Frasi

Frasi di Piero Jahier

28 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 28 citazioni di Piero Jahier, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Piero Jahier (scrittore e poeta italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Piero Jahier

Giacendo, gli anni giovanili, sulla sedia protocollare – sbottonato l'occhietto della camicia, ventrale – poté le gravi teorie elaborare: – teoria della giacca sciallata giusta, – teoria dello spacco al gilet encomiabile, – teoria del lenteggiante-negligente nodo di cravatta – teoria della finta bottoniera costellata – teoria del pantalone spiombante, dall'equa riga mediana governato. (da Ritratto di giovane impiegato; citato in Angelo Piero Cappello, introduzione a Jahier 2007)
Ma soprattutto c'era in questa storia il sapore oceanico, un esotismo fantastico più vero della realtà, per cui quell'isola non segnata su nessuna carta è più viva nei suoi ancoraggi miasmatici di qualsiasi isola del Pacifico geograficamente determinata, e quella goletta della morte naviga più stretta al vento di tutti i velieri debitamente registrati. C'era, in questa storia, una lirica più casta e più potente di ogni altra, perché originata e necessitata dalla narrazione, e non fine a se stessa: la lirica dell'uomo qualunque, quando le cose lo fanno poeta. (citato in Domenico Scarpa, L'arcipelago, prefazione a Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, Feltrinelli, Milano, 2001, p. 10. ISBN 8807821575)
Mi dicono pignolo, come in Italia chiamano chiunque faccia il proprio dovere. (citato da Stefania Jahier, nipote del poeta, nell'intervista di Elisabetta Soglio, "Ma con questo assessore è davvero impossibile lavorare", Corriere della sera, 15 gennaio 1996)
Son io e quella è la mia casa. / Ma non sono più io, ma non è più la mia casa. (da Ragazzo, in Poeti d'oggi , a cura di Giovanni Papini e Pietro Pancrazi, Vallecchi, Firenze, 1925, p. 539)

Gino Bianchi

In merito all'oggetto dell'allegata, inchiesta, contenente le Resultanze in merito alla vita e al carattere del funzionario a margine, il sottoscritto si pregia significare quanto appresso. (Lettera accompagnatoria; citato in introduzione, p. 30)
[...] investigando la verità obbiettiva di un avvenimento storico nelle sue antecedenze e conseguenze, senza oscuramenti di sorta derivati da preconcetti e presupposti metafisici o categorici che vanno fino alla soprafenomenia deviata e indiretta, e conglobandola, alfine, nella inaudita conclusione, ispirata ai principi incrollabili della filosofia positiva, delle nazioni più progredite. (citato in introduzione, p. 30)
non è perfetta se non è stata minutata e se la minuta non è stata dal Sotto-Capo Ufficio approvata, e dal Capo-Ufficio disapprovata e dal ff. di Dirigente ridiscussa e ricompilata e riminutata e ridistesa, delle sigle dei sette savi guarnita e difesa, in sei periodi almeno, con almeno quattro "a capo" che fa un bel vedere, e il settimo periodo riassuntivo avente a battistrada il suo Comunque. (citato in introduzione, p. 31)
Gioverà anzitutto rimuovere la vieta dottrina ufficiale: che l'amministrazione pubblica esista per amministrare, e cioè: espletare regolarmente i pubblici servizi, applicare con saviezza al cittadino i pesi fiscali, evadere sollecitamente i suoi voti e reclami. [...]
Ma anche in teoria non regge affatto; poiché se tale fosse stato il fine dell'Amministrazione pubblica, come potrebbe spiegarsi ch'essa avesse adottato i mezzi più contrari a tale fine: e cioè: prefiggendosi sollecitudine e speditezza, una moltitudine formidabile di funzionari, il cui dovere è: complicare, per giustificare almeno ai propri occhi la propria esistenza; – e li mantenesse oziosi nell'avvilimento di laidi locali ove intristiscono anima e corpo; – e vigilasse a mutilarli di ogni iniziativa e responsabilità e intelligenza che valorizzano l'uomo; – e a mortificarlo in gioventù, età di grandi bisogni, ma di gran rendimento, per poi premiarli impotenti e inabilitati? (Lettera accompagnatoria, p. 55)
Il quesito non poteva essere meglio risolto che mediante un SICURO GUADAGNO SCARSO, il quale, pertanto, doma e sopprime il naturale istinto di progresso – varietà – condimenti di vita, e con gli aumenti a scatto, fatali, insinua orrore di ogni rischio, ricomunica a ogni scadenza, nella tranquilla religione della stabilità. (Lettera accompagnatoria, p. 59)
Ma per chi è a ruolo il mondo è ancorato;
lo aspetta a fermo; ogni giorno di vivere ha terminato.
Glorifichiamo lo stipendio su cui né piove né gela. Osanniamo alla trattenuta per la pensione. [...]
Son guariti di rischio, guariti di passione: con economia e decoro, tutti su donna legittima espletano la sessuale mansione.
Quietudine e stagnamento sono distesi sui visi loro: somma di organi utili, deteriorati da uso sobrio.
Riposati vanno al lavoro; e dal lavoro tornano riposati.
Son veri ricchi, escluso il denaro, i pubblici funzionari. (Lettera accompagnatoria, p. 64; citato in introduzione, p. 26)
I quali organi sono semplicemente idonei, se si considerano come connotati, ma diventano estetici, se apprezzati secondo le norme del bello amministrativo.
Regolarità, competenza, subordinazione, splendono e splenderanno fino all'ultimo dei suoi giorni, nel modulo del viso di Gino Bianchi. [...]
Posso assicurare:
Che alla stessa distanza radiale dalla sua collega, la gota zigomatica lubrifica gli angoli e gli incavi dell'orbita, sostenendo a galla di burro il globo oculare
e la gota mascellare tornisce con tanta abilità l'attacco del collo, da far domandare se veramente siamo ancora nel collo o se già siamo nel viso:
che tali gote tutte con agevole pendio, si accentrano concordi verso il campanile del naso, pigmentato di bachi neri isobàri, oggetto di cura particolare;
che, alle immediate dipendenze del naso, l'onore di scortar l'orifizio della bocca-cantina, si ripartisce equamente tra i competenti baffi ottonati alla nicotina;
che – in calce al cranio –, la sinistrorsa discrimininatura adeguatamente brillantinata, appone visto di benestare al viso così compilato. (Posizione personale, Connotati, pp. 68 sg.; citato in introduzione, pp. 23 sg.)
Tra la casa e l'Ufficio ha distribuito tutte le sue esigenze e bisogni. (Posizione personale, p. 77; citato in introduzione, p. 23)
Ah! come descrivere l'impressionante presentabilità delle sue:
«Si accusa ricevimento della sopradistinta e si rimane in attesa di ulteriore seguito con riferimento alla presente». (Posizione personale, p. 82; citato in introduzione, p. 23)
Se Gino Bianchi non cambia volentieri le proprie idee, non è perché sia conservatore e incapace di sentire il nuovo.
Gino Bianchi non cambia le proprie idee perché non saprebbe come sostituirle. È atterrito dal pericolo di rimaner senza idee.
Dategli altre idee, generalmente ammesse, e farà il cambio immediatamente. (Festivo di turno, p. 100)

Con me e con gli alpini

Altri morirà per la Storia d'Italia volentieri
e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita,
Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno
che non sa perché va a morire
popolo che muore in guerra "perché mi vuole bene"
"per me" nei suoi sessanta uomini comandati
siccome è il giorno che tocca morire.
Sotto le coperte non si conosce miseria.
Ci sono dei visi di santi; usati soltanto dalla passione del lavoro. Guardano con occhi senza malizia, le iridi chiare della montagna dove la lotta è con l'elemento, non con l'uomo. Non sono scettici loro; sono forti: quello che credono lo potranno operare. [...] Mi sforzo di mettermi al loro livello, di farmi le loro vere obiezioni. Ma ecco scopro che salgo di livello io, che proprio io divento più vero.
E, vinta la prima arsiccia collina, siamo entrati nel chiaro delle catene argentate.
O nostra patria pura tra i venti e i geli!
Veniva appena dal Cordevole la romba del cannone remoto come un avvertimento a godere il bene oggi che è giorno di bene.
Unica scuola che abbia serbato un orario ragionevole: accordato col sole; che abbia serbato un abito razionale: accordato alla media del clima; e un cibo proporzionato al consumo. Unico istituto che possa educare completamente, perché ha un completo-potere; e possiede veramente un uomo, nel suo cibo, nel suo riposo, nel suo costume.

Con me e con gli alpini – Citazioni su Con me e con gli alpini

Con me e con gli alpini è un libro d'amore per il popolo e di critica della sua classe dirigente. Il Jahier protestante, nel senso di dovere, c'è ancora tutto, a contrasto con i leggeri, i deboli, i finti, i potenti; a contrasto con i poveri, i semplici, gli umili. Il popolo italiano, i suoi dialetti, le sue qualità, i suoi mille lavori, le sue fatiche e gli stenti, sono rievocati e studiati con animo caldo e inneggiante. L'onore di Italia è lì, in basso, e non in alto; lì la sua forza e la sua resistenza, la speranza per l'indomani, la certezza dell'avvenire. (Giuseppe Prezzolini)

Canto di marcia – Citazioni

Si schiuda il bozzolo nero alla trave / e la farfalla tenera galleggi ancora sul fiato.
La terra alla femmina, la patria al soldato, / questa è l'ultima marcia e andiamo a morire.
Vengano le spose: lavìa, lasciate il pratino, / l'erba seccherà da sola, ma non ripasserà l'alpino. // Splenda la falce pronta al fieno novo / e l'ultima nostra lepre sgroppi ancora dal covo.

Canto di marcia – Explicit

Fateci un ricordo immenso, alzate le mani, / richiamateci con un gran grido / perché siete voi che non potete venire. // Allora – questa è l'ultima marcia – / ma non importa se andiamo a morire.

Dicono di Piero Jahier

Jahier con tutta la sua natura di scrittore e di uomo poggia sulla necessità, anzi sull'assoluta esigenza e talora sul risentimento di un giudizio morale: per cui tutte le azioni, i pensieri, i sentimenti, le istituzioni degli uomini, non offrono a lui altra possibilità di discernimento e di giudizio fuori delle categorie del bene e del male.
Pietro Pancrazi
Jahier non ha fretta. Nessuna necessità materiale o solletico di gloria ha potuto smuoverlo dalla sua linea. Non ha mai potuto prendere un impegno regolare, una «fornitura» di poesia o di prosa a quotidiani e a riviste che lo richiedevano.
Giuseppe Prezzolini
La prosa di Jahier presenta una ritmicità, un sobbalzare regolare di accenti, un chiudersi ed aprirsi di pause, un ripetersi di finali, che si avvicina e spesso diventa addirittura poesia. Dentro a questa prosa non è indifferente sentire che si muove una immaginazione calda, un sentimento cupo e profondo, un'acerbità di sensi.
Giuseppe Prezzolini
Riguardando bene è facile veder come la morale di Jahier manchi di carità: spesso in lui la commozione originaria, rivolgendosi su sé stessa, per difetto di simpatia, assume una specie di irritazione ironica. E l'attenzione che Jahier porta sugli aspetti della povertà sua e dei suoi, per quell'insistere freddo dello stile nelle sprezzature e nei giri finisce per avere un che di crudele o d'umoristico. «Il ragazzo, tra molti fratelli, nella casa quando s'imburrava una fetta di pane c'era sempre una sorella che, ripassandoci sopra il coltello, ce ne faceva sortire un'altra»; — c'è, nella crudezza, quasi la compiacenza d'una trovata.
Pietro Pancrazi

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026