Frasi
Frasi di Sándor Petőfi
14 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 14 citazioni di Sándor Petőfi, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Sándor Petőfi (poeta e patriota ungherese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Sándor Petőfi
Avanti, avanti, dunque, il popolo e il poeta: / avanti attraverso l'acqua, avanti / attraverso il fuoco. / Maledetto colui che lascia abbattere / la bandiera del popolo: / maledetto colui che resta indietro / per ozio o per viltà: / maledetto chi all'ombra si riposa / mentre il popolo tribola e s'affanna... (da I poeti del secolo XIX)
Il tuo canto è come un limpido rintocco di campana / che si leva dal silenzio della puszta lontana.
Leggo la Toldi per la sesta volta. È proprio un lavoruccio di una trama così sottile che io lo leggo la sesta volta, per poterne meglio capire la sua leggerezza. (da una lettera ad Arany del 9 settembre 1847. (Citato nell'Introduzione alla Toldi, p. 18)
Non riesco a concepire, come mai possano esservi alcuni, anche tra gente non comune, che non sanno o non credono come la semplicità sia la prima regola e superiore a tutte le altre, giacché se in qualcuno manca la semplicità, gli manca tutto. (da Lettere di viaggio)
Ove trovar si può cosa sì bella e buona / come dal libro tuo scintilla e splende? / Donde e chi sei? Diamante che abbaglia / dal fondo del mar compari ad un tratto. / Altri spoglia l'allor di poche foglie / tu sol coglier ne sai corona intera. (Citato nell'Introduzione alla Toldi, p. 19)
Poemetti e poesie scelte
Io mi avanzai, ella mi guardò; / rimasi affascinato. / La mia pipa accesa si spense, / il mio cuore spento si accese. (Introduzione, p. 7)
Che sei tu mai per me, o selvaggio e romantico paese / degli incolti Carpazi, colle tue pinete? / Posso ammirarti, ma non già amarti / e la mia fantasia non erra pei tuoi colli e le tue valli. // Laggiù, sulla terra dell'Alföld, piana come il mare, / là sono a casa mia, là è il mio mondo. / La mia anima è un'aquila liberata dalla prigione / allorché contemplo lo sterminato piano. // Mi sollevo nell'aria in quel pensiero / sopra la terra, presso le nuvole, / e sorridendo mi guarda la pianura / che si distende tra Danubio e Tibisco. // [...] // Sei bello, Alföld; per me, almeno, sei bello! / Qui fui tenuto in culla, qui io nacqui. / Qui si stenda su me il funebre lenzuolo, / qui su di me sia ammucchiata la terra del sepolcro. (da L'Alföld, pp. 168-170)
Non sono cattolico' / eppure ho fatto i miei digiuni, e grandi. / È bene che l'uomo abbia denti di ossa, / fu questo savio decreto degli dei, / poiché se i miei fossero stati di ferro / la ruggine li avrebbe corrosi. (da Un mio inverno a Debreczen, pp. 172-173)
[...] Perché l'uomo non fu, come l'uccello, / creato colle ali? / che giova colle gambe andar lontano / e non in alto? / Che mi importa la lontananza / se bramo le altitudini ? // Anelavo all'altezza! Ah, come invidiavo / il destino del sole / che mette una cappa intessuta di luce / sulla sfera terrestre. / Ma qual pena poi vederlo alla sera trafitto, / e scorrere dal suo petto il sangue. / Pensavo: dunque così accade? dunque chi dà la luce / tale mercede riceve? (da La cicogna, p. 175)
Nessuno dica che non è bella la puszta; / essa ha pure le sue bellezze; / ma quelle, come il volto di pudica fanciulla, / ricopre un denso velo. / Dinanzi ai buoni conoscenti ed amici / essa lo abbassa / e l'occhio incantato in lei si fissa / poiché gli appare una fata. (da La cicogna, p. 177)
Io amo come l'uomo / forse non ha mai amato. / Io amo di un santo amore, / ma la mia cara non è fanciulla terrena. // Io amo una dea, / una proscritta dea: / la libertà. (da Io amo, p. 184)
Dicono di Sándor Petőfi
Comparve nel 1842 sui fogli dell'Ateneo un giovane poeta che diventò dipoi il più illustre genio della lirica ungherese. Questi fu Alessandro Petòfi, figura grandiosa e popolarissima e per l'ingegno straordinariamente splendido, e per le vicende, e per la parte presa nella rivoluzione, e finalmente per la eroica morte con cui gloriosamente sigillò le idee di libertà da lui sempre professate. Il Petòfi è il primo che trova le espressioni felici e semplici della fantasia e dello spirito nazionale; il primo che seppe dare un carattere personale e originale alla sua lira; il primo, finalmente, che s'acquistò celebrità e gloria mondiale.
Il Petòfi è uno dei poeti più originali: le sue poesie sono vero e fedele specchio della sua vita, della sua personalità. Il contenuto di esse è infatti quasi tutto soggettivo: anche allora che la fantasia prende le mosse dal mondo esterno o dal pensiero altrui, giunge come a riposarsi sull'animo dello scrittore: ciò fa che il suo volume prenda un carattere personale, che ci svela le lotte del pensiero e i segreti del cuore di questo giovane e baldo ingegno.
Scorrendo le sue eterne pagine, scendiamo nelle più intime pieghe dell'anima sua; là dentro v'è un mondo, di passioni tumultuanti, frementi, v'è un grido di guerra alla società come la tirannide l'avea fatta; v'è un inestinguibile amore di patria, un orgoglio nazionale che manca l'eguale; v'è un odio mortale contro gli oppressori della patria, un grido feroce alla libertà, agli uomini avviliti e oppressi: – ed egli raccolse quel grido e lo gettò, maledizione contro il creato, ripetuto in mille modi, ma sempre con la stessa energia.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026