Ritratto di Renato Fucini
Antonio Ciseri · Public domain

Frasi

Frasi di Renato Fucini

34 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Renato Fucini raccolte in un'unica pagina: 34 frasi, divise per libro e argomento.

Renato Fucini (poeta e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Renato Fucini

Du' minuti avanti di morì / pare na bu..., ma era vivo! (da La morte improvvisa)
Levato quer viziaccio di rubbare / San Ranieri è 'n gran santo di ve' boni. (da San Ranieri miraoloso)
Mi son domandato qual libro mi ha fatto maggiore impressione; e mi son risposto: — Forse quello che ne ha fatto meno ad altri. — Quale avrà influito più sul buon andamento della mia carriera? — Forse qualche libro che ha rovinato quella di altri.
In I migliori libri italiani, Hoepli, Milano, 1892, p. 90.
Poveri frati! avvezzi a nun fa' niente, / chi sa quanti ne stianta dar dolore. (da La soppressione de 'onventi, son. LXVII)
Il volgo crede persone serie quelle che non ridono mai, e giudica spesso buffoni coloro che ridono e sanno far ridere. No, mio egregio e rispettabile volgo. Secondo come si ride, secondo come si fa ridere. Quanti malvagi zucconi ho conosciuto che non ridevano mai, e quanti ho veduto ridere e far ridere, uomini d'ingegno e di cuore! – Il povero Yorick era uno di questi. (citato in Leopoldo Barboni, Fra matti e savi. , Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1898, Ricordi di Firenze capitale, p. 32)

Napoli a occhio nudo, – Citazioni

Roma è troppo grande per la mia piccolezza [...]. (p. 2)
Citato anche in Pierro, 2000.
Strano paese è questo! Quale impasto bizzarro di bellissimo e di orrendo, di eccellente e di pessimo, di gradevole e di nauseante. L'effetto che l'animo riceve da un tale insieme è come se si chiudessero e si riaprissero continuamente gli occhi: tenebre e luce, luce e tenebre. (pp. 5-6)
Lo spirito di una indipendenza primitiva regna assoluto; ognuno fa quel che crede e quel che più gli accomoda senza curarsi se sarà ridicolo o se arrecherà molestia. (p. 6)
Nessun paese al mondo, io credo, conserva al pari di Napoli così scarsa e non pregevole quantità dì tracce monumentali delle dinastie che vi si sono succedute nel dominio. La ragione di questo fatto credo non possa ripetersi altro che dalla breve durata delle singole occupazioni, e, più che da questo, dalle lotte continue che gl'invasori hanno dovuto sostenere fra loro per contrastarsi accanitamente questa agognata regione, tantoché le arti della guerra mai non hanno dato una tregua abbastanza lunga, da permettere l'incremento di quelle della pace, che ogni invasore avrebbe potuto, o buone o cattive, trapiantarvi dal proprio paese. (pp. 9-10 )
Quante volte dal folto di questo pandemonio, allorché udivo appena il cannone di Sant'Elmo scaricato a mezzogiorno negli orecchi di Napoli, ho mandato un pensiero e un sospiro alla languida signora dell'Adriatico, ai suoi vuoti palazzi ed al silenzio de' suoi canali che lascia intendere il fiotto dei remi d'una gondola lontana e il tubare de' colombi su le cuspidi delle sue torri affilate! − Bellissime ambedue queste regine del mare, ma quanto diversamente belle! − Su la laguna posa languidamente la bellissima e pallida matrona, stanca sotto il peso degli anni, povera in mezzo alle sue gemme, ma ricca d'orgoglio per antica nobiltà. Ai piedi del Vesuvio, la voluttuosa e procace Almea, balla in ciabatte la tarantella, e canta e suda povera di tutto, ma ricca di speranze, di giovinezza e di sangue. Quella si nutrisce di mestizia e di gloria; questa, di maccheroni e di luce. Quella coperta di laceri broccati, ma lindi; questa seminuda e lercia, dalle ciabatte sfondate alla folta chioma nerissima ed arruffata. (p. 18)
S'io ti dovessi dipingere i colori del camaleonte o disegnarti le forme di Proteo, in verità mi sentirei meno imbrogliato che a darti una netta definizione di quello che mi è sembrato essere il carattere di questo popolo.
È così instabile, così pieno di ; si presenta sotto tanti e così disparati aspetti dagli infiniti punti di vista da cui può essere osservato, che su le prime è impossibile raccapezzarsi. Ad un tratto ti sembreranno ingenue creature e ti sentirai portato ad amarle; non avrai anche finito di concepire questo sentimento che ti appariranno furfanti matricolati. Ora laboriosissimi per parerti dopo accidiosi; talvolta sobrii come Arabi del deserto, tal'altra intemperanti come ; audaci e generosi in un'azione, egoisti e vigliacchi in un'altra. Passano dal riso al pianto, dalla gioja più schietta all'ira più forsennata, con la massima rapidità, per modo che in un momento li crederesti deboli donne o fanciulli, in un altro, uomini in tutto il vigore della parola; insomma, la loro indole non saprei in massima definirla altro che con la parola: anguilliforme, poiché ti guizza, ti scivola così rapidamente da ogni parte che quando credi d'averla afferrata, allora proprio è quando ti scapola e ti lascia con tanto di naso e con le mani in mano. (pp. 19-20)
Sparito il pretto tipo del Lazzaro, il quale aveva stabilito quasi un costume, nelle sue brachette fino al ginocchio, camicia aperta sul petto, maniche rimboccate e tradizionale scazzetta in capo, quello de' suoi eredi non ha nulla di uniforme altro che negli strappi e nel sudiciume. Un grosso volume parlerebbe meno del loro abbrutimento, di quel che lo facciano i luridi cenci che questi atleti della miseria hanno il coraggio di portare addosso sorridendo. Una balla da carbone lacera in mano di cotesta gente, parlo sempre dell'infima plebe, con pochi colpi di forbice si trasforma in una comoda sottana per signora; con pochi stracci raccattati fra le immondizie della via e qualche metro di spago di diverse qualità, la madre di famiglia ha trovato stoffa e guarnizione per provvedere di un intero tout-de- da ogni stagione il marito e i suoi guaglioncelli, che fino ad ora hanno avuto abiti un po' troppo di confidenza: o una sola camicia con poco davanti e meno di dietro, o un abito adamitico addirittura, tranne l'incomodo della foglia. (p. 22)
Di patria, d'Italia, di nazionalità non occorre parlarne. Essi sono napoletani e basta, ed il resto degl'Italiani, dal lato Nord son Piemontesi, dal lato Sud cafoni e niente altro [...] (p. 35)
Tanti hanno detto di questa terribile associazione e con profonda conoscenza di causa, che io non m'impancherò ora a parlartene. Ti dirò soltanto che da quel tempo in poi la camorra non ha mai cessato di esistere e che non cesserà mai, nonostante le sfuriate di persecuzione che si è preteso farle, finché non sarà affatto scomparsa l'ultima delle cause che le dànno vita.
La plebaglia ne ha paura, ma la rispetta, perché da questa specie di prepotenti che la opprimono, è sicura di esser difesa, quando la prepotenza e l'abuso le cadano addosso da altre parti. In qualche momento potrà anche odiarla, ma la difenderà sempre, riguardandola come la sola, come l'unica autorità, dalla quale possa sperare qualche cosa che somigli alla giustizia, fino a quando non avrà appreso per esperienza e palpato con mano che i tempi e le cose sono cambiati in meglio anche per lei. (pp. 38-39)
Dio si deve esser pentito d'essersi lasciato cadere questo pezzo di paradiso su la terra. Per correggere lo sbaglio, ha aperto quaggiù gole d'inferno che vomitan fiamme e minacciano distruzione da ogni parte, ma, per il suo scopo, ha fatto peggio che a lasciar correre.(p. 42)
Il Sorrento dei poeti non è Sorrento, ma la strada che conduce a Sorrento.
E questa strada è maravigliosa. (p. 43)
Tutto è intonato in questa beata regione : il cielo, il mare e la terra rivaleggiano di splendore, di luce e di vita ; l'uomo solo rimane inferiore in questa artistica gara e quanto al di sotto! (p. 47)
Sei già stato ad Amalfi? — mi domandarono subito. — Sì. — Diccene, diccene qualche cosa, perché prima di tornare alle nostre case, vogliamo andarvi anche noi. — Andatevi e farete bene, ma andatevi dopo d'aver visto tutte le bellezze dei prossimi dintorni di Napoli, perché la costiera d'Amalfi vi farà lo stesso effetto che a guardar fìssi nel disco del Sole; vi troverete abbagliati e per qualche tempo non sarete capaci di veder altro. (p. 48)
Se poi mi domandate in che consiste tanta bellezza, io vi risponderò come se mi aveste domandato: perché i poemi d'Omero sono belli? I poemi d'Omero son belli, perché sono belli, e se qualcuno volesse provarvelo con altri argomenti, ditegli che non capisce nulla e non avrete sbagliato. (p. 48)
Il giorno del giudizio, per gli Amalfitani che andranno in Paradiso, sarà un giorno come tutti gli altri. (p. 50)
Non me lo permise. Era un Francese e tanto basta, per capire che doveva essere una persona gentile; ma, del resto, non capiva nulla. (p. 50)
[...] mi accolsero con quella ospitalità larga, piena e spontanea, la quale, almeno per noi persone civili, è diventata ormai qualche cosa che va cercata come il fungo porcino: O ne' boschi o nulla. (p. 81)
[...] e che le grandi gioie dell'animo somiglian troppo al dolore, tanto è impastata male questa povera creta umana. (p. 110)
Togliete a Napoli il Vesuvio, e la voce incantata della sirena avrà perduto per voi le sue più dolci armonie. (p. 121)
Il fascino di questo abbrustolito Prometeo , che ravviva con la sua anima di fuoco tutte le membra della bellissima sfinge posata voluttuosamente ai sui piedi, è qualche cosa di strano, qualche cosa di irresistibile.
Scendete alla riva di Santa Lucia, o a Mergellina; salite alla rocca di Sant'Elmo, al Vomero, a Posillipo, a Capodimonte, od in qualunque altro luogo, donde si scorga la sua mole fantastica, e contemplate. (pp. 121-122)
Il Vesuvio è il core, è l'anima, è il sunto di tutti gli splendori del Golfo; è il rubino gigantesco che sta come il fermaglio in questa collana di perle composta nel cielo, forse per adornarne il seno di Venere, e smarrita fra le alghe dal Genio della spensieratezza. (p. 122)
Non v'è sguardo umano, io credo, in questa regione che alla sera si chiuda senza aver guardato la cima della montagna .Il marinaro la guarda prima di sbrogliare la vela della navicella per leggere nel suo pennacchio la direzione del vento. (p. 122)
Egli possiede il fascino della ferocia tranquilla, le attrattive della bellezza ruvidamente accoppiata alla modestia; è il gran delinquente dalle bellissime forme che tutti ammirano perché è feroce, che tutti amano perché è bello.
L'Arcangelo Michele è un poliziotto volgare; Lucifero è un eroe. (p. 123)
L'aspetto del Vesuvio, quella notte, era troppo solenne. La insolita vivacità che lo animava, presentava ai nostri sguardi uno di quei grandi spettacoli della natura, davanti ai quali ci sentiamo forzati a contemplare attoniti e silenziosi. (p. 124)

Napoli a occhio nudo, – Explicit

Addio, Napoli mia, e, se l'ira del tuo vulcano non ti tocchi in eterno, vogli compatire il piccolo figlio d'una delle tue cento fortunate sorelle, che limpida e sconfinata, come la serenità del tuo cielo, vorrebbe la purezza della tua grande anima di fuoco.

Frasi da «Le veglie di Neri»

Dimmelo te, gran Dio... Ma il mio lamento / vola e si perde sull'ali del vento. (p. 20)
Se ancor, dolcezza mia, non lo sapete / dove per me s'è aperto il Paradiso / guardatevi allo specchio e lo vedrete / tutto dinanzi a voi nel vostro viso... (p. 47)
Né lingua né becco, né gola non ha... / povero merlo! come farà a cantà? (p. 51)

Scheda del libro «Le veglie di Neri»

Dicono di Renato Fucini

Che io sappia, Fucini non e stato mai dimenticato, e le cose sue sono state sempre tenute in onore; ma era un onore scolastico e convenzionale, che non usciva al di là dei banchi della scuola dove era facile trovar le Veglie di Neri; ed è bene che sia, finalmente, uscito dalla scuola per interessare una generazione che non sa scrivere, non sa stendere con naturalezza e semplicità una pagina discorsiva e non sa chiamare una cosa con la parola sua.
Francesco Piccolo

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026