Frasi
Frasi di William Carlos Williams
13 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di William Carlos Williams raccolte in un'unica pagina: 13 frasi, divise per libro e argomento.
William Carlos Williams (poeta, romanziere e medico statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di William Carlos Williams
Bella come / nessuna altra cosa da me / vista nella Svizzera o fuori / la Chiesa di Vico Morcote / nel Canton Ticino.
Il «free verse» di Whitman era un assalto alla fortezza della poesia in se stessa; una sfida, rivolta a tutti i poeti viventi, a spiegare per quali motivi non dovessero anche loro scrivere allo stesso modo. Una sfida che dura ancora dopo un secolo di vigorosa esistenza nel corso del quale è stata sotto il fuoco continuo degli avversari ma non è mai stata sconfitta.
Ma è vero, essi la temono / più che la morte, la bellezza è temuta / più che la morte, / più di quanto essi temano / la morte.
Citazioni di William Carlos Williams – Citato in Allen Ginsberg Jukebox all'idrogeno
Da ogni evidenza egli è passato letteralmente attraverso l'inferno. [...] Dite quello che volete, egli ci dimostra, nonostante le più avvilenti esperienze offerte all'uomo dalla vita, che lo spirito dell'amore sopravvive per nobilitare la nostra vita se abbiamo lo spirito e il coraggio e la fede – e l'arte! – di resistere.
Era sempre sul punto di "andarsene": dove, non pareva importargli molto. Mi turbava, non avrei mai pensato che sarebbe vissuto abbastanza da crescere e scrivere un libro di poesie.
I poeti sono dannati ma non son ciechi, vedono gli occhi degli angeli.
Sollevate il lembo della gonna, Signore: stiamo andando all'inferno.
Citazioni di William Carlos Williams – In William Carlos Williams, Cristina Campo e Vanni Scheiwiller, Il fiore è il nostro segno
[Che da] un altro continente, quando pensavo che nessuno avesse di me udito altro che il nome, una persona come lei abbia compreso fino a tal punto la mia poesia, e l'estrema attenzione che io le dedico, sembra avvicinarsi al miracolo. Come è potuto accadere? Dev'essere che la vita delle arti, e nelle arti, è più potente di quanto immaginavo. Grazie di aver resuscitato una fede che a volte, ma mai a lungo, vacilla. (da una lettera a Cristina Campo, p. 38)
Cara Cristina,
Le notizie che mi dà del suo squisito libretto o delle sue traduzioni mi colmano di spavento. Non pensavo che nessuno in questo mondo mi avrebbe mai potuto scoprire nei miei libri come ha fatto lei, né che qualcuno si sarebbe mai curato di fare tanto per me. Lei mi ha rovesciato come un guanto, mi ha interamente messo a nudo, e io non mi sento nemmeno a disagio, al contrario la accolgo con la gioia con cui si accoglie un amante e un amico. Nulla di fisico in questo; va molto più nel profondo, è per questo che dico che mi spaventa – non si ammettono tali intimità in questo mondo, dobbiamo nasconderle l'uno all'altro, ma lei mi ha scoperto, e io ne sono spaventato, è un'intimità che un uomo non può permettere in una moglie. E tuttavia è un'intimità a cui continuamente aspiriamo, e ci si spezza il cuore quando non si coglie all'istante nello sguardo di quelli che amiamo e che ci amano. (dalla lettera a Cristina Campo del [18 febbraio 1959, pp. 51-52)
[...] io non l'ho mai incontrata eppure lei ha scoperto la mia parte più segreta e le ha dato una cornice di gran pregio, sensibile a ignote perfezioni di scrittura. Lei è una maga, o forse un angelo che mi custodisce. Ma come posso crederlo? (dalla lettera a Cristina Campo del [18 febbraio 1959, p. 52)
Dicono di William Carlos Williams
È morto, giorni fa, William Carlos Williams. Ora non c'è più nessuno da amare, nella poesia. Eliot, Marianne Moore, Djuna Barnes. Ma non danno, come lui, la primavera, il caldo tempo che torna malgrado tutto e che si vorrebbe baciare.
Per Williams è il contrario. Come Saba, come Kavafis, come Brecht, egli vive della propria perenne trasmutazione, del proprio instancabile ritorno, di salmone controcorrente, alle sorgenti della parola, di quel sapore massimo d'ogni parola che dicevo in principio. Sono proprio costoro, i maestri dei misteri gaudiosi della parola, a immergerla di continuo, «perché essa viva», nelle luttuose acque di Parmenide. «Masterpieces are only beautiful in a tragic sense, like a starfish lying stretched dead on the beach in the sun. A touch of the unknown... A passionate statement about death».
La purezza del tessuto di questo libro mi sembra stupefacente. Tutte le linee segnate con una purezza di sogno – come viste attraverso un lievissimo velo di lacrime. È lo stesso tessuto del Viaggio ad Amore – bianchi spazi colmi di realtà come le cose stesse.
E sono stata fulminata dalla sua traduzione di Saffo. Mai avevo letto nulla di simile. È un miracolo... «la mia lingua è spezzata» ... «mi rombano gli orecchi» ... «mi manca poco a morire». Quale lezione di concentrazione, di bellezza e di semplicità definitiva.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026