- Prima pubblicazione
- XIV secolo
- Genere
- agiografia
- Lingua originale
- italiano
«I fioretti di san Francesco» è un'opera di Ugolino Brunforte e Giovanni de' Marignolli, pubblicata per la prima volta nel 1400.
Il libro in breve
I fioretti di san Francesco sono un florilegio sulla vita di san Francesco d'Assisi e dei suoi discepoli, il cui autore è Ugolino da Brunforte.
Per molto tempo la critica ha creduto trattarsi della traduzione di un Floretum che era andato perduto, ma in seguito si è constatato che si trattava di una delle traduzioni trecentesche, di incerta attribuzione, del testo latino degli Atti del beato Francesco e dei suoi compagni.
Se ne possiedono ben dodici manoscritti contenuti in altrettanti codici, tra i quali i più completi sono quelli del Trecento, il Laurenziano LXXXIX e il Vaticano Capponiano 184, i quattrocenteschi Riccardiani, il cinquecentesco Magliabechiano XXXVIII.16 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Il primo incunabolo dei Fioretti di notoria datazione fu stampato nel 1476 a Vicenza da Giovanni Leonardo Longo («per Lunardo Londeo rector de la giesia de sancto Paulo de Vicenza») e ne è considerato l'editio princeps.
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Indice dei capitoli
- Capitolo primo
- Capitolo secondo
- Capitolo terzo
- Capitolo quarto
- Capitolo quinto
- Capitolo sesto
- Capitolo settimo
- Capitolo ottavo
- Capitolo nono
- Capitolo decimo
- Capitolo undicesimo
- Capitolo dodicesimo
- Capitolo tredicesimo
- Capitolo quattordicesimo
- Capitolo quindicesimo
- Capitolo sedicesimo
- Capitolo diciassettesimo
- Capitolo diciottesimo
- Capitolo diciannovesimo
- Capitolo ventesimo
- Capitolo ventunesimo
- Capitolo ventiduesimo
- Capitolo ventitreesimo
- Capitolo ventiquattresimo
- Capitolo venticinquesimo
- Capitolo ventiseiesimo
- Capitolo ventisettesimo
- Capitolo ventottesimo
- Capitolo ventinovesimo
- Capitolo trentesimo
- Capitolo trentunesimo
- Capitolo trentaduesimo
- Capitolo trentatreesimo
- Capitolo trentaquattresimo
- Capitolo trentacinquesimo
- Capitolo trentaseiesimo
- Capitolo trentasettesimo
- Capitolo trentottesimo
- Capitolo trentanovesimo
- Capitolo quarantesimo
- Capitolo quarantunesimo
- Capitolo quarantaduesimo
- Capitolo quarantatreesimo
- Capitolo quarantaquattresimo
- Capitolo quarantacinquesimo
- Capitolo quarantaseiesimo
- Capitolo quarantasettesimo
- Capitolo quarantottesimo
- Capitolo quarantanovesimo
- Capitolo cinquantesimo
- Capitolo cinquantunesimo
- Capitolo cinquantaduesimo
- Capitolo cinquantatreesimo
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Frasi tratte da «I fioretti di san Francesco»
In quel tempo dimorava in Monasterio suora Ortolana madre di santa Chiara; e suora Agnesa sua sirocchia, amendue insieme con santa Chiara, piene di virtù e di Spirito Santo, e con molte altre monache; alle quali san Francesco mandava di molti infermi; ed elleno colle loro orazioni e col segno della Santissima Croce, a tutti rendevano la sanità. (cap. XXXIII)
I Fioretti sono il poema dell'umiltà, dell'aspettazione fiduciosa: tutto il resto, tutto ciò che non giova a questo sentimento, non è veduto, è come se non esistesse. La realtà è orientata in un certo modo, e ridotta, come avviene sempre nell'opera di un poeta: nulla vi è di estraneo a quell'orizzonte. E perciò il libro è pieno di armonia, ed è tutto consapevole del suo fine; e questo fine, purissimo, spira nella sua prosa come il soffio che informa una fiala di cristallo.
Il Novellino ed i Fioretti sono le fonti più schiette della nostra lingua, perché sono le espressioni più semplici della vita senza artifizio alcuno.
Quando leggo gli ammirabili Fioretti di San Francesco, mi affliggo e mi sento rodere dall'invidia a vedere come con tutto il nostro sforzo non siamo capaci di arrivare al modello di quell'ignoto traduttore. Dicono: «È la fede!» No, non è la fede! La fede è di tutti i tempi e di tutti i luoghi: è la qualità delle parole che dà tanta efficacia al pensiero e tanta, come dicono, unzione agli affetti. La fede, ripeto, è propria di tutti i tempi, ché in tutti i tempi tutte le religioni, non che la nostra, hanno avuto veri e profondi credenti, ma se avranno a mano strumenti sfasciati e scordati gli stessi Paganini e Sgambati non ne usciranno a onore. La buona lingua dunque non viene più spontaneamente alla penna e alla bocca, vinta e umiliata dal miscuglio di quell'altra, da cui siamo circumsonati, per usare un verbo ovidiano, da tutte le parti specialmente da quelle da cui meno si converrebbe: dal Governo e dalle Scuole.
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Domande frequenti
Chi ha scritto «I fioretti di san Francesco»?
Quando è uscito «I fioretti di san Francesco»?
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026