Libro · 1808
Discorsi alla nazione tedesca
di Johann Gottlieb Fichte · titolo originale Reden an die deutsche Nation
- Autore
- Johann Gottlieb Fichte
- Prima pubblicazione
- 1808
- Genere
- filosofia
- Lingua originale
- tedesco
«Discorsi alla nazione tedesca» è un'opera di Johann Gottlieb Fichte, pubblicata per la prima volta nel 1808.
Il libro in breve
I Discorsi alla nazione tedesca (tedesco: Reden an die deutsche Nation, 1808) sono un'opera politica del filosofo tedesco Johann Gottlieb Fichte, tra le più celebri. Si tratta di un libro di filosofia politica che sostiene il nazionalismo tedesco in reazione all'occupazione e alla sottomissione dei territori tedeschi da parte dell'Impero francese di Napoleone. Fichte evocava un senso di distinzione tedesca nella lingua, nella tradizione e nella letteratura che componevano l'identità comune di una Nazione, intesa come popolo.
Fonte: Wikipedia, voce «Discorsi alla nazione tedesca» · licenza CC BY-SA 4.0
Edizioni e codici ISBN di «Discorsi alla nazione tedesca»
| Editore | Anno | ISBN | Pagine | Lingua | Open Library |
|---|---|---|---|---|---|
| CreateSpace Independent Publishing Platform | 2012 | 9781481088206 | 180 | tedesco | scheda |
1 edizione censite su Open Library; in tabella le prime 1, a partire da quelle in italiano.
Dove trovare «Discorsi alla nazione tedesca»
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Frasi tratte da «Discorsi alla nazione tedesca»
L'uomo si ambienta facilmente sotto qualunque striscia di cielo. (IV discorso, p. 50)
Che cosa entusiasmava i nobili romani, le cui disposizioni d'animo e modi di pensare vivono e respirano ancora tra noi nei loro monumenti, fino al punto di sopportare e di compiere fatiche e sacrifici per la patria? Lo dicono essi stessi, spesso e chiaramente. Era la saldezza della loro fede nella durata eterna della loro Roma, e la loro fiducia nella prospettiva di sopravvivere essi stessi, in questa eternità, eternamente nella corrente del tempo. Nella misura in cui era fondata e in cui essi stessi l’avrebbero colta, se fossero stati perfettamente chiari in se stessi, questa fede non li ha ingannati. Ciò che nella loro Roma eterna era davvero eterno, sopravvive in mezzo a noi ancora oggi insieme a loro, e sopravviverà nelle sue conseguenze sino alla fine dei giorni. (VIII discorso, pp. 115-116)
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026