Frasi
Frasi di Neera
12 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 12 frasi di Neera: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Neera (scrittrice italiana). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Neera
Possiamo anche paragonare la vita ad un rosario; solo dopo un gran numero di pallottole piccine, c'è la pallottola grossa; e nel comune della vita le pallottole grosse, sono anche più lontane che nei rosari.
Curiamo dunque i numerosi pochi che devono formare il nostro tutto; e lungi dallo sdegnare le soddisfazioni piccine, moltiplichiamole intorno a noi.
Saverio de Maistre, rinchiuso forzatamente nella sua camera, trovava un vero piacere ascoltando il rumore della caffettiera appoggiata sugli alari del caminetto, mentre egli dalla poltrona, seguiva i voli fervidi della fantasia che gli facevano percorrere il più piacevole dei viaggi.
Quando qualcuno vuol sapere gli studi preparatori che feci per scrivere la trentina di volumi da me pubblicati, rispondo: calze e camicie.
Frasi da «Il secolo galante»
[...] quella celebre madama di Tencin, prima monaca, poi degna amica del cardinale Dubois, intrigante e dissoluta sempre. (Madamigella Aïssé, p. 56)
, madamigella Aïssé era ingenua: lo era ad onta di tutto. Aveva quella vera ingenuità che proviene da un cuore sensibile e da un rispetto innato per la virtù. (Madamigella Aïssé, p. 58)
Tutto ciò che vedeva intorno a lei la feriva senza macchiarla. Giudicava forse che non si potesse cambiare uno stato di cose al quale tutti si adattavano con tanta compiacenza, ma per suo conto ne soffriva, e questa impressionabilità morale, i tempi ed i luoghi, può servire di pietra paragone per quello che sarebbe stata la sua coscienza diversamente illuminata. (Madamigella Aïssé, p. 58)
Inneggiare una verità quando è già riconosciuta da tutti e che la si respira, sto per dire, coll'aria, non è una grande prova in favore dell'anima; sentirla, intuirla fra le tenebre e l'errore, ecco ciò che è bello, ed ecco la nota caratteristica della povera schiava , che un gioco del destino aveva balzato dalla semplice culla nativa nel mondo più stolidamente e più ciecamente corrotto, di una corruzione senza grandezza, che a lei, per atavismo di razza, doveva apparire anche più meschina. (Madamigella Aïssé, pp. 58-59)
[...] era un'anima ardente, aperta all'entusiasmo di ogni cosa bella: Marmontel la definisce uno strano miscuglio di ragione, di saggezza, di compostezza unite alla testa più viva ed alla immaginazione più infiammabile che esistito da Saffo in poi. (Madamigella Lespinasse, p. 85)
Era bella la Lespinasse? Questa domanda che il lettore fa sempre quando si tratta di una donna, si impone particolarmente nel caso attuale. No, non era bella. La grazia, la distinzione, una grande nobiltà nella figura, nel portamento e nel contegno risultano le doti esterne che aiutassero il fascino particolare del suo spirito. (Madamigella Lespinasse, p. 96)
I suoi biografi non sanno dirci dove nacque Maria di Vichy; forse al castello di Chamrond in Borgogna, proprietà della sua famiglia, intorno al 1697, forse a Lione. Maritata a ventun col marchese Du senza molto entusiasmo e senza un grande interesse né da una parte né dall'altra, presentata a Corte nel periodo più licenzioso della Reggenza, la sua vita fu quella della maggior parte delle giovani donne d'allora: galanteria, giuoco, cene e poi ancora galanteria. (La marchesa Du Deffant, pp.123-124)
Chi la sollevò, in un certo qual modo, risvegliando la parte migliore della sua intelligenza, che era viva ed aperta, fu il presidente Hénault, storico e letterato, che godeva allora molta fama. Avendolo incontrato nelle sale della duchessa del Maine, dove ella teneva il posto di dama d'onore, capì che quella poteva essere per lei una amicizia preziosa e la coltivò e se ne fece sgabello per passare dal mondo della galanteria ad un altro mondo un po' più serio, non troppo s'intende, quale appunto poteva convenire ad una donnina lontana oramai dalla prima giovinezza, che si era discretamente compromessa, e voleva pur salvare qualche cosa. (La marchesa Du Deffant, pp. 124-125)
[...] mai e poi mai nella sua lunga vita la signora Geoffrin prestò il fianco alla maldicenza, e ciò riesce tanto più meritorio in un secolo, in una città e in un ambiente che rimasero celebri nei fasti della galanteria. (La signora Geoffrin, p. 154)
[...] la marchesa di Tencin, la peggiore intrigante, la donna più malvagia e più dissoluta, quella che per la sua nascita, la sua posizione ed i suoi scandali si trovava agli antipodi della signora Geoffrin, tanto che non ci riesce coi nostri criteri moderni a tenere riuniti neppure per un solo istante i nomi di due personalità diametralmente opposte, e bisogna rifarsi col pensiero a quella società singolarissima, dove la tolleranza aveva varcato ogni confine di virtù al punto da raggiungere il confine opposto. (La signora Geoffrin, p. 159)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026