Ritratto di Vladimir Vladimirovič Majakovskij
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Frasi

Frasi di Vladimir Vladimirovič Majakovskij

130 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Vladimir Vladimirovič Majakovskij raccolte in un'unica pagina: 130 frasi, divise per libro e argomento.

Vladimir Vladimirovič Majakovskij (poeta e drammaturgo sovietico). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Vladimir Vladimirovič Majakovskij

Da quando domina il materialismo è scomparsa la materia.
Citato in Marcello Veneziani, Imperdonabili, Venezia, 2017, ISBN 978-88-317-2858-4, p. 301.
Il mio ultimo incontro con lui mi fece un effetto terribilmente deprimente. [...] Mi si butta addosso un uomo dalla faccia gonfia, la cravatta tutta di traverso, il berretto che gli si reggeva in testa per miracolo, trattenuto da un ricciolo biondo. [...] Feci veramente fatica a riconoscere Esenin e altrettanto a fatica mi sottrassi al suo invito ad andare a berci una vodka, invito accompagnato dallo sventolio d'un grosso fascio di banconote. Rimasi per tutto il giorno con quest'immagine deprimente davanti agli occhi e la sera, naturalmente, ne parlai a lungo con gli amici (purtroppo in questi casi ci si limita tutti e sempre soltanto a questo). (p. 455)
Citato in Elvira Watala, Wiktor Woroszylski, Vita di Sergej Esenin, traduzione dal polacco di Vera Petrella, Vallecchi Editore, Firenze, 1980.
Io voglio che alla baionetta sia equiparata la penna.
L'arte non è uno specchio cui riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo.
La citazione viene anche attribuita a Bertolt Brecht in Peter McLaren e Peter Leonard, Paulo Freire: A Critical Encounter, 1993, p. 80.
Per cinque anni vi abbiamo urlato che l'arte ha compiti ben più elevati che non facilitare la scelta dei liquori sui listini dei prezzi di Severianin o sollecitare il borghese che si sprofonda nel sonno coi romanzi della Verbitskaja. Mi scuso, vi ho dato fastidio!

Poemi – 150.000.000

Chi interrogherà la luna? / Chi chiederà i conti al sole: / perché / fate voi le notti e i giorni? / Chi darà il nome all’autore geniale della terra? / Così, / anche questo / mio / poema / non ha nessuno per autore. / E sua sola idea è: / brillare per il domani che sorge.
Le nostre gesta saranno / più difficili di quelle del creatore, / che ha riempito / il vuoto di cose. / Noi dobbiamo / creare il nuovo / con l’immaginazione / e anche dinamitare il vecchio.
Newton Compton 1975.
Sete, versaci da bere! / Fame, dacci da mangiare!
Tutto è fatto / per il piacere / dei nostri occhi / di bambini cresciuti!
Il collo della fame, / la gola della crisi, / noi li strangoleremo / col cappio delle strade ferrate!
Forse è / il centesimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre, / forse / è semplicemente / un meraviglioso stato d’animo.
Gli anni / hanno orchestrato / la tristezza nella calma, / l’hanno lanciata come un canto verso i cieli.
Fiorisci, terra, seminata e trebbiata! / È per te / la sanguinante Iliade delle rivoluzioni! / L’Odissea degli anni di fame è per te!

Poemi – Amo

A ogni uomo che nasce è dato d’amare.
Il cuore è vestito d’un corpo, / il corpo d’una camicia.
Entrate con le vostre passioni! / Arrampicatevi con i vostri amori! / Da adesso non ho più potere sul mio cuore. / Degli altri, invece, ne conosco il domicilio.
Sta nel petto, lo sanno tutti! / Con me / l’anatomia ha perso la testa. / Sono tutto cuore, / mi batte dappertutto.
Perfino la flotta rientra al porto. / Perfino il treno corre verso la stazione. / E io verso di te ancor di più, / perché io amo.
Non cancelleranno l’amore / né liti, / né distanze. È pensato, / provato, / riprovato. / Innalzando solennemente i versi come le dita, / Io giuro: / amo / di un amore immutabile e fedele.

Poemi – Di questo

Verso uno scopo ultimo noi torniamo. / Così io / a te / tendo inesorabile, / appena separati, / e appena persi di vista.
Neri Pozza 2005.
È spaventoso non amare, / terribile non osare più.
Editori Riuniti 1972.
Ma che fare / se con tutta, / con tutta l’ampiezza del cuore, / io ho creduto / e credo in questa vita, / e in questo / mondo?
Ed io allora a gridargli da qui, da questa pagina d’oggi: / “Non sfogliare più oltre! / Risuscitami!» / Iniettami sangue nel cuore, / e in tutte le vene!
Non ho vissuto sino in fondo la mia vita terrena, / sulla terra non ho avuto tutto il mio amore.
Il vostro trentesimo secolo / sorvolerà lo sciame di inezie / che dilaniano il cuore.
Ci ripaghiamo ormai / dell’amore non vissuto / con le stelle di notti senza fine.
Risuscitami, / non fosse altro perché da poeta / io t’ho atteso, / ripudiando le assurdità d’ogni giorno!

Poemi – Vladimir Il'ič Lenin

Tempo – inizio su Lenin un racconto. / Ma non perché la pena sia minore, / tempo, perché la penetrante angoscia / è ormai cosciente, limpido dolore. (vv. 1-4)
Lenin, anche oggi, / è più vivo di tutti i viventi, / è la nostra scienza, arma e vigore.
Editori Riuniti 1958, pp 281-322.
Io temo, / come si teme per la pupilla degli occhi, / ch'egli venga falsato / dalle soavi bellezze dell'ideale.
Districo dalla memoria / catene di sillabe. / Ma la sillaba giusta / non trovo, / com'è povera, ahimè, nel nostro mondo / l'officina delle parole!
Noi siamo gente senza ambizioni, / se non ci chiamano a nome / non ci muoviamo.
Di dove viene quest'uomo / di ogni uomo più umano? / Breve è la vita di Ulianov / e noi la conosciamo sino al suo palpito estremo, / ma la vita di Lenin non ha fine.
Inferociva la reazione e gli intellettuali / da tutto si distaccarono e insudiciarono tutto, / comprarono delle candele e si rinchiusero in casa / e incensavano i cercatori di Dio.
Traduzione di Mario De Micheli e Giovanni Ketoff, Feltrinelli 1967.

Poemi – Bene!

Ma la terra con cui hai diviso il freddo mai più potrai fare a meno di amarla.
Citato in Stefano Benni, Il bar sotto il mare, Feltrinelli, 2006, p. 11. ISBN 8807810778

Poemi – A piena voce

E tutte queste truppe / armate sino ai denti, / che per vent'anni volarono / da una vittoria all’altra, / sino / all'ultimissimo foglietto / io le consegno a te, / proletario del pianeta. / Ogni nemico / della classe operaia / è mio vecchio / ed acerrimo nemico. / Ci ordinarono / di andare / sotto la bandiera rossa / gli anni di fatica / e i giorni d'inedia. / Noi aprivamo / ogni tomo / di Marx, / come in casa / propria / si aprono le imposte, / ma anche senza leggervi / noi comprendevamo / quale parte andare, / in quale campo combattere. / Noi / la dialettica / non l'imparammo da Hegel. / Con lo strepito delle battaglie / irrompeva nel verso, / quando / sotto i proiettili / dinanzi a noi fuggivano i borghesi, / come noi / fuggivamo una volta / dinanzi a loro.

Poesie – Citazioni

Purpureo e bianco rigettati e gualciti, / nel verde hanno buttato manciate di ducati, / e alle nere mani delle finestre accorse / hanno distribuito gialle carte accese. (da Notte, 1912)
E nelle labbra penzolanti del cielo / si sono ficcati capezzoli di pietra. (da Qualcosa a proposito di Pietroburgo, 1913)
Costruisce, / distrugge, / taglia / e strappa, / si placa, / ribolle / e spumeggia, / romba, / parla, / tace / e urla / il giovane esercito / dei leninisti. / Noi siamo il sangue nuovo / nelle vene della città.
Poesie d'amore e di rivoluzione, a cura di Ilaria Pittiglio.
Fogliuzze. / Dopo le linee delle volpi — / punti. (da Quadro esauriente della primavera, 1913)
E allora ormai — sgualcite le coltri dei lampioni — / la notte si diede al piacere, oscena e ubriaca, / mentre dietro i soli delle vie in qualche luogo zoppicava, / non necessaria a nessuno, la flaccida luna. (da Linfernaccio della città, 1913)
Traduzione di Angelo Maria Ripellino, BUR 2014.
Ma voi / potreste / eseguire un notturno / su un flauto di grondaie? (da Ma voi potreste?, 1913)
«Edizione della sera! Della sera! Della sera! / Italia! Germania! Austria!» / E sulla piazza, lugubremente listata di nero, / si effuse un rigagnolo di sangue purpureo! // [...] Alla città accatastata giunse mostruosa nel sogno / la voce di basso del cannone sghignazzante, / mentre da occidente cadeva rossa neve / in brandelli succosi di carne umana. (da La guerra è dichiarata, 1914)
Ascoltate! / Se accendono le stelle — / vuol dire che qualcuno ne ha bisogno? / Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano? / Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi? (da Ascoltate!, 1914)
A voi dunque, amatori di donne e di pietanze, / dare la vita per farvi piacere?! / Piuttosto nel bar servirò alle puttane / succo d’ananasso! (da A voi!, 1915)
Tutti così noiosi, come / se al mondo non ci fosse Capri. / Ma Capri esiste. / Col suo alone di fiori / tutta l'isola è una donna in una cuffia rosa. (da Ehi!, 1916')
Battete in piazza il calpestìo delle rivolte! / In alto, catena di teste superbe! / Con la piena d'un nuovo diluvio / laveremo le città dei mondi. (da La nostra marcia, 1917)
E uscì, a isolarsi nella notte, / vedova la luna. (da Pena, 1920)
Traduzione di Ignazio Ambrogio, BUR 2014.
Si sono placate le tempeste dei grembi rivoluzionari. (da Della canaglia, 1920-21)
Se il sole si stanca / e la notte / vuol coricarsi, / torpida marmotta, / allora io d’improvviso — / albeggio a tutta forza — / e il giorno scampana di nuovo. (da Straordinaria avventura avvenuta a Vladimir Majakovskij d'estate in campagna, 1921)
Io / lo traggo / dalle larghe brache, / duplicato / d'un peso inestimabile. / Leggete, / invidiate, / io / sono cittadino / dell'Unione Sovietica. (da Versi sul passaporto sovietico, 1929)
Se il bambino è un maialino, da grande non potrà uscirne che un maiale. (Da Che cosa è il bene e che cosa è il male)

Poesie – Porto

Alle culle d'ingresso barche agganciano / capezzoli delle madri di ferro.
Osimo 2022
Alle orecchie dei piroscafi assordati / bruciano gli orecchini delle ancore.

Poesie – Dietro la donna

I fumi si infilavano nel cielo come corna.
Dai marciapiedi con una smorfia ladra / volano gelose le frecce spuntate.

Poesie – Per la stanchezza

Terra! / Lasciami baciare la tua testa calva / con brandelli delle mie labbra macchiate di trucco dorato altrui.
Col fumo dei capelli sopra incendi di occhi di latta / lascia che avvolga i seni infossati delle paludi.
Tu! Siamo in due, / feriti, cacciati come daini, / si è levato il nitrito dei cavalli sellati dalla morte.

Poesie – Qualche parola su me stesso

Amo guardare come muoiono i bambini. / L'avete mai vista la brumosa onda della risacca del riso / dietro la proboscide della tristezza? / Io, invece — / nella biblioteca delle strade — / ho sfogliato così spesso il volume delle tombe.
BUR 2014
«Sono solitario come l’ultimo occhio / di un uomo in cammino verso la terra dei ciechi!»

Poesie – La blusa del bellimbusto

Sfiderò il sole con un sogghigno arrogante.
Traduzione di Angelo Maria Ripellino, Feltrinelli 1967.
Coprite me, poeta, di sorrisi: / li cucirò come fiori sulla mia blusa di bellimbusto.

Poesie – Eppure

Solo, attraverso gli edifici in fiamme, / le prostitute mi porteranno sulle braccia come una reliquia, / mostrandomi a Dio per la loro discolpa.
E Dio romperà in pianto sopra un mio libriccino! / Non parole, ma spasmi appallottolati; / e correrà per il cielo coi miei versi sotto l'ascella / per leggerli, ansando, ai suoi conoscenti.

Poesie – Ancora Pietroburgo

Con la faccia sanguinaria da cannibale, la nebbia / masticava gli uomini scipiti.
E dal cielo una schifezza qualsiasi guardava / maestosamente, come Lev Tolstoj.

Poesie – All'amato se stesso dedica queste righe l'autore

S'io fossi / piccolo / come il Grande Oceano — / mi leverei sulla punta dei piedi delle onde, / con l'alta marea carezzando la luna.
Se urlerò a squarciagola / con la mia voce immensa / le comete torceranno le braccia fiammeggianti, / gettandosi a capofitto dalla malinconia.
Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti — / se fossi / appannato / come il sole!

Poesie – A tutto

Ricordate: / sotto il peso della croce, / Cristo, / per un secondo, / stanco, si fermò. / La folla urlava: / «Buffone! / Buff-o-ne!»
Uomini futuri! / Chi siete? / Eccomi qua, / tutto / dolori e lividi. / A voi io lascio in testamento il frutteto / della mia anima.

Poesie – Lilicka! Invece di una lettera

E non mi getterò sui binari, / non berrò veleno, / né potrò premere il grilletto sulla tempia. Su me / oltre al tuo sguardo / non ha potere alcuna lama di coltello.
Traduzione di Alessandra Carbone, BUR 2014.
Le foglie secche delle mie parole / sapranno convincerti a restare, / coi loro avidi respiri?
Ma fa' che / con un’ ultima dolcezza / io rivesta il tuo passo che se ne va.

Poesie – Ne sono responsabili!

Hanno scaldato gli uomini con un bagno di sangue, / solo perché / qualcuno / in qualche posto / s'impingui con l'Albania.
La terra non avrà più membra intatte / e domani l'anima sarà calpestata / da piedi stranieri / e tutto ciò perché un tizio qualsiasi / possa allungare le mani su qualche Mesopotamia...
Citato in Opere scelte, Feltrinelli, 1967.
Quando infine ti leverai, in tutta la tua statura, / tu, / che dai loro la tua vita? / Quando scaglierai loro in faccia / la domanda: / per che cosa combattiamo?

Poesie – A quell'altra parte

Gli scheletri d'una Roma universale caracollano / sulle nostre schiene: / nelle tombe si sentono un po' stretti.
L'età dei futuristi è l'età di leva. / Tritati come cavoli, / delle guerre, / delle rivoluzioni siamo il premio.

Poesie – Vladimir Il'ič!

So bene / che non sono gli eroi / a eruttare la lava delle rivoluzioni. / La favola degli eroi / è una scemenza da intellettuali!
Io / in Lenin / esalto / la fede del mondo / e la mia. / E non potrei esser poeta / se non / cantassi questo: / in stelle a cinque punte il cielo / dell’immensa volta del partito comunista russo.

Poesie – A Sergej Esenin

Meglio infatti / morire di vodka / che di tedio!
Se ci fosse stato inchiostro all'Angleterre / non avreste avuto bisogno di tagliarvi le vene.
Citato in Sergej Aleksandroic Esenin, Russia e altre poesie, Baldini Castoldi Dalai editore, traduzione di Curzia Ferrari, 2007
Bisogna / strappare / la gioia / ai giorni futuri.
In questa vita / non è difficile morire. Vivere / è di gran lunga più difficile.

Poesie – Il partito

Il Partito è un uragano denso / di voci flebili e sottili / e alle sue raffiche / crollano i fortilizi del nemico. / La sciagura è sull'uomo solitario, / la sciagura è nell'uomo quando è solo. / L'uomo solo / non è un invincibile guerriero. / Di lui ha ragione il più forte / anche da solo, / hanno ragione i deboli / se si mettono in due. Ma quando / dentro il Partito si uniscono i deboli / di tutta la Terra / arrenditi, nemico, muori e giaci.
Citato in Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Il Partito, marxists.org.
Il Partito è una mano che ha milioni di dita / strette in un unico pugno.
Il Partito è l'immortalità / del nostro lavoro. / Il Partito è l'unica cosa che non tradisce.

Poesie – Rivoluzione. Cronaca poetica

E nella vernice / del tramonto / dalle torri della fortezza di Pietro e Paolo / s'innalza la bandiera infuocata della rivoluzione. // A morte l’aquila bicipite! / I grossi colli delle teste / mozzate di netto!
Traduzione di Cinzia Cadamagnani, BUR 2014.
A noi / di Dio / che ci importa? / Da soli / ai nostri santi daremo l’unzione.
Di noi, / Abitatori della Terra, / ogni Abitatore della Terra è parente. / Tutti / tra i macchinari, / per gli uffici, / nelle miniere sono fratelli. / Noi tutti / sulla terra / siamo soldati di un unico / esercito che forgia la vita.

Teatro – Vladimir Majakovskij

Io sono un poeta, / ho cancellato la differenza / tra volti familiari ed estranei. / Nel pus degli obitori ho cercato sorelle. / Ho baciato i ricami sul viso degli infermi. (atto I, 1913)
Tutti voi, uomini, / siete solamente sonagli / sul berretto di Dio. (atto I, 1913)
Come uno schiavo in un sudore di sangue, / dondolo il corpo nella follia. (atto I, 1913)
Se aveste amato come me, / avreste ucciso l’amore, / o forse avreste trovato un patibolo / e vi avreste stuprato / il cielo sudato. (atto I, 1913)

Teatro – Mosca arde

L'autocrate si distrae e si diletta con il piombo e con la forca. (p. 124)
Mosca arde, Editori Riuniti, 1972.

Cinescenari – Citazioni

«Come sempre le più belle fanciulle e i più bei giovanotti vanno alla società cinematografica per azioni per essere assunti e lavorare nel cinema» (parte quarta p. 218)
Il Cuore del Cinema, Editori Riuniti, 1972.

Cinescenari – L'elefante e il fiammifero

Una bella spiaggia; è un peccato però che l'abbiano fatta in riva al mare. (p. 191)
L'elefante e il fiammifero, Editori Riuniti 1972.
Descriveteci il panorama di lassù; così non avremo bisogno di arrampicarci fino a quella maledetta cima. (p. 192)

Lettere

Vi bacio subito all'inizio della lettera e non alla fine, com'è di regola: sono impaziente! Che c'è da voi? Persone felici, che sono state in quel paese incantato che si chiama «da voi», se la cavano, mascalzoni, con la classica frase: «Lilja è sempre Lilja.»
Ti prego, scrivi, ogni giorno mi alzo con l’angoscia di sapere: «Che fa, Lilja?» Non dimenticare che all’infuori di te non mi serve né mi interessa nulla. Ti amo.
Vivo a tal punto senza avvenimenti e senza novità particolari che la cosa sta diventando persino ripugnante.
Nella lettera a Volosit poni una serie di questioncelle. Eccoti le risposte: (1) “Onestamente” ti comunico che nemmeno per un istante mi sono sentito meglio senza di te piuttosto che con te. (2) Nemmeno per un istante sono stato contento che tu te ne fossi andata, ma quotidianamente deploro moltissimo l’accaduto. (3) Purtroppo nessuno si mette a fare i capricci. Per amor di Dio, vieni presto e comincia a farli. (4) I nervetti sono strapazzati solo dal fatto che i nostri mici cattivi si sono separati. (5) Io sono tutto tuo. (6) Non ho bisogno di nessuno, nessuno, nessuno tranne te.
Il libro non può far schifo perché c'è scritto sopra «A Lilja» e perché ci sono dentro le tue cose!
Lirica era una raccolta di tre poemi d'amore (Il flauto di vertebre, Amo e Uomo), con una dedica stampata a Lilja Brik che iniziava nel modo seguente: «Perdonami, Lilin'ka, mia dolcissima per la pochezza del mondo delle
La mia decisione di non recar danno alla tua esistenza con nulla, nemmeno con un soffio, è sostanziale. Il fatto che tu, non foss'altro che per un mese, o un giorno, possa stare meglio senza di me piuttosto che con me, è un brutto colpo.
Oggi sono di umore molto “buono”. Ancora l'altro ieri pensavo che non fosse possibile vivere peggio. Ieri mi sono convinto che lo era: vuol dire che l'altro ieri non era poi così male.
Sto qui perché sono io stesso a volerlo, perché voglio pensare a me stesso e alla mia vita. E anche se non è così, voglio pensare che lo sia. Altrimenti tutto ciò non avrebbe né un nome né una giustificazione.
Scrivere non posso, e chi tu sia e cosa tu faccia continuo a ignorarlo assolutamente. Non c’è dunque di che consolarsi, tu sei diletta e amata e ciò non di meno sei a Mosca e sei di un altro, o comunque non mia. Scusa, ma è la tristezza.
Fa' come credi, mai e in alcun modo potrà modificarsi l'amore che ho per te.
Ho una grande nostalgia di te, mia diletta. Tutti hanno bisogno di avere qualcuno e questo qualcuno per me sei tu. È la verità.
Prima i fabbricanti costruivano un'auto per comprare dei quadri: adesso i pittori fanno i quadri solamente per comprarsi un'auto. L'auto per loro è tutto meno che un mezzo di locomozione. Ma come mezzo di locomozione è comunque insostituibile.
La mia vita è in un certo qual modo strana, priva di avvenimenti ma piena di innumerevoli dettagli che non sono materiale per una lettera, li si può solo raccontare disfando le valigie.
A tutti! Io muoio, ma che nessuno sia accusato. E niente pettegolezzi. Il defunto ne aveva orrore. Madre, sorelle, compagni, perdonatemi La mia non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma non ho altra via d'uscita.

Prose

Coloro i quali affermano che la parola, il suo profilo, il suo aspetto fonico condizionano lo sbocciare della poesia hanno diritto di vivere. Costoro hanno scoperto la strada che conduce all'eterna fioritura della poesia. (p. 140)
Prose, Editori Riuniti, 1972.
Il teatro è condannato a morire da sé e deve consegnare il suo retaggio al cinematografo. Il cinematografo, tramutati in un ramo industriale l'ingenuo realismo e l'artisticità di Cechov e Gorki, spiana la strada al teatro dell'avvenire, alla libera arte dell'attore. (p. 141)

Prose – Io stesso

Leggevo tutto ciò che vi era di nuovo. I simbolisti Belij, Bal'mont. La novità formale mi eccitava, ma tutto ciò mi era estraneo: i temi, le immagini non appartenevano alla mia vita. Cercai di scrivere anch'io in quel modo, ma di altre cose. Così constatai che "in quel modo e di altre cose" era impossibile. Il risultato era qualcosa di lacrimevole e di presuntuoso.
Sono un poeta. Per questo sono interessante. Di questo scrivo. Di tutto il resto, solo se si è decantato nella parola.
Se non mi fossero a quel tempo capitati fra le mani altri libri, avrei smesso di leggere. Per fortuna, il secondo libro fu il Don Chisciotte. Questo sì era un libro! Mi feci una spada e una corazza di legno e menai colpi a destra e a manca. (p. 19')
Poesie, Garzanti, 1972.
Nel ridotto Circolo dei nobili. Un concerto di Rachmaninov. L'isola dei morti. Fuggo via dall'intollerabile noia melodica. Dopo un istante fugge anche Burljuk. Scoppiamo a ridere. Bighelloniamo insieme. (p. 28')

Dicono di Vladimir Vladimirovič Majakovskij

Mi lesse La nuvola in calzoni e frammenti de Il flauto di vertebre e molte liriche. I versi mi piacquero molto e lui li recitava in modo ottimo, si metteva addirittura a singhiozzare come una donna, cosa che mi spaventò e preoccupò molto. […] Si comportava in modo molto nervoso, era evidente il suo stato di profondo turbamento. Parlava come a due voci: ora da lirico puro, ora da graffiante satirico. Si percepiva che egli non aveva cognizione di se stesso e aveva paura di qualcosa. Ma era chiaro che si trattava di un uomo dotato di una sensibilità peculiare, pieno di talento e – infelice.
Maksim Gor'kij
Majakovskij collegò il destino del mondo con quello del suo amore, con la lotta per l’unica felicità.
Viktor Borisovič Šklovskij
Maiakovski, il poeta proletario, era un gigante, e aveva uno dei cervelli più grandi che si conoscono. Il suo cervello è conservato nell'istituto per lo studio del cervello, in una boccia d'alcool.
Corrado Alvaro
Con Vladimir Majakovskij ho vissuto quindici anni, dal 1915 fino alla sua morte.
Egli mi scriveva anche quando ci separavamo per un periodo di breve tempo. Vi sono lettere che egli mi ha inviato all'estero e altre che dall'estero mi ha scritto a Mosca: noi viaggiavamo quasi ogni anno e a volte, per ragioni diverse, non insieme. Dal 1926 Vladimir Vladimirovič girò regolarmente per le città dell'URSS tenendo conferenze e serate di poesia e anche in questa occasioni mi scriveva spesso.
Se non avesse esasperato tutto non sarebbe stato un poeta. Sentiva e viveva con forza iperbolica: amore, devozione, amicizia. Non si apriva facilmente, ma era calmo e tenero. Era infelice. Solo nei primi anni della rivoluzione visse con furore e lietamente, ma non sapeva accettare il declino, non sapeva rassegnarsi all'idea che la giovinezza è un attimo, e che il futuro è spesso mediocre.
Sin dall'infanzia egli fu guastato dal futuro, che dominò abbastanza preso e, in apparenza, senza gran difficoltà. (Il salvacondotto)
Majakovskij mi è sempre piaciuto. È come una continuazione di Dostoevskij. O, meglio, è una lirica scritta da qualcuno dei suoi personaggi più inquieti, i giovani, come Ippolit, Raskol'nikov o il protagonista de L'adolescente. Che talento travolgente! Come riesce a dire tutto, una volta per sempre, in modo implacabile e assolutamente coerente! E, soprattutto, con che audacia e che slancio scaraventa le cose in faccia alla società e anche più lontano, nello spazio! (Jurij Živago, Il dottor Živago)
Anche se con Majakovskij ci davamo del lei e con Esenin del tu, i nostri incontri furono ancora più rari. Si potrebbero contare sulla punta delle dita, ed andavano immancabilmente a finir male. O ci giuravamo eterna fedeltà inondandoci di lacrime a vicenda, o ci picchiavamo di santa ragione e dovevano dividerci.
Il verso majakovskijano è così "inattuale" da essere quanto di più contemporaneo potesse affacciarsi, salvifico come un miracolo, alla mia coscienza.
Majakovskij mi ha cambiato la vita. È accaduto qualche anno fa. Stavo scivolando in uno stato di frustrazione culturale e politica, un sentimento di impotenza generalizzato e inesorabile. Stavo perdendo la fiducia in me stesso e nella società in cui resiste la mia esistenza. Riscoprire in età adulta la poesia di Majakovskij mi ha trattenuto dal finire nel putrido stagno della "fine della storia". Mi ha fatto ritornare un voglia imperiosa di dire e fare qualcosa di utile per me, per te, per il nostro consorzio umano.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026