Frasi
Frasi di Tat'jana L'vovna Tolstaja
17 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 17 frasi di Tat'jana L'vovna Tolstaja: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Tat'jana L'vovna Tolstaja (nobildonna, attivista e memorialista russa). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Frasi da «Anni con mio padre»
Ci piaceva anche una piccola storia che papà sapeva animare con le intonazioni e il modo di alzare o di abbassare la voce. Era la storia dei Sette cetrioli. [...] «Un ragazzino entra in giardino. Vede un cetriolo. Un cetriolo grosso così (mostrava con le mani le dimensioni). Lo prende, hop! e lo mangia. (Lo diceva con voce tranquilla e con un tono assai alto.) Il ragazzetto continua a camminare e vede un secondo cetriolo, un cetriolo grosso così. Hop! se lo mangia. (La sua voce si faceva un po' rotonda.) Va avanti, vede un terzo cetriolo, un cetriolo grosso così... (papà indica con le mani una lunghezza di circa quaranta centimetri) e, hop! se lo mangia. [...]» E così via fino al settimo cetriolo. La voce di papà era sempre più forte, sempre più grave. [...] Quando papà mostrava come il ragazzetto mangiava il settimo cetriolo la sua bocca sdentata raggiungeva tali dimensioni che faceva paura vederla. (pp. 51-52)
Sapete perché mio padre è seppellito ai piedi di un poggio, all'ombra di vecchie querce, nella foresta di Jasnaja Poljana? Perché quel luogo era legato a un ricordo d'infanzia a lui particolarmente caro. Il maggiore dei figli Tolstoj, Nikolaj, il quale aveva molta influenza sui fratelli e specialmente su mio padre, aveva confidato di avere interrato in un angolo della foresta un bastoncino verde sul quale c'era scritta una formula magica. Chi avesse scoperto il bastone e se ne fosse impossessato, avrebbe avuto il potere di rendere felici tutti gli uomini. L'odio, la guerra, le malattie, i dolori, sarebbero scomparsi dalla faccia della terra; ogni uomo avrebbe conosciuto la felicità e tutti sarebbero diventati «Fratelli Muravej», cioè «Fratelli Formiche». «Questa parola,» dirà una volta papà, «mi piaceva in modo particolare perché mi ricordava che i membri di un formicaio vivono in perfetto accordo.» (pp. 183-184)
Quando in un quadro, in una commedia o in un libro ogni particolare viene messo in evidenza, di solito ci si stanca. Se, al contrario, l'autore si limita a presentare l'aspetto generale dell'opera e lascia allo spettatore o al lettore la cura di immaginare il resto, provoca interesse, in quanto dà agli altri l'impressione di collaborare. A condizione, ben inteso, che il disegno generale riesca a toccare l'immaginazione, l'interesse e la curiosità dello spettatore. (p. 196)
Era l'epoca in cui Tolstoj, già vecchio, scriveva Resurrezione, il suo ultimo grande romanzo. Un giorno entrai nel suo studio e lo vidi al tavolo da lavoro mentre disponeva le carte per fare un solitario. Ne faceva sovente, per riposarsi o per riflettere su ciò che stava scrivendo. Qualche volta domandava alle carte perfino di decidere per lui. A seconda della riuscita o della non riuscita del gioco avrebbe preso certe decisioni.
Sapendo di questa abitudine domandai:
«Hai pensato a qualcosa?»
«Sì...»
«A cosa?»
«Se il solitario riesce farò sposare Nechiudov a Katjuša. Se s'incaglia non li farò sposare.»
Finito il solitario chiesi:
«Allora?»
«È riuscito...» disse. «La seccatura è che Katjuša non può sposare Nechiudov.» (pp. 198-199)
Un nostro amico, Vasilij Maklakov, spirito aperto e colto, parlando dei discepoli di Tolstoj era solito dire: «Coloro che capiscono Tolstoj non l'imitano. Coloro che l'imitano non lo capiscono.»
Ho potuto constatare più di una volta l'esattezza di tale riflessione. Fra i numerosi visitatori arrivati da ogni parte del mondo per conoscere mio padre, molti erano tolstoiani soltanto di nome: si limitavano a copiare il comportamento e le maniere del «maestro» senza capire il significato profondo delle sue idee. Quelli che capivano sapevano anche che Tolstoj lasciava ognuno libero di vivere e di risolvere i suoi problemi come credeva. E non cercavano di imitarlo nel comportamento esteriore, che per loro non aveva nessuna importanza.
Una volta notai, che coloro che stavano attorno a mio padre, un giovane sconosciuto con un camiciotto russo, pantaloni a sbuffo e grosse scarpe.
«Chi è?» domandai.
Papà si chinò verso di me e, con la mano davanti alla bocca, mi sussurrò all'orecchio:
«È un giovane membro della setta che mi è più estranea e incomprensibile: quella dei tolstoiani. (p. 208)
Quest'opera grandiosa per semplicità e saggezza riuscì a toccare il cuore di mia madre. Lo testimonia la corrispondenza con la sorella: «Sono sola, del tutto sola. Ho scritto tutto il giorno. Ho copiato il lavoro di Lev intitolato Della vita e della morte. Lo sta leggendo in questo momento all'università per l'Associazione di psicologia. Un buon articolo. Un articolo strettamente filosofico, senza tensioni, senza tendenziosità. Mi sembra profondo, ben concepito e tocca la mia coscienza.» Toccava la sua coscienza a tal punto che non si accontentò di copiarlo ma lo tradusse in francese. (pp. 248-249)
Čertkov... mia sorella Maša e io sentimmo subito di avere trovato in lui un validissimo alleato nel compimento di un nostro particolare compito: la cura dei manoscritti di mio padre. Čertkov procurò un copialettere: così riuscimmo a conservare tutte le lettere di mio padre in due esemplari. Fino a quel momento ci eravamo accontentate di copiare a mano quelle che trattavano argomenti di particolare importanza. Il diario di mio padre veniva copiato e affidato a Čertkov appena scritto. In una parola: Čertkov diventò il sostegno di mio padre. (p. 253)
Mio padre era solito dire che il disordine dello spirito non è che una forma esasperata di egoismo.
Le anomalie psichiche della mamma si manifestarono proprio in quella forma. Lei, che era stata sempre pronta a darsi interamente senza volere nulla per sé, diventò preda di morbose preoccupazioni: Cosa dicevano di lei? Cosa avrebbero detto di lei? Sarebbero arrivati un giorno a ritenerla una Santippe? Qualche motivo per temerlo, l'aveva, perché era circondata da gente che compiangeva suo marito per quanto gli faceva sopportare. (p. 264)
Gli ultimi anni di vita le avevano portato tranquillità. Ciò che il marito sognava per lei si era in parte avverato. La trasformazione interiore per la quale egli avrebbe sacrificato la gloria. Era meno estranea alle idee di mio padre. Era diventata vegetariana. Si mostrava buona con chi le stava intorno ma le era rimasta una debolezza: la paura di ciò che avrebbero scritto o detto di lei quando non sarebbe più stata in vita. (p. 280)
Lettere dalla Rivoluzione
Ecco, quando gli uomini diventeranno tanto maturi da rendere inutile qualunque potere, quando riforgeranno le spade in aratri, allora sarà possibile scoppiare in lacrime di gioia. (p. 21)
Una «libertà» che sottrae al lavoratore il frutto del suo lavoro è ben lungi dalla vera libertà. (p. 31)
Dušančik continua a vivere da noi e lavora molto. Assomiglia sempre di più a un «santo». Non molto tempo fa i suoi compaesani lo hanno richiamato da Jasnaja Poljana, ma lui, dopo essere stato pregato per un po', come dice lui, ha deciso di rimanere qui. S'intende che noi ne siamo felici. (p. 65)
Il cammino percorso dalla Montessori è il cammino della libertà. Gli strumenti che impiega sono la conoscenza ovvero la scienza. E la luce sotto la quale lavora è la luce dell'amore.
Sebbene ella non ne abbia mai letto le opere pedagogiche e non lo abbia conosciuto, molte delle sue conclusioni coincidono con quelle di mio padre. (p. 70)
Prendere denaro dal governo bolscevico o da qualunque altro governo non fa differenza. Il denaro è sempre denaro e un governo è sempre un governo. Voglio dire che il denaro sarà sempre strumento di violenza e un governo sarà sempre il rappresentante della violenza. (p. 83)
Dicono di Tat'jana L'vovna Tolstaja
Era sempre innamorata di qualcuno: altrimenti, il suo cuore era triste e vuoto; e desiderava che l'amore anonimo che percorre il mondo lasciasse i propri fiori ai suoi piedi.
Ma il grande fantasma amoroso, che occupava la mente di Tat'jana, era il padre. Davanti a lui, era come una timida vergine, pronta a venire immolata. Lo riconosceva lei stessa: «Sì, papà è il più grande rivale di tutti i miei innamorati, e nessuno di loro ha potuto vincerlo».
Tanja, poveretta, vuole maritarsi a ogni costo; la scelta è per fortuna migliore di quella che poteva essere. E io sono così cattivo, che nel profondo dell'animo non sono d'accordo.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026