Frasi
Vittima: frasi e citazioni
15 citazioni di 7 autori
15 frasi celebri sul tema vittima, da leggere, copiare e condividere citando sempre l'autore.
Frasi su «vittima»
Chi è nonviolento è portato ad avere simpatia particolare con le vittime della realtà attuale, i colpiti dalle ingiustizie, dalle malattie, dalla morte, gli umiliati, gli offesi, gli storpiati, i miti e i silenziosi, e perciò tende a compensare queste persone ed esseri (anche il gatto malato e sfuggito) con maggiore attenzione e affetto, contro la falsa armonia del mondo ottenuta buttando via le vittime.
È antica osservazione che in ogni gruppo umano esiste una vittima predestinata: uno che porta pena, che tutti deridono, su cui nascono dicerie insulse e malevole, su cui, con misteriosa concordia, tutti scaricano i loro mali umori e il loro desiderio di nuocere.
L'onore della vittima è di non essere l'assassino.
Li hai visti quei bambini, no? Ognuno di loro è vittima di una delle tante guerre che insanguinano il mondo. E ciascuno di essi sarà un ottimo soldato nelle guerre che verranno! Iniziare una guerra, gettare benzina sul fuoco dell'odio, provocare vittime... E poi salvarle, addestrarle e trasformarle in soldati per il prossimo conflitto. Questo è il ciclo infinito della guerra! (Metal Gear 2: Solid Snake)
– Nella vita ci sono tre regole. Uno: c'è sempre una vittima. Due: l'importante è che non sia tu.
– E la terza?
– Me la sono dimenticata. (8mm - Delitto a luci rosse)
Preferisco essere una vittima piuttosto che un assassino. (Duello al sole)
Sono la piaga e il coltello! / Lo schiaffo e la guancia! / Le membra e la ruota, / la vittima e il carnefice!
Tutti coloro che vivono soggetti alle leggi altrui sono vittime.
Come i nostri progenitori del Quattrocento erano ossessionati dalla creazione di santi e i nostri antenati dell'Ottocento dalla produzione di eroi (da Cristoforo Colombo a George Washington), così in noi c'è l'assillo di individuare, celebrare e, se occorre, fabbricare vittime che abbiano un unico tratto comune: la negazione della parità con la Bestia Bionda dell'immaginazione sentimentale, il maschio bianco eterosessuale benestante. L'assortimento di vittime disponibile una decina d'anni fa - negri, chicanos, indiani, donne, omosessuali - è venuto allargandosi fino a comprendere ogni combinazione di ciechi, zoppi, paralitici e bassi di statura o, per usare i termini corretti, di non vedenti, non deambulanti e verticalmente svantaggiati. Mai, nel corso della storia umana, tante perifrasi hanno inseguito un'identità.
Intanto, la nuova ortodossia del femminismo sta abbandonando l'immagine della donna autonoma ed esistenzialmente responsabile a favore della donna vista come vittima inerme dell'oppressione maschile; trattarla da eguale di fronte alla legge significa aggravare la sua condizione di vittima.
La diffusa rivendicazione del rango di vittima corona la cultura terapeutica, da tempo cara all'America. Mostrarsi forti può celare semplicemente una traballante impalcatura di denegazione, ma essere vulnerabili è garanzia di invincibilità. La doglianza dà potere - anche se è solo il potere del ricatto emotivo, che crea un tasso di sensi di colpa sociali mai registrato in precedenza.
[...] veniamo creando un'infantilistica cultura del piagnisteo, dove c'è sempre un Padre-padrone a cui dare la colpa e dove l'ampliamento dei diritti procede senza l'altra faccia della società civile: il vincolo degli obblighi e dei doveri. L'atteggiamento infantile è un modo regressivo di far fronte allo stress della cultura aziendale: non calpestarmi, sono fragile. L'accento cade sulla soggettività: le sensazioni che proviamo, anziché ciò che pensiamo o siamo in grado di sapere.
La vittima prende sempre parte al delitto. E per di più negativa.
Non tutti hanno la fortuna di essere vittima, alcuni devono accontentarsi della sorte di carnefice.
Quanto più pulite le vittime, tanto più sporche le mani degli assassini.
Autori citati in questa pagina
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026