- Autore
- Luigi Natoli
- Prima pubblicazione
- 1909
- Tipo
- Romanzo
- Genere
- romanzo d'appendice
- Lingua originale
- italiano
«I Beati Paoli» è un romanzo di Luigi Natoli, pubblicato per la prima volta nel 1909.
Il libro in breve
I Beati Paoli è un romanzo d'appendice dello scrittore e giornalista siciliano Luigi Natoli, firmato con lo pseudonimo di William Galt e apparso originariamente sul Giornale di Sicilia in 239 puntate dal 6 maggio 1909 al 2 gennaio 1910. Del romanzo esiste anche un seguito, Coriolano della Floresta ovvero il segreto del romito, del 1930. Il libro ebbe uno straordinario successo, trasversale a tutte le classi sociali. Dal romanzo è stato tratto anche un film, I cavalieri dalle maschere nere (I Beati Paoli), regia di Pino Mercanti, del 1948 .
Fonte: Wikipedia, voce «I Beati Paoli (romanzo)» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «I Beati Paoli»
Coriolano, che aveva subito ripreso il dominio di sé, disse qualche complimento che ruppe il ghiaccio di quell'istante e avviò la conversazione. Egli però, come era sua abitudine, osservava, scrutava, analizzava e nulla poteva offrirgli tanta materia di studio, quanto quelle tre anime tormentate e costrette a celare la propria sofferenza.
Dalla venuta di Carlo V, nel 1535, fino allora nessuno dei re che si erano succeduti aveva mai posto piede nell'isola; nessuno era stato coronato nell'antico e nobile duomo, con la corona di Ruggero e Federico II: il regno si era sentito quasi mortificato dalla trascuratezza dei suoi monarchi lontani, ai quali pur mandava larghi e generosi donativi.
Ecco invece che Vittorio Amedeo rinnovava gli antichi fasti. Egli veniva a farsi coronare dal metropolitano di Palermo, nell'antica sede della monarchia più gloriosa d'Italia; veniva a ridare lustro all'antica reggia dove Federico II aveva accolto il fiore di ogni gentilezza e donde aveva quasi imposto la sua volontà all'Europa. Ce n'era abbastanza per destare palpiti e speranze in tutti, ed eccitare l'orgoglio cittadino dell'antica capitale.
Tutta Palermo era in festa! Tutta Palermo si apparecchiava.
Era uno di quei tramonti in un cielo terso e luminoso, come si vedono soltanto a Palermo. Dietro monte Cuccio acuto e arido, il cielo pareva d'oro, ma su su diventava roseo e dalla parte opposta il roseo moriva in una dolce tinta viola. La punta piramidale di Porta Nuova pareva d'oro, d'oro le quattro torri della Cattedrale e i campanili; nell'aria e nella luce vi era come un tenue riflesso di quell'oro.
Il papa aveva lanciato l'interdetto, e v'era gran commozione nel clero e un gran turbamento nelle coscienze. E tutto ciò per un pugno di ceci! Ma già era un pretesto per la Curia di Roma, la quale non tollerava, e da lungo tempo, che la chiesa di Sicilia fosse quasi autonoma, per la bolla di Urbano II, che creava i re di Sicilia legati apostolici.
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026