Frasi
Frasi di Niccolò Tommaseo
73 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Niccolò Tommaseo raccolte in un'unica pagina: 73 frasi, divise per libro e argomento.
Niccolò Tommaseo (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Niccolò Tommaseo
Certe carezze ai sinceri fanno schifo, ai cauti paura. (da La questione dalmatica riguardata ne' suoi nuovi aspetti: osservazioni)
Certuni si lascerebbero prima tagliare la mano che perdere un guanto. (da Studii filosofici)
Circa il 1740, una brigatella d'omaccini dabbene, raccoltisi intorno a un Sacchellari prete scemo, si fece a ridere delle composizioni spropositate di lui. Quindi l'origine dell'accademia che dal toscano senso de' Granelli (insegna della famiglia Colleoni) si denominavano Granelleschi. I meglio scriventi del paese erano di tal lega.
Chi sa tacere, sa anco parlare a tempo. (da La donna: Scritti varii)
[...] credo che i proverbii siano il buon senso de' popoli condensato: e se tutti si potessero ricogliere, e sotto certi capi ordinare i proverbii italiani, i proverbii delle nazioni tutte, quello, dopo la Bibbia, sarebbe il più filosofico, il più poetico, il più subilme de' libri.
I' amo il volgo profano. Gli accademici non odio, ma mando lontano da me. Per questo nome intendo gli accademici dalla natività; che all'erba novella ed all'acque correnti prepongono le seggiole di velluto verde e il picchiar degli applausi. Chiunque altra poesia non conosce che quella de' libri stampati, chiunque non venera il popolo come poeta e ispirator dei poeti, non ponga costui l'occhio su questa raccolta, che non è fatta per lui. La condanni, la schernisca: e l'avremo a gran lode. (da Canti popolari, toscani, corsi, illirici, greci, vol. I, prefazione, G. Tasso, Venezia, 1841, p. 5)
Dignità del vecchio è la sua canizie: e la vecchiaia è corona al suo capo, se accompagnata a bontà. (da Preghiere di Niccolò Tommaseo)
Il bello è difficile, non è il difficile. (da Studi critici)
Io vivo una vita così solitaria, e la mia solitudine m'è sì dolce, che non cerco né soffro distrazioni. (da una lettera del 20 dicembre 1820; citato in Giovanni Gambarin, Ateneo veneto, vol. 129, n.° 1-3, 1942, p. 9)
"Ippocastano", coltivasi da per tutto ne' parchi e lungo i viali in grazia dei fiori oltremodo eleganti e per l'ombra fitta che mandano le sue foglie.
L'abito è grande maestro, ma di per sé insufficiente, se non vi si aggiunga la ragione pensata e la volontà di quello a che l'uomo si viene abituando.
[...] la natura, l'amicizia, la bellezza egli canta passionato e semplice e vero [...] è bello vedere in un cuor tenero sensi forti: dolce rammentare che vera delicatezza non è mai senza forza.
La perifrasi è il nostro Satana, che seduce gl'ingegni vani e gl'inetti, beati di facile e fiacca loquacità. Senonché, la modestia, la dottrina e il senno dalla perifrasi aborrono; perché la modestia e il senno e la dottrina amano, non il luccicante ma il luminoso, non il sorprendente ma il vero. E il sorprendente agli occhi de' mediocri e de' corrotti è l'insolito, l'ingegnosetto. Ma per dire non meno e non più di quel che l'uomo sente, e per saper quel ch'e' dice, vuolsi ingegno e virtù.
La poesia è la parola de' secoli.
La vita dell'uom su questa terra, altro non è che una continua guerra. (da Degli studi elementari e dei superiori delle universita e de' collegi)
Le fornaie son use proverbiarsi, e non le sacre muse. (citato in Giovanni Gambarin, Ateneo veneto, vol. 129, n.° 1-3, 1942, p. 10)
Legger Dante è un dovere; rileggerlo è bisogno: sentirlo è presagio di grandezza. (citato in Alessandro Piumati, La vita e le opere di Dante Alighieri: studio preparatorio alla lettura della Divina Commedia, p. 85)
Mio Dio, tutte le donne pubbliche con le quali ho peccato, beatele! (da Diario intimo)
Nelle cose del mondo, non è il sapere, ma il volere che può. (da Cronichetta del sessantasei)
Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica, non è forza senza dolcezza, senza umiltà non è gloria. (da Preghiere di Niccolò Tommaseo: edite e inedite)
Per la concordia le cose piccole sempre crescono, e per la discordia le grandissime si distruggono. (da Letture italiane)
Paiono gettate a caso le sorti degli uomini; ma Dio le governa. (da Preghiere di Niccolò Tommaseo)
Prova dell'acqua forte o anche semplicemente acqua forte, chiamano gl'intagliatori di rame la stampa da loro impressa, dopo data l'acqua forte al lavoro per vederne l'effetto.
Quelli che ad altri parrebbero impedimenti, dico l'essere lei vissuta lontano dalle grandi città, e nel consorzio di povera buona gente, vissuta straniera alle raffinatezze della letteratura accademica e ai solletichi di sempre nuove letture e esperienze degli uomini e delle cose; questi a me paiono appunto i sussidi che meglio la fecero quel ch'ell' è. La educarono i sacri dolori e le gioie schiette della famiglia, nella cara loro uniformità variate, e che però meglio d'ogni rettorica insegnano a conciliare la soavità con la forza, ch'è il pregio e della virtù e dello stile.
Salario, da sale (ma e' non vieta a parecchi impiegati l'essere sciocchi, quantunque pagati salato); mercede, d'operai, o d'impiegati guardati come operai.
Silenzio d'amico è delitto di traditore. (citato in Giovanni Gambarin, Ateneo veneto, vol. 129, n.° 1-3, 1942, p. 12)
Tibullo è un poeta sincero che confessa d'essere un amante infelice, né prorompe in esclamazioni patetiche contro il sesso infedele, né in lanci di furioso dolore, né in protestazioni di disperata tristezza. Egli o piange il suo stato; o va in desiderii e disegni di stato migliore, s'imagina di trovare un'amica degna del cuor suo: e con la speranza tempera l'amarezza della vena poetica: ond'esce un canto ben modulato, di due strumenti e quasi di due cuori diversi.
Uffizio del romanzo storico non è già supplire alla storia; ma è raccattare le minute parti di vero dalla musa storica disdegnate, per rendere più evidenti i grandi fatti storici, illustrandoli con la luce della fantasia, e commentandoli in modo che più cospicua ne apparisca l'intima moralità, e n'escano scintille d'affetto.
Uscir di se medesimo, e parlare al maggior numero possibile di uomini, egli è il più dolce, il più proficuo, il più sacro dovere e del buon poeta e d'ogni vero scrittore. (da L'Antologia, agosto 1831; citato in Dizionario estetico; citato in Giovanni Gambarin, Ateneo veneto, vol. 129, n.° 1-3, 1942, pp. 20-21)
Citazioni di Niccolò Tommaseo – Attribuite
La modestia e il lepore sono il carattere della perfezione ed esse sono la prova del carattere di ogni grand'uomo.
Aforismi della scienza prima
Nessuna cosa è strumento senza l'amore. L'amore è il manubrio della gran macchina umana. (p. 28)
L'umiltà ci rende forti, e poi sapienti; l'orgoglio, deboli e stolti. (p. 29)
Tutti i limiti della nostra natura sono indizii d'immortalità. (p. 30)
La virtù è la logica in atto. (p. 31)
L'uomo è indizio, strumento, limite all'uomo. Di questo principio esce la giurisprudenza e la politica tutta. (p. 34)
Le leggi cattive son limiti al debole, strumenti al forte, indizii di bene a nessuno; se non per la via de' contrarii. (p.34)
Libertà è conoscere i limiti propri e gli altrui; questi e quelli difendere. (p. 35)
Frasi da «Fede e bellezza»
Il mondo chiama onesta la donna che con gli ornamenti della persona ad arte vestita, ad arte ignuda, con gli atti, gli sguardi, le parole accennanti ad amore, s'ingegna di suscitare quanti può desiderii, ma non degna saziarli perché i desiderii suoi sono altrove. (p. 9)
Nel correre col pensiero al viso e alla voce e alle parole e all'andare di donne che mi riguardarono affettuose, (confesso) mi buttai talvolta all'amplesso degl'idoli lontani, belli perché lontani e perch'intatti. (p. 49)
Noi scrivacchianti vantiamo, e ci crediam forse, d'avere il cuore buono, perch'abbiamo lacrimosa la penna. Non c'è gente più dura della gente sensibile: non badano che a sé stessi. Dopo straziato per vezzo il cuore altrui, quand' e' sentono scalfitto il proprio, belano. (1852, pp. 56-57)
Solo due prove certe ha l'amore: la noia e la sconoscenza. Se a queste resiste, dice davvero [...]. (1852, p. 116)
Vero, che l'uomo in quasi ogni cosa pare o migliore o peggiore di quello ch'egli è. (1852, p. 49)
Pensieri morali
Chi troppo vuole, si svoglia.
Diffidare dell'uomo è un corromperlo. (1868, p. 130)
Giunti alla meta d'un gran desiderio, si trema. (1868, p. 6)
Il bene precipitosamente afferrato fa male. (1868, p. 7)
Il desiderio affretta e crea l'avvenire. (1868, p. 5)
Il matrimonio è come la morte: pochi ci arrivano preparati.
Il piglio della meretrice è orgoglioso; e ogni orgoglio ha del meretricio. (1868, p. 161)
Il riposo a voi sia, non letargo, ma preparazione di nuove forze e pensieri.
In amore, chi arde, non ardisce; chi ardisce, non arde. (1868, p. 85)
L'aspettazione del piacere è talvolta più tormentosa della paura. (1868, p. 6)
L'ingratitudine de' beneficati non vi faccia pentito del benefizio; ma v'insegni operarlo con animo più puro d'umane speranze. (1868, p. 219)
L'umana società è congegnata in modo che sempre dal male esca un bene più grande.
La bellezza delle cose, più che l'utilità, v'innalzi l'anima a Dio. (1868, p. 8)
La noia è tristezza senz'amore.
La parola dell'arte è luccicante, ma di luce fredda; la parola del cuore, brilla meno, ma arde. (1868, p. 286)
La soavità del sentire aggiunge forza alla forza; laddove il feroce, il superbo, il nimichevole è più convulso che nerboruto, più teso che intenso, più riscaldato che fervido e radiante. (1868, pp.141-142)
La superbia è de' vizii il più frequentemente punito, e il più difficilmente sanabile. (1868, p. 161)
Le anime generose ricevono più offesa dall'essere adulate, che dall'essere ingiuriate.
Le belle, più che le brutte, hanno talvolta cipiglio feroce.
Le più ovvie e costanti bellezze della terra e del cielo, le più consuete dimostrazioni dell'umano affetto guardatele come visioni e voci dall'alto; e sarete continovamente ispirati. (1868, p. 9)
Non illude bene chi non è un poco illuso. Questo negli attori di scena, e anco negli attori del mondo. Ma il troppo illuderci noi dilegua l'illusione in altrui. (1868, p. 6)
Più parole potenti e azioni generose ha ispirate il dolore agli uomini, che la gioja. (1868, p. 15)
Se il codardo corresse contro i nemici con la rapidità che li fugge, li spaventerebbe. (1868, p. 133)
Senz'acqua non fiorisce la terra; né l'anima senza lagrime.
Sull'educazione
Il coraggio più difficile, e a' deboli specialmente più necessario, è il coraggio di saper soffrire al bisogno. (parte prima, Dell'educazione, § Educazione del cuore dagli anni primi, p. 40)
Gli uomini debbono saper vivere soli, e soli associarsi all'armonia delle cose. Chi fugge la solitudine, fugge sé stesso: è uomo ammalato nell'intimo essere suo. La solitudine ci educa e ci mantiene lindividualità collo stoglierci dallegoismo: perché gli uomini sociabilissimi sono i più disamorati. Il perpetuo strepito della società istupidisce come il perpetuo silenzio della solitudine; e più. Io mi fiderei più ad uomo che da quarant'anni non avesse parlato cogli uomini, che non d'uomo il quale da quarant'anni non abbia mai parlato a sé stesso. (parte prima, Dell'educazione, § Educazione di sé stesso, p. 128)
Più sovente la donna è ispiratrice di nobili azioni che istigatrice di ree. (parte prima, Dell'educazione, § Degli studi che si convengono alle donne, pp. 154-155)
Dicono di Niccolò Tommaseo
Il buon cittadino, con lo zelo medesimo con cui le procaccia il pane, bada che in famiglia sia e circoli il Tommaseo dei Sinonimi, monumento di sapienza linguistica e libro morale. Costì le nostre donne imparano le reali, per quanto sottili e delicate, differenze che sono fra talora e talvolta, nondimeno e nonpertanto, invano e inutilmente; e lo sgomento che le cogliesse in principio, legando loro la lingua, vi farà il silenzio in casa; non ultimo dei tanti beneficii ond'è apportatore ai focolari il grande filologo.
Il suo stile era spesso diseguale, e quasi tormentato nella sintassi; ma pochi potevano eguagliarlo nella proprietà; nessuno nella efficacia e nel numero. Nei suoi scritti sono pagine di vera eloquenza, e certe idee egli solo sapeva dire in modo così evidente e colorito. La piena conoscenza delle lingue antiche e moderne e la pratica grande dell'uso toscano lo avevano aiutato a dare allo stile una impronta originale, ugualmente lontana dal vecchio pedantismo e dalla volgarità che ora si prende per naturalezza.
In questa quiete, egli alternava i lavori filosofici coi letterari, la filologia con la morale, l'estetica con la pedagogia, e di tratto in tratto anche un raggio di poesia rischiarava la fredda oscurità della sua solitudine. Quando poi lo assaliva l'umor nero, dava la via a quelle di sarcasmi sulle cose correnti, dalle quali amici ed avversari erano ugualmente scottati, ma che brillavano sempre d'un po' di luce di verità.
Sedere o sedersi? Il Tommaseo non fu mai così in vena come nella lettera S del suo dizionario dei sinonimi. Nel si è l'idea di comodità: sedere in gogna (non sedersi). «Siede in cattedra chi ci va e ci sta per insegnare con cura e fatica; non pochi vi si seggono per sdraiarsi e far dormire a scosse.»
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026