Frasi
Frasi di Robert Musil
108 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Robert Musil raccolte in un'unica pagina: 108 frasi, divise per libro e argomento.
Robert Musil (scrittore e drammaturgo austriaco). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Robert Musil
Il Piacere fu uno dei primi libri con cui, quarant'anni fa, feci conoscenza con l'arte moderna, uno dei primi ch'ebbero influsso su di me.
La matematica è un'ostentazione di audacia della pura ratio; uno dei pochi lussi oggi ancora possibili. Anche i filologi si dedicano spesso ad attività nelle quali essi per primi non intravedono il minimo utile, e i collezionisti di francobolli o di cravatte ancora peggio. Ma questi sono passatempi inoffensivi, ben lontani dalle cose serie della vita. La matematica, invece, proprio in esse abbraccia alcune delle avventure più appassionanti e incisive dell'esistenza umana.
La nobiltà dello spirito, rispetto a quella tradizionale, ha il vantaggio che uno se la può conferire da solo.
Frasi da «L'uomo senza qualità»
Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev'essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità. Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe, o dovrebbe accadere la tale o tal altra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com'è, egli pensa: beh, probabilmente potrebbe anche esser diverso. Cosicché il senso della possibilità si potrebbe anche definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, e di non dar maggior importanza a quello che è, che a quello che non è. (pp. 12-13)
Chi voglia varcare senza inconvenienti una porta aperta deve tener presente che gli stipiti sono duri.
Dalle più violente esagerazioni, se lasciate a sé stesse, nasce col tempo una nuova mediocrità.
In verità, quante cose curiose ci sarebbero da dire sul tramontato impero di Cacania! Per esempio, esso era imperial-regio, ed era imperiale e regio; uno dei due segni «i.r.» oppure «i. e r.» era impresso su ogni cosa e su ogni persona, tuttavia occorreva una scienza segreta e occulta per poter distinguere con sicurezza quali istituzioni e individui fossero da considerarsi imperial-regi e quali imperiali e regi. (1996, p. 33)
E poiché possedere delle qualità presuppone una certa soddisfazione di constatarle reali, è lecito prevedere come a uno cui manchi il senso della realtà anche nei confronti di se stesso, possa un bel giorno capitare di scoprire in sé l'uomo senza qualità. (cap. 4)
Certo, se si vuol per forza chiamare prostituzione il vendere per denaro soltanto il proprio corpo, e non, come è usuale, l'intera persona, allora bisogna dire che Leona esercitava occasionalmente la prostituzione. (cap. 6; 2013b)
In fondo quell'esperienza , di un'estasi, di una trascendenza quasi completa di una persona cosciente, era affine a un genere di esperienze perdute, già note ai mistici di tutte le religioni, e quindi si poteva in qualche maniera considerare come il surrogato moderno di eterne esigenze, un cattivo surrogato, ma pur sempre un surrogato; sicché la boxe e altri sport analoghi, che lo introducono in sistema razionale, sono una specie di teologia, anche se non si può pretendere che ciò venga universalmente riconosciuto. (cap. 7)
[...] anche l'amore era fra quelle esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l'uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz'aria sopra un abisso senza fondo. (cap. 7)
Lo sport [...] si potrebbe definire il sedimento di un odio universale finissimamente diffuso, che precipita nelle competizioni sportive. (cap. 7)
In una collettività ogni strada porta a una buona meta. La meta è posta a breve distanza, ma anche la vita è breve, e così si ottengono il massimo dei risultati; […]. (cap. 8)
E un bel giorno ecco il bisogno frenetico: scendere! Saltar giù! Un desiderio di esser ostacolati, di non più evolversi, di restar fermi, di tornare indietro al punto che precede la diramazione sbagliata. E nel buon tempo antico, quando c'era ancora l'impero austriaco, si poteva in quel caso scendere dal treno del tempo, salire su un treno comune d'una ferrovia comune e ritornare in patria. (cap. 8l)
Dinanzi alla legge tutti i cittadini erano uguali, ma non tutti erano, appunto, cittadini. (cap. 8, p. 33)
[...] l'abitante di un paese ha almeno nove caratteri: carattere professionale, carattere nazionale, carattere statale, carattere di classe, carattere geografico, carattere sessuale, carattere conscio, carattere inconscio, e forse anche privato, li riunisce tutti in sé, ma essi scompongono lui, ed egli non è che una piccola conca dilavata di quei rivoli, che v'entrano dentro e poi tornano a sgorgare fuori per riempire insieme ad altri ruscelletti una conca nuova. Perciò ogni abitante della terra ha ancora un decimo carattere, e questo altro non è se non la fantasia passiva degli spazi non riempiti; [...]. (cap. 8)
Se è attuazione di sogni ancestrali il poter volare con gli uccelli e navigare coi pesci, penetrare nel corpo di gigantesche montagne, inviare messaggi con la rapidità degli dèi, scorgere e udire ciò che è invisibile e lontano, sentir parlare i morti, affondare in miracolosi sonni risanatori, vedere con occhi vivi l'aspetto che avremo vent'anni dopo la morte, nelle notti sfavillanti esser consapevoli di mille cose al di sopra e al di sotto di questo mondo, che nessuno conosceva prima; se luce, calore, forza, godimento, comodità sono i sogni primordiali dell'uomo, allora la ricerca odierna non è scienza soltanto: allora è anche magia, è un rito di grandissima forza sentimentale e intellettuale, che induce Dio a sollevare l'una dopo l'altra le pieghe del suo manto, una religione la cui dogmatica è retta e penetrata dalla dura, agile, coraggiosa logica matematica, fredda e tagliente come una lama di coltello. (cap. 11)
Non esiste altro esempio di destino inesorabile pari a quello di un giovane d'ingegno che si raggrinza a vecchietto mediocre; senza colpi della sorte, solo per il rattrappimento a cui era già predestinato! (cap. 14, p. 52)
Nessuno sapeva bene che cosa stesse nascendo; nessuno avrebbe potuto dire se sarebbe stata una nuova arte, un uomo nuovo, una nuova morale o magari un nuovo ordinamento della società. Perciò ognuno ne diceva quel che voleva. Ma dappertutto si levavano uomini a combattere contro il passato. In ogni luogo compariva improvvisamente l'uomo che ci voleva; e, cosa assai importante, uomini pieni d'intraprendenza pratica s'incontravano con uomini pieni d'intraprendenza spirituale. Fiorivano ingegni che prima erano stati soffocati o non avevano mai partecipato alla vita pubblica. (cap. 15)
Non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi, essa è pronta e versatile e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha un abito solo e una sola strada, ed è sempre in svantaggio. (cap. 16)
Ti assicuro, io ce l'ho il coraggio, quando vengo a casa, di prendere semplicemente il caffè con te, di ascoltare il canto degli uccelli, di fare una passeggiata, di scambiare qualche parola coi vicini e di lasciar tranquillamente passare il giorno: la vita umana è questo! (cap. 17)
La probabilità di apprendere dal giornale una vicenda straordinaria è molto maggiore di quella di viverla personalmente; in altre parole, oggi l'essenziale accade nell'astratto, e l'irrilevante accade nella realtà. (cap. 18)
In senso borghese erano tutto immoralisti. Facevano distinzioni fra i peccati e l'anima, che nonostante i peccati può restare immacolata, quasi come Machiavelli fa distinzione fra i mezzi e il fine. (cap. 32)
Questa bellezza? – si pensa, – sì, va bene, ma è poi la mia? Questa verità che sto scoprendo, è davvero la mia verità? Gli scopi, le voci, la realtà, tutte queste cose seducenti che allettano e guidano, che noi seguiamo, in cui ci buttiamo, sono la vera verità, o invece non se ne coglie che un soffio inafferrabile, posatosi sulla realtà? (cap. 34)
Aveva fatto così più o meno tutte le esperienze possibili e sentiva che ancora adesso si sarebbe potuto gettare da un momento all'altro in qualsiasi impresa, di cui poteva anche non importargli nulla, purché stimolasse il suo innato bisogno di agire. (II, cap. 39; 2013)
Oggigiorno soltanto i delinquenti osano ancora far del male al prossimo senza filosofia. (II, cap. 48; 2013)
Quello che ci occorre oggi nella vita è la persuasione che le nostre faccende van meglio di quelle del vicino. [...]; tutto ciò che dà a un uomo la sicurezza di non essere assolutamente niente di straordinario, ma che nel suo modo di non essere niente di straordinario, egli può essere difficilmente uguagliato! (cap. 54)
Hai ragione quando dici che più nulla è serio, ragionevole o anche soltanto trasparente; ma perché non vuoi capire che la colpa è proprio del razionalismo dilagante, che appesta ogni cosa? In tutti i cervelli s'è annidata la smania di diventare sempre più razionali, di specializzare sempre più la vita, e in pari tempo l'impossibilità di raffigurarsi che cosa ne sarà di noi quando giungeremo a conoscere, suddividere, tipizzare, meccanizzare e regolare tutto. Così non si può andare avanti. (cap. 54)
I filosofi sono dei violenti che non dispongono di un esercito e perciò si impadroniscono del mondo rinchiudendolo in un sistema. (cap. 62)
Ma questa libertà interiore consiste nel poter pensare qualsiasi cosa, nel sapere in ogni situazione umana perché non occorre legarsi ad essa, e nel non sapere mai da che cosa vorremmo lasciarci legare! (II, cap. 63; 2013)
Lei fa dell'ironia e assume atteggiamenti negativi. È sempre sul punto di abbracciare l'impossibile e si sottrae a ogni vera decisione. (II, cap. 66; 2013)
Per nessuna cosa ho così poco talento come per me stesso. (cap. 66, p. 308)
La Chiesa cattolica ha commesso un grave errore limitandosi a minacciare di morte e a costringere all'abiura un uomo simile, invece di ammazzarlo senza tanti complimenti: perché dal modo suo e degli spiriti a lui affini di vedere le cose avrebbero poi tratto origine [...] gli orari ferroviari, le macchine utensili, la psicologia fisiologica e l'attuale corruzione morale cui la Chiesa stessa non riesce più a far fronte. Probabilmente ha commesso questo errore per troppa accortezza, perché Galilei non era soltanto lo scopritore della legge della caduta dei gravi e del moto della terra, ma anche un inventore al quale si interessava, come si direbbe oggi, il grande capitale. (cap. 72)
Sua Signoria aveva una spiccata avversione per quella che chiamava "letteratura e nient'altro". Era un'idea che per lui si associava con ebrei, giornali, librai avidi di reclame, e spirito borghese liberale che produce per denaro e che chiacchiera a vuoto, e la frase "letteratura e nient'altro" era diventata una sua espressione abituale. (cap. 76)
Certi interrogativi sono stati tolti dal cuore degli uomini. Per i pensieri sublimi hanno creato qualcosa come degli stabilimenti di pollicoltura, che si chiamano letteratura, filosofia o teologia, e là i pensieri si riproducono a modo loro, senza controllo, il che va benissimo perché con una tale proliferazione nessuno si rimprovera più di non occuparsene personalmente. (cap. 76)
Il procedere della storia è come un andare a tentoni. Il presente è sempre come l'ultima casa di una città, che in un certo senso non appartiene più integralmente alle case della città. (II, cap. 83; 2013)
Dio non intende che si prenda il mondo alla lettera: il mondo è un'immagine, un'analogia, un modo di dire del quale egli deve servirsi per un motivo qualunque, e naturalmente è sempre approssimativo; non dobbiamo prenderlo in parola, tocca a noi stessi trovare lo scioglimento del quesito ch'egli ci impone. (cap. 83)
Ogni grande libro spira questo amore per i destini dei singoli individui che non si adattano alle forme che la collettività vuol loro imporre. Ciò porta a risoluzioni che non si lasciano risolvere, e di costoro si può soltanto riprodurre la vita. Estrai il senso da tutte le opere poetiche e ne ricaverai una smentita interminabile – incompleta ma esemplificata e fondata sull'esperienza – di tutte le norme, le regole e i principi vigenti sui quali posa la società che ama tali poesie! Per di più una poesia col suo mistero trafigge da parte a parte il senso del mondo, attaccato a migliaia di parole triviali, e ne fa un pallone che se ne vola via. Se questo, com'è costume, si chiama bellezza, allora la bellezza dovrebb'essere uno sconvolgimento mille volte più crudele e spietato di qualunque rivoluzione politica! (cap. 84)
Ma sono soprattutto i fortunati plasmatori della realtà, a parte le grandissime eccezioni, ad avere molto in comune con gli autori delle commedie di cassetta; le complicate vicende che essi producono ci annoiano perché mancano di spirito e di originalità, ma proprio per questo ci comunicano quello stato di remissività e di sonnolenza nel quale accettiamo qualsiasi mutamento. (II, cap. 84; 2013)
Si poteva chiamarlo dedizione, ma la parola aveva di solito un senso molto più largo e in ogni caso anche diverso, giacché non se ne può mai fare a meno; la dedizione a un dovere, a un superiore o a un capo, e anche alla vita stessa nella sua ricchezza e nella sua varietà, era sempre stata per lui, intesa come virtù virile, la quintessenza della dirittura morale, che pur schietta e aperta contiene più riserbo che abbandono. (cap. 86)
Già da tempo possedere una doppia personalità spirituale non è più un trucco di cui solo i matti sono capaci [...] era quasi un merito che Arnheim non fosse mai del tutto onestamente convinto di quel che diceva. (II, cap. 86; 2013)
Oggi non c'è quasi più nessuno che legga, ognuno si serve dello scrittore per gettare perversamente su di lui le proprie eccedenze in forma di consenso o di dissenso. (II, cap. 91; 2013)
E lo stesso si poteva dire della fedeltà che, limitata a una donna, ha un certo sapore di cavalleria, di mansuetudine, di abnegazione e di delicatezza, tutte virtù che si suole immaginare associate alla donna ma che perdono perciò la loro migliore ricchezza, così che è difficile dire se anche l'amore scorre verso di lei come l'acqua verso il luogo più profondo e non sempre inobiettabile, o se l'amore femminile è il luogo vulcanico il cui calore dà vita a tutto ciò che fiorisce sulla superficie della terra. (cap. 86)
Se per varie circostanze storiche non fosse sorto a tempo opportuno un sistema burocratico religioso con funzione politica, oggi della fede cristiana non rimarrebbe neanche la traccia... (cap. 91)
Ora, l'avversione basata su motivi nazionalistici di solito non è altro che avversione nei confronti di se stessi, tratta dagli oscuri recessi delle proprie contraddizioni e fissata su una vittima opportuna; un procedimento collaudato fin dai primordi, quando lo stregone, usando un bastoncino che dichiarava sede del demonio, estraeva la malattia dal corpo dell'infermo. (II, cap. 94; 2013)
Un uomo senza qualità non dice di no alla vita, dice "non ancora!" e si risparmia. (II, cap. 97; 2013)
I singoli particolari erano accessibili anche a uno scolaretto, ma nell'insieme nessuno sapeva che cosa stesse realmente accadendo, a parte poche persone, e nemmeno quelle erano sicure di saperlo. Qualche tempo dopo, se anche tutto fosse accaduto in una sequenza variata o rovesciata, non si sarebbe notata alcuna differenza, tranne certi cambiamenti che permangono nel tempo, non si sa bene perché, e sono le tracce di bava lasciate dalla lumaca della storia. (II, cap. 98; 2013)
Dacché mondo è mondo, nessun essere è ancora morto per una lacuna linguistica, ma bisogna pur aggiungere che alla Doppia Monarchia austro-ungarica e austriaca e ungarica capitò di andare in rovina per la propria inesprimibilità. (II, cap. 99; 2013)
Ogni progresso è anche un regresso. C'è progresso sempre e solo in un determinato senso. E poiché la vita nel suo complesso non ha senso, nel suo complesso non ha nemmeno progresso. (II, cap. 102; 2013)
Perché, comunque sia, è certo che su questa legge dei grandi numeri si fonda ogni possibilità di vita ordinata; e se non ci fosse questa legge di compensazione, un anno non succederebbe nulla mentre nell'anno seguente non ci sarebbe niente di sicuro, la sovrabbondanza s'alternerebbe con la carestia, nascerebbero o troppi o troppo pochi bambini, e l'umanità svolazzerebbe alla cieca fra le sue possibilità celesti e infernali, come gli uccellini quando ci si avvicina alla loro gabbia. (cap. 103)
Quel segreto consiste nel fatto che non è lecito permettersi tutto. Un'epoca in cui tutto è permesso ha sempre reso infelici coloro che vivevano in essa. Onestà, continenza, cavalleria, musica, la morale, la poesia, la forma, il divieto, tutto ciò non ha altro scopo più profondo che dare alla vita una forma limitata e precisa. La felicità senza limiti non esiste. Non v'è grande felicità senza grandi divieti. Anche negli affari non si può correr dietro a qualunque profitto, se no non si approda a nulla. Il confine costituisce l'arcano del fenomeno, il segreto della forza, della fortuna, della fede e del problema di sostenersi, uomo microscopico, nell'universo sconfinato. (cap. 105)
In amore come in affari, nella scienza come nel salto in lungo è necessario credere prima di guadagnare e di vincere, e come non dovrebbe esser lo stesso anche per la vita in genere? (cap. 109, p. 600)
Si può probabilmente assumere come dato empirico costante che le donne eccessivamente dedite alla cura del proprio aspetto siano relativamente virtuose, poiché in tal caso il mezzo sostituisce il fine [...]. (I, cap. 109; 2013)
In tutto quel che intraprendeva – e cioè passioni fisiche come passioni spirituali – egli aveva finito per considerarsi prigioniero di preparativi che non ottenevano il loro vero scopo, e con l'andar degli anni era quindi venuto a mancare alla sua vita il senso della necessità, come l'olio in una lampada. (cap. 116, p. 674)
Ci si riunisce in gruppi, perché l'obbedienza permette di fare tutto quello di cui per convinzione propria non si sarebbe più capaci, e l'inimicizia di quei gruppi dona agli uomini la sempre operante reciprocità della vendetta, mentre l'amore ben presto si addormenterebbe. (cap. 116)
«Ma per i giovani essa appartiene al canto della vita: vorrebbero avere un destino e non sanno che cosa sia.»
«Nei tempi che verranno e che saranno meglio informati,» replicò Ulrich «la parola destino assumerà probabilmente un significato statistico.» (III, cap. 8; 2013)
Quel suo corpo le diceva che già fra pochi anni avrebbe incominciato a perdere la propria bellezza [...]. Allora sarebbe finito tutto, senza che vi fosse mai stato nulla. (II, cap. 9; 2013)
Si rimproverò con veemenza: «Se io valessi qualcosa non sarei mai arrivata a questo punto!» [...] anche ora non era capace di immaginare la sua vita e non aveva nessuna idea di come avrebbe dovuto essere. [...] Allora tutto sarebbe finito, senza che nulla mai ci fosse stato. (III, cap. 9, p. 829)
«Non bisogna essere nulla di speciale!» disse fra sé fieramente. Gli parve una viltà non saper fare a meno di quella falsa idea. (cap. 118, p. 691)
Non si sa bene come avvenga quel mutamento che in certe circostanze trasforma degli uomini coscienti in una massa consenziente, capace di qualunque eccesso nel bene come nel male, e incapace di ragionare, anche quando gli uomini di cui è formata non han coltivato nulla nella vita quanto la misura e la ponderatezza. (cap. 120)
Si manifesta qui il profondo bisogno europeo di non eccedere in nulla. [...] Perché dunque proprio un asceta dovrebbe soffrire la fame? Questo lo indurrebbe soltanto a sgradevoli fantasie! Un ascetismo assennato consiste nel provare avversione per il cibo pur continuando però a nutrirsi bene. Un simile ascetismo dà garanzie di durata [...]. (III, cap. 12; 2013)
I migliori e più evidenti successi dell'intelletto umano si sono avuti quasi solo quando esso sta alla lontana da Dio. Ma il pensiero che lo tentava disse: "E se questa libertà da Dio non fosse altro che la via moderna verso Dio?"
Idealità e morale sono i mezzi migliori per colmare il gran buco che si chiama anima.
Quel che ci tranquillizza è la successione semplice, il ridurre a una dimensione, come direbbe un matematico, l'opprimente varietà della vita; infilare un filo, quel famoso filo del racconto, di cui è fatto il filo della vita, attraverso tutto ciò che è avvenuto nel tempo e nello spazio! [...] Quasi tutti gli uomini sono dei narratori… a loro piace la serie ordinata dei fatti perché somiglia a una necessità, e grazie all'impressione che la vita abbia un corso si sentono in qualche modo protetti in mezzo al caos.
Se le circostanze gli sono propizie l'uomo s'aggiusta scrivendo un bel giorno sul suo punto fisso un libro o un opuscolo o almeno un articolo di giornale, e cioè inserendo a verbale la sua protesta negli atti dell'umanità, il che è un gran sedativo, anche se nessuno lo legge.
Un uomo che vuole la verità, diventa scienziato; un uomo che vuol lasciare libero gioco alla sua soggettività diventa magari scrittore; ma che cosa deve fare un uomo che vuole qualcosa di intermedio fra i due?
Se il padre è povero, i figli amano il denaro; se il padre è ricco, i figli amano l'umanità. (II, cap. 37, Einaudi, 1957)
«Una volta nella vita» riprese Agathe con estatica risolutezza «tutto quello che si fa lo si fa per un altro. [...] Alla fine entrambi esistono quasi solo l'uno per l'altro, e quello che resta è un mondo per due persone soltanto, fatto di apprezzamento, dedizione, amicizia e altruismo!» (III, cap. 12; 2013)
Bisogna tornare a impossessarsi dell'irrealtà! La realtà non ha più senso! (1978, p. 558)
Noi siamo l'epoca della scheda elettorale! […] Il tempo presente è antifilosofico e vile; non ha il coraggio di decidere che cosa ha valore e che cosa non ne ha, e democrazia, per dirlo con la massima concisione, significa: 'Fai quello che accade!' (1978, p. 807)
L'uomo, giustamente chiamato l'animale parlante, è l'unico che, anche per la riproduzione, abbia bisogno di parlare. [...] Pare che in lui l'ebbrezza dell'amore sia consustanziale all'ebbrezza del discorrere. (1978, p. 1071)
Si ama una certa persona nonostante tutto, e anche per nessuna ragione; e ciò significa che il tutto è un'illusione, o che quest'illusione è un tutto, com'è un tutto il mondo, dove non si muove una foglia senza che l'Onnisenziente se ne accorga. (1978, p. 1074)
Fra noi militari l'essenziale è poter sempre annunziare qualche progresso; un certo ottimismo è indispensabile anche nella sconfitta, lo comporta il mestiere... (II, cap. 38, Einaudi, 1957)
La morale è fantasia. (2013b)
La morale è coordinare ogni stato momentaneo della nostra vita con uno stato durevole! (III, cap. 22; 2013)
Proprio per questo mio essere legato a tutte le idee o a nessuna, ho disimparato a prendere sul serio la vita. In fondo mi emoziona molto di più leggerla in un romanzo, dove c'è una concezione a sostenerla [...]. Il nostro tempo si guarda bene dal prendere sul serio gli avvenimenti e le avventure di cui è pieno. (III, cap. 25; 2013)
A dire il vero, secondo questo punto di vista, cogliere nel mondo interiore le pure qualità del sentimento, della rappresentazione, della sensazione e del volere è altrettanto difficile quanto scoprire in quello esteriore un filo di corrente o un centro di gravità: esiste soltanto un tutto intrecciato che sembra ora volere ora pensare, a seconda che in esso predomini ora questa ora quella caratteristica. (inediti, cap. 55; 2013, p. 1188)
Fratello e sorella erano ormai stanchi di sentire; accadeva talvolta che, in una conversazione dedicata esclusivamente alle loro emozioni, essi dimenticassero di provarne. (capitoli in bella copia, cap. 48; 2013, p. 1237)
La nostra civiltà è il tempio di quello che, abbandonato a se stesso, verrebbe chiamato follia. (II, cap 12; 2013b)
Tranne i perseguitati dalla sfortuna e i nati con la camicia, tutti gli esseri umani vivono parimenti male, ma vivono su piani diversi. Questa consapevolezza del proprio piano è oggi per l’individuo, che in genere ha poche prospettive sul senso della propria vita, un surrogato molto apprezzato. (II, cap 78; 2013b)
Chiunque si impegni a distruggere i risultati di una bella epoca passata è convinto di migliorarli. (I, cap 15; 2013b)
Gli ideali sono dotati di curiose proprietà, inclusa quella di rovesciarsi nel loro contrario quando li si vuole perseguire alla lettera. (II, cap. 57)
Il giovane Törless – Citazioni
Le visite a quella donna erano divenute negli ultimi tempi la sua unica e segreta gioia. Verso la fine della settimana già montava in lui l'irrequietezza, l'attesa spasmodica della domenica sera, quando si sarebbe introdotto furtivo da lei. Questo introdursi furtivo era ciò che più di tutto lo occupava. (1991, p. 46)
Se Božena fosse stata bella e pura, se egli, allora, avesse saputo amare, forse l'avrebbe morsa, per accrescere fino al dolore la loro voluttà. Poiché la prima passione di un adolescente non è amore per quell'una, ma odio per tutte. Il sentirsi incompresi, il non comprendere il mondo non accompagnano la prima passione, ne sono dse mai l'unica e non casuale origine. Ed essa non è che una fuga in cui l'essere in due altro non è che una solitudine raddoppiata. (1991, p. 47)
Quasi ogni prima passione è di breve durata e lascia dietro di sé un gusto d'amaro. (1991, p. 47)
«[...] se un uomo ha perso se stesso e ha rinunciato a sé, allora ha perduto l'elemento particolare e inconfondibile per il quale la natura lo ha fatto uomo. E mai come in questo caso si può star sicuri che si ha a che fare con qualcosa di non necessario, con una forma vuota, con qualcosa che l'anima del mondo ha già da tempo abbandonato.» (1991, p. 76)
«[...] Anch'io son legato a due fili. A questo, indefinito, che, in contraddizione con il mio chiaro convincimento, mi costringe a una compassionevole inazione, ma anche ad un altro, che va dritto alla mia anima, alle mie più intime conoscenze, e mi avvince al cosmo. Esseri come Basini, te l'ho già detto prima, non significano nulla: sono una forma vuota, un prodotto del caso. Esseri autentici sono soltanto quelli che sanno penetrare in se stessi, esseri cosmici in grado di immergersi fino al nesso profondo che li lega al grande processo dell'universo. Costoro compiono miracoli a occhi chiusi perché sanno utilizzare tutta l'energia dell'universo, la quale è in loro come fuori di loro. Ma tutti gli esseri che hanno seguito il secondo filo, lo hanno fatto solo dopo aver spezzato il primo. [...]» (1991, p. 78)
«[...] è certo che un uomo lo si comprende assai meglio dagli occhi che non dalle parole...» (1991, p. 93)
«Quali sono le cose che mi sconvolgono? Le meno appariscenti. Per lo più oggetti inanimati. Che cosa mi sconvolge in esse? Un qualcosa che non conosco. Ma è proprio questo! Da dove mi viene questo "qualcosa"? Io avverto la sua esistenza, esso agisce su di me, quasi volesse parlare. Mi trovo nella medesima agitazione di uno che cerchi, senza riuscirci, di cogliere le parole di un paralitico tra le smorfie della sua bocca. È come se avessi un senso in più rispetto agli altri, ma un senso non del tutto sviluppato, un senso che c'è, che si fa sentire, ma che non funziona. Per me il mondo è pieno di voci mute: ed io, quindi, sono un veggente o un allucinato?» (1991, p. 117)
Törless dunque sedeva immobile, in perfetto silenzio, non distoglieva lo sguardo da Basini ed era completamente immerso nel folle vortice che si muoveva nel suo intimo. E da quello incessantemente emergeva la domanda: che cos'è questa qualità particolare che io possiedo? A poco a poco non vide più né Basini, né le lampade incandescenti, non sentì più il calore animale intorno a sé e nemmeno il brusio rumoreggiante che sale da una moltitudine di persone, quand'anche sussurrino. Come una massa ardente e oscura tutto questo vorticava indistinto intorno a lui. Solo sentiva un bruciore nelle orecchie e un freddo gelido nelle punte delle dita. Si trovava in quello stato di febbre, più interiore che fisica, che tanto amava. Questo stato d'animo, cui si accompagnavano anche impulsi di languore, cresceva sempre di più. Prima, quando si trovava in un simile stato tendeva ad abbandonarsi a quei ricordi che restano dopo che per la prima volta l'alito caldo di una donna ha sfiorato un'anima giovane. Anche quel giorno si risvegliò in lui un simile estenuato calore. (1991, p. 120)
Il giovane Törless – Citazioni sul libro
Che si accettino o no gli schemi e le «verità» della psicanalisi, è indubbio che il presente romanzo è una mappa incredibilmente precoce d'una lettura della psiche e della società in cui tale tipo di speculazione domina sovrana, e coi mezzi d'indagine e i materiali (si veda l'uso del sogno, le simbologie edipiche, le associazioni mentali) che in quell'ambito sono considerati canonici. (Italo Alighiero Chiusano)
La casa incantata – Citazioni
I bambini non hanno ancora l'anima. Anche i morti. Non sono ancora o non sono più niente, possono ancora diventare tutto o esserli stato. Sono simili a recipienti che danno forma ai sogni, sono il sangue con cui imbellettano di vita i desideri dei solitari. Da quando era morto lei lo sentiva vicinissimo; così vicino come il suo stesso io. Da quando la sua anima era morta, egli apparteneva ai sogni di lei e la dolcezza lo attraversava liberamente come le onde penetrano tra i molli purpurei infusori fluttuanti nel mare, Non provava più odio. Lo aveva provato finché egli era ancora in vita; finché egli era stato ancora in vita, era morto per lei. Desiderava in modo lieve e sbiadito che fosse morto. Silenzioso come una giornata d'autunno che non reca più frutti e non s'aspetta nient'altro da sé. (p. 200)
Cos'era quella beatitudine sottile e rodente che malgrado la sua preoccupazione le scavava il corpo fino a lasciarlo morbido e carezzevole come una capsula sottile? Desiderò spogliarsi. Solo per farlo, soltanto per la sensazione di sentirsi più vicina, di rimanere sola con se stessa in una stanza oscura. Si sentiva eccitata mentre le vesti le cadevano a terra frusciando silenziosamente; era una dolcezza che avanzava come se ella cercasse qualcuno, poi si pentiva e tornava indietro per stringersi al proprio corpo. E quando riprese i vestiti lentamente con un piacere titubante, quegli abiti che nell'oscurità le si raccoglievano intorno con rigonfiamenti e con pieghe dove indugiava ancora indolente il suo calore come stagni in oscure caverne, quegli abiti erano come dei nascondigli in cui poteva rannicchiarsi; e quando il suo corpo di qua e di là misteriosamente toccò il suo involucro, venne percorso da un brivido di sensualità come da una luce nascosta che vaga irrequieta per la casa dietro le imposte chiuse. (p. 201)
Il compimento dell'amore – Citazioni
Ogni cervello non è qualcosa di solitario e di unico? (p. 213)
Tutte le cose sono talvolta presenti due volte, nette e chiare come si conoscono e poi ancora, pallide, crepuscolari e spaventate, come se l'altro le scorgesse furtive e già estranee. (p. 214)
Nell'arte c'è una finezza che apprezzo: il lieto fine che ci consola dell'esistenza quotidiana. La vita è delusione, tanto spesso ci defrauda dell'atto finale. Ma questa non è forse la stupidità della naturalezza? (p. 241)
La tentazione della silenziosa Veronika – Citazioni
Importante è essere l'avvenimento, e non la persona che agisce; bisogna che ognuno sia solo con quanto accade e nello stesso tempo occorrerebbe stare insieme, taciti e conchiusi come l'interno di quattro pareti senza finestre che formano uno spazio in cui può veramente accadere tutto, senza tuttavia che da una si penetri nell'altra come se avenisse solo nel pensiero. (p. 261)
Talvolta non si conosce qualcosa che si vuole nel buio ma si sa che non si potrà trovare; allora viviamo la nostra vita come in una stanza sbarrata dove si ha paura. (p. 261)
E i sogni non sono in noi, non sono neanche frammenti di realtà ma si scavano la loro dimora in qualche punto, in un sentimento complessivo e vivono lì, ondeggiando senza peso come un liquido in un altro. Nei sogni ci si concede all'amato così, come un liquido in un altro; con un senso mutato dello spazio; poiché l'anima sveglia è una cavità nello spazio che non si può riempire, lo spazio nell'anima è irregolare come il ghiaccio pieno di bolle. (p. 273)
Dicono di Robert Musil
Il primo poeta dell'astratto.
L'Austria dell'anteguerra è il paese del conservatorismo ad oltranza e Musil, lo ammetta o no, è un conservativo ad oltranza. Talora si finge quasi nemico dell'intelligenza o almeno del progresso, tanto spontaneamente condivide il "quieta non movere" della corte asburgica, per la quale era un delitto di lesa maestà avere idee originali.
La grande poesia musiliana non consiste soltanto nei risultati delle singole opere ma nello sforzo globale di cogliere la nuova dimensione dell'uomo.
Musil non tralascia mai di operare da perfetto artista, da creativo, da poeta, perciò lascia un'amplissima zona opinabile e di suggestivamente ambiguo e polivalente alla curiosità dei lettori e degli interpreti.
Musil parte dal punto fluido di una realtà ancora informe, ancora da plasmare come nella notte del caos, e da quel centro si dirama in tutte le direzioni, con un'apertura senza limiti.
Musil: una piramide che si regge sulla punta.
Pochi autori di questo secolo insegnano come Musil che l'unica dimensione dello scrittore è quella della verità.
Se Musil fosse morto subito dopo aver pubblicato il Törless, lasciandoci dell' Uomo senza qualità solo le schegge contraddittorie di una tessitura di cui mai avremmo potuto immaginare la complessità e la ricchezza, certo nessuno di noi, oggi, saprebbe che immenso scrittore avremmo perduto: ma ogni critico appena superiore alla mediocrità avrebbe potuto dire, senza alcuna incertezza, che in lui si era spento un autore di già stupefacente e matura originalità.
Un uomo che come il Valéry della Jeune Parque è riuscito a dare forma sensibile al pensiero e a conferire alla visione la lucidità di un ordine matematico.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026