Ritratto di Vincenzo de' Paoli
Oxxo (photo) · CC BY-SA 3.0

Frasi

Frasi di Vincenzo de' Paoli

22 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Vincenzo de' Paoli raccolte in un'unica pagina: 22 frasi, divise per libro e argomento.

Vincenzo de' Paoli (sacerdote francese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Vincenzo de' Paoli

Ah! Ho paura che questo dannato traffico di curie e di parrocchie, vendute come asini e cavalli al mercato, porti la Chiesa alla sua rovina. E chi, in questo reame, viene oggi nominato vescovo? Gran signori guerrieri e libertini, che a volte non hanno neppur ricevuto gli ordini, ma che, abbastanza ricchi per acquistare un vescovato, si permettono di rivestire la tonaca e gli ornamenti dei ministri di Dio!... Ah! Che il Signore ci aiuti ad abbattere simili istituzioni!
Citato in Anne Serge Golon, Angelica la marchesa degli angeli, traduzione di Roberto Ortolani, Garzanti, 1964.
Sono stati i vizi dei preti la causa prima delle eresie.

Epistolario – Citazioni

Madre mia, l'assicurazione che mi ha dato il sig. Saint-Martin della vostra buona salute, mi ha tanto rallegrato quanto invece mi affligge il dover rimanere ancora in questa città (Parigi) per riavere l'occasione di un mio avanzamento (che i disastri mi hanno tolto), perché non posso venir da voi ad usarvi quei servigi che vi devo. Ma spero tanto nella grazia di Dio, che egli benedirà la mia fatica e mi darà presto il modo di ritirarmi onoratamente e passare il resto dei miei giorni con voi. Avrei desiderato di sapere come vanno gli affari di casa e se tutti i miei fratelli stanno bene, e specialmente, se mio fratello Gayon si è ammogliato e con chi; di più come vanno gli affari di mia sorella Maria de Pailolle, e se ella vive ancora con suo cognato Bertrand. Quanto all'altra mia sorella credo che non possa esserne contenta. Bramerei inoltre che mio fratello facesse studiare qualcuno dei miei nipoti. Eccovi detto tutto ciò che potevo; vi dico che anche che prego per la vostra salute e per la prosperità della casa, come può fare colui che vi è e vi sarà, madre mia, il più umile, il più obbediente, il più devoto figlio e servo. (Alla madre, Pouy, 17 febbraio 1610, vol. I, p. 15)
Oh! Vi sono dei gran tesori nascosti nella santa Provvidenza e come onorano supremamente Nostro Signore quelli che la seguono e non vanno contro di Lei. Ho sentito dire recentemente da un grande del regno, ch'egli aveva bene imparato questa verità dalla propria esperienza, perché non avendo mai preso a fare di sua volontà altro che quattro cose, queste invece di riuscirgli, gli erano tornate a proprio danno. Non e forse vero, ed è cosa molto ragionevole, che voi non volete che il vostro servo a nulla intraprenda senza di voi e senza l'ordine vostro? E se ciò è ragionevole nella dipendenza di un uomo da un altro uomo, quanto a più forte ragione della creatura dal Creatore. (A Luisa de Marillac, 1629, vol. I, p. 43)
Madamigella, la grazia di Nostro Signore sia sempre con voi! Vi ringrazio della premura che avete avuto di scrivermi allo stato della Carità. Quando piacerà Nostro Signore che ci vediamo, mi direte l'interesse della comunità. Sarà raramente a proposito, che voi destiniate queste offerte ad uso di codesta povera gente. Mi pare che siate delle buone massaie, perché non spendete che circa mezzo scudo. Se voi ottenete il permesso di fondare la Carità dalla cancelleria del signor di Parigi, occorrerà che diate qualche cosa, ma se ve lo consegna il signor Guyard, fa niente. Vi potrete far mettere il piccolo sigillo che non costerà che cinque soldi. Ecco più di cinque donne. Prego Dio che ve ne mandi delle altre. Quanto ai mezzi, Nostro Signore vi provvederà. Per il nostro affare, mi pare ottima cosa che ne parliate con Madamigella du Fay; ma sul testo ch'egli vi chiede, domandate consiglio, se non vi dispiace, del come dovete rispondere e fatemi il favore di ringraziare Madamigella du Fay della sua gelatina e di dirle ch'io di salute vado sempre di bene in meglio e che la prego di chiedere a Dio, ch'io usi bene di questo miglioramento. Quanto a codesta povera figliola, che cosa domanda essa? Abbiate cura della vostra salute. Sono vostro umilissimo servo, V. D. P. (A Luisa de Marillac, 1630, vol. I, p. 54)
Eccovi dunque finalmente arrivato a Roma, dov'è il capo visibile della Chiesa militante, dove riposano i corpi di San Pietro e di San Paolo e di tanti altri martiri e santi che hanno altre volte dato il loro sangue e spesa tutta la vita per Gesù Cristo. O signore, come siete fortunato di posare i piedi sopra una terra dove hanno camminato tanti grandi e santi personaggi! Questa considerazione mi commuoveva talmente quando fui a Roma, trent'anni or sono, che quantunque fossi carico di peccati, non lasciavo d'intenerirmi anche fino alle lagrime, se ben ricordo. E credo, signore, che sia stata appunto questa stessa considerazione che vi mantenne forte e sano la notte che arrivaste a Roma, dove, dopo esservi tanto stancato per un cammino, a piedi, di trenta miglia, foste costretto a dormir sulla nuda terra ed a faticare il giorno appresso sotto l'ardore del sole, per entrar nella Città. Oh! Quanti meriti vi siete acquistati con questo mezzo! (A Francois Du Coudray, Roma, 20 luglio 1631, vol. I, p. 86)
O Signore, come siamo felici noi che onoriamo la parentela povera di Nostro Signore per mezzo della nostra, pur povera e misera! Con consolazione, dicevo appunto in questi giorni passati predicando in una comunità, che sono figlio di un povero lavoratore e di un'altra compagna, che ho guardato i porcellini. Lo credereste ch'io temo d'averne un po' di vanagloria, a causa della pena che la natura ne soffre? È vero che il diavolo è molto fine ed accorto, ma lo è più colui che si tiene onorato della povera condizione del Bambino di Betlemme e di quella dei suoi santi parenti. (Ad un prete della missione, 1633, vol. I, p. 160)

Conferenze – Citazioni

Non può avere lo spirito del Signore chi ha la smania di far vedere che è il superiore, il padrone. Non sono del parere di una persona che mi diceva, giorni fa, che per ben dirigere e conservare la propria autorità, è necessario mostrare di essere il superiore. Mio Dio! Gesù Cristo non parlò mal così; c'insegnò tutto il contrario, con le parole e con l'esempio; dicendoci che Egli stesso non era venuto per essere servito, ma per servire; e che deve farsi il servo di tutti chi vuol essere il primo. (Ad Antoine Durand, 1656, p. 277)
Voi andate a far conoscere a tutti, ai cattolici e agli eretici, la grande bontà di Dio. In modo che questi. quando vedranno che il buon Dio ha tanta cura delle sue creature da istituire una Compagnia di persone che si dedicano pienamente al servizio dei poveri, cosa che non si trova affatto nella loro religione, saranno costretti a confessare che Dio è un padre buono. Ecco iI motivo per cui dovete andare in quel luogo, e anche per far conoscere la santità della religione cattolica agli eretici. Questa santità si mostra nel fatto che i suoi figli imitano la bontà di Dio Padre cercando di essere buoni con tutti come lui. (Alle Figlie della Carità, 26 agosto 1658)
Mi viene il dubbio se tutti i disordini che vediamo nel mondo non debbano attribuirsi ai preti. Ciò possa scandalizzare qualcuno, ma l'argomento chiede che lo dimostri, con la grandezza del male, l'inderogabilità del rimedio. Sono state tenute molte conferenze su tale questione; ma la conclusione è stata che la Chiesa non ha peggiori nemici dei preti. Da essi sono venute le eresie: ne sono esempi Lutero e Calvino che erano preti. E per colpa dei preti gli eretici prevalsero, il vizio ha regnato e l'ignoranza ha stabilito iI suo trono nel povero popolo; e ciò per la loro sregolatezza e per non essersi opposti con tutte le loro forze, secondo il loro Obbligo, a questi tre torrenti che hanno inondato Ia Terra. (Ai missionari, 6 dicembre 1658, pp. 416-17)
Prima di tutto ciascuno cercherà di fondarsi saldamente In questa verità, che la dottrina di Cristo non potrà mai ingannare, mentre la dottrina del mondo è sempre fallace dal momento che Cristo stesso afferma che quest'ultima e simile ad una casa edificata sulla sabbia, la sua invece si può paragonare ad una casa fondata sulla solida roccia. Per questa ragione la Congregazione farà professione di comportarsi sempre secondo le massime di Cristo e mai secondo quelle del mondo. (Ai missionari, 14 febbraio 1659, p. 437)
L'esercizio di far sempre la volontà di Dio è il migliore di tutti perché comprende l'indifferenza e la purità d'intenzione e tutti gli altri modi praticati e consigliati; e se c'è qualche altro esercizio che conduca alla perfezione, si troverà eminentemente in questo. Chi è più indifferente di colui che fa la volontà di Dio in ogni cosa, che non ricerca mai se stesso in alcuna cosa e non vuole neppure quello che potrebbe volere, se non perché Dio lo vuole? C'è persona più libera e più disposta di questa a compiere il beneplacito divino? (Ai missionari, 7 marzo 1659, p. 464)
Miei cari fratelli, l'art. 11 delle massime evangeliche dice: "In amore della vita comune Gesù Cristo volle menare per conformarsi agli altri". La sostanza di quest'articolo riguarda l'uniformità. L'uniformità è un vincolo che unisce fra loro i membri di una compagnia, formandone un solo corpo vivente, che ha le sue proprie operazioni. I missionari sono uniformi se si servono delle loro facoltà tutti nella stessa maniera. In quanto alle azioni morali bisogna trovare l'unanimità. Ma, Signore, com'è possibile? Siamo diversi l'un dall'altro nelle opinioni e nel modo di giudicare; chi vede le cose in un modo e chi in un altro. In quanto alle scienze dirò che la cosa è quasi impossibile, ma in quanto alla nostra vocazione dobbiamo aver tutti le stesse idee. Dobbiamo giudicare queste cose allo stesso modo ed essere uniformi nel praticarle. due esempi ci possono far capire meglio
il contrario dell'uniformità è il dividere: uno tira da una parte e l'altro dall'altra, ognuno fa come gli pare.
l'altro contrario è di lasciarsi trascinare dalle false idee, dalle cattive abitudini che si osservano nel prossimo.

Lettere e conferenze spirituali

Dio ama i poveri, e, per conseguenza, ama quelli che amano i poveri. In realtà quando si ama molto qualcuno, si porta affetto ai suoi amici e ai suoi servitori. Così abbiamo ragione di sperare che, per amore di essi, Dio amerà anche noi.
Il servizio dei poveri deve essere preferito a tutto. Non ci devono essere ritardi. Se nell'ora dell'orazione avete da portare una medicina o un soccorso a un povero, andatevi tranquillamente. Offrite a Dio la vostra azione, unendovi l'intenzione dell'orazione. Non dovete preoccuparvi e credere di aver mancato, se per il servizio dei poveri avete lasciato l'orazione. Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio, ossia un'opera di Dio per farne un'altra. Se lasciate l'orazione per assistere un povero, sappiate che far questo è servire Dio. La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa. È una grande signora: bisogna fare ciò che comanda.
Non dobbiamo regolare il nostro atteggiamento verso i poveri da ciò che appare esternamente in essi e neppure in base alle loro qualità interiori. Dobbiamo piuttosto considerarli al lume della fede.
Se lasciate l'orazione per assistere un povero, sappiate che far questo è servire Dio. La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa.
Sforziamoci perciò di diventare sensibili alle sofferenze e alle miserie del prossimo.
Tutti quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della morte.

Dicono di Vincenzo de' Paoli

San Vincenzo de' Paoli è molto realistico: ha l'aspetto del contadino guascone, molto coriaceo: viso terribilmente energico, occhi neri focosi e bocca grande e forte.
Thomas Merton

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026