Frasi
Frasi di Simonetta Agnello Hornby
18 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 18 citazioni di Simonetta Agnello Hornby, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Simonetta Agnello Hornby (avvocatessa e scrittrice italo-britannica). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Simonetta Agnello Hornby
Credevo che Sicilia e Inghilterra fossero due Paesi diversi, invece ci sono tante cose in comune. La paura del diverso, del lontano, di essere aggrediti. L'Inghilterra ha paura di essere vulnerabile perché lo è, come noi. Gli inglesi si sentono i migliori del mondo, anche noi siciliani. Ma sbagliamo, siamo come gli altri.
È triste dirlo ma la Sicilia è invidiosa. Oggi leggevo che sin dal 1500 siamo stati descritti come invidiosi~ non possono avere sbagliato tutti. Il palermitano è più invidioso degli altri siciliani, ha maggiori insicurezze. Il fatto che io sia spuntata così, dall'aria, sommato alla grande campagna pubblicitaria che la Feltrinelli fece per La mennulara ha provocato molte invidie. Hanno detto che il libro lo avevano scritto alla Feltrinelli ed io mi ero limitata a firmarlo.
Il mio punto di riferimento è Monte Pellegrino. A Londra parlo l'inglese ma con accento siciliano. A Londra ci ho lavorato, mi sono sposata, ci ho fatto due figli. E non mi sono mai posta il problema della convivenza tra un'anima siciliana e una inglese. Io sono io ovunque vada.
Io mi sento come una torta a tre strati: uno fatto dalla Sicilia, l'altro dall'Italia, un terzo ancora dall'Inghilterra.
Io trovo ridicolo l'avvocato pagato dallo Stato che pretende di essere pagato più di un insegnante, che è un lavoro importantissimo: cioè, ogni tanto abbiamo dei grilli in testa noi avvocati. (dall'intervista a Parla con me, Rai Tre del 29 aprile 2009)
L’Etna, che rappresenta l’anima della Sicilia, questo senso di grecità e la bellezza della natura. È una montagna che tutti i siciliani temono e amano.
L'integrazione c'è sempre stata, soprattutto in Sicilia. Noi siamo un popolo fatto da gente diversa. Adesso abbiamo un'emigrazione di massa drammatica, con gente che muore in mare, a cui siamo poco preparati.
La Sicilia è il posto più bello del mondo come terra e per quello che ha realizzato l’uomo.
Mamma proveniva da una famiglia nobiliare di Agrigento. Era una donna colta e bilingue, parlava francese e italiano. Papà, il Barone Francesco Agnello, era di origine pisana. Un suo avo, Giovanni Dell'Agnello, era stato doge di Pisa e di Lucca e fu esiliato in Sicilia nel Trecento. Papà era consapevole delle sue radici toscane ma ci teneva molto alla mia identità siciliana.
Non credo all'espressione fuga dei cervelli per me è un eufemismo che usa chi non trova lavoro. Oggi gli italiani vengono a Londra per due motivi: perché in Italia non trovano lavoro mentre qui sì; altri perché non vogliono più vivere in Italia. Londra è generosa, accogliente, profondamente tollerante e democratica, offre a gente di tutte le etnie la possibilità di lavorare. Gli stranieri sono tutti ben accetti. Purché lavorino e si facciano accettare.
Poi siamo andati a Pantalica, uno dei posti più belli del mondo. È la Sicilia di 600 anni prima di Cristo, quando gli abitanti - che non si sa chi fossero - crearono una città come New York con tutti gli appartamenti nelle mura immense di questa cava. Bisogna camminare, salire e arrampicarsi sulle pietre. Se non si va su e giù per le caverne non si capisce cos’è Pantalica.
Propongo itinerari, musei poco noti, veri ristoranti inglesi, parchi poco frequentati. Racconto della city e di Brixton dove ho esercitato la professione di avvocato. Parlo anche tanto dei londinesi. Londra è anche la città del sesso, argomento che tanti considerano "poco inglese" mentre non è così. Mio padre era sereno di sapermi a Londra perché città notoriamente piena di omosessuali.
Sì, sono una scrittrice. Adesso sì. Ci ho messo del tempo prima di abituarmi. Figurarsi che qualche anno fa mi presentarono un signore, mi dissero "questo è un tuo collega". E io subito a domandargli: "lei cosa fa, civile o penale?". L'avevo preso per un avvocato. Quello mi rispose "signora Hornby io scrivo libri, sono uno scrittore. Come lei". Ma in fondo ho fatto l'avvocato per trent' anni, sono una scrittrice da pochi anni.
Siamo una famiglia felice e normale. Solo, abbiamo più soldi di quella gentaglia dell'asilo. Ha capito? Felice e normale. (da Vento scomposto)
Sono nata a Palermo e ho vissuto con la mia famiglia ad Agrigento fino al 1958. Non sono andata a scuola fino alle medie, sono stata educata privatamente a casa. Al contrario di mia sorella Chiara, non avevo amici. Ho avuto un’infanzia solitaria ma non infelice. C’era l’affetto della mamma, quello del papà a intermittenza e poi c’erano i cugini. Direi che è stata un’infanzia “feudale”. Frequentavamo la nobiltà palermitana e la buona società girgentana. Avevamo una bambinaia ungherese, c’era la servitù, i contadini, era una vita scandita da ritmi precisi: l’inverno ad Agrigento e poi le lunghe estati a “Mosè”, la campagna poco distante acquistata nei primi dell’Ottocento dal mio bisnonno per costruirvi una casa di villeggiatura accanto all' originaria fattoria. È una casa che ha resistito alle guerre ed a pochi passi dai templi dorici di Akragas. Ci trasferivamo lì, con tutta la servitù, da giugno a ottobre.
Sulla Sicilia passerei la vita a fare seguiti. Cerco di trasmettere sempre il mio grande amore per la Sicilia, di incoraggiare la gente ad andarci, c’è sempre qualcosa da scoprire e da imparare.
Frasi da «La zia marchesa»
Costanza paragonava la vita a un enorme monetario, suddiviso in cassetti di diverse dimensioni. Alcuni erano vuoti. Altri, quelli più capienti, contenevano le cose di prima necessità, gli elementi fondamentali. Nei più piccoli andavano le cose piccole, quelle del diletto, superflue ma importanti: quelle che danno gusto e sapore alla giornata ben vissuta.
La vita è come una treccia, ogni ciocca è importante e ha un significato. La prima è quella del dovere, che abbiamo tutti e che significa obbedienza; la seconda è quella della roba – chi l'ha deve stare attento a non farsela arrubbare e chi non l'ha ha soltanto la fame nelle budella e la vulissi assai – e la terza è quella dell'amore. E se una ha tutte e tre le ciocche belle forti, la treccia è bellissima e vive felice. Ma assai fimmine hanno la prima ciocca bella folta, mentre le altre due sono sottili. Se riescono a intrecciarsi la treccia bella non è, ma tiene, e la vita continua. Se invece la ciocca dell'amore addiventa troppo forte e quella del dovere è debole, la treccia non regge e si disfa: tre devono essere le ciocche, così è. (da La zia marchesa)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026