- Autori
- Agazia, Antipatro di Sidone, Anite di Tegea e Asclepiade di Samo
- Tipo
- Antologia
- Lingua originale
- greco
«Antologia Palatina» è un'antologia di Agazia, Antipatro di Sidone, Anite di Tegea e Asclepiade di Samo.
Il libro in breve
L'Antologia Palatina (in greco antico Ἀνθολογία διαϕόρων ἐπιγραμμάτων?; in latino Anthologia Palatina, talvolta in sigla: Anth. Pal.) è una celebre raccolta di epigrammi attribuiti a una cinquantina di poeti greci compilata a Bisanzio intorno alla metà del X secolo. Essa costituisce una copia arricchita della perduta antologia epigrammatica compilata da Costantino Cefala alcuni decenni prima (verosimilmente, fra l'880 e il 902). La Palatina consta di circa 3700 epigrammi (per un totale di circa 23000 versi), suddivisi, nelle moderne edizioni e già nel manoscritto originale, in 15 capitoli o libri.
Tale opera venne rinvenuta dall'umanista Claudio Salmasio nel 1607 presso la Biblioteca di Heidelberg, detta Palatina, da cui il nome di Antologia Palatina.
Oggi il manoscritto è diviso in due parti: la più corposa si trova ad Heidelberg, mentre la rimanente è collocata alla Biblioteca nazionale di Francia.
Fonte: Wikipedia, voce «Antologia Palatina» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Antologia Palatina»
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Frasi tratte da «Antologia Palatina»
Ahimè, non ho ancora ventidue anni, / e già sono stanco di vivere! O Amori, / che cos'è questo tormento? Perché / mi bruciate? E se la morte mi colpisce, / Amori, che farete? Già! Come prima, / giocherete scherzando con i dadi. (da Giovane, e stanco di vivere)
Dídima con quegli occhi m'ha preso. Mi struggo, mirando / la sua beltà, come la cera al fuoco. / È una nera: che fa? Come i tizzi: s'accendono, ed ecco / brillano come calici di rosa.
O lampada, per tre volte in questa stanza / giurò Eraclea che sarebbe venuta. / Lo giurò solenne su di te. Ma non appare. / Se sei una dea, o lampada, castiga / l'ingannatrice: e quando si diverte / qui dentro, nelle braccia di un amico, / non mandare più luce. (da Il giuramento sulla lampada)
Spia dell'amore è il vino. / Una tazza dopo l'altra, convinsero Nicàgora / che negava d'amarmi. / Pianse allora e piegò il capo nel sonno / con lo sguardo imbronciato, / e la corona gli pendeva da un lato. (XII, 135; traduzione di Salvatore Quasimodo)
Domande frequenti
Chi ha scritto «Antologia Palatina»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026