Frasi

Frasi di Sergio Atzeni

12 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Sergio Atzeni raccolte in un'unica pagina: 12 frasi, divise per libro e argomento.

Sergio Atzeni (scrittore e giornalista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Sergio Atzeni

«Sono sardo, italiano, europeo».
Da Nazione e narrazione, «L'Unione Sarda», 9 novembre 1994; ora da Scritti giornalistici (1966-1995), a cura di Gigliola Sulis, Nuoro, Il Maestrale, 2005, vol. II, p. 992.
«Non potete maledire l'acqua?»
«Non si maledice una madre. L'acqua è madre... l'uomo ha molte madri, acqua, terra, sole, aria... Preferirei stare sotto un olivo, con un bicchiere di vino in mano, ascoltando e raccontando storie con gli amici...».
Da Il quinto passo è l'addio. Romanzo, Milano, A. Mondadori, 1995, p. 109.

Il quinto passo è l'addio

«Si venerano i ricordi quando l'amore è stanco...» (p. 19)
«Cerco Dio.»«Un vescovo non ti basta?» (p. 84)
Sul ponte il pastore dice: «Bella notte, ma il mare non mi piace, lo capisco ma non mi piace, si agita troppo per nulla, mi bagna la giacca e me la sala, in fondo stiamo solo passandoci sopra, la terra è più sicura. Se non fosse che è acqua lo maledirei». (p. 109)
Narra la voce pubblica che il senatore Portas riceveva i postulanti in una biblioteca sempre chiusa (mai aprire le finestre, di giorno perché la luce del sole guasta le coste dei libri, di notte perché entra la Manduria Tiriaca, orribile farfallina divoratrice di antiche carte e legature in pelle). (p. 122)
La notte andavo spesso per osterie. Allevia la solitudine e evita piatti sporchi da lavare. (p. 206)

Frasi da «Passavamo sulla terra leggeri»

Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta. A parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti, eravamo felici.
Fu sempre il destino di Karale. Ricca, corrotta, malata.
Non so definire la parola felicità. Ovvero: non so che sia la felicità. Credo di avere sperimentato momenti di gioia intensa, da battermi i pugni sul petto, al sole, alla pioggia o al coperto, urlando (a volte vorrei farlo e non si può, sarebbe giudicato segno di disturbo mentale) o da credere di camminare sulle nuvole o da sentire l'anima farsi leggera e volare alta fino a Dio (è capitato di rado). È la felicità? Così breve? Così poca?
«Chi non tenta non rischia. Chi non tenta non ottiene».
Chiamavamo noi stessi s'ard, che nell'antica lingua significa danzatori delle stelle.

Scheda del libro «Passavamo sulla terra leggeri»

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026