Ritratto di Valerio Evangelisti
Dinkley · CC BY-SA 3.0

Frasi

Frasi di Valerio Evangelisti

21 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 21 citazioni di Valerio Evangelisti, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Valerio Evangelisti (scrittore, saggista e fumettista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

La controinsurrezione

Antonio ha una caratteristica – unica nel campo letteraria nazionale – di derivazione leopardiana, però facile da accostare alla visione parallela di scrittori del genere fantastico che la critica trascura. Di continuo, la narrazione nelle sue pagine si fa cosmica, totalizzante. [...] La prosa di Antonio Moresco è l'antitesi del minimalismo. (pp. 9-10)
Provenienti da esperienze molto affini nell'ambito della sinistra antagonista e antiistituzionale italiana, io e Antonio conserviamo di quell'esperienza uno sguardo molto critico sul "sistema". Non in una luce politica, o peggio ancora ideologica. Meno che mai partitica. Piuttosto, se occorre una definizione, direi "etica". Chi è per la guerra, comunque si collochi, sta su un versante diverso dal nostro e ci ripugna. Chi pratica la discriminazione razziale ci è nemico. Chi invoca l'egoismo economico suscita in noi disprezzo, senza problema di compagini elettorali. Chi auspica soluzioni autoritarie ai problemi del vivere civile non ha con noi alcun contatto. (p. 10)
Il Risorgimento è divenuto tanto "ufficiale" da non esistere nemmeno, se non in un'iconografia tanto onnipresente quanto neutra, fatta di statue e di cimeli. Cose di pietra e di metallo, insomma. Inesorabilmente fredde come soprammobili cui non si fa più caso, tanto sono abituali. (p. 11)
Chi guarda, oggi, effigi di uomini baffuti e barbuti che, in pose plastiche, puntano la baionetta o, se di rango, fissano da cavallo un destino lontano? Questi simulacri ci circondano quotidianamente, eppure non li vediamo nemmeno. Il Risorgimento ha subito la stessa sorte. È onnipresente, eppure non esiste. Non ci dà né stimoli né riflessioni. (p. 13)
Solo la narrativa può restituire, in parte, il sapore di ciò che accadde. Gli odori, i colori: una verità che lo storico, vincolato a criteri quantitativi e a valutazioni asettiche, non può permettersi. (p. 13)
Solo gli scrittori potrebbero rianimare il Risorgimento, e farlo uscire dal sacello, simile alla ghiacciaia di un frigorifero, in cui è rinchiuso. Conservato bene, però freddo freddo. (p. 15)

Frasi da «Tortuga»

«Vi sto proponendo una speranza concreta, capitano De Graaf. Rendite, schiavi, entrate sicure. Non vi state battendo per questo?»
«Niente affatto» rispose Lorencillo. «Mi batto per il contrario. Soldi da spendere subito, morte dietro l'angolo, gustare tutti i piaceri della vita. Non so come cadrò, però avrò di sicuro la sciabola in mano...» (p. 62)
«[...] Sul Conqueror avete assistito alla fase mediana dell'evoluzione di un pirata. Questi, a quel punto della sua carriera, ha colto la natura ferina che si cela sotto le parvenze umane e ha cominciato ad abbandonarvisi. [...] L'ultima fase è quella in cui la ferocia naturale è tradotta in filosofia. L'egoismo più sfrenato è spacciato come libertà, la spietatezza più estrema diventa norma di condotta morale. La belva che è in tutti noi non solo ferisce e uccide, ma cerca giustificazioni etiche alle sue malefatte. Le peggiori torture diventano "inevitabili", ogni uccisione è legittimata sulla base del "dobbiamo pur sopravvivere". A la guerre comme à la guerre. Non si ammette che l'uomo è in sé una fiera. (De Lussan a Rogério: pp. 103-104)
Tutti i Fratelli della Costa erano in fondo così, pensò Rogério. Capaci di spingersi oltre ogni limite morale e di commettere qualsiasi nefandezza. Totalmente insensibili alla pietà e al dolore proprio e altrui. La differenza tra De Lussan e gli altri filibustieri era che il medico teorizzava l'ineluttabilità di quei comportamenti, mentre gli altri si limitavano a seguire gli istinti. (p. 109)
«Sapete qual è la forza dei pirati? [...] Vogliamo denaro, fuori da ogni regola. Arraffiamo di tutto e vendiamo di tutto, uomini inclusi. Noi siamo il futuro, e nessuno ci fermerà.» (De Lussan a Rogério: p. 125)
«Crederò all'anima quando l'avrò sulla punta del mio bisturi. Siamo esseri senzienti, sì, ma solo perché fisiologicamente più complessi degli animali. In realtà ci comportiamo come loro, senza riconoscerlo.» (De Lussan a Exquemeling: p. 149)
«Ritengo giusto che un uomo ne possieda un altro, se è più forte di lui. Che lo torturi e lo squarci come un sacco vuoto, purché ciò rientri nella sua convenienza. Ma, per favore, non si invochi qualche norma morale nel fare ciò. Mi piacciono i Fratelli della Costa proprio perché rubano, uccidono, torturano e violentano senza giustificazioni etiche. Gli spagnoli mi sono odiosi perché fanno lo stesso, però ogni volta dicono che Dio benedice le loro azioni.» (De Lussan a Exquemeling: p. 149)
«Voi sapete leggere?»
«Sì, anche se ormai lo faccio raramente.»
«Se vi ricapitasse, scartate le storie piacevoli, le commedie, le poesie d'amore e licenziose, le narrazioni edificanti, i trattati filosofici. Robaccia. Solo le tragedie hanno valore: vi si narra di come un uomo muore, uccide, vede uccidere, lascia che qualcuno sia ucciso.»
«Dunque, secondo voi, è il male l'essenza della vita.»
«No, lo è la morte, che non è né bene né male: è inevitabile.» (p. 157)
[La Tortuga] aveva una caratteristica sua propria. Malgrado l'intensa fede cristiana dei pirati, i traffici di merci materiali e umane non erano posti sotto l'egida divina. Si vendeva ogni cosa, si acquistava di tutto. Ogni spagnolo avrebbe, dopo uccisioni e crudeltà efferate, implorato l'ausilio della fede a giustificazione dei suoi atti, compiuti in vista di un bene supremo. Alla Tortuga nessuno si sarebbe sognato di invocare Dio a protezione delle sue gesta. C'era oro e bisognava attingervi, per legge naturale. Dio era lodato di tanto in tanto, più come complice che come padrone. (p. 181)
«La Filibusta è un modo di riconoscere i propri istinti. Essere squali e volere mangiare. Non esiste nient'altro. Agli squali la gloria, ai pescetti la morte.»
«Eppure vi dite cattolico!»
«Lo sono. La Chiesa, finora, non si è comportata in maniera differente. Mangia, uccide o fa uccidere, ingloba ricchezze e perdona. Salvo rare eccezioni, che non la cancellano dalla categoria degli squali.» (p. 194)
«Campeche potrebbe essere l'ultima tappa.»
«La pirateria non finirà tanto presto.»
«Potrebbe però finire la pirateria degli uomini liberi e coraggiosi. La nostra parvenza di controsocietà. Di repubblica dei rifiutati dagli Stati civili.»
«Nulla scompare per sempre. Dopo un naufragio, rimangono frammenti a galleggiare.»
«Non parlo di sparizione assoluta. Parlo di un fenomeno di ribellione che diventa norma di condotta e di governo. È così che si fiaccano le insorgenze.» (p. 229)
«Alla Tortuga [...] la guerra non ha pretesti. Si ruba, si uccide, si prende, si muore. [...] Il problema non è la guerra, sono le regole di chi la fa. La Tortuga è questo: è la guerra con regole. Furto, omicidio e rapina, però disciplinati.» (De Grammont: p. 286)
L'uomo che aveva di fronte, se apparteneva all'inferno, somigliava più a Lucifero che a Satana. Capace di operare il male, però terribilmente seducente, nella sua malinconia. Suggeriva sincerità e lealtà innate, sopravvissute alla fatalità che lo aveva condotto alla dannazione. Era chiamato in origine ad altri destini. Ora sterminava per mestiere, ma pur nel crimine manteneva una certa etica. Gli uomini ai suoi ordini, a partire da Lorencillo, non gli somigliavano neanche un poco. (Rogério su De Grammont: p. 288)

Scheda del libro «Tortuga»

Frasi da «Veracruz»

Il mare non è solo acqua. Ha un suo spirito, e detta regole. Chi le viola deve tenersi pronto a una punizione crudele. (Macary: cap. 9, p. 65)
Uccidere, rubare e combattere sono piaceri in sé. Non richiedono giustificazioni, salvo quelle inventate dai preti, dai re e dai filosofi, di volta in volta. Più quelle escogitate a posteriori dagli storici. (De Lussan: cap. 13, p. 89)
Vede, Estrada. La vostra ritorsione iniziale era infelice. "La stessa accusa potrebbe essere rivolta a voi" avete detto. Io sono notoriamente un reitto, un assassino, un bandito, un amorale. Il quesito vero è perché voi facciate le stesse cose che faccio io. Perché quella che chiamate "la nave di Cristo" galleggi in un mare di sangue, da che la Chiesa esiste. (De Grammont a padre Estrada: cap. 25, p. 169)

Scheda del libro «Veracruz»

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026