Ritratto di Viktor Borisovič Šklovskij
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Frasi

Frasi di Viktor Borisovič Šklovskij

18 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Viktor Borisovič Šklovskij raccolte in un'unica pagina: 18 frasi, divise per libro e argomento.

Viktor Borisovič Šklovskij (scrittore e critico letterario russo). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Viktor Borisovič Šklovskij

In arte non ci si conforma alle leggi del mondo, bensì a quelle dell'arte, la quale è legata alle leggi della coscienza.
Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
L'arte restituisce l'uomo alla vita e la vita all'uomo [...]; è come una lenta osmosi.
Da Viaggio sentimentale; citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894
Majakovskij collegò il destino del mondo con quello del suo amore, con la lotta per l’unica felicità.
Da Majakovskij, 1939; trad. it., Milano 1967, p. 87. Citato in Vladimir V. Majakovski, Poesie, a cura di Guido Carpi, Biblioteca Universale Rizzoli, 2014, ISBN 978-88-58-65284-8.
Nell'arte la pietra diventa più pietra [...]; nell'arte ogni oggetto riacquista la sua vera dimensione.
Se invece di cercare di fare la storia, cercassimo semplicemente di essere responsabili per i singoli eventi che la compongono, forse non ci renderemmo ridicoli. Non la storia si deve fare, ma una biografia.
Da Viaggio sentimentale, citato in Paolo Nori, I russi sono matti, Utet, 2019, ISBN 9788851184285.
Sofija era una persona media, fornita di buon senso, ossia della somma dei pregiudizi del tempo. Il futuro non esisteva per lei. [...] ella scrisse : «se potessi uccidere anche lui e poi ricrearlo nuovo, tale e quale, lo farei con gioia». Non voleva ricrearlo tale e quale, ma simile a se stessa, ai Bers in generale: un uomo comune. [...] In quella casa essa fu l'ambasciatrice della realtà.
Da Tolstoj, 1963; citato in Cristina Cacciari, Veronica Cavicchioni, Marina Mizzau, Il caso Sofija Tolstoj, Essedue edizioni, Verona, 1981, p. 31.

Frasi da «C'era una volta»

È difficile uscire dalla propria infanzia (...) ma come e con quale mezzo andarsene dal passato? (p. 66)
Noi crescevamo a Pietroburgo; Pietroburgo era piena d'acqua, di nebbia, di palazzi, di fabbriche e di gloria. (p. 82)
Pietroburgo è la città dei poeti ed è costruita come un poema. Pietroburgo è una città premeditata, essa è più alta del fiore della vecchia città, perché persino un chiodo è più alto del fiore: il chiodo è stato creato consapevolmente. (p. 95)
I libri ci salvarono dalla disperazione. È stato allora che ho letto Tolstoj, ho riletto Gogol', e Puškin è affiorato per me dal mare come un'isola lontana. (p. 126)
Quando si analizzano gli errori dell'uomo il fatto che dà più amarezza è la scoperta non solo che la strada intrapresa è sbagliata, ma anche che essa non è conclusa. (p. 205)

Frasi da «Marco Polo»

L'inferno di Dante è affollato esclusivamente di italiani. Oltre a questi vi sono alcuni antichi romani. Non bastava il posto per altri popoli. Questo inferno raffigura la litigiosa Italia. (p. 209)
Quando si legge Il Milione si sente che il libro non tornò più in mano a Marco Polo dopo che fu scritto. È un libro non corretto dall’autore. Questi partì avendolo probabilmente lasciato a Genova. Gliene giunsero echi. Il libro di Marco Polo non giunse fino agli scienziati, non raccontò ciò che essi volevano sapere. Marco Polo voleva fare un libro per i cavalieri e i re, o forse era Rustichello a volerlo. Ecco perché vi sono tante battaglie nel Milione. Marco Polo è preciso e sa interessare. È un mercante, ma il suo libro è diventato un romanzo, un racconto, una storiella. (p. 214)

Il punteggio di Amburgo – Citazioni

Nel 1915 sulla rivista «Vzjal» Chlèbnikov pubblicò delle proposte piene di ironico buon senso. Velimir suggeriva di numerare i pensieri generici come paragrafi o articoli di un codice di leggi. Sarebbe stato meraviglioso.
«Sessantanove» mi avrebbero gridato dal «Na postù», e avrebbe indicato qualcosa di sgradevole. «Centoventi», avrei risposto io per risparmiare tempo. (p. 54)
Gli esperti di carezze dicono che a volte è meglio accarezzare con un'ingiuria. (p. 77)
Di notte discutiamo sulla lingua ucraina. In famiglia il padre parla il russo, i ragazzi l'ucraino, mentre il padre vorrebbe che parlassero l'inglese; i figli si rifiutano di parlare il russo, affermando che se si dovessero parlare le lingue delle minoranze etniche, toccherebbe parlare anche l'ebraico. La disputa dura da cinque anni. A Tiflìs invece c'è una famiglia in cui il padre è georgiano, la madre parla unicamente il russo e la figlia di otto anni solo il georgiano, cosicché la madre è costretta a spiegarsi con la figlia per mezzo di un interprete, del che è molto afflitta. (p. 220)

Frasi da «Teoria della prosa»

L'azione di un'opera letteraria si compie su un campo già stabilito; alle figure degli scacchi corrisponderanno delle maschere-tipi, ruoli del teatro contemporaneo. Gli intrecci corrispondono ai gambetti, cioè alle aperture classiche di gioco, che i giocatori usano in molte varianti. Le prove e le peripezie corrispondono alla funzione delle mosse dell'avversario. I metodi e i procedimenti della composizione dell'intreccio sono simili, e per i loro principi sono analoghi ai procedimenti se non altro della strumentazione fonica. Le opere letterarie formano un intreccio di suoni, di movimenti articolatoti, di pensieri. L'idea, nell'opera letteraria, o è un materiale di questo genere, come la parte pronunciativa e fonica di un morfema, oppure è un corpo estraneo (pp. 70-71).
Devo dire innanzitutto che non ho una definizione per la novella. Cioè non so quali proprietà debba avere il motivo né come debbano combinarsi i motivi, perché ne derivi un intreccio. Una semplice immagine, un semplice parallelo, o anche la semplice descrizione di un avvenimento non ci dànno ancora il senso della novella. (p. 73)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026