Libro · 1819

Del Papa

di Joseph de Maistre · titolo originale Du Pape

Prima pubblicazione
1819
Genere
saggio
Lingua originale
francese

«Del Papa» è un'opera di Joseph de Maistre, pubblicata per la prima volta nel 1819.

Il libro in breve

Il Du Pape (in italiano "Il Papa", nelle traduzioni ottocentesche "Del Papa") è un saggio di teologia politica e filosofia della storia scritto dal diplomatico e filosofo savoiardo Joseph de Maistre. Pubblicato per la prima volta a Lione nel 1819, il trattato costituisce l'opera capitale dell'ultramontanismo ottocentesco e rappresenta una apologia del primato giurisdizionale e dell'infallibilità del Romano Pontefice. L'architettura del trattato si fonda sull'equazione logico-giuridica tra infallibilità e sovranità: Maistre deduce la prerogativa dell'infallibilità papale non tanto dalle tradizionali premesse esegetiche o teologiche, bensì dalla necessità sociologica e politica di un vertice inappellabile, senza il quale, nella prospettiva maistriana, qualsiasi ordine sistemico (sia esso temporale o spirituale) collassa nell'anarchia del giudizio individuale. L'opera ha esercitato un'influenza notevole sull'ecclesiologia cattolica successiva, anticipando di mezzo secolo la definizione dogmatica dell'infallibilità sancita dal Concilio Vaticano I (1870), e ha generato un impatto…

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Frasi tratte da «Del Papa»

Nulla può uguagliare la dignità della lingua latina. Essa fu parlata dal popolo re, che le impresse quel carattere di grandezza unico nella storia dell'umano linguaggio, e che le lingue anche più perfette non han mai potuto raggiungere. Il vocabolo di maestà appartiene al latino [...]. (p. 144)
Con Traiano faceva il suo ultimo sforzo la romana potenza; con tutto ciò egli non ha potuto estendere la propria lingua che fino all'Eufrate; dove che invece il romano Pontefice l'ha fatta udir nelle Indie, nella China, nel Giappone.
Essa è la lingua della civiltà; e mescolatasi con quella dei nostri padri, i barbari, seppe raffinare, ammorbidire, e per dir così, spiritualizzare idiomi, i quali divennero quel che ora vediamo. Armati di questa lingua gli inviati del romano Pontefice andarono eglino stessi a cercare que' popoli che da lor più non venivano. Questi gli udirono a parlare nel giorno del loro battesimo, e non se ne dimenticarono quindi mai più. Si gettino su d'un planisfero gli occhi, e dove questa lingua si tacque ivi si tiri una linea: essa vi segna i confini della civiltà e della fraternità europea; e al di là voi non troverete più che la parentela umana, la quale fortunatamente s'incontra per tutto. La lingua latina è il contrassegno europeo. (p. 145)
Dopo essere stato il latino lo strumento della civiltà, non mancavagli più che un genere di gloria, ch'esso procacciossi poi divenendo, quando ne fu tempo, la lingua della scienza. I genii creatori l'adottarono per comunicare al mondo i loro grandi pensieri. Copernico, , Cartesio, Newton, e cento altri quantunque meno celebri, pur tuttavia importantissimi, hanno scritto in latino. Una folla innumerevole di storici, di pubblicisti, di teologi, di medici, di antiquarii ecc. , inondarono di opere latine d'ogni maniera l'Europa. Poeti eleganti, letterati di prim'ordine restituirono alla lingua latina le sue antiche forme, e la rimisero in un grado tale di perfezione, che non sanno finir d'ammirare coloro i quali sono in caso di confrontare i nuovi scrittori coi loro modelli. Tutte le altre lingue, benché coltivate e comprese, pure si tacciono nei monumenti antichi, e probabilmente per sempre. Sola tra tulle le lingue morte la romana è veracemente risuscitata; e simile a quello ch'essa celebra da venti secoli, una volta risuscitata non morrà più. Contro questi splendidi privilegi, che significa mai la volgare e tanto ricantata obbiezione d'una lingua sconosciuta al popolo? (pp. 146-147)
Finalmente una lingua soggetta a variare si adatta poco a una religione immutabile. Ora il movimento naturale delle cose attacca costantemente le lingue viventi; e anche lasciati stare quei gran cangiamenti che assolutamente sfiguranle, ve ne han degli altri che senza parere importanti, sono in realtà importantissimi. La corruzione del secolo s'appropria ogni certi vocaboli, e, scherzandovi sopra, li guasta; sicché se la Chiesa parlasse la nostra lingua, potrebbe dipendere dalla sfrontatezza d'un bello spirito, rendere il più sacro vocabolo della liturgia o indecente o ridicolo. Per tutti i riguardi immaginabili, la lingua religiosa deve esser posta fuori dell'umano dominio. (p. 148)
I miopi non debbono leggere la storia, sotto pena di perdere il tempo.
Da Del Papa: , Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864, (p. 178).

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Del Papa»?
«Del Papa» è stato scritto da Joseph de Maistre.
Quando è uscito «Del Papa»?
La prima pubblicazione risale al 1819.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026