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Rally: frasi e citazioni
17 citazioni di 9 autori
Una selezione di 17 frasi su rally: aforismi, versi e passi di romanzi, ognuno con il suo autore.
Frasi su «rally»
Certamente sì. I rally mi hanno insegnato la disciplina perché a un certo punto della mia gioventù mi sono detto "Voglio diventare il numero uno dei rally mondiali". E per arrivare a questo risultato ho dovuto sacrificare tutto il resto, osservando una ferrea disciplina. Ho capito fin dalle prime gare che il successo non cadeva da cielo per magia ma invece il risultato di una serie di elementi complessi: uno di questi era il rigore.
Gare lunghissime, una valanga di piloti professionisti al via, una grande varietà di vetture ufficiali, coupé, spider, berline grosse e piccole, motori a 2, 4, 6 e 8 cilindri, trazione anteriore, posteriore, integrale e gomme di tanti costruttori diversi; poi il giorno e la notte, vetture che si rompevano e pneumatici che si bucavano. Bisognava prima di tutto arrivare in fondo e dopo essere anche più veloci degli avversari. Erano corse più umane, pur nella loro disumanità di fondo.
Ho sempre considerato il pilota di rally come il più completo. Basta paragonare i rischi di un pilota che fa 17.000 curve del «Tour de Corse» in due giorni e due notti, con la nebbia o la pioggia, su strada con protezioni limitate, ai rischi di un pilota di Formula 1 che è impegnato per solo un'ora e mezza su di un circuito del quale ben conosciamo le condizioni di sicurezza. Anche lo sforzo umano non è comparabile.
I rally invitano al cameratismo ed alla solidarietà tra pilota, direttori, meccanici ed anche rivali, perché alla fine si viveva assieme per lunghi periodi, ci si ritrovava in alberghetti dove non si poteva non fraternizzare.
La pista, vedi, mi annoia. Non mi piace passare e ripassare trenta, quaranta volte nello stesso posto [...]. E poi non mi attira neppure la bagarre: in un rally corro soprattutto contro me stessa più che contro gli altri.
La vita senza una strada laterale è monotona. Tutti abbiamo bisogno di un pizzico di sale nella vita e, per un pilota di rally, la ghiaia è proprio questo.
Per me il Costruttori nei rally è il titolo, in quanto i rally nascono per i costruttori, il titolo piloti è nato molto dopo. Il Campionato del Mondo Sport Prototipi e il Mondiale rally nascono per i costruttori. Poi con l'avvento degli inglesi si è cercato di scimmiottare la Formula 1 e spostare l'attenzione sui piloti. Posso capirlo ma per me il campionato del mondo rally è il titolo Costruttori. Si è sempre parlato delle lotte Ford e Fiat, Alpine contro Fulvia, le Lancia contro Toyota e Subaru, per me il titolo rimane quello.
Quando vedo che certi quotidiani sportivi tre giorni prima di un rally di campionato del mondo parlano ancora del Gran Premio di tre settimane prima [...], deduco che la stampa ha una parte di responsabilità grave nella minor popolarità dei rally. Anche e specialmente la stampa specializzata.
Quattro cose: la neve, la notte, la lunghezza e la fatica. Oggi sono gare sprint. Io ho guidato anche per quaranta ore consecutive. Inoltre venti o trenta anni fa le auto non erano affidabili come quelle di oggi. E in quelle gare massacranti bisognava preoccuparsi sempre dell'auto per portarla a casa.
A metà degli anni '80 dirigevo ancora la squadra corse Lancia e la specialità rally era all'apice della popolarità, generando un grande impatto mediatico, al punto che il Tg1 apriva l'edizione della sera annunciando i risultati delle gare, così come la Gazzetta dello Sport, in prima pagina il lunedi, dedicava titoli importanti al rally di Monte Carlo.
Il pilota-rally deve essere un personaggio assoluto perché è il protagonista assoluto della competizione. Io, infatti, quando si cominciò a parlare di un Mondiale Rally, la prima proposta che avevo mandato [...] era come Campionato Mondiale Piloti, non Marche. Per me sarebbe giusto che ci fosse un campione del mondo rally piloti. Poi c'erano state varie opposizioni e alla fine era diventato un Campionato Marche. Io ritengo che debba essere un campionato piloti.
Purtroppo oggi la grande passione per i rally si è affievolita, dato che anziché gareggiare tre giorni e tre notti, si parte alle nove del mattino, all'una si entra in parco assistenza, poi la sera si va a dormire. Un tempo si stava tre giorni e tre notti al seguito dei concorrenti, le assistenze erano a bordo strada, in mezzo al pubblico, e non nei parchi assistenza, assolutamente vietati agli appassionati. E anziché addentare qualche panino, ci si siede nei mezzi posteggiati nei parchi assistenza a mangiare i manicaretti preparati da qualche chef. Questo ha allontanato il grande pubblico. E poi vi erano, fra i primi, una macchina italiana e dei piloti italiani...
I rally non sono migliori delle competizioni automobilistiche di altro tipo. Sono diversi. Secondo me, la differenza maggiore consiste nel fatto che nei primi il pilota, l'uomo, conta di più. Un esempio: nelle corse di velocità una sensibile differenza di potenza fra una macchina e l'altra è determinante per il risultato. Nel rally invece questo non accade e più di una volta una macchina meno potente si è potuta affermare proprio grazie all'abilità e all'intelligenza del conduttore. Ancora: in un gran premio ci può essere una curva che un pilota affronta a velocità limite. A questo punto, tutti gli altri devono fare la medesima cosa se non vogliono essere tagliati fuori dalla possibilità della vittoria. In un rally perdere un paio di secondi in una curva non vuol dir niente, perché c'è sempre il tempo e il modo di recuperarli. Mi sembra che questo non sia molto umano. Il pilota da rally non deve essere un fenomeno, né un Superman della guida, ma soltanto un uomo nel quale le qualità dell'automobilista sono sviluppate ad altissimo grado.
La parola rally è inflazionata e fraintesa. Il rally non è una gara di regolarità, né un raduno. È una marcia al limite delle possibilità fisiche e meccaniche su strade tracciate quando l'automobile apparteneva ancora alla fantasia. È un mondo che rilancia indietro [...] ricreando le condizioni ambientali e soprattutto lo spirito del primo automobilismo; è un corpo a corpo della "carrozza senza cavalli" con la natura.
Mi dispiace molto che dei rally si parli soltanto in queste circostanze . Si dimentica invece che proprio grazie ai rally tanti elementi della tecnologia sono stati applicati anche sulle macchine che usiamo tutti i giorni, e questo è un aspetto che tutti dovremmo tenere a mente.
Per quanto riguarda il mondo dei rally, devo dire che lo stravolgimento dei concetti tecnici e regolamentari non sono stati così evidenti come in F1. Ciò nonostante il solo impiego delle quattro ruote motrici avvenuto negli anni '80, per merito o colpa dell'Audi, ha contribuito non poco a livellare i valori umani. [...] Il primo esempio che faccio a supporto di quanto sto dicendo, riguarda un pilota donna, certa Michelle Mouton. Anche qui, vi prego, non taciatemi di maschilismo, anche perché lei era la donna più forte che sia apparsa nella scena rallistica mondiale. Tuttavia, fino a quel momento, non era riuscita ad andare oltre a dei pur significativi ed importanti piazzamenti, sopravanzando spesso ottimi piloti maschi. Quando invece è salita sull'Audi quattro, addirittura ha vinto un rally mondiale, quindi...
Un tempo le discipline sportive erano regolamentate da norme ben precise atte a tutelare gli interessi di tutti gli atleti appartenenti a qualsiasi sport. Quindi esisteva un potere sportivo che sovrintendeva in maniera assoluta su tutto e su tutti. Oggi non è più così, i poteri sportivi hanno abdicato nel nome del solo unico ed assoluto potere, impersonato dal dio televisione. Fenomeno che si sta allargando sempre di più e che condiziona qualsiasi atleta di qualunque disciplina di appartenenza. A questa regola ovviamente non sfuggono nemmeno i rally. [...] Spero mi sia consentito fare una netta distinzione, tra ora ed il passato. [...] Spero di non essere tacciato di retorica; ma solo chi ha effettivamente corso e anche chi semplicemente ha assistito e vissuto appassionatamente nella nostra epoca, può capire cosa fossero i Rally veri. Dove piloti e navigatori tenaci, sprezzanti del pericolo e della fatica restavano seduti nell'abitacolo (non da fermi) per giorni e notti senza soste, sfidando il fango, o la polvere nel torrido caldo africano, o la neve della Svezia a temperature di 42 gradi sotto zero, con prove lunghe centinaia di chilometri e anche migliaia. Questi erano i Rally.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026