Frasi
Frasi di Phil Jackson
12 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Phil Jackson raccolte in un'unica pagina: 12 frasi, divise per libro e argomento.
Phil Jackson (allenatore di pallacanestro, dirigente sportivo e cestista statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Phil Jackson
Gioca un po' meno per se stesso, e molto più da leader per gli altri compagni.
I ragazzi grandi non piangono: se vogliono farlo devono almeno chiudersi nella toilette perché nessuno li veda. Questa è la Nba: non c'è posto per i bambini.
Jack meriterebbe un Oscar da me per questa interpretazione. Ci ha dato un po' di carica extra.
Nel 2005 mi trovavo in Australia quando Jeannie Buss mi chiamò e mi chiese di tornare ad allenare i Lakers. Presi tempo. Sapevo che non era una squadra da titolo e quando dissi sì, due mesi e mezzo più tardi, ero convinto di ritornare per gettare le basi ma senza poter raccogliere i frutti. Anche se è pur vero che con Kobe dalla tua parte, hai sempre una chance di vincere...
Nella mia carriera non ho mai avuto un giocatore con meno voglia di lavorare di Shaq.
Ovvio che sia qualcosa di veramente speciale vincere 10 titoli, anche per i modi sempre diversi con cui li abbiamo conquistati. Conta più il cammino per arrivare al traguardo, che tagliarlo. Ma questa vittoria è tutta dei giocatori. È di Kobe, è di Fisher, e della loro leadership. Come allenatore devi sempre spingere i giocatori. Ma alla mia età non potevo fare le cose che facevo dieci anni fa. E loro sono stati fantastici nel riuscirci da soli. Ecco perché dico che questo titolo è molto più loro che mio.
Questa è probabilmente la più incredibile serie di tiri che abbia visto in vita mia.
Questa notte accenderò un sigaro in onore di Auerbach.
Dicono di Phil Jackson
Anche qui dovrei spiegare troppe cose che sono private. Io di Phil ho sempre avuto una stima immensa. Oggi lo sento molto più vicino anche umanamente.
È l'unico che sia riuscito a tirare fuori sempre il meglio di me, l'uomo che mi ha fatto diventare un vincente. Fra me e lui era una continua sfida a livello mentale. Mi ha spesso messo in difficoltà nello spogliatoio con i compagni, ma lo faceva per fortificarmi. Non mi sorprende che continui ad avere successo a Los Angeles: è un mago nel mischiare la personalità dei giocatori. Perché con il talento e basta non si vince.
La sua forza sta nell'abilità di unire la gente, nel mettere il bene del gruppo sempre davanti a quello del singolo.
Non andiamo a cena assieme, non siamo amici. Ma il rapporto coach-giocatore è ideale. È conflittuale il giusto, perché entrambi amiamo le sfide. Senza Phil non sarei diventato quello che sono.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026