Racconto · 1850
Diario di un uomo superfluo
di Ivan Sergeevič Turgenev · titolo originale Дневник лишнего человека
- Autore
- Ivan Sergeevič Turgenev
- Prima pubblicazione
- 1850
- Tipo
- Racconto
- Lingua originale
- russo
«Diario di un uomo superfluo» è un racconto di Ivan Sergeevič Turgenev, pubblicato per la prima volta nel 1850.
Il libro in breve
Diario di un uomo superfluo (in russo Дневник Лишнего Человека?, Dnevnik Lišnego Čeloveka) è un racconto scritto da Ivan Turgenev e pubblicato nel 1850 sulla rivista letteraria Otečestvennye zapiski. Il protagonista del racconto, il giovane Čulkaturin, è il prototipo dell’uomo superfluo (in russo лишний человек?, lišnij čelovek): un uomo che non sa adattarsi allo stile di vita del proprio tempo e si sente ai margini di una società di cui non riesce a comprendere i meccanismi.
Fonte: Wikipedia, voce «Diario di un uomo superfluo» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Diario di un uomo superfluo»
La morte aveva gettato il suo sguardo su di me, notandomi. (21 marzo)
Nel mentre che vive, l’uomo non ha sentimento della propria vita; deve passare un po’ di tempo perché essa, al pari di un suono, gli si renda udibile. (21 marzo)
Superfluo, superfluo… Magnifica parola, e ben trovata. Più penetro in me stesso ed esploro con attenzione la mia vita passata, più mi convinco che questo termine risponde rigorosamente a verità. Superfluo, appunto. Termine che ad altre persone non si applicherebbe… Ci sono persone cattive, buone, intelligenti, sciocche, piacevoli e sgradevoli; ma non… superflue. Cioè, vorrei che mi si capisse: anche di costoro l’universo può fare a meno; ma l’inutilità non rappresenta la loro caratteristica principale, non è il loro tratto distintivo e, quando vi capita di parlare di costoro, ‘superfluo’ non è la prima parola che vi si arrampica sulla punta della lingua. Per quanto riguarda me, invece, altro non si può dire se non: superfluo; e fine del discorso. Una persona in sovrappiù: tutto qua. La natura, evidentemente, non contava sulla mia comparsa e, di conseguenza, mi ha trattato come si fa con un ospite inatteso e incomodo. (23 marzo)
Sporto per metà sopra un abisso silente e spalancato, io tremo, mi volto indietro, rivisito con sguardo avido l’intorno. Ogni oggetto mi è due volte caro. Non riesco a smettere di percorrere con lo sguardo la mia stanza misera e malinconica, prendo congedo da ogni singola macchiolina delle pareti! Saziatevi per l’ultima volta, occhi miei! La vita si allontana; mi fugge via con ritmo piano e silenzioso, come la riva agli occhi del navigante. Il viso giallo e incartapecorito della mia balia, chiuso in un fazzoletto nero; il samovar sibilante sul tavolo; il coccio con i gerani sul davanzale; e tu, Trésor, mio povero cagnolino; la penna che verga queste righe; la mia stessa mano: ora vi vedo per… eccovi, ecco… Ma è mai possibile che… forse oggi stesso… smetterò di vedervi per sempre? (31 marzo)
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026