Frasi
Frasi di Roberto Rossellini
21 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 21 frasi di Roberto Rossellini: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Roberto Rossellini (regista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Roberto Rossellini
Credo che sia orribile... Fu allora che abbandonai definitivamente il cinema.
Io ritengo Napoli una città estremamente civile; ebbene, nel vocabolario dei napoletani non esiste la parola lavoro, dicono la «fatica». Anche io sono così, non amo la fatica.
Ho cercato di fare per tutta la vita del cinema un’arte utile agli uomini.
In Sicilia certe cose non si dicono; si alludono. Per cui si è sviluppato un linguaggio più discreto di quello verbale, fatto di gesti. Più significativo.
La mitica rupe di Scilla e il gorgo di Cariddi sono i pilastri dello stretto che la divide dal continente.
Non sono un pessimista: vedere anche il male è, a mio parere, una forma di ottimismo.
Questa Italia infame, capace di fare carne di porco di un personaggio, di un essere umano solo perché è personaggio. Ti inventano addosso ogni vergogna che si portano dentro loro, nell'anima.
Dicono di Roberto Rossellini
Capiva molto più le donne che gli uomini, forse perché era un po' sempre innamorato di qualcuna.
Era un grande cronachista. Ho sempre detto che non ci potevamo permettere di fare un'altra guerra per far girare qualche altro bel film a Rossellini. Paisà e Roma città aperta sono dei grandi film, grandi come gli avvenimenti che a lui erano congeniali. Non era un regista da piccola cronaca quotidiana.
Era un personaggio carismatico e riusciva ad affascinare tutti i membri di una troupe. Io stavo delle ore intere ad ascoltarlo. Lui aveva una predilezione per me, anche nei confronti del figlio dato che preferiva quasi dialogare con me piuttosto che con il figlio. Mi chiamava "Ruggerino" e mi presentava a tutti come uno sveglio, disponibile, preparato. Mi voleva davvero bene e da lui ho catturato tutto quello che si può catturare dal suo stile neorealista. Rossellini non era un grande tecnico e nemmeno si gloriava di esserlo. Lui era un istintivo, un creativo puro. E questa peculiarità io credo l’ho assorbita sicuramente.
Era un tale affabulatore, che ti metteva nella condizione della bambina che ascolta la favola, la sera, prima di andare a dormire, con gli occhi sgranati, e la bocca spalancata. Lui parlava, parlava: raccontava storie straordinarie. [...] Certo, fisicamente non era bello. Però, quando cominciava a parlare, capivi perché poteva risultare affascinante: era una specie di incantatore di serpenti.
In Rossellini c'erano l'avventuriero e l'uomo di grande generosità.
La persona che più mi piacque. Lo conobbi attraverso l'ultima moglie, Sonali, che poi puntualmente lasciò. Il suo desiderio era di creare una famiglia allargata con tutte le donne che aveva amato.
La storia del cinema si divide in due ere: una prima e una dopo Roma città aperta
Ricordati, Fabrizio, non si può mica vivere senza Rossellini. (Prima della rivoluzione)
Rossellini cercava, inseguiva il suo film in mezzo alle strade, con i carri armati degli alleati che ci passavano a un metro dalla schiena, gente che gridava e cantava alle finestre, centinaia di persone intorno che cercavano di venderci o di rubarci qualcosa, in quella bolgia incandescente.
Rossellini è del tutto alieno da ogni compiacimento autolesionistico, da ogni facile ideologia della denuncia. L'umanità, l'Italia che egli mostra dà un senso, alla fine, umanissimo e positivo della gente, del Paese. E questo senso positivo deriva proprio dal fatto che Rossellini rappresenta la realtà senza usare alcun filtro roseo, ma mostrandone anche i lati dolorosi, sbagliati. Ma presenta tutto questo con una calda umanità che finisce per fare onore non solo a lui, ma anche al suo e al nostro Paese.
Rossellini è il neorealismo. In lui la «riscoperta» della realtà – nella fattispecie dell'Italia quotidiana, abolita dalla retorica di allora – è stato un atto insieme intuitivo e strettamente legato alla circostanza. Egli era lì, fisicamente presente, quando la maschera cretina è caduta. Ed è stato uno dei primi a vedere la povera faccia della vera Italia.
Rossellini è l'autore più capace di osservare la compresenza di un'anima nazionale ed europea nelle azioni che descrive ed è il primo vero autore in possesso di uno sguardo stereoscopico capace di percepire e rappresentare la realtà, fin dalla fine della guerra, in chiave europea.
Rossellini era una persona che aveva macinato un patrimonio proprio, poi aveva guadagnato moltissimo, ma si ritrovava perennemente senza una lira. La sua generosità era grande quanto la sua incoscienza.
Rossellini [...] non amava gli attori e mi diceva continuamente: "Ma perché non te ne vai a Houston a studiare, perché non fai l'università?"
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026