Frasi
Frasi di Patrizia Valduga
17 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Patrizia Valduga raccolte in un'unica pagina: 17 frasi, divise per libro e argomento.
Patrizia Valduga (poetessa e traduttrice italiana). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Patrizia Valduga
Adoro i pomodori come niente al mondo, quando sono buoni il profumo è cocaina.
È quel punto in cui due sistemi contrapposti stanno in equilibrio. È così: si sta bene, ci si sente vivi quando c'è equilibrio tra razionalità e sentimento o, per dirla con il più grande teorico della psicoanalisi dopo Freud, Ignacio Matte Blanco, tra logica asimmetrica e logica simmetrica, cioè tra le due logiche che governano la mente. E che cos'è l'arte, la poesia, se non questo punto di equilibrio? Come dice una quartina Omar Khayyâm, poeta persiano vissuto nel XII secolo, ritradotta da me: "Se sono sobrio, ogni gioia è proibita, / ubriacato, è svanita. / Ma c'è un momento, tra ebbrezza e sobrietà: / lui mi possiede, lui solo è la vita."
La poesia – e ogni arte – è un "punto di sella" fra punto di vista della ragione e punto di vista del sentimento, fra rispetto della razionalità, o della realtà, o della funzionalità, e piacere della trasgressione logica o fantastica o ludica. Dà voce contemporaneamente alle due istanze contrapposte del pensare e del sentire, fa sentire il pensiero, estrae pensiero dal sentire.
Poesie
Io sono sempre stata come sono / anche quando non ero come sono / e non saprà nessuno come sono / perché non sono solo come sono. (da Quartine. Seconda centuria)
In questa maledetta notte oscura / con una tentazione fui assalita / che ancora in cuore la vergogna dura. / Io così pudica, così compita / vedevo un uomo a me venire piano e avvolgermi quasi avido la vita. (da La tentazione)
Poi goccia a goccia misuro le ore. / Nel tutto buio, sotto il mio dolore, / più giù del buio della notte affondo. (da Donna di dolori)
Oh padre che conosco ora, / soltanto ora dopo tanta vita, / ti prego parlami, parlami ancora: / io fallita come figlia, fuggita / lontano un giorno, e lontana da allora, / non so niente di te, della tua vita, / niente delle tue gioie e degli affanni, / e ho quarant'anni, padre, quarant'anni! (da Requiem)
Non affogarmi in notti tanto nere / se prima non mi apri nel cervello / la porta che resiste del piacere. / Ora lo sai: ho bisogno di parole. Devi imparare a amarmi a modo mio. / È la mente malata che lo vuole: / parla, ti prego, Cristoddio! (da Cento quartine e altre storie d'amore)
... e tu mandali a dormire i tuoi pensieri, / devi ascoltare i sensi solamente, / sarà un combattimento di guerrieri: / combatterà il tuo corpo e non la mente. (da Cento quartine e altre storie d'amore)
Signore, da' a ciascuno la sua morte, / dalla tutta inverata dalla vita; / ma dacci vita prima della morte / in questa morte che chiamiamo vita. (Quartine. Seconda centuria)
Vuota il tuo sacco, su, parla, poetessa: / io fiorisco e disfoglio e rigermoglio / per dare la procura di me stessa / a chi non può o non vuole quel che voglio. (da Manfred)
E io, alla vigilia di svanire, / teatro di parole ritrovate / nel buio delle ossa, / sì, io, a supplicarlo di apparire / tra voci vigliaccamente inventate... / Che cosa può che un altro in me non possa? / Oh presto allora il poco che rimane, / cane delle mie ossa, ossa di cane! (da Lezioni d'amore)
La tua Milano, amore, fa paura / e mi tratta da esule e sbandita, / e in casa nostra ogni cosa / mi guarda male, come risentita. / Ogni cosa ti chiama, ti reclama, / e mi lascia così, sola e spaurita. / E tutto il tempo testimonia il tempo / del dolore indiviso della vita. / E in tutto il tempo trovo tregua il tempo / che ti sto accanto, anima ferita. (dalla postfazione a Giovanni Raboni, Ultimi versi)
Dicono di Patrizia Valduga
Così come in quasi tutte le opere della Valduga, il rigido schema metrico, costituito dall'alternarsi obbligato di rime e misure sillabiche, serve all'autrice per poter incanalare la piena sensuale che traspare dalle sue composizioni poetiche e per attenuare il suo lessico estremamente crudo ed erotico.
Il discorso poetico è tenuto dalla donna, ma l'uomo vi entra, lo rompe di continuo, con l'ausilio tipografico delle virgolette. Prima ancora dei corpi, sono le frasi ad attorcigliarsi l'una con l'altra: gli atti carnali equivalgono agli atti di parola; e viceversa. Il linguaggio del sesso è ciò che si dice un idioletto, ossia lingua privata della coppia, che essa sola parla e intende. È un linguaggio osceno, coprolalico – che non comunica il godimento ma lo produce, fa il godimento della coppia. È esso stesso, per usare una bella immagine della Valduga, "il desiderio che non trova pace / e va peregrinando sul tuo corpo".
La Valduga [...] ha fatto sua la crisi di linguaggio della poesia moderna. Non è un poeta in crisi, ma un poeta che parla con la crisi, servendosene. E nessuno ha colto, come lei, la situazione di impossibilità che ha lasciato dietro di lei il discorso di Montale: non perché fosse impossibile dire meglio, dire di più, ma perché è ormai impossibile dire qualcosa con quelle parole. In questa camera carceraria [...] sono ammessi ancora dei giochi; ma il più importante non è quello erotico: è quello di chi si diverte a ritagliare il linguaggio degli altri, a lavorare di forbicine e colla. [...] non so trovare o vedere, oggi, un linguaggio poetico che sia più linguaggio di questo.
Cosi viene e sgorga il morso / sul ciglio di sospiri e tenerezze / denso di maschio latte il passo / un bolero di lingue e di carezze.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026