Frasi
Frasi di Seamus Heaney
8 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Seamus Heaney raccolte in un'unica pagina: 8 frasi, divise per libro e argomento.
Seamus Heaney (poeta britannico). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Seamus Heaney
Come se fosse stato versato / nel catrame, giace / su un guanciale di torba / e sembra piangere // Il fiume nero di se stesso. [...] // Chi può dire "cadavere" / al suo vivido stampo? / E chi può dire "corpo" / al suo opaco riposo? // E i suoi capelli arrugginiti, / un pelo improbabile / come quello di un feto. / Dapprima vidi il suo volto contorto // in una fotografia, / testa e spalla / emergenti dal fango, / un neonato ferito dal forcipe. // Ma adesso riposa completo / nella mia mente, / giù fino al corno rosso / delle unghie, // sospeso alle incrostazioni / con bellezza e atrocità: / insieme al "Gallo morente", / troppo aggrappato // al suo scudo, / insieme al peso reale / di ogni vittima incappucciata, / squarciata e scaricata. (da LUomo di Grauballe, in Scavando. , a cura di Franco Buffoni, Fondazione Piazzolla, Roma, 1991, pp. 70-71.)
Giacevo in attesa / tra la superficie di torba e le mura / del regno, tra strati di erica / e pietre aguzze taglienti. // Il mio corpo era leggibile / dalle influenze striscianti: / mi brancolava sul capo il sole dell'alba / e si raffreddava ai miei piedi. // Attraverso le vesti e la pelle / mi digeriva / la linfa dell'inverno, / e le radici illetterate // ponderavano e morivano / nelle cavità / dello stomaco e degli occhi. / Giacevo in attesa // sul fondo ghiaioso, / col cervello che si oscurava, / un vasetto di micelio / fermentante sottoterra // sogni di ambra baltica. / Resti di bacche sotto le unghie, / il groppo vitale che si riduce / nel cavo del ventre. // Si corrose il mio diadema / e le gemme caddero / nel banco di torba galleggiante / come le connessioni della storia. (da La Regina della palude, North; in Scavando, pp. 63-64)
Il poeta Orfeo canta alle creature e le incanta, e tutti dicono oh!, non fanno altro che cadere in trance. Quello è un possibile tipo di scrittura, lo scrittore come incantatore. Ma non basta nel caso dello scrittore come abitante della realtà. Ecco perché Platone ce l'aveva con il poeta, a causa di questo «fattore incantesimo», perché la mente dell'ascoltatore s'addormentava, e lui passava sul pilota automatico come essere umano. Ora, l'artista nel pieno della sua forza, e la risposta all'arte pienamente viva, supera l'incantesimo e si volge verso quello che Yeats chiama la «desolazione della realtà». E qui c'è un altro Orfeo, non quello che tira la corda dell'arpa che addormenta tutti, ma un Orfeo che si confronta con i fatti della vita e della morte, che scende negli inferi, che sfida sempre la morte ma non riesce mai a sopraffarla, che non riesce mai a rendere la perfezione un tutto perfettamente coerente.
Quando uno cresce nell'Irlanda del Nord, trova intorno a sé l'intera mente dell'Europa. C'è l'Islanda nella casa della missione evangelica, la capanna di lamiera con i motivi delle canzoni metodiste che si diffondono la sera sopra i prati... Quando sono andato in Islanda ho visto queste piccole solitarie capanne di lamiera in mezzo alla tundra e ho riconosciuto l'Europa della Riforma. Così si trova il Dio del dissenziente protestante tutto intorno a sé. Il Dio degli Inglesi. Un ricordo della castità imbiancata delle chiese danesi, e quant'altro. Nell'Irlanda del Nord c'è questa Europa della Riforma e poi c'è la cultura pre-Riforma del Cattolicesimo, La Vergine col Bambino, la dozzinale «Vergine in ghingheri», come la chiamava MacNeice. Così, la mente nord-irlandese è divisa, o in uno stadio di assedio – assediata dalla Repubblica se si è protestanti, se cattolici assediata dalla realtà protestante – e quella mente cerca modi per riformularsi, per darsi un senso, per estrarre un significato dalla confusione.
Station Island
Il granito è frastagliato, salato, punitivo // ed esigente. Venite a me, dice / tutti voi che faticate e siete oppressi, io / non vi consolerò. E aggiunge, l'attimo. E, prendermi o lasciarmi.
Mi piace la modestia del peltro, una facile scelta / quando si tratta di metalli – simile alla lega / che piange al tocco di un ferro rovente; / addolorato e placido come una lucida corteccia d'ontano // riflessa nel coperchio nebuloso di uno stagno [...].
Da riportare indietro là fino al tempio in un'alba / quando il mare stende le sue lontane messi solari verso il sud / ed io faccio una nuova offerta mattutina: / che io possa sfuggire il miasma del sangue versato, / frenare la lingua, temere l'hybris, temere il dio / fino a che egli parli con la mia bocca ormai sciolta.' (Pietra di Delfi)
Scompiglio mattutino nell'ostello. Una pentola / appesa ad anelli forgiati. Fiocchi di fuliggine. Acqua scrosciante. / La porta aperta ad accogliere la luce del sole. / Un fumo di caminetto vagante e tramestio di piatti // mi richiamarono indietro fino a che vidi il boccale / fuori dalla mia portata sull'alto scaffale, quello / disegnato con fiordalisi, un rametto blu dopo l'altro / tutto attorno, calmo come una pietra miliare, // vecchio, smaltato e venato di crepe. Era lì fermo da anni / nella sua paziente lucentezza e turbolenza di atomi, / inoffensivo, lare dimenticato [...].
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026