- Autore
- Jacopo Sannazaro
- Prima pubblicazione
- 1504
- Genere
- letteratura pastorale
- Lingua originale
- italiano
«Arcadia» è un'opera di Jacopo Sannazaro, pubblicata per la prima volta nel 1504.
Il libro in breve
L'Arcadia è un prosimetro pastorale di Jacopo Sannazaro, scritto verso la metà degli anni ottanta del Quattrocento e pubblicato nel 1504 a Napoli. La prima stesura circolò sotto forma di manoscritto prima della sua pubblicazione a stampa. L'opera ha un posto di rilievo nella storia della prosa e della poesia europee, e può essere considerata un vero e proprio fenomeno editoriale dell'epoca e un vero classico letterario nei secoli successivi.
Fonte: Wikipedia, voce «Arcadia (poema)» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Arcadia»
Selvaggio ed Ergasto.
Selvaggio: Ergasto mio, perché solingo e tacito / pensar ti veggio? Oimè, che mal si lassano / le pecorelle andare a lor ben placito. / Vedi quelle che 'l rio varcando passano; / vedi quei duo monton che 'nsieme correno, / come in un tempo per urtar s'abassano. / [...] A dire il vero oggi è tanta l'inopia / di pastor, che cantando all'ombra seggiano, / che par che stiamo in Scitia o in Etiopia. / Or, poi che o nulli o pochi ti pareggiano / a cantar versi sì leggiadri e frottole, / deh canta omai, che par che i tempi il cheggiano.
Ergasto: Selvaggio mio, per queste oscure grottole / Filomena né Progne vi si vedono; / ma meste strigi et importune nottule. / Primavera e suoi dì per me non riedono, / né truovo erbe e fioretti che mi gioveno; / ma solo pruni e stecchi che 'l cor ledono. / Nubbi mai da quest'aria non si moveno, / e veggio, quando i dì son chiari e trepidi; / ma attendo sua ruina, e già considero / che 'l cor s'adempia di pensier più lepidi. (Prosa prima, p. 7-8, 1944)
Montano et Uranio.
Montano: Per pianto la mia carne si distilla, / sì come al sol la neve, / o com'al vento si disfà la nebbia, né so che far mi debbia. / Or pensate al mio mal qual esser deve.
Uranio: Or pensate al mio mal, qual esser deve; / che come cera al foco, / o come foco in acqua mi disfaccio; / né cerco uscir dal laccio, / sì mi è dolce il tormento, e 'l pianger gioco. (prosa seconda, p. 16, 1944)
Montano: Ecco la notte, e 'l ciel tutto s'imbruna, / e gli alti monti le contrade adombrano; / le stelle n'accompagnano e la luna. (prosa seconda, p. 18, 1944)
Logisto: O fortunato, che con altre rime / riconsolar potrai la doglia e 'l pianto. (prosa quarta, p. 36, 1944)
Logisto: Allor le rime mie fien senza pianto, / che 'l giorno non dea luce ai lieti campi, / e i sassi teman l'aura in chiusa valle. (prosa quarta, p. 37, 1944)
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026