- Autore
- Mario Soldati
- Prima pubblicazione
- 1935
- Genere
- saggio
- Lingua originale
- italiano
«24 ore in uno studio cinematografico» è un'opera di Mario Soldati, pubblicata per la prima volta nel 1935.
Il libro in breve
24 ore in uno studio cinematografico è un saggio di Mario Soldati, pubblicato originariamente nel 1935 sotto lo pseudonimo Franco Pallavera, ripubblicato per la prima volta con il vero nome solo cinquant'anni dopo.
In una breve avvertenza iniziale, l'autore esplicita lo scopo del volume: «dare a tutti coloro che provano curiosità per il cinematografo un'impressione vivace della lavorazione in uno studio: l'impressione che il profano avrebbe in una rapida visita, con la guida e le occasionali spiegazioni e digressioni di un esperto».
Il volume è composto da dodici capitoli e da un'appendice finale, intitolata Un po' di tecnica. L'edizione originale del 1935 era corredata di illustrazioni di cui la successiva edizione Sellerio è priva, mentre contiene una nota di Guido Davico Bonino.
Fonte: Wikipedia, voce «24 ore in uno studio cinematografico» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «24 ore in uno studio cinematografico»
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Frasi tratte da «24 ore in uno studio cinematografico»
L'artificio, sempre, è alla base del cinematografo. Ma non bisogna prendere questa parola in cattivo senso. Se i risultati sono buoni, l'artificio è, senz'altro, sinonimo di arte. Arte, cioè istinto ma anche lavoro, preparazione, pazienza, coscienza e intelligenza. (p. 25)
Ogni scena, specialmente ogni scena lunga e importante, è in un certo senso un rischio, un'avventura, una cosa che può fallire e può riuscire, un dado che si getta. Innumerevoli elementi possono pregiudicare la riuscita. Tutto, recitazione, azione, ripresa fotografica, ripresa sonora, può andare alla perfezione, e, ciononostante, essere lavoro inutile se una sedia ha scricchiolato, se qualcuno ha starnutito, se una lampadina ha oscillato, se è rimasto inciso sulla colonna sonora il lontano cigolio di una porta. (p. 32)
Chi assiste per la prima volta a una ripresa cinematografica comincia a credere impossibile che un bel momento si giri davvero. Eppure la lavorazione di un film procede sempre e soltanto così, lentissima, esasperante, snervante, di interruzione in interruzione, di attesa in attesa, e talvolta per una sola battuta detta in un attimo da un solo attore, quaranta uomini debbono lavorare come dei forsennati per tre o quattro ore. (pp. 41-42)
Non deve stupire che di solito il Direttore sia l'unico, fra tanti, agitato, nervoso, o, nei casi migliori, l'unico che sembri prendersela a cuore per ogni ritardo, incaglio, incidente di cui la lavorazione di un film è sempre piena. Il solo Direttore ha, di fronte ai finanziatori, la responsabilità di portare a termine la lavorazione di un film entro un prestabilito numero di giorni. Gli altri collaboratori, invece, hanno addirittura un interesse contrario: perché, fino a un certo punto e se sanno farlo con furbizia, più sbagliano, più fanno adagio, e più guadagnano: gli operai col pagamento delle ore straordinarie, gli attori con un prolungamento del contratto di lavoro. [...] La lavorazione di un film risulta così, da una parte una specie di lotta tra il Direttore e i suoi collaboratori: e dall'altra, una lotta fra i finanziatori e il Direttore. (pp. 46-47)
Conviene tener presente una cosa essenziale: il cinematografo talvolta è arte, ma è sempre industria. (p. 47)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «24 ore in uno studio cinematografico»?
Quando è uscito «24 ore in uno studio cinematografico»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026