- Autore
- Vitaliano Brancati
- Prima pubblicazione
- 1941
- Tipo
- Romanzo
- Lingua originale
- italiano
«Don Giovanni in Sicilia» è un romanzo di Vitaliano Brancati, pubblicato per la prima volta nel 1941.
Il libro in breve
Don Giovanni in Sicilia è un romanzo scritto da Vitaliano Brancati e pubblicato per la prima volta nel 1941 da Rizzoli, seguito da cinque racconti: Rumori, Una serata indimenticabile, Pipe e bastoni, La vecchia stampa, Il bacio. Nel 1942 fu ripubblicato da Bompiani con l'aggiunta de I due mondani e Nemici. Sempre da Bompiani esso rivide la luce nel 1952 con sei disegni fuori testo di Amerigo Bartoli.
Nel 1967, Alberto Lattuada ne trasse un film omonimo con Lando Buzzanca e Katia Moguy.
Fonte: Wikipedia, voce «Don Giovanni in Sicilia (romanzo)» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Don Giovanni in Sicilia»
Giovanni vorrebbe guardarsi in viso per scoprire se Ninetta lo ha baciato veramente.
«Ho del rossetto?» dice a bassa voce.
«Rossetto?» fa l'amico trasecolato. «E dove?»
«Sulla guancia, forse!»
Panarini gli poggia un dito sul mento e, arrovesciando il capo, lo osserva attentamente con gli occhi in giù, come un medico: «Non c'è nulla!» (p. 66)
Quando il cielo di Catania è fosco di scirocco, la luna vi si stempera come un'arancia disfatta; una polvere appena appena luminosa avvolge gli uomini e gli edifici, e l'intero universo sembra disegnato su un vetro sporco. Allora, se in una terrazza si svolge un ballo di gala, non c'è abito né gioiello che riesca a scintillare, e i visi cerei delle ragazze sono coperti di sonno. (p. 77)
Sempre quella mania di fabbricare palazzi di tre piani, quando si hanno sì e no i soldi per terminare il pianterreno. Ed ecco nuovi edifici, abitati nei bassi, e coi balconi senza imposte e ringhiere nel primo, secondo e terzo piano, dei quali si erge maestosa la sola facciata. (p. 109)
Dopo la messa, il sacerdote fece la predica. Quest'uomo, ch'era parso mite, e aveva offerto l'ostia consacrata con uno sguardo luccicante di lacrime, cadde in preda alla collera. «Professore!», gridava a Giovanni, stringendo i pugni. «Bada! Questa è la compagna della tua vita! In guerra, i soldati, prima di uscire dalla trincea, mi venivano a dire: «Mia moglie è buona! Mia moglie è bella! Mia moglie è santa!». Ecco cosa mi dicevano i soldati, prima di affrontare la morte! Bada, professore!...». Il vecchio, mentre andava su e giù per il gradino dell'altare, sempre coi pugni stretti e vibranti di collera, disse centinaia di «bada!», continuando a chiamare Giovanni Percolla professore. Finalmente, come un sole che sfondi la più nera delle nuvole, il sorriso ruppe da quel viso contratto dall'ira, e con un'espressione mansueta, dolce, infantile, andò a posarsi su quella bocca che aveva tanto gridato. «Andate, cari! Andate, sposi novelli!». (p. 122)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026