- Autore
- Zygmunt Bauman
- Prima pubblicazione
- 2010
- Genere
- saggio
- Lingua originale
- inglese
«Cose che abbiamo in comune. 44 lettere dal mondo liquido» è un'opera di Zygmunt Bauman, pubblicata per la prima volta nel 2010.
Il libro in breve
Cose che abbiamo in comune. 44 lettere dal mondo liquido (titolo originale 44 letters from the Liquid Modern World) è un saggio di Zygmunt Bauman. Edito nel 2010, è stato tradotto in italiano da Marzia Porta per conto di Editori Laterza.
Il saggio è una raccolta di brevi scritti (definiti lettere dall'autore) incentrati sul contemporaneo mondo liquido-moderno, in cui vengono messe a nudo caratteristiche e contraddizioni della nostra società tramite analisi lucide e pungenti. Lo scopo di Bauman è mostrare quelle realtà che sono "nascoste in piena luce", cioè che tutti noi abbiamo sott'occhio e, proprio per questo, non riusciamo ad analizzare con la giusta capacità. Ne emerge quindi un quadro estremamente critico e abbastanza pessimistico, espresso però tramite un lessico asciutto e comprensibile (meno artificioso del saggio Retrotopia, ad esempio), ma assolutamente non banale.
Fonte: Wikipedia, voce «Cose che abbiamo in comune. 44 lettere dal mondo liquido» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Cose che abbiamo in comune. 44 lettere dal mondo liquido»
Il sesso è stato tradizionalmente un’attività molto privata, riservata. E a questo deve forse la sua potente capacità di creare solidi legami tra le persone. Privandolo della sua riservatezza potremmo spogliarlo anche del potere di tenere uniti uomini e donne.
Nel mondo liquido-moderno la solidità delle cose, così come la solidità dei rapporti umani, tende a essere considerata male, come una minaccia: dopotutto, qualsiasi giuramento di fedeltà e ogni impegno a lungo termine (per non parlare di quelli a tempo indeterminato) sembrano annunciare un futuro gravato da obblighi che limitano la libertà di movimento e riducono la capacità di accettare le opportunità nuove e ancora sconosciute che (inevitabilmente) si presenteranno. La prospettiva di trovarsi invischiati per l’intera durata della vita in qualcosa o in un rapporto non rinegoziabile ci appare decisamente ripugnante e spaventosa.
Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli, si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione. Certo, chi non ne ha mai gustato il sapore non saprà mai ciò che ha perso, ha lasciato indietro, a cosa ha rinunciato.
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Cose che abbiamo in comune. 44 lettere dal mondo liquido»?
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026