Ritratto di Tommaso Pincio
Rodrigo Fernández · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di Tommaso Pincio

10 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Tommaso Pincio raccolte in un'unica pagina: 10 frasi, divise per libro e argomento.

Tommaso Pincio (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Tommaso Pincio

Frankenstein è dunque il racconto di una Creatura sabotata dal suo creatore, laddove il romanzo che ne porta il nome è vicenda di un creatore oscurato (sorpassato) dalla sua Creatura. «Ah, davvero è di Mary Shelley?» (Tweet del 4 settembre 2018)
[https://twitter.com/TommasoPincio/status/1036967940736868352 ]
Il vampiro ha smesso i panni del mostro per indossare quelli dell'eroe romantico, occupando nelle fantasie delle ragazze d'oggi il posto che nei pudichi e timorosi languori delle fanciulle di un tempo spettava al bel tenebroso. Un'aura sinistra tuttavia persiste, e non soltanto per semplice convenzione. L'inquietudine che il vampiro seguita a suscitare, e nella quale consiste una parte non irrilevante del suo ascendente, è affatto autentica. È però un'inquietudine che non riguarda tanto lui, né il male che può farci, se mai di male si tratta, quanto noi stessi. Che il vampiro non possa varcare una soglia senza essere invitato dice molto al riguardo. È la preda, prima ancora del predatore, a reclamare il piacere della caccia, non viceversa. Non meno significativa è la misteriosa faccenda del riflesso mancato: che ci garantisce, infatti, che il vampiro non rifletta la propria immagine per la semplice ragione che non c'è alcun vampiro se non lo specchio? Se così fosse, la ragione per cui non scorgiamo che noi stessi appare ovvia: il vampiro non è che il riflesso inverso di una parte di noi che non siamo disposti a riconoscere apertamente.
Oltre a essere noto a chiunque, Dracula è divenuto sinonimo di vampiro, se non il vampiro massimo, il capostipite dell'intera genia dei succhiatori di sangue. Quanto a Bram Stoker, invece, in pochi sanno chi sia e gran parte dei pochi lo conosce quale autore di quell'unico libro. Tale è stata l'affermazione di Dracula che in molti hanno finito per considerarlo alla stregua di una figura storica, negando di fatto a Stoker il merito dell'invenzione letteraria.
L'attore, vanesio oltremisura, restò infatti letteralmente prigioniero dei panni di Dracula nel senso letterale del termine: costretto per contratto dai produttori a vivere in una villa spettrale e a farsi seppellire abbigliato come il signore delle tenebre qualora passasse a miglior vita. Così vampirizzato dalla sua interpretazione, affondò prima nella tossicodipendenza, poi nella follia.
È stato detto che non è possibile comprendere davvero Dracula prescindendo dal rapporto di Stoker con Irving. Il romanzo sarebbe dunque stato un tentativo di esorcizzare un'omosessualità inconfessata e inconfessabile, lo specchio segreto in cui riflette dubbi e patimenti derivati dall'impossibilità di ammettere la vera natura dei sentimenti per il famoso attore.
Al netto delle implicazioni d'ordine sessuale, la trama di Dracula racconta proprio la tentata invasione da parte di un'entità maligna venuta dall'Oriente. Il conte si trasferisce a Londra per trovare «sangue nuovo». Evita tuttavia lo scontro aperto, poiché dispone di un formidabile cavallo di Troia. Può infettare le donne. Il suo morso è come un perverso bacio a una bella addormentata. Risveglia pulsioni che l'ordinata società inglese aveva tenuto sopite e sotto controllo e, risvegliandole, sconvolge gli equilibri: fortifica il sesso debole e indebolisce quello forte. Riassunto in questi termini sembra quasi un racconto di fantascienza, unInvasione degli ultracorpi di fine Ottocento. In effetti, proprio di questo si tratta. Il nocciolo non è poi così diverso da La guerra dei mondi, dove una razza aliena proveniente dal pianeta Marte invade Londra per nutrirsi del sangue dei cittadini britannici. E non è soltanto per semplice coincidenza che l'originaria pubblicazione a puntate del celeberrimo romanzo di Herbert G. Wells risalga anch'essa al 1897.
Le letture femministe di Dracula tendono sempre a evidenziare come combattere il vampiro significhi di fatto salvaguardare l'innocenza femminile, ossia evitare che le donne scoprano che i loro appetiti carnali sono maggiori a quelli maschili. Ciò è innegabile, soprattutto tenendo conto che la sconfitta di Dracula ha quale esito la restituzione di Mina alla sua purezza. Resta tuttavia un'interpretazione riduttiva e parziale, perché il vero pericolo sono le conseguenze implicite in una donna votata alla promiscuità: il crollo della famiglia, pilastro irrinunciabile dell'ordine sociale. Non per nulla il romanzo si apre con un matrimonio annunciato e si chiude con il frutto di quest'unione, una nascita.
Dracula non è vivo ma neppure morto. La definizione di «non-morto», confezionata dalla letteratura gotica, gli calza a pennello. Ciò non significa però che quella di «non-vivo» risulterebbe inappropriata. Tutto considerato, sarebbe più giusto chiamarlo «non-qualsiasi cosa», giacché il suo potere insidioso è per l'appunto quello di riuscire a diventare qualsiasi cosa senza mai esserlo davvero, che è poi quel che fanno gli specchi: riflettere tutto fuorché se stessi. Lo dimostrano proprio le manipolazioni e i fraintendimenti che hanno fatto la fortuna del romanzo di Stoker. Perché contemplando uno specchio è facile confondere questo con il riflesso, e ancor più lo è dimenticare che il riflesso non è mai la copia esatta delle cose ma la loro immagine inversa. È facile cioè dimenticare che il riflesso non è la pedissequa restituzione delle nostre sembianze, bensì un bagliore oscuro del nostro profondo, del nostro lato segreto, delle cose che non osiamo confidare a nessuno. Per quanto, sono proprio le cose di noi che gli altri ignorano a renderci ciò che davvero siamo: discendenti poi non così lontani del conte Dracula.
Era un despota per natura, un imbroglione seriale, un poligamo violento che rapì una delle figlie per poi dire alla madre che l’aveva tagliata a pezzettini e gettata in un fiume. Nella richiesta di divorzio, la seconda delle sue tre consorti dichiarò di essere stata picchiata, strangolata, sottoposta a torture sistematiche e sedicenti esperimenti scientifici. Hubbard era insomma un sibarita che adorava abusare delle donne, ed era convinto che ad affollare le prigioni e i manicomi degli Stati Uniti fossero i mancati aborti di madri inibite.
Come un simile fenomeno vanti ancora oggi credenti di spicco quali Tom Cruise e si tenga a galla nonostante gli scandali, le palesi assurdità, i lati oscurissimi e finanche la morte del suo messia, lo spiegano l’illuminazione di partenza, il miliardo di dollari in attività liquide, i centodieci ettari di proprietà sparsi per il mondo, l’eredità lasciata da Hubbard in diritti di autore. In una sola parola, i soldi. Con buona pace della fantascienza e delle bibbie.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026