Ritratto di Tim Burton
Harald Krichel · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di Tim Burton

34 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Tim Burton raccolte in un'unica pagina: 34 frasi, divise per libro e argomento.

Tim Burton (regista, produttore cinematografico, sceneggiatore e animatore statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Tim Burton

A Hollywood ci vado solo per lavorare, non vivo più a Los Angeles, la mondanità non mi piace, mi sento vicino ai miei personaggi poco integrati e in conflitto con la società: anch'io tendo a interiorizzare tutto, sono chiuso, solitario e arrabbiato.
Citato in Dina D'Isa, Tim Burton: "Il mio musical è un omaggio al genio di Fellini", Il Tempo.it, 24 gennaio 2008.
Christopher è stato un'enorme fonte di ispirazione per tutta la mia mia vita. Ho avuto l'onore e il piacere di collaborare con lui in cinque film. È stato l'ultimo della sua specie - una vera leggenda - e ho avuto la fortuna di potermi definire suo amico. Continuerà a ispirarmi e sono sicuro che lo farà anche per le generazioni a venire.
Citato in Christopher Lee: Il ricordo di Jackson, Burton e la gaffe su Twitter, Movieplayer.it, 12 giugno 2015.
Ho capito di aver creato con i miei film un club ideale per gli eterni ragazzi che amano i falliti, la libertà, i marziani e le donne che ti seguono con una valigia in mano come la mia compagna Helena Bonham Carter.
Da Tim Burton – anatomia di un regista cult, a cura di Marco Spagnoli, Venezia, 2005.
Ho sempre adorato l'immaginario di Lewis Carroll, è così poco politicamente corretto. Voglio dire: una bottiglia di qualcosa, che dice "bevimi", e poi dei funghetti...
Da un'intervista a Empire; citato in Andrea Francesco Berni, Prima foto ufficiale dell’Alice di Tim Burton!, Badtaste.it, 20 aprile 2009.
L'ho incontrato a Londra e ho parlato con lui per oltre due ore, è come essere ipnotizzato da Dracula. Sembravano cinque minuti ed erano più di due ore. È così autorevole, sembra di parlare con Dracula. [...] È un uomo eccezionale.
Da La Leggenda del Cacciatore di Vampiri - Intervista a Tim Burton, intervista di splattercontainer, Youtube.com, 19 luglio 2012
La cosa che mi spaventa di più? Incontrare gli executives degli Studios per convincerli a produrre i miei film. Ogni volta un'esperienza da incubo.
Ho paura della cosiddetta normalità. Sarà perché sono cresciuto in un paesino del sud della California, lindo e ordinato, dove comandava il mito del sorriso, del friendly. Ma spesso la gente che si nasconde dietro quella facciata di normalità è tutt'altro che normale. Ti emargina in nome di un’organizzazione sociale capace delle peggiori nefandezze.
Trovo che nel cinema americano recente la morte sia trattata in una maniera - come dire? - puritana. Viene dipinta come un evento misterioso e oscuro sul quale ricamare filosoficamente. Preferisco la cultura messicana, con i suoi scheletri e le sue magie.
La maschera del demonio è uno dei miei preferiti. Mi ha fatto capire il potere di una singola immagine, di un dettaglio ingigantito, di una carrellata. L'ho anche citato in Sleepy Hollow. Il sarcofago irto di chiodi nel quale viene rinchiusa la madre di Ichabod accusata di stregoneria è proprio un omaggio a Bava, alla sua predilezione per "la vergine di Norimberga".
Guardare i loro film, sia quelli di Fellini che quelli di Bava, provoca in me uno stato di sogno. Sebbene siano molto diversi tra loro, mi danno entrambi una condizione onirica molto viva.
Come regista devo per forza essere un bugiardo.
Sfortunatamente appartengo alla generazione televisiva americana, quella cresciuta davanti alla TV, quindi da bambino non leggevo molto a dir la verità. Adoravo guardare i film, soprattutto quelli di mostri. Li vedevo come miti o favole.
In un certo senso per me raccontare una storia è sempre una sorta di viaggio spirituale, dove però rimani te stesso, cresci, impari qualcosa e passi al livello successivo. È questo quello che conta per me. E io lo applico al cinema, come nella vita personale.
Odio la burocrazia, non l'ho mai sopportata. Blocca le cose, le persone da una vita creativa. È contro tutte le cose di cui si occupa la vita.
Ti auguri sempre che il cinema sia una delle cose che possono restare. Essendo cresciuto con il cinema, a rischio di essere banale, per me ha sempre il suo fascino stare in una stanza buia e ascoltare e vedere qualcosa. Io spero sempre di trovare lì delle risposte e delle sicurezze.
Quando decidi di dar vita a un'idea devi veramente ripulire l'anima per poter sentire profondamente qualcosa dentro, come fosse tuo, e poterlo esprimere.
È la natura surreale di Hollywood: innamorarsi istantaneamente di idee che almeno sulla carta sono pessime! E non si può non amarla proprio per questa ragione!
Perché una delle grandi qualità di Johnny è proprio la capacità di comunicare senza dire nulla. È magico in quel senso: non sai a cosa sta pensando ma, sotto la superficie, vedi tumulto, tristezza, oscurità, rabbia. Fantastico.
I miei genitori mi hanno raccontato che prima ancora di cominciare a parlare stavo ore davanti ai film di mostri, senza averne alcuna paura. L’emozione più forte l’ho provata la prima volta in cui ho visto precipitare King Kong dall’Empire State Building. Ancora oggi quando alla fine di un film il mostro muore, mi commuovo sempre. Perché nel corso della proiezione siamo diventati amici. Da bambino mi sentivo consolato da Frankenstein: era come me, inadeguato e incompreso.
Edward mani di forbice ha preso forma così: da un impulso a scarabocchiare la stessa figura senza sapere cosa ne sarebbe uscito. L’ho capito dopo: un personaggio cui le dita di lame impedivano ogni contatto con gli altri. Sleepy Hollow è nato invece dall’idea di opporre un personaggio razionale, tutto testa, a uno immaginifico, senza testa.
Fin da bambino l'immagine per me è stata un mezzo di comunicazione più spontaneo della parola. Il disegno è diventato pian piano un mezzo per esplorare il mio subconscio: l'anticamera non programmata del mio cinema.
Si è detto spesso dei miei film che sono soltanto personali fantasmi, senza legami con la realtà. Io non faccio che immergermi nei miei sogni per aiutarmi a attraversare la quotidianità e non vedo in che cosa sogno e realtà potrebbero opporsi: sono anzi convinto che il sogno è realtà. Per questo esistono le fiabe come Alice nel Paese delle meraviglie: tutte rappresentazioni di sogni, di assoluta coerenza nel proprio universo, in frantumi quando se ne esce.
È il mio lavoro più direttamente autobiografico, insieme a Edward e Ed Wood, i miei preferiti. È su un bambino solitario e sognatore, estraneo al mondo, posseduto da una passione gemella: Edgar Allan Poe, con le sue donne sepolte vive, e Vincent Price, star degli horror tratti da Poe. Ho voluto anche rendere omaggio a Price - maestosa voce off del mio corto - che, con Christopher Lee, Bela Lugosi, Peter Lorre, è tra i mostri che mi hanno salvato la vita, risollevandomi dalla depressione psicologica degli anni d'infanzia.
Ogni film è stato per me un combattimento, una sfida a Hollywood che ha sempre sospettato di me, della mia singolarità. Ho impiegato una vita per cercare di diventare un essere umano. Mentre l'America cercava di fare di me una mercanzia. Ma ho avuto anche la fortuna di incontrare maestri che mi incitavano a essere quel che ero, cioè a mettere nei disegni me stesso e non i precetti degli insegnanti. Da allora, il mio rapporto con la Disney è stato ambivalente. Le mie sequenze per The Black Cauldron non sono mai entrate nel film: il cartoon non era un granché, ma, a rivederli, i miei disegni erano abominevoli.
La grande letteratura per l'infanzia possiede sempre una forte dose sovversiva. È questo che mi diverte. Crescendo, dimentichiamo che quel che più ci era piaciuto nelle fiabe lette da piccoli è quel che ci aveva terrorizzato. Nelle favole si uccide molto e in modo spesso molto crudele. La tradizione popolare, la mitologia greca e persino la Bibbia sono ricolme di immagini di terribile violenza. Nessuno lo dice, ma I dieci comandamenti è uno dei più grandi film horror di tutti i tempi. E mia figlia, che ha visto la mia Alice a tre anni, si è divertita soprattutto davanti alle scene paurose. E i bambini sono sempre i migliori giudici, no?
La cosa bella delle foto è che raccontano una storia senza svelare tutto: hanno una qualità ipnotica e in una singola immagine puoi trovare poesia, bellezza, luce, oscurità e mistero.
Mi affascinava il tema di fondo, ossia la celebrazione della propria diversità. Nonostante i protagonisti abbiano dei poteri che sono in parte anche delle afflizioni, sono riusciti a integrarli nel loro quotidiano: in mezzo a loro ci sono un’adolescente in grado di creare potenti vortici d’aria semplicemente soffiando, una bambina che mangia grazie a una bocca situata dietro la nuca e un ragazzo che può animare gli oggetti. Ma, fate attenzione, non si tratta di supereroi. Mettiamo le cose in chiaro: non abbiamo davanti degli X-Men in versione junior, per carità! I film di supereroi non mi fanno impazzire e in giro ce ne sono così tanti che non saprei distinguerne uno dall’altro. I cinecomic sono come delle graphic novel ed esistono decine di interpretazioni di ogni personaggio. Ma va benissimo, fanno parte della nostra coscienza collettiva. Detto ciò, i bambini del mio film non hanno nulla a che fare con Batman, Superman e via dicendo.
Oggi chi ha una particolarità tende a essere considerato negativamente, mentre in realtà è ciò che ci rende unici.
Se essere strano significa avere un talento, una predisposizione per l’arte o una spiccata sensibilità, allora fate pure.
Mi sembra una diva del passato e io sono cresciuto in un periodo in cui la gente che andava al cinema non sapeva esattamente tutto quello che stava per vedere: non esistevano né Internet né i social media, quindi anche le star avevano un alone di mistero in più. Eva ha quelle qualità che mancano al mondo moderno.
Che sono un uomo tetro e che i miei film sono troppo dark. Sono stanco di sentirmelo ripetere, perché non è vero. Me lo dicono dagli inizi: “I bambini si spaventeranno, questi film fanno paura”. Sciocchezze, ci sono cresciuto con quel tipo di storie.
Non c’è niente che non farei vedere anche ai miei figli. Inoltre, per me è difficile dire se un film è indirizzato a grandi o piccoli: io, da bambino, mi sentivo un ottantenne.

Dicono di Tim Burton

Tim Burton è un artista: dipinge con ciò che ha disposizione e tu diventi parte della sua paletta di colori…
Danny DeVito
Tim ha la straordinaria capacità di mescolare oscurità e luce, una cosa che adoro.
Eva Green

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026