Frasi
Frasi di Raymond Chandler
19 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 19 citazioni di Raymond Chandler, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Raymond Chandler (scrittore e sceneggiatore statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Raymond Chandler
Alla TV, un investigatore lo si riconosce subito. Non si leva mai il cappello.
Hammett ha restituito il delitto alla gente che lo commette per un motivo, e non semplicemente per fornire un cadavere ai lettori; e con mezzi accessibili, non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali.
Il romanzo poliziesco ha prodotto peggiore letteratura che ogni altro genere di narrativa, salvo il romanzo d'amore, e probabilmente migliore letteratura che qualsiasi altra forma letteraria largamente accettata e apprezzata.
Il suo sconforto aveva un'aria teatrale, come capita spesso quando lo sconforto è autentico.
Frasi da «Il grande sonno»
– Sono uno spasso, no? – domandò.
Risposi bruscamente: – Come un filippino il sabato sera. (2001; p. 141)
– Scommetto che non indovinate come abbia fatto ad entrare.
Presi una sigaretta e la guardai tetramente: – E io scommetto di sì. Siete entrata dal buco della serratura come Peter Pan.
– Chi è?
– Oh, un tizio che ho conosciuto al biliardo. (2001; p. 141)
Ero vuoto di vita come le saccocce di uno spaventapasseri. Mi spinsi fino al cucinotto e mandai giù due tazze di caffè nero. Si possono patire postumi di sbronza per diverse cose oltre l'alcool. Io ne provavo per le donne. Le donne mi facevano ammalare. (2001; p. 145)
Frasi da «Il lungo addio»
Gli scacchi sono il più cospicuo spreco di intelligenza umana che si possa riscontrare al di fuori di un'agenzia di pubblicità.
I poliziotti non dicono mai addio. Sperano sempre di rivederti fra gli indiziati.
La maggior parte della gente consuma metà delle proprie energie cercando di proteggere una dignità che non ha mai posseduto.
L'alcol è come l'amore: il primo bacio è magico, il secondo è intimo, il terzo è routine. Dopo di che, spogli la donna e basta.
Nella vita non è mai il buono a tenersi la ragazza.
Credo che sia sempre un errore intromettersi nelle faccende di un ubriaco. Anche se ti conosce e ti ha in simpatia, non è escluso che ti rifili un pugno sui denti.
Chiedere aiuto non è facile... specie quando la colpa è tutta nostra.
I morti sono i migliori colpevoli di questo mondo. Non si difendono.
In lontananza si levava e si spegneva l'urlo sovrannaturale delle sirene della polizia o dei pompieri e né l'una né l'altra tacevano mai molto a lungo. Per ventiquattr'ore al giorno qualcuno fugge e qualcun altro tenta di raggiungerlo. Laggiù, nella notte intessuta di mille delitti, individui morivano, venivano mutilati, tagluzzati da schegge di vetro, schiacciati contro i volanti delle automobili o sotto le ruote di pesanti veicoli. Altri individui venivano percossi, derubati, strangolati, violentati e assassinati. Altri individui ancora erano affamati, ammalati, annoiati, disperati, tormentati dalla solitudine, o dal rimorso, o dal terrore, o dall'ira, erano crudeli, febbricitanti, squassati dai singhiozzi. Una città non peggiore delle altre, una città perduta e corrotta e colma di vacuità. Tutto dipende dalla posizione in cui ci si trova, dagli interessi personali. Io non ne avevo alcuno. E me ne infischiavo.
Dicono di Raymond Chandler
Chandler diceva che dopo i sessanta un uomo non dovrebbe più preoccuparsi di sciocchezze. Aveva ragione.
… vari recensori hanno ritenuto di ravvisare nelle opere di Chandler qualcosa di più che delle storie poliziesche, un impegno sul piano psicologico e sociale che non si può disconoscere all'autore. Così, più di uno ha allineato Chandler col Dreiser di Una tragedia americana, con Graham Greene, con Dürrenmatt e altri il cui accostamento al giallo è casuale o addirittura polemico. (Alberto Tedeschi, Introduzione a Il grande sonno, Arnoldo Mondadori Editore, 1974, p. 5)
Lodato per l'efficacia del suo stile, ma criticato per il "filone" narrativo da lui scelto, Chandler fu un romantico, in un mondo che ai suoi occhi era dominato dalla violenza. Distrutto il concetto tradizionale dell'amore, morta la cavalleria, gli rimaneva una scelta senza alternativa: scrivere in un "genere" in cui l'amore è fatalmente emarginato. (Alberto Tedeschi, p. 9)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026