Ritratto di Parmenide
Sergio Spolti · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di Parmenide

24 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 24 frasi di Parmenide: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Parmenide (filosofo greco antico). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Frammenti di alcune opere – Poema sulla natura

Orbene, io ti dirò – e tu ascolta e ricevi la mia parola –
quali sono le vie di ricerca che si possono pensare:
l'una che "è" e che non è possibile che non sia
– è il sentiero della Persuasione, perché tien dietro alla Verità –
l'altra che "non è" e che è necessario che non sia.
E io ti dico che questo è un sentiero su cui nulla si apprende.
Infatti, non potresti conoscere ciò che non è, perché non è cosa fattibile.
né potresti esprimerlo. (frammento 2)
...Infatti lo stesso è pensare ed essere (frammento 3)
Considera come cose che pur sono assenti, alla mente siano saldamente presenti;
infatti non potrai recidere l'essere dal suo essere congiunto con l'essere
né come disperso dappertutto in ogni senso nel cosmo,
né come raccolto insieme. (frammento 4)
Indifferente è per me
il punto da cui devo prendere le mosse; là infatti, nuovamente dovrò fare ritorno.
(frammento 5)
È necessario il dire e il pensare che l'essere sia: infatti l'essere è,
il nulla non è: queste cose ti esorto a considerare.
E dunque da questa prima via di ricerca ti tengo lontano,
ma, poi, anche da quella su cui i mortali che nulla sanno
vanno errando, uomini a due teste: infatti è l'incertezza
che nei loro petti guida una dissennata mente. Costoro sono trascinati,
sordi e ciechi ad un tempo, sbalorditi, razza di uomini senza giudizio,
dai quali essere e non-essere sono considerati la medesima cosa
e non la medesima cosa, e perciò di tutte le cosa c'è un cammino che è reversibile. (frammento 6)
Infatti, questo non potrà mai imporsi: che siano le cose che non sono!
Ma tu da questa via di ricerca allontana il pensiero,
né l'abitudine, nata da numerose esperienze, su questa via ti forzi
a muovere l'occhio che non vede, l'orecchio che rimbomba
e la lingua, ma con la ragione giudica la prova molto discussa
che da me ti è stata fornita. (frammento 7)
Qui pongo termine al discorso che si accompagna a certezza e al pensiero
intorno alla Verità; da questo punto le opinioni mortali
devi apprendere, ascoltando l'ordine seducente delle mie parole.
Infatti, essi stabilirono di dar nome a due forme
l'unità delle quali per loro non è necessaria: in questo essi si sono ingannati.
Le giudicarono opposte nelle loro strutture, e stabilirono i segni che le distinguono,
separatamente gli uni dagli altri: da una lato, posero l'etereo fuoco della fiamma,
che è benigno, molto leggero, a sé medesimo da ogni parte identico,
e rispetto all'altro, invece, non identico; dall'altro lato, posero anche l'altro per se stesso,
come opposto, notte oscura, di struttura densa e pesante.
Questo ordinamento del mondo, veritiero in tutto, compiutamente ti espongo,
così che nessuna convinzione dei mortali potrà fuorviarti. (frammento 8)
Ma dal momento che tutto è denominato luce e tenebra
e queste, secondo le loro attitudini sono applicate a questo e a quello,
tutto è pieno insieme di luce e di tenebra invisibile,
pari l'una e l'altra, perché né con l'una né con l'altra c'è il nulla. (frammento 9)
Conoscerai l'eterea natura e quanti astri sono
nell'etere e della pura e tersa lampada
del sole l'opera distruttrice, e di dove derivarono;
e apprenderai l'errabondo agire della luna dal tondo occhio
e la sua natura; conoscerai inoltre di dove la volta celeste che tutto circuisce
nacque e come la Necessità guidandola la costrinse
a osservare i limiti degli astri. (frammento 10)
Come la terra e il sole e la luna
e l'etere che tutto abbraccia e la celeste via lattea e l'olimpo
estremo e la calda forza degli astri ebbero impulso
a nascere. (frammento 11)
Giacché le più strette furono riempite di fuoco non mescolato,
e quelle seguenti di notte, ma in esse si immette una parte di fiamma;
nel mezzo di queste è la dea che tutto governa:
essa infatti ovunque presiede al doloroso parto e all'amplesso
spingendo la femmina ad unirsi col maschio e al contrario di nuovo
il maschio con la femmina. (frammento 12)
E primo tra tutti gli dei ideò Eros... (frammento 13)
Luce splendente di notte di uno splendore non suo e che erra intorno alla terra. (frammento 14)
Sempre guardando verso i raggi del sole. (frammento 15)
ha radici nell'acqua. (frammento 16a)
Come infatti in ciascuno è avvenuta la mescolanza nelle membra molto erranti,
così negli uomini si ritrova la mente; infatti lo stesso
è ciò che negli uomini pensa la natura delle membra,
in tutti e in ognuno: difatti il di più è pensiero. (frammento 16)
A destra i maschi, a sinistra le femmine... (frammento 17)
Quando la femmina e il maschio mescolano insieme i semi di Venere,
la forza che si forma nelle vene da sangue diverso
plasma corpi ben costituiti se conserva l'equilibrio.
Infatti se mischiatosi il seme le forze contrastano
e non formano un'unità nel corpo mescolato, crudeli
tormenteranno il sesso che nasce col duplice seme. (frammento 18)
Così secondo opinione nacquero queste cose e ora sono
E da ora in poi cresceranno e avranno un termine;
ad esse gli uomini posero un nome come distintivo per ciascuna. (frammento 19)

Dicono di Parmenide

Empedocle e Parmenide sono filosofi solo in quanto sono poeti.
Pietro Mignosi
L'unica critica, benché sostanziale, che si possa oggi fare a Parmenide è di aver confuso la sintassi con la semantica e di non aver capito ciò che aveva dimostrato: non la contraddittorietà del non-essere come entità, ma l'inconsistenza dell'esistenza come predicato. Non bisogna comunque essere troppo severi con Parmenide, benché la sua incomprensione ontologica del non-essere abbia avuto il bel risultato di impedire per quasi due millenni lo sviluppo di una concezione occidentale dello zero in matematica e del vuoto in fisica.
Piergiorgio Odifreddi
La posizione di Parmenide è singolare perché è anche il punto di maggiore contatto con l'Oriente.[...] La soluzione radicale di Parmenide è questa: il divenire non minaccia più, non può essere nocivo perché non esiste. [...] Tutto l'angosciante, tutto il terribile, tutto l'orrendo del mondo è illusione; questo è il senso della doxa di Parmenide. Ebbene questa è anche la strada percorsa dall'Oriente: i Veda, le Upanishad, la ripresa buddista del bramanesimo sono tutti grandi motivi che convergono su questo punto: l'uomo è infelice perché non sa di essere felice, perché non sa che il dolore è al di fuori di lui, e che lui è un puro sguardo che non è contaminato dal dolore che gli passa innanzi, così come lo specchio non è contaminato dall'immagine che si riflette in esso.
Emanuele Severino
Parmenide perviene alla vetta più alta: è la vetta dell'essere, il culmine della metafisica. Parmenide conquista per primo questa meravigliosa vetta, che, dopo di lui, anche tutti gli altri grandi metafisici tenteranno di raggiungere. Parmenide è cosciente della grandezza della sua conquista. [...] A questa altissima vetta Parmenide è giunto non con la via dei sensi ma con quella della ragione.
Battista Mondin
Per evitare che il niente sia, Parmenide afferma che le cose sono niente. Parmenide, che per primo si affaccia al sentiero del Giorno, che corre lontano dal sentiero che l'Occidente ha percorso, compie insieme il primo passo lungo il sentiero della Notte dell'Occidente, il sentiero lungo il quale le cose sono pensate e vissute come un niente. Parmenide è il seminatore tragico che getta insieme la semina della verità e la semina della Follia.
Emanuele Severino

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026