.
Citato in Dario Falcini, Ricordando Matteo Salvatore. Calvino disse: "Le sue parole dobbiamo ancora inventarle", ilfattoquotidiano.it, 27 agosto 2015.
Il clandestino è l'ebreo di oggi. Egli è ridotto a «sotto uomo» prima dalla sinistra cultura retorica «securitaria», poi da una legge fascista che lo dichiara criminale per il solo fatto di essere ciò che è, un essere umano che ha fame e cerca futuro per sé e i suoi cari e che per questo viene privato di qualsivoglia status, sottoposto alla violenza della reclusione, sottratto alle tutele minime che spettano a un essere umano per diritto di nascita. Una volta sepolto in uno spazio di eccezione, il clandestino è alla mercé di arbitrii, percosse, torture, privazioni, abusi sessuali. Il suo «rimpatrio» lo sottopone a ulteriori brutali abusi e talora al rischio reale di perdere la vita nel modo più atroce.
Da Il nazismo che è in noi, in Marco Rovelli, Lager italiani, BUR, Milano, 2006, pp. 282-283. ISBN 88-17-01141-X
Il pensiero unico con un martellamento incessante giorno dopo giorno, ora dopo ora, ha voluto farci credere che questa guerra è nata da l’uomo nero cattivo che si è svegliato e ha deciso di invadere l’Ucraina. Non è vero, è una menzogna schifosa. Questa guerra è stata preparata artatamente da molti anni e il suo inizio è stato determinato dalla decisione di espandere la Nato dopo avere promesso a Gorbačëv, che la Nato non si sarebbe espansa neanche di un pollice oltre i suoi confini, è più che raddoppiata. Quindi questo è il sistema adottato dalla Nato, ciò la menzogna sistematica. Ci vogliono trascinare tutti in una guerra ma per cosa? Perché i governi degli Stati Uniti affermino la loro supremazia mondiale. Questa catastrofe sta distruggendo l’Europa che non è alleata degli Stati Uniti, è serva.
Citato in Il discorso di Moni Ovadia umilia le ragioni della pace e dei pacifisti, fanpage.it, 19 giugno 2023.
Il popolo palestinese sta resistendo da 50 anni; sta resistendo alla colonizzazione di Israele, che l'ha ridotto in un Bantustan sul modello sudafricano e da anni il popolo palestinese mette in campo questa sua lotta, sotto lo sguardo di una comunità internazionale insensibile. Israele non ha una costituzione, non ha mai dichiarato i propri confini e non cerca la pace.
Dall'intervista di Daniele Valisena, Moni Ovadia: «Israele non cerca la pace vuole solo colonizzare», gazzettadireggio.gelocal.it, 25 luglio 2014.
Il vero problema del conflitto israelo-palestinese risiede, secondo me, principalmente nell'immane opera di manipolazione mediatica informativa messa in campo dai governi israeliani con un apparato formidabile di propaganda, per cui loro si comportano sempre come la vittima. Occupano le terre palestinesi da cinquant'anni, chi è la vittima? Gli israeliani. Colonizzano le terre palestinesi illegalmente, chi è la vittima? Gli israeliani. Demoliscono le case palestinesi, eradicano gli ulivi, espropriano i palestinesi dei loro diritti, fanno punizioni collettive contro la popolazione palestinese, chi è la vittima? Israele.
Da Perché Israele non vuole la pace, Libera.tv, 19 luglio 2014.
In don Gallo si è compiuto il miracolo dell'ubiquità: lui è stato radicalmente cristiano e anche irriducibilmente cattolico, ma potrebbe anche essere ricordato come uno tzaddik chassidico, così come è stato un militante antifascista ed un laicissimo libero pensatore. Per me il Gallo resta un fratello, un amico, una guida certa, un imprescindibile e costante riferimento. Per me personalmente, la speranza tiene fra le labbra un immancabile sigaro e ha il volto scanzonato di questo prete ribelle.
Da il manifesto, 23 maggio 2013; citato in Don Gallo, il profeta di strada, temi.repubblica.it.
L'arrivo a Kiev fu indimenticabile. È una città di grande respiro, segnata da una formidabile densità di verde urbano, le cupole dorate delle sue chiese e cattedrali sono una visione e affacciarsi da un belvedere sulla maestà del fiume Dniepr è un'impressione che non si dimentica.
Da Perché mi considero un ebreo odessita, ilmanifesto.it, 8 aprile 2022.
Odessa è stata una città con uno specialissimo carattere ebraico, a cavallo fra la metà dell'Ottocento e i primi quattro decenni del Novecento metà della sua popolazione era composta da ebrei.
Unici fra gli ebrei ashkenazitia vivere sul mare, sorta di napoletani dell'ebraismo, hannodato vita ad un umorismo esplosivo che ne caratterizza lo spirito e la genialità. Babel' li ha cantati nel suo altro capolavoro I racconti di Odessa. L'opera costituisce un'elegia commossa, ironica e appassionata su un "popolo" senza paragoni disperso dalle violenze della Storia che non ama le storie. Io nell'animo mi sento un ebreo odessita.
Aslenaziti, refuso, nella fonte.
Un grandissimo artista, originalissimo, di una forza, di un'energia. Nel suo ambito uno dei più grandi.
Da Controsenso Basilicata, 6 febbraio 2016; citato in Moni Ovadia innamorato dell’arpa portativa di Viggiano, iviaggidigulliver.wordpress.com.
La verità sul 7 ottobre verrà fuori. Oggi sappiamo già che 400 delle vittime del 7 ottobre sono state vittime del fuoco israeliano, perché quei militari avevano l'ordine di sparare su qualsiasi cosa si muovesse. Ora, permettetemi di dire questa cosa, non è mia, è dell'economista, ex ministro dell'Economia greco Yanis Varoufakis, che io condivido: È diritto, è dovere, di un popolo occupato, ribellarsi agli occupanti. Quindi, l'azione di Hamas è stata pienamente legittima. All'interno di quell'azione legittima, se sono stati perpetrati crimini contro l'umanità, andranno giudicati. Ma l'azione in quanto tale era perfettamente legittima.
Da Moni Ovadia: "Legittima l'azione di Hamas del 7 ottobre", ansa.it, 22 gennaio 2025.
Avremo l'Europa quando avremo un comune sentimento europeo.
Se noi non abbiamo una cultura europea, non possiamo nemmeno parlare d'Europa. Eppure l'intellettuale europeo esiste già.
Posso dire che mi sento molto italiano, molto milanese, molto ebreo, molto slavo, molto europeo, e anche cittadino del mondo, non posso non esserlo.
L'Islam è uno dei fondamenti della cultura europea. Non potremmo nemmeno pensare a una vera Europa senza il contributo islamico.
Sul piano della fede, quanti cristiani sanno che forse le più belle parole che si possano leggere sulla Vergine Maria si trovano nell'Islam, nella Surat Mariam, la Sura 22? Ma chi lo sa?
È una scelta etica e dietetica insieme. Io credo che le due cose non possano andare disgiunte. Ho un'impressione vivissima delle sofferenze degli animali. Mi causano un disagio immenso tutte le volte che le penso o ne vengo a conoscenza. E allora cerco in questo modo di coinvolgere me stesso in una scelta etica.
Io credo che il canone biblico, e anche quello islamico, siano di orientamento vegetarianista. È dopo il diluvio universale che all'uomo viene consentito di cibarsi della carne. Perché, a un essere vivente così violento con i propri simili, sembrava troppo chiedere che si astenesse dal cibarsi di carne. È una sorta di cedimento alla brutalità dell'uomo da parte dell'istanza etica universale.
Ci sono storie chassidiche molto frequenti sul fatto che una delle grandi occasioni perse, da parte dei giusti, per far venire il messia, è stata quella di essere indifferenti alle sofferenze degli animali.
Conviene, di tanto intanto, alzare lo sguardo verso la maestà degli altri esseri viventi che, per loro sventura, condividono con noi l'esistenza su questo povero martoriato pianeta: gli animali.
L'elenco di debiti che abbiamo nei confronti degli animali è senza fine e, per tutto ringraziamento, li sottoponiamo ad ogni sorta di abusi. Alcuni li abbiamo ridotti all'estinzione e con sconcertante cinismo ed indifferenza, altri li facciamo oggetto di sperimentazione per mezzo delle torture più crudeli che vanno sotto il nome di vivisezione.
Ricordiamoci che sperimentare su un animale può essere come sperimentare su un bimbo che ancora non abbia l'uso della parola.
Il conflitto israelo-palestinese è uno dei problemi centrali del nostro tempo [...]. A mio parere perché, oltre alle ragioni fattuali che lo definiscono, evoca ripetutamente nella dimensione fantasmatica, lo spettro dell'antisemitismo, quello del suo esito catastrofico, la Shoah, ma anche quello del suo doppio negativo, la vittima che diventa carnefice.
Molti ebrei in Israele e nella diaspora, reagiscono psicologicamente a ogni riflessione severa come se, invece di vivere a Tel Aviv o a Parigi nel 2014, vivessero a Berlino nel 1935. [...] Sostengo con piena adesione i diritti del popolo Palestinese, non contro Israele, ma perché il loro riconoscimento è, a mio parere, precondizione per ogni trattativa che porti alla pace.
Su Gaza, l'"occupazione" è esercitata sempre da parte dell'autorità civile e militare di Israele con un ininterrotto assedio e comporta il totale controllo dell'entrata e uscita delle merci e delle persone, dello spazio aereo, marittimo, delle risorse idriche, energetiche e persino dell'anagrafe.
Gli zeloti pro israeliani quando ascoltano o leggono queste mie opinioni critiche, reagiscono immancabilmente con insulti, maledizioni e invettive. Il genere è: "Sei un rinnegato, nemico del popolo ebraico, ebreo antisemita o ebreo che odia se stesso". La critica da parte di un ebreo della diaspora alla politica di governi israeliani può essere considerata tradimento, antisemitismo od odio verso se stessi solo se collocata nel quadro di un'identificazione nazionalista di ebreo, israeliano, popolo ebraico, popolo d'Israele, Stato d'Israele, suo governo e "terra promessa". Ma se qualcuno osa fare notare, da posizioni critiche, tale pericolosa identificazione, ecco arrivare addosso all'incauto le accuse infamanti di antisemita o antisionista, che, per molti "amici di Israele" – anche persone di indiscutibile livello culturale –, sono la stessa cosa.
L'ossessione della nuova Shoah dietro la porta scatena processi di permanente vittimizzazione che si sinergizzano con i complessi di colpa occidentali, legittimando un'"industria dell'Olocausto" che fa un uso strumentale e ricattatorio della memoria dell'immane catastrofe per fini di propaganda [...]. Questa, a mio parere, è una delle derive più allarmanti e ciniche della memoria stessa a cui si prestano non pochi politici europei reazionari o ex-post fascisti, magari facendosi intervistare all'uscita da una visita al memoriale di un lager nazista per dichiarare: "Mi sento israeliano!". Questo è un modo per trarre "profitto" dall'orrore a vantaggio degli eredi delle classi politiche europee che non si opposero allora al nazismo [...] e oggi lasciano sguazzare indisturbati, nell'Europa comunitaria, neonazisti di ogni risma.
Non sopporto più l'idea di contribuire, pur se in minima parte, alla violenza. Non mi piace l'idea di mangiare esseri che sono stati uccisi. [...] La violenza è una: che sia contro un essere umano o un animale, non cambia nulla.
Certo. In questo caso ho sempre una risposta pronta, questa: «Grazie alle melanzane!». Con loro si tocca davvero il paradiso. In turco c'è un piatto a base di melanzane che si chiama "Ïmam bayıldı", ovvero: l'Imam svenuto... per il piacere!
Sia nel mondo levantino che in quello sefardita le spezie sono un'apoteosi. L'odore delle spezie è evocatore di luoghi e mi piacciono molto le storie che si raccontano a riguardo.
Nel mondo levantino da cui provengo la dolcezza abbonda in certi piatti. Per esempio, il mio dolce assoluto è a base di sesamo, la halvà, una specie di torrone friabile [...]. Bisogna riuscire a tagliarlo a fette, quindi non deve spaccarsi. La friabilità è la sua caratteristica principale, oltre al fatto che può provocare carie memorabili se si esagera!
I popoli levantini sono in assoluto quelli che si sono influenzati di più tra di loro e la tradizione culinaria ne è testimone. Pensiamo alle bevande per esempio: il tipico liquore secco di anice, conosciuto come Ouzo, è la Mastika in bulgaro, Raky in turco, Rakya nello sloveno.
Tra una mezes e un'altra, può succedere di tutto perché il tempo scorre e la sua scorrevolezza si sente all'interno di un momento culinario dove pare non esserci mai fine. C'è una sorta di fatalismo dietro la filosofia del mangiare levantino. Assomiglia al modo in cui stanno seduti i vecchi turchi o greci, magari sulla riva del mare, e fanno andare in mano il komboloi, il rosario a grani grossi che si chiama in greco anche pasatembos (passatempo). I mezes sono dei pasatembos: un'alimentazione che si affida alla deriva del tempo, non al ritmo prestabilito dall'orario.
La ziganofobia è una delle forme più ripugnanti e vili di razzismo, prova di un'imbecillità senza limiti. Quasi nessuno di coloro che agitano lo spettro dei Rom e dei Sinti conosce la loro Storia, né le loro storie.
Gli imprenditori del panico, delle paure irrazionali sanno che elettoralmente rende molto prendersela con gli ultimi, con gli indifesi che risultano "estranei" per l'uomo della strada, figura retorica, inesistente parametro della più sudicia propaganda. dell'odio.
Bisogna essere davvero infami per prendersela con chi non ha una nazione che lo difenda, che non può mettere in campo forze economico finanziarie per arginare le politiche persecutorie pensate e concepite come perfetta arma di distrazione di massa.
Le falsità che scatenano panico nei confronti delle marginalità sono le più efficaci, nella fattispecie i Rom e i migranti.
Il cazzaro verde, per mutuare una felice espressione di Marco Travaglio adesso sta esagerando. Dal fare il mestiere del populista – si! mestiere, perché quello che fa Salvini non è politica ma redditizio mestiere -, si è montato la testa, si comincia a prendere troppo sul serio, agitando come Torquemada il Vangelo.
In divisa e con l'elmetto, seduti nel salotto, però. Sì, sempre c'è d'avere paura di queste cose, di un "pensiero" militarista e militarizzato [...] Ma c’è una logica in questa follia... Il pensiero militarista, e le sue miliardarie ricadute affaristiche, sono il frutto avvelenato di un'ideologia atlantista. Ora, uno è libero di pensare che l'atlantismo è utile, però c'è tanta altra gente che pensa che sia un ferrovecchio. Si devono confrontare le opinioni, però lealmente, senza assumere quell'aria di chi pensa, davanti all’interlocutore che dissente: "come si fanno a dire queste cose che non stanno né in cielo né in Terra?". Non è così che si fa. Un interlocutore lo si ascolta, si analizzano le sue argomentazioni e si risponde nel merito. E il merito è molto più complesso di quello che i "pensatori" in divisa vorrebbero far credere...
[...] la complessità della geopolitica, in generale, non può essere trattata nei talk show. Perché non si discute, si tifa. E quasi sempre, in una direzione sola. E si evita di discutere di questioni che potrebbero infastidire l'informazione, si fa per dire, mainstream.
Zelensky è stato eletto democraticamente, su questo non c'è dubbio, ma dietro c'era un mega oligarca che ha costruito l'operazione.
A me piacerebbe una Europa unita, politica, con un esercito di pura difesa, che diventa un polo altro per provare ad essere un mediatore credibile, un facilitatore, vero, di accordi. Invece l'Europa è appecoronata agli Stati Uniti d'America.
[...] gli israeliani pretendono di essere i depositari assoluti della Shoah, cosa che a me fa molto arrabbiare, per usare un eufemismo, perché più della metà degli ebrei vivono in diaspora. Israele ha la titolarità di essere parte della memoria e non a sussumerla come propria. Gli israeliani sanno una cosa che non può essere cancellata... Che gli ebrei hanno un grande debito con l'Armata rossa. E questa è un'altra cosa che non si dice mai: se l'Armata rossa non avesse tenuto e contrattaccato... Forse gli alleati avrebbero vinto lo stesso, ma l'Europa sarebbe diventata un deserto senza neanche un filo d'erba. Io parlo russo, ho un legame molto forte con la cultura russa: noi ricordiamo in Normandia il sacrificio dei soldati statunitensi, inglesi etc., e i 27 milioni di cittadini sovietici morti in guerra cosa sono? Spazzatura? Nessuno che dica celebriamo l'8 maggio '45, [il giorno in cui la Germania nazista firmò la resa incondizionata che sancì la sconfitta definitiva del Terzo Reich e la fine della seconda guerra mondiale in Europa, ndr] ricordando anche il sacrificio di milioni di sovietici, soldati, partigiani, civili. Niente. Zero.
La responsabilità è totalmente dell'arroganza perpetrata da decenni dai governi israeliani che si sono succeduti. Sottopongono i palestinesi a ogni forma di prepotenza, vessazione, colonizzazione, occupazione, arresti illegali, arresti amministrativi: ammazzano a sangue freddo i loro figli. Che cosa ci si può aspettare?
È successo perché gli israeliani - io parlo sempre dei governanti e dell'autorità militare - hanno interiorizzato un'arroganza così spaventosa e ripugnante da non rendersi più neanche conto di quello che accade intorno a loro, capisce? I palestinesi vivono in una scatola di sardine da 75 anni, per un sorso di libertà hanno deciso di rischiare qualsiasi cosa.
È possibile che l'Iran abbia fornito dei missili, non escludo che quel Paese fondato su un fondamentalismo fanatico abbia svolto una funzione, ma questo avviene in un contesto che favorisce il peggio del peggio. Che cos’hanno da perdere i palestinesi di Gaza e quelli della Cisgiordania? Cosa!? Sono sottoposti ad arresti continui, a invasioni delle loro case, alla distruzione dei loro ulivi, all’espropriazione delle loro terre, delle loro risorse idriche. Io non ho mai visto niente di così brutale sotto il cielo del pianeta, da decenni e decenni.

Dicono di Moni Ovadia

Moni è la versione corpulenta e intellettuale di Gabriele Paolini, quello che appare all’improvviso in onda dietro gli inviati del tg e lancia i preservativi. Ovadia, di cui nessuno credo sarà in grado di ricordare un solo titolo, piace molto ai contestatori perché aggiunge quel tocco yiddish che nobilita. L'unico suo problema è che spesso lo vediamo abbracciato a giovani contestori con la kefiah. Ma cosa non si farebbe per un passaggio televisivo?
Tommaso Labranca

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026