Frasi

Frasi di Volfango De Biasi

17 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Volfango De Biasi raccolte in un'unica pagina: 17 frasi, divise per libro e argomento.

Volfango De Biasi (regista e sceneggiatore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

La bellezza esteriore ha un costo e non è affatto innocente. Il dominio del bello sul brutto è una forma di violenza, come violenti sono gli input che ci spronano all'omologazione. La società è crudele e nel raccontarla anche con il sorriso c'è poco da edulcorare. E poi credo che senza cattiveria non ci sia commedia. In assoluto. Giada all'inizio viene allontanata da tutti nonostante dica cose intelligenti e sensate quando è goffa e poco attraente, salvo poi venire unanimemente accettata quando diventa bella. Per fare questo però è necessario vendere in qualche modo l'anima al diavolo e saltare dall'altra parte della barricata, dei vincenti che giudicano e fanno tendenza. Quindi alla fine chi vince e chi perde? Se tutti pagano un prezzo? (da Intervista al regista Volfango de Biasi sul film "Come tu mi vuoi")
Mi piacerebbe raccontare storie emozionanti, con un tocco di magia. Insomma quello che da ragazzino consideravo essere il cinema. Uno spettacolo straordinario che fa sognare e che allo stesso tempo fa riflettere. Cercare un pubblico o cercare di divertire non può essere un male, anche se qui da noi, più che in altri paesi del mondo c'è una feroce, e a mio giudizio insensata, dicotomia fra autori "impegnati" e "commerciali". Sarebbe bello smetterla con queste polemiche oziose ed impegnarsi a riportare il pubblico in sala con storie belle, con immagini oneste, con un occhio agli incassi ed uno ai contenuti. Perché fra una polemica e l'altra, un'invidia e un pregiudizio, si rischia di dimenticare che il pubblico è sovrano. E tutto il resto è alibi. (ibidem)

Come tu mi vuoi – Citazioni

12 marzo. La televisione commerciale è agghiacciante. È responsabile di un lavaggio della mente colossale. Sono anni che detta i modelli di riferimento alla gente e alla fine è riuscita nel suo intento. È riuscita a ridescrivere i ruoli e le aspirazioni all'interno della nostra società. Ecco qui, ad esempio, l'ideale contemporaneo di donna: chinata a novanta gradi a ingoiare budini.
Almeno finisce l'ipocrisia di copertura: finalmente il ruolo della donna davanti e dietro lo schermo coincide. Questa è la vera pornografia. Le ragazze sono felici di farsi umiliare e aspirano a questo con tutte le loro forze, inseguendo la chimera di una vita di divertimenti e di successi, che le trasforma nel migliore dei casi in prostitute di fatto, anche se di lusso.
È possibile che non ci sia più alcuna alternativa nell'immaginario femminile? (Stralcio dal taccuino di Giada)
Il destino visto dal ridottissimo punto di osservazione degli uomini appare imperscrutabile. Spesso si è costretti a definire "caso" un avvenimento di cui non conosciamo esattamente né le origini né l'evoluzione. Perché purtroppo ci è impossibile osservare simultaneamente tutto quello che accade.
Il nostro destino, o fato, spesso sembra manifestarsi senza un'apparente ragione, ma i fatti che ci coinvolgono hanno avuto origine precedentemente e indipendentemente da noi e ci giungono in forma di concatenazione di eventi. Spesso quando questo avviene, e quindi ci accadono delle cose che desideriamo o temiamo, siamo portati per natura a cercare un qualche significato nascosto. Siamo subito tentati di immaginare una volontà più grande di noi, che gioca con le nostre vite. E il dubbio che rimane è sempre lo stesso. Si tratta di casualità o di causalità, quindi di un evento che tende a un fine? Non si sa.
7 aprile. Il vuoto pneumatico continua a regnare supremo. Il mondo è infestato da gente che assomiglia a Barbie e Ken. Sono tanti, troppi. Sono una massa di gente indistinta. Senza personalità né dignità, plasmabili come pupazzetti di plastilina. Non sono persone ma servi del consumismo, figli del nostro tempo, sfornati a stock. Spero che un giorno si abbatta su di loro l'Angelo dell'Apocalisse e metta fine alle loro inutili esistenze. 'È giunta la vostra ora. Avete fatto tendenza, parlato di gossip, ammirato i Vip. E adesso la spada calerà su di voi. Anche questa volta avete i nomi in lista, ma non per entrare in un locale trendy' Già lo vedo l'Angelo sorridere crudele e felice, mentre le Barbie e i Ken si accasciano sotto i suoi occhi. (Stralcio dal taccuino di Giada)
8 aprile. La voglia di lavorare si è dissolta nel nulla. I giovani non sono più programmati per farlo. Il senso del sacrificio è solo un vago ricordo sgradevole. Vogliono tutto e subito e sono perfino disposti a vendersi pur di non accettare le loro responsabilità. Ma che gusto c'è ad avere le cose senza meritarle? A sapere di non valere nulla e a fingere con tutti per tutta la vita? (Stralcio dal taccuino di Giada)
9 aprile. Il corpo è l'unica merce di scambio che conoscono. Il sistema non risparmia nessuno. Non importa se sei uomo o donna, elefante o farfalla. Devi solo essere disposto a lasciarti mercificare. Ecco. Il mondo si è trasformato in un grande puttanaio. Ma io a questo gioco non ci sto. Mi chiamo fuori. (Stralcio dal taccuino di Giada)
15 aprile. Nessuno ha più voglia di fare l'amore, non c'è più spazio per i veri sentimenti. È rimasto solo il sesso, quello che gli uomini chiamano 'una sana svuotata di palle'. E lo trovi ovunque. La ricerca è facile e veloce, come trovare i biscotti del Mulino Bianco al supermercato. Che ti rimane? Un senso di vuoto e un po' di profumo sulla pelle, che va via alla prima doccia. È come bere acqua nel deserto e avere di nuovo sete dopo pochi minuti. Una cosa o un'altra ti è indifferente. Cambiando di continuo si perde il valore dell'unicità. Solo l'amore vero toglie la sete, sazia. Di quello c'è sempre meno traccia. (Stralcio dal taccuino di Giada)
15 maggio. L'individuo contemporaneo crede che basti esserci per esistere. Vive ma non guarda. Vede solo le forme e non la sostanza, ed è convinto che questa sia la sua missione. In realtà è solo una debole maschera che nasconde la tragedia di una vita vuota. (Stralcio dal taccuino di Giada)
16 maggio. I media hanno vinto. Il lavaggio del cervello è riuscito. Ormai sono tutti d'accordo. Bellezza uguale magrezza e addome piatto. Solo i vestiti di marca possono renderti cool, ti dicono. Ma se sei veramente figo o credi di esserlo al sistema poco interessa. L'importante è che tu sia un consumatore. Sono i soldi l'unico motore del mondo. E della spiritualità cosa rimane? Niente. Nessuno è più in grado di dire chi siamo e dove stiamo andando. Nessuno è più in grado di capire cosa gli piace e cosa no, cosa gli va di fare e cosa no. La capacità di comunicare non è di questo mondo. Ogni giorno è uguale agli altri. Calma piatta. (Stralcio dal taccuino di Giada)
Uno è interessato alla verità solo perché il resto non può permetterselo. È così ovvio. (Fiamma)
Riccardo sente, fin sotto la pelle, quello che Giada gli sta facendo, e per la prima volta da quando la conosce si dimentica del fatto che è brutta. In questo istante non conta nulla. Giada è solo Giada, calda e appassionata. Come nessuna prima di lei.
Ora i loro corpi si ascoltano ed è bellissimo. È ancora Giada a insegnare, guidando le mani di Riccardo alla scoperta del suo corpo così dolce e armonioso. La sua pelle è liscia e Riccardo prova piacere anche solo a sfiorarla. E i loro baci si trasformano. Non è più una fame bulimica e impaziente a guidarli, ma un tenero assaggiare, gustare e poi di nuovo assaporare.
Si inseguono, si abbracciano, si rotolano, uno sull'altra, mani che frugano curiose, piacere senza parole, lungo e indefinibile.
Sesso come viaggiare in un'altra galassia. Circondati da pianeti nuovi e sconosciuti che muovono le loro orbite nello spazio profondo; da stelle che esplodono la loro luce, e poi comete e raggi, come graffi nella carne.
Sesso che toglie la sete e il respiro, e poi le forze e il sonno. Stupiti e confusi, avvinghiati l'uno all'altra, di fronte alla scoperta condivisa di un universo.
C'è molto altro da fare in una vita che meriti di essere vissuta. Io per esempio non ho bisogno del gommista per rifarmi il trucco. (Giada, rivolta ad Alessia)
L'unica cosa da capire è verso cosa tende l'istinto degli esseri umani. Se verso il proprio bene o il proprio male. O forse, semplicemente, vero la propria natura. Quello di Giada, in quel preciso momento, dice di tirare dritto, affidandosi alle mani di quella ragazza ombrosa, con pensieri neri nascosti da occhi impenetrabili.
Il centro di ogni tragedia sta nel prezzo da pagare, nella consapevolezza di non essere in grado di convertire la drammaticità del momento nell'inevitabilità delle conseguenze. E Giada non è la sola a pagare. Anche Riccardo sta facendo i suoi conti e davvero non gli tornano. Era convinto che Giada non l'avrebbe lasciato mai, che se la loro storia fosse finita sarebbe stato per volontà sua. E forse è così. È stato lui, che con le sue cazzate si è fatto mollare. E ora, pur desiderandolo, non riesce a trovare la strada per arrivare fino a lei, fosse soltanto per farle capire che è speciale, perché prima di Giada non ha mai amato e soprattutto, non è mai stato lasciato.
Fino a oggi i suoi rapporti di potere con le donne erano stati a senso unico. Riccardo assaggiava e gettava via, passando poi ore a riderne con Loris e gli altri. Un senso di onnipotenza inscalfibile. Nuova carne sostituiva vecchia carne e così pareva potesse continuare all'infinito. [...] Vorrebbe che Giada non gli mancasse, e invece gli manca, terribilmente.
Oggi c'è il sole Giada, ma non riesco più a sorridere. Perdonami. Sono uno stronzo. (Sms di Riccardo)
«Giada... io ti amo».
Le sue parole vibrano come gocce che cadono in un pozzo, e increspano l'acqua oscura del cuore di Giada. Ma la rabbia e l'orgoglio pesano molto di più di quelle piccole gocce. «È un problema tuo.»

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026